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L'Intensivo di Illuminazione |
RICERCHE DI VITA (il blog di Giacomo Bo)
Meditazione e Ricerca Spirituale
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By Giacomo Bo on
22/10/2007 11.13
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La Meditazione e l’Illuminazione
Una delle aspirazioni più profonde dell’essere umano è il desiderio di essere se stesso.
I bambini piccoli giocano felici e liberi immersi in una purezza e in una semplicità che viene gradualmente perduta diventando adulti.
Adattarsi alle richieste dei genitori, della scuola, degli amici, della società intera porta a creare giudizi e a costruire identità e modi di essere sempre più complessi dimenticando poco alla volta la propria vera natura.
Ad un certo punto della vita ci si accorge di questo perchè si inizia a sentire un disagio, un’insofferenza alla superficialità e al qualunquismo, alla banalità del quotidiano. Niente più soddisfa e la ricerca del piacere e della distrazione non appaga più.
Si attraversano momenti di crisi, affiorano domande spontanee sul senso della vita e riappare il desiderio di libertà dell’essere.
Queste riflessioni portano sempre più dentro se stessi, fino all’interrogativo fondamentale: “Chi sono Io?”, una domanda che non ha risposta mentale e logica e che richiede un’introspezione fuori dall’ordinario, condotta attraverso il silenzio, la contemplazione, la meditazione. Colui che è abbastanza determinato ha la possibilità di giungere all’Illuminazione: un istante di completa consapevolezza, un momento di estrema lucidità in cui si interrompe la mediazione della mente ed appare la comprensione diretta della propria vera natura illimitata ed infinita.
Allora ogni tensione si scioglie, ogni nevrosi mentale scompare, ogni preoccupazione lascia spazio alla pace e alla serenità interiore, perché nulla al mondo potrà mai più anche solo scalfire la consapevolezza di se stessi.
L’Intensivo di Illuminazione
L’Intensivo di Illuminazione
è un ritiro di meditazione di tre giorni in cui il partecipante si
dedica completamente a se stesso, alla ricerca dell’Illuminazione.
Grazie ad una potente tecnica di meditazione, abbinata
ad un’efficace comunicazione interpersonale, si passa attraverso gli
strati più profondi della mente fino a trascendere pensieri, emozioni,
sensazioni, giudizi, valori... e a scoprire la propria vera natura
infinita ed illimitata, al di là di ogni interpretazione e
condizionamento mentale.| Ideato nel 1968 da Charles Berner,
ricercatore spirituale di grande valore, l’Intensivo di Illuminazione
si è affermato nel mondo con grande successo grazie alla relativa
facilità di questo metodo di meditazione e grazie soprattutto ai
risultati immediati che ha prodotto in migliaia di persone.
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| Le sue solide radici in tradizioni millenarie come lo yoga e lo zen, l’approccio moderno della comunicazione, il sostegno del gruppo e la grande esperienza maturata in tutti questi anni, ne fanno uno degli strumenti più efficaci e potenti nel campo del miglioramento personale e della ricerca spirituale.
Siamo lieti di presentare questo nuovo Intensivo di Illuminazione e di invitarvi a partecipare, consapevoli che potrà essere per tutti un momento unico e irripetibile per trasformare se stessi e la propria vita.
Per approfondire:
Guarda i video di Olistica.tv: > benessere e meditazione
Il progetto Ricerche di Vita
Libri:
Chi sono io? L'eterna ricerca della verità (di Giacomo Bo e Nadia Damilano Bo)
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The secret |
VIDEO di Olistica.tv
Video esoterismo
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By 1653739@aruba.it on
20/10/2007
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Il libro "The Secret - il segreto"
è diventato è un bestseller che vuole trasformarsi nel fenomeno
editoriale e culturale dell'anno. In Italia il libro esce il 25 ottobre 2007. Negli Stati Uniti il libro che ha rivelato "il Segreto" è stato anticipato dall’uscita dell’omonimo film. L’autrice Rhonda Byrne è infatti un’affermata produttrice televisiva che per diffondere "il Segreto" ha scelto la strada a lei più conosciuta: il linguaggio cinematografico.
Per approfondire:
:: dai video di Olistica.tv :: > The Secret funziona! > Sei nato ricco
:: Libri, DVD ::
DVD The Secret - Il Segreto - con traduzione in Italiano (di Rhonda Byrne)
The Secret - il segreto (di Rhonda Byrne)
Sei nato ricco (di Bob Proctor)
di Prembodhi dr. Mario Montano
Le carte
dei Tarocchi sono
visibilmente delle icone, cioè delle immagini - della stessa natura delle immagini sacre e degli
idoli. Partecipano dunque del mondo psichico e immaginale e rimandano in questo alle due culture che si sono
contrapposte nei secoli - quella della religione monoteista e quella della
magia naturale - tutte e due grandi produttrici di icone, dalle icone dei santi
a quelle dei segni zodiacali.
