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Da 1653739@aruba.it il 26/09/2007





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Da Giacomo Bo il 21/09/2007 13.45

In un articolo apparso su un quotidiano nazionale, questo agosto lo scienziato Umberto Veronesi ha esclamato - generando molto stupore - che il futuro dell’umanità sarà bisessuale. Egli difatti sostiene che la specie umana si sta evolvendo verso un ‘modello unico’, dove le differenze tra uomo e donna si attenuano e gli organi della riproduzione si atrofizzano. Il sesso, grazie anche alla fecondazione artificiale e la clonazione, finirà per perdere il suo fine riproduttivo e rimarrà solo come gesto d’affetto, dunque non sarà più importante se scegliere di praticarlo con un partner dello stesso sesso.

Questo modo di pensare, comune a molti uomini dei tempi moderni tanto da essere divenuto anche una precisa corrente politica e culturale, si basa su alcuni presupposti a mio avviso errati o mal interpretati.

Il primo di questi – ed anche il più grave – è che il concepimento di un figlio sia una mera funziona biologica, dove delle cellule si incontrano e si fondono dando origine ad un essere vivente completamente nuovo. In questo meraviglioso processo della natura, l’amore e il legame tra i partner – secondo questi pensatori – non conta nulla, mentre è l’abilità tecnologica e scientifica a produrre il miracolo.

Dal punto di vista psicologico e spirituale della creazione e della maturazione della personalità e dell’individuo nel feto prima e nel bambino poi, l’amore e la relazione tra i genitori e nei suoi confronti è invece fondamentale. Questo amore, che definirei biologico esiste solo in virtù della maternità e della paternità, e nessun genitore acquisito – men che meno una provetta – potrà mai averlo.
Nell’antichità grande importanza veniva data al concepimento, tanto che la coppia si preparava mesi prima con pratiche di purificazione fisica, mentale e spirituale. Tutte le religioni mondali a loro modo danno un valore sacro all’atto amoroso finalizzato alla riproduzione, tanto che ad esempio nella religione induista esso è accompagnato da un vero e proprio sacramento.
Durante il concepimento, le potenti energie sessuali risvegliate dall’accoppiamento confluiscono nei gameti e contribuiscono alla loro fusione, dando uno stampo deciso alla futura formazione della persona. Questo meraviglioso avvenimento è totalmente assente nella procreazione artificiale e nella clonazione, con conseguenze per il momento imprevedibili per la formazione psicologica e spirituale del bambino.

Il secondo assunto a mio avviso errato è che l’attenuazione delle differenze sessuali tra uomo e donna sia un fatto positivo, frutto della conquista sociale delle donne che sono divenute più forti e più ‘maschili’ mentre gli uomini si sono indeboliti, tanto che addirittura a livello biologico la vitalità degli spermatozoi è diminuita del 50%.
Il dato errato consiste nel non prendere in considerazione che tutta la vita nasce sempre da una differenza di polarità. Più l’uomo è maschio e più la donna è femmina, maggiore sarà l’energia sessuale che si sprigionerà tra i due e questo contribuirà alla creazione di una relazione forte e stabile, duratura e produttiva sotto tutti i punti di vista. Non stupisce quindi che oggi oltre il 50% dei matrimoni finiscano entro tre anni, senza parlare del fatto che sempre meno persone desiderino coinvolgersi in relazioni stabili e durature.
L’energia sessuale è alla base di ogni forma di energia o forza, da quella elettrica, magnetica, gravitazionale e così via, e si basa su una polarità, il maschile e il femminile, il positivo e in negativo. L’antica filosofia taoista cinese identifica questa polarità con i termini Yin e Yang e avverte in modo molto chiaro di quali pericoli si incontrino nel momento in cui si attenuano queste due forze.
Le differenze tra i ruoli, quando gestite con maturità e intelligenza, formano le basi di una coppia stabile, di un gruppo di persone, di una società e di una umanità intera.

