
"Il corpo è TUO! Non è delle multinazionali, non è dei tuoi genitori. E' tuo! Riprenditelo!"
"Ve l'hanno rubato! E ora vogliono rivendervelo! E a caro prezzi signore e signori!"
"Ci avete rotto i polmoni!"
"Respirate, respirate profondamente! Non ci hanno insegnato a respirare! Ci hanno insegnato a nasconderci e a trattenerci! Tutte sovrastrutture che ci allontanano gli uni dagli altri."
Così risuonavano gli slogan della prima CicloNudista italiana, che si è svolta sabato 12 giugno nelle vie risorgimentali di Torino.
A promuoverla è stato Eugenio Battaglia, un ragazzo di ventuno anni che lo scorso anno ha partecipato all'edizione londinese denominata World Naked Bike Ride, e che quest'anno - per scherzo - ha deciso di organizzarne una nel Belpaese.
Se nel 2009 Eugenio ha potuto spogliarsi completamente nella orwelliana capitale inglese, quest'anno - nella sua città natale - non ha potuto. Lui è comunque contento dei risultati - che tramite vie legaliste e completamente alla luce del sole - è riuscito ad ottenere.
Qualche settimana prima, infatti, Eugenio aveva portato i moduli compilati agli uffici del Suolo Pubblico e Viabilità della capitale sabauda, descrivendo con degli escamotage comunicativi l'essenza della manifestazione. Dopo qualche giorno - sicuro che le pratiche fossero state timbrate e protocollate - avvisava il "suo" popolo di ciclonudisti su internet che in qualche modo gli ignari funzionari comunali avevano dato il via libera alla manifestazione.
Il numero di iscritti sulla pagina di Facebook aumentò esponenzialmente, fino a quando Eugenio - contattato da una giornalista della Stampa - dichiarò che il Comune aveva dato il permesso a far pedalare un migliaio di ciclonudisti per le vie del centro. Fu una mezza verità, necessaria a "cavalcare la tigre" (il potere di diffusione) dei media ma "scostandosi dall'elefante" (la strumentalizzazione).
Il motivo è in sostanza questo: il Comune non può rilasciare autorizzazioni di questo genere: è solo la Questura a farlo. A quel punto, i dirigenti comunali e provinciali vennero a conoscenza dell'astuto piano di Eugenio, il quale voleva sfruttare l'ingenuità delle istituzioni per ottenere l'ormai famoso permesso.
Sarebbe stato divertente se anche la Questura - qualora fosse rimasta all'oscuro di tutto - avesse dato il via libera ai colorati ciclonudisti. A quel punto, anche se è di loro competenza sciogliere una manifestazione in qualsiasi momento, si sarebbe comunque di certo generato un polverone ben più grosso di quello che i giornalisti han tirato su nei confronti del Comune. Insomma, va bene che in Comune s'ignori la lingua della regina, ma dalla DIGOS si ci aspetta che lo sappia!
Così Eugenio dovette dare avviso alla Questura riformulando la descrizione, informando i S.V. tutori della legge sulla reale natura della manifestazione.
C'è da dire che, nonostante la figuraccia culturale dell'assessorato alla Viabilità del Comune, DIGOS e compagnia bella furono molto disponibili a fare svolgere la manifestazione nella tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico, il quale - in questi casi - è ben altro che un paio di tette e quattro chiappe bianche: infatti hanno potuto tenere fuori i molestatori che in Italia l'ambiente naturista conosce purtroppo bene.
Ad Eugenio fu consentito di organizzare la manifestazione Ciclonudista, ma con delle prescrizioni ben precise, che - sebbene a norma di legge - erano ben più libertine di quello che il testo stesso prevede.
Il sabato pomeriggio al Parco del Valentino, mentre gli organizzatori si apprestavano a dipingere con tempere acriliche i corpi seminudi dei partecipanti, si poteva leggere un cartello con appiccicato il foglio della q ...