Nei Tarocchi queste immagini sono chiamate Arcani. ‘Arcano’ è ciò che è riposto nell’’Arca’, in
greco ‘custodia’. Sono dunque immagini da custodire, da trattare con cura, da salvare dal diluvio e
tramandare ai posteri.
Perché? Cosa vi è stato
riposto con cura? Quali messaggi rivelano? Da quali mondi provengono? Chi è’
che ha ‘inventato’ i Tarocchi? Dal Settecento ai giorni nostri queste domande
hanno stimolato una varietà di studiosi, storici, esoteristi a produrre
un’abbondanza di ipotesi.
Ma i Tarocchi sono anche
ostentatamente delle carte
da gioco - lo
stesso nome ‘Tarot’, ‘tarocco’, ‘tarock’, è stato dato in Francia Italia e
Germania fino a molto recentemente ad un vero e proprio gioco di carte giocato
alle fiere paesane.
I Tarocchi sono dunque la
sintesi ardita di due mondi - il mondo della religione-magia da un lato e
quello del ludico, del gioco, dall’altro - come si vede semplicemente
osservando la struttura del mazzo: ventidue ‘Arcani Maggiori’ dalle immagini
intense e dai nomi altisonanti (Il Matto, Il Mago, La Morte…) più cinquantasei
‘Arcani Minori’ che ricalcano le tradizionali carte da gioco (l’Asso di
Bastoni, il Due di Spade, il Tre di Coppe…).
Di certo
i Tarocchi fanno la loro comparsa in Europa durante il XV secolo e c’è chi dice
che provengano dall’India o dalla Cina, chi dalla Spagna dove sarebbero stati
introdotti durante l’occupazione araba; c’è chi li dice diffusi dagli zingari,
chi importati dai Crociati; chi parla di una loro ricostruzione intorno al XIII
secolo ad opera di cabalisti spagnoli. Ma aldilà del problema della loro
origine storica ciò che più importa è la loro corrispondenza coi simboli delle
cosmogonie e mitologie più antiche di tutti i popoli, il loro affondare le
radici nelle profondità senza tempo dell’inconscio collettivo. (1)
Opus diaboli
‘E proprio per via di
questa natura ludica, di gioco, che i Tarocchi vengono subito
condannati dalla Chiesa come un vizio - il vizio del gioco! Per non dire poi
che i sistemi simbolici, quello dei Tarocchi come quello dello Zodiaco,
sembrano riproporre un pantheon di Dei e questo non piace al monoteismo
dominante.
Nei “Sermones de Ludo cum Aliis” del 1480, uno dei primissimi testi che
documenta con figure l’esistenza in Italia del gioco dei Tarocchi, l’autore, un
anonimo predicatore domenicano, li definisce “opus diaboli”. |
| E malgrado ci fosse chi, quasi un secolo più tardi, (1570), un anonimo autore
di un “Discorso perché fosse trovato il gioco del tarocco” attribuisse
al Tarocco intenti opposti - avvicinarsi a Dio meditando sulle miserie della
vita - quel primo marchio di infamia ha continuato in qualche modo a prevalere.
Cartomanzia popolare e
Tarocco esoterico
La diffusione dei Tarocchi
è caratterizzata perciò, successivamente, da una sorta di schizofrenia: da una
parte una vasta cartomanzia al femminile, zingaresca e popolare, che attinge
alla tradizione delle streghe e che viene osteggiata dalla cultura istituzionale
come ciarlataneria e magia, dall’altra uno studio ed una valorizzazione
degli arcani dei Tarocchi in ambiti di cultura raffinata e di ristretti gruppi
esoterici prevalentemente maschili.
Nel 1781 l’archeologo francese Antoine Curt de Gobelin sostiene l’ipotesi che
gli Arcani dei Tarocchi non sarebbero altro che le pagine del leggendario libro
di Thot, il dio egizio della magia. Nel 1856 Eliphas Levi nel suo “Dogme et
rituel de la Magie”
critica questa tesi e le oppone quella dell’origine cabalistica dei Tarocchi.
Con Levi prende piede l’attribuzione degli Arcani Maggiori ai ‘sentieri’ che
collegano tra di loro i vari centri dell’Albero della Vita cabalistico, i
‘sefiroth’.