Il terzo e ultimo assunto errato consiste nella presunzione di questo uomo moderno di potersi muovere nell’universo a suo piacimento, dimenticandosi che esistono leggi fondamentali alle quali non è possibile sottrarsi e che il non rispettarle produrrà delle distorsioni in termini evolutivi il cui prezzo sarà molto alto da pagare.
Come dice bene il dr. Facchini a conclusione dell’articolo: “l’orientamento sessuale è definito sul piano biologico della specie e non può essere messo da parte” che in parole semplici significa che nelle nostre scelte sessuali dobbiamo tenere conto che abbiamo un corpo costruito per determinate funzioni e che la vita si sviluppa si queste.

Sesso, amore e procreazione sono come la radice, il gambo e il fiore da cui un giorno uscirà un seme che porterà avanti la vita.


Per approfondire:

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> sessualità
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Da Piero Verni il 14/09/2007 2.00


All’inizio di luglio ero appena arrivato a Milano dalla Bretagna (Francia nord occidentale) dove ormai vivo per gran parte dell’anno. Avevo fatto il viaggio in macchina e attraversato una Francia rurale e profonda, dal paesaggio in larga parte incontaminato dove i villaggi sono ancora le sentinelle del territorio. Per centinaia di chilometri si erano alternati davanti al mio sguardo immensi spazi in cui campagne e boschi costituivano un orizzonte in cui si rincorrevano tutte le possibili e immaginabili tonalità del verde. E la presenza dell’uomo si rivelava in architetture regionali in larga misura rispettose dell’ambiente.

La Bretagna, dicevo, con le sue case bianche dai tetti d’ardesia e le finestre colorate di blu, celeste, grigio o marrone. Le sue coste selvagge, i suoi venti che inebriano, i suoi tagli di luce che accecano, i suoi cieli dalle nuvole che sembrano dipinte da Magritte, le sue tradizioni vive e non ancora ridotte a folclore, la sue scuole Diwam in cui il bretone viene insegnato insieme al francese. La Bretagna, appunto, ma non solo. Anche il Perigord, la Borgogna, lo Champagne, l’Alsazia... ti scorrono davanti e basta guardare come sono costruite le abitazioni per capire in quale regione ti trovi. Certo, non sarà il paradiso terrestre, ma la France Profonde è un luogo in cui sovente la “qualità della vita” non è solo una bella frase astratta ma una realtà concreta, vissuta, goduta.

Bene, arrivato in Italia per puro caso mi capita tra le mani il Corriere della Sera del 3 luglio dove a pagina 43 troneggia questo titolo a quattro colonne: “Addio caro Sarkozy, scelgo l’Italia”. Di che cosa si trattava? Era Gilles Clément che, come gesto di sommo disprezzo per il suo paese e la maggioranza dei suoi concittadini che si erano appena espressi con un voto molto chiaro, affermava di volersi recare in una sorta di volontario esilio. La colpa della Francia e dei francesi? Avere scelto Nicolas Sarkozy e la sua proposta politica.
Ora, per chi non lo conoscesse, vorrei spiegare che Gilles Clément è un distinto e affabile signore di sessantaquattro anni, dai molteplici interessi (entomologo, botanico, romanziere) e da lungo tempo impegnato nella difesa dell’ambiente. Conosciuto soprattutto  per la sua teoria del “giardino planetario” e del “giardino in movimento” (cfr. in particolare Le jardin planétaire, 1999, Le Jardin en mouvement, 1991 e 2000, Manifeste pour le Tiers-paysage 2004 [ed.italiana, Manifesto del Terzo Paesaggio, Quodlibet 2005]) messa in pratica in opere eccezionali come i giardini de l’Arche a Parigi, quelli di Valloires ad Argoules, il giardino del Château di Blois, il Parc André Citroën ed altre ancora, Gilles Clément ha fatto della difesa dell’ecosistema e soprattutto delle sue diversità biologiche la battaglia della propria vita.

Eppure un intellettuale del suo calibro e della sua raffinatezza non riesce a sfuggire alla prigione degli stereotipi, dei pregiudizi, delle demonizzazioni. Per lui la Francia è ormai un luogo da cui scappare a gambe levate, una nazione in cui si stanno per avverare le nefandezze più invereconde ad opera del lupo mannaro appena andato al potere. Per dirla con le sue parole riportate nel citato articolo del Corriere della Sera, “Con il voto del 6 maggio la Francia ha scelto un progetto che impegna tutti i cittadini nella meccanica distruzione del pianeta. Per questo ho deciso di annullare la totalità degli impegni presi con servizi pubblici e privati sul territorio francese. Ho voluto prendere subito le distanze da questo governo, perché non voglio più lavorare con le istituzioni, rischierei di apparire come un amico di Sarkozy”.