Nel corso dell’800 e della
prima metà del 900 l’uso iniziatico e magico dei Tarocchi si diffonde nei
gruppi occultisti, soprattutto fra quelli di ispirazio ...
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Un’altra TienAnmen |
IL BLOG DI PIERO VERNI
mondi orientali
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By Piero Verni on
08/10/2007 7.07
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(articolo pubblicato in Re Nudo n°100 - ottobre 2007)
Mentre sto scrivendo queste righe (3 ottobre 2007), la salma del giornalista giapponese Kenji Nagai fa il suo mesto ritorno all’aereoporto Narita di Tokyo per essere presa in consegna dalla famiglia. Il 28 settembre una pallottola sparatagli a bruciapelo da un soldato birmano, aveva letteralmente spappolato il cuore del cinquantenne video-cronista della APF News che stava filmando e fotografando la brutale repressione di una manifestazione di protesta nei pressi della Sule Pagoda di Rangoon (Yangoon). Kenjii Nagai è una delle decine, forse centinaia, di
vittime di due settimane di manifestazioni e cortei contro la giunta
militare che governa da decenni con pugno di ferro la Repubblica di
Myanmar (l’antica Birmania così ribattezzata dai generali in segno
tangibile di rottura con il passato coloniale della regione). Paese di
55 milioni di abitanti, nella quasi totalità buddisti, la Birmania è
una delle nazioni più povere dell’Asia. Gran parte della popolazione
vive in condizioni economiche drammatiche con l’equivalente di meno di
50 centesimi di euro al giorno e le politiche governative l’hanno
tenuta sigillata dal resto del mondo e impermeabile al miracolo
economico di cui beneficiano da decenni grandi e piccole nazioni
dell’area. Lo stesso turismo è soggetto ad una disciplina piuttosto
stretta che ne regola severamente i flussi. Dopo una lunga serie di guerre, nel 1886 la Birmania
venne definitivamente conquistata dall’Inghilterra ed entrò a far parte
dell’India britannica. Nel 1937 ne uscì e, dopo essere stato uno dei
principali teatri bellici della seconda guerra mondiale (invasa dai
giapponesi nel 1942 e riconquistata dagli Alleati nel 1945 con l’aiuto
determinante del movimento di resistenza antifascista AFPFL guidato da
Aung San, che sarà poi assassinato nel luglio 1947 da rivali politici),
la Birmania diventerà una repubblica indipendente il 4 gennaio 1948.
Per poco più di una decina di anni ebbe una serie di governi democratici, nonostante fortissime tensioni interne causate in particolare dalle richieste di sempre maggiori autonomie da parte delle numerose minoranze interne. E nel 1961 fu proprio un birmano, U Thant, a diventare il primo segretario generale non occidentale dell’ONU. Ma nel 1962 un colpo di stato militare guidato dal generale Ne Win sciolse il governo e si insediò al potere instaurando un regime dittatoriale e marxista che, in nome di una fantomatica “via birmana al socialismo”, produsse danni terribili al tessuto economico e sociale della nazione. Collettivizzazioni e nazionalizzazioni, abolizione del libero scambio, messa fuori legge dei partiti politici si accompagnarono a feroci ondate di repressioni politiche e fecero calare sulla Birmania le ombre di una cupa notte autoritaria. Nel 1988 dopo una serie di rivolte studentesche a cui aveva aderito gran parte della popolazione inclusa l’ influente e numerosa (circa 600.000 persone) comunità monastica, Ne Win fu costretto a dimettersi e gli subentrò il generale Saw Maung. Questi promise libere elezioni che, per la prima volta dopo oltre vent’anni, si tennero nel 1990 e videro una forte affermazione della LND (Lega Nazionale per la Democrazia), il movimento guidato da Aung San Suu Kyi, figlia di Aung San. Con 392 seggi su 485 era ampiamente in grado di governare il paese ma i militari non accettarono il verdetto delle urne e diedero vita ad un altro golpe, dichiarando nullo il risultato elettorale e procedendo a una massiccia ondata di arresti che portò in carcere i principali esponenti politici, in primis Aung San Suu Kyi, che venne poi insignita nel 1991 del Premio Nobel per la Pace ed è oggi unanimemente considerata l’esponente principale dell’opposizione al regime.Il 24 aprile del 1992 diviene capo di stato il generale Than Shwe l’uomo forte della giunta spesso definito una sorta di ibrido, metà Pol Pot e metà
Pinochet. La vita per la popolazione è sempre più difficile ma il regime si compiace di una serie di misure demagogiche. Come si è già detto, in un sussulto di retorica anti imperialistica l’antico nome di Birmania (Burma in inglese) viene cambiato in quello di Myanmar. Si costruisce, nei pressi dell’antica Yangoon, la nuova capitale Naypyidaw (letteralmente “la sede dei sovrani”) e, soprattutto, si rinsaldano gli storici legami politici ed economici con la Cina comunista che diviene il grande protettore della nuova Birmania e della sua giunta di militari golpisti. Ma nemmeno questo, riesce a migliorare la qualità della vita della popolazione che patisce la guida di uno dei regimi più inetti, rapaci e corrotti dell’intero sud est asiatico. E mentre una serie di monsoni più violenti del solito si abbatte su ampie zone del paese devastandole senza che alcun aiuto venga dal governo centrale, su Internet circolano le immagini clandestine dello sfarzoso e opulento matrimonio della figlia del generale satrapo Than Shwe.E quando negli scorsi mesi l’aumento del combustibile si riverbera sui costi facendo lievitare all’improvviso i prezzi di tutti i generi di prima necessità, verso la fine di agosto cominciano le proteste. “Inizialmente le piccole, spontanee, manifestazioni erano guidate da sparuti gruppi di militanti dell’opposizione democratica ancora a piede libero e coinvolgevano poche centinaia di residenti a Rangoon” ci spiega Claudio Tecchio, coordinatore della Campagna di Solidarietà con il Popolo Tibetano della CISL, che sta seguendo da vicino quanto succede in Birmania, “La svolta si è verificata dopo l’aggressione subita da un gruppo di monaci che si erano uniti alla popolazione per manifestare contro il carovita. Alcuni religiosi avevano infatti subito un vero e proprio pestaggio ed il loro abate aveva prontamente chiesto le scuse ufficiali ai responsabili dell’aggressione.Scuse tardive e nuove minacce hanno quindi scatenato l’ira della locale comunità monastica che ha preso d’assalto, tra gli applausi della popolazione, i mezzi militari con i quali i gerarchi erano giunti alla pagoda. Da quel momento la protesta si è estesa a tutti i principali monasteri e la comunità monastica ha assunto la direzione politica del movimento organizzando imponenti manifestazioni in tutte le città birmane. Si è persino costituita una Alleanza di Tutti i Monaci Buddisti Birmani con lo scopo dichiarato di coordinare la protesta e delegittimare alcuni religiosi collaborazionisti che si arrogavano il diritto di parlare a nome del Shanga [la comunità monastica] birmano”.Il resto lo abbiamo visto sugli schermi televisivi e letto sulle prime pagine di tutti i giornali delle ultime due settimane di settembre. Le immagini delle migliaia di monaci che sfilano nelle loro tuniche color zafferano con donne e uomini che fanno ala ai cortei tenendosi per mano. Le macchie bianche dei vestiti delle monache. Le bandiere arcobaleno simbolo del Buddismo, l’immensa folla di centinaia di migliaia di persone che manifestano il loro sdegno nei confronti del regime. L’atmosfera festosa dei primi giorni della protesta, quando ancora i militari non si facevano vedere troppo per le strade e sembrava che tutto potesse procedere in una dimensione pacifica e civile. E poi la tragedia, la violenza, la strage. Un copione che su scala numericamente molto più ampia avevamo già visto nei giorni della primavera cinese a Tien Anmen. I militari scatenati che picchiano, sparano, bastonano, uccidono. Che si avventano sulla gente che fugge, sui monaci che pregano, sulle donne che urlano disperate il loro terrore. E sul giornalista Kenjii Nagai, colpevole solo di esercitare il suo diritto/dovere di cronaca. E infine il buio della censura. Niente più immagini di quanto succede in Birmania. Niente più fotografie, filmati, stampa, video amatoriali dei turisti. L’ordine regna a Rangoon e in tutta la Birmania, è la parola d’ordine dei generali omicidi e nessuno deve permettersi di mettere il naso in cose che non lo riguardano.E alle critiche della comunità internazionale, delle organizzazioni per i diritti civili (come al solito Amnesty International in prima fila), dei governi, si risponde, come è ormai prassi rituale in occasioni del genere, di non interferire negli affari interni altrui. E comunque, per quanto riguarda i governi, si è trattato -ça va sans dire- di reazioni di facciata, di sdegni formali, di rimproveri che lasceranno il tempo che trovano. Sì, certo oggi è il momento delle critiche, dei richiami, degli inviati dell’ONU che, come ha fatto in questi giorni Ibrahim Gambari, si recano in Birmania, incontrano Aung San Suu Kyi e rimbrottano Than Shwe per