Purtroppo, e con grande dispiacere, mi pare proprio che si possa prendere questo atteggiamento di Gilles Clément ad esempio di quella guache caviar a cui  avevo dedicato un articolo (pochi se lo ricorderanno, comunque chi volesse leggerlo lo può trovare sul mio blog all’interno del portale www.olistica.tv) all’indomani delle elezioni presidenziali francesi del 2002. E’ la sinistra al caviale, incapace di vedere al di là dei suoi circoli letterari, dei suoi salotti sofisticati, della sua retorica repubblicana, dei suoi cinguettii trotzkisti. Incapace soprattutto di dibattere con l’avversario politico senza doverlo per forza trasformare in un mostro, in un lupo mannaro, nell’incarnazione stessa del male. Lasciando perdere il fatto, pur non trascurabile, che la demonizzazione non paga (non ha pagato in Italia con Berlusconi e ancor meno ha pagato in Francia con Sarkozy), l’abitudine a non voler entrare in un rapporto dialettico con “l’altro” a mio modesto avviso sta producendo guasti non indifferenti nello stesso tessuto antropologico della sinistra. Nel suo modo di pensare, nel suo operare politico, nel suo vivere quotidiano.

Riflettete, ad esempio, sull’errore madornale fatto da Ségoléne Royal negli ultimi giorni della campagna presidenziale quando evocò lo spettro dell’insurrezione delle banlieues nel caso di vittoria di Sarkozy. Ora, a parte che come si è visto, si trattava di una solenne sciocchezza, anche fosse stato vero avrebbe voluto dire che l’elezione del presidente della repubblica sarebbe dipesa dagli umori delle minoranze estremiste delle periferie della cintura metropolitana di Parigi. E poiché in quei giorni la partita si giocava sulla capacità di attrarre la maggior parte dei voti (un tutt’altro che trascurabile 18%) che al primo turno aveva raccolto il candidato centrista François Bayrou, il risultato di quell’infelice uscita si è poi rivelato catastrofico per la candidata socialista. E dato che Ségoléne è tutt’altro che stupida, mi viene da pensare che un errore tanto marchiano sia dipeso proprio dall’incapacità a sottrarsi al riflesso “pavloviano” di demonizzare l’avversario.

E a questo punto vorrei spendere qualche parola sul lupo mannaro Sarkozy. Io, come del resto André Glucksmann (cfr. “Scelgo il lupo”, Corriere della Sera, 03-05-2007, pag. 42) e altre persone di sinistra, non nascondo di seguire con curiosità e simpatia Nicolas Sarkozy, attendendolo ovviamente alla prova dei fatti. E se fossi francese probabilmente avrei votato quest’uomo che la notte della vittoria elettorale a Place de la Concorde, davanti a una marea di sostenitori in delirio che indirizzavano sonore salve di fischi alla volta della sconfitta Ségoléne Royal, li zittì dicendo: “Questa sera vi domando di essere generosi, di essere tolleranti, di essere fraterni, vi domando di tendere la mano, vi domando di dare un'immagine della Francia riunita...”.

Sarkozy dunque, il lupo mannaro che ha promesso la rotture con tutti i clichés, i tic, le paludi della vecchia politique politicienne e che ha fatto quasi scomparire Le Pen e il suo Front National dalla scena politica francese. Ed è riuscito a svuotare il serbatoio elettorale dell’estrema destra lepenista senza scendere a compromessi, senza patteggiamenti più o meno occulti, senza inseguirla sul terreno della retorica e della demagogia. Giustamente uno degli ultimi numeri de Le Nouvel Observateur titolava: "La fin des années Le Pen", infatti i voti che questo tribuno razzista ed antisemita era riuscito a catturare per oltre un ventennio, son ... Leggi tutto »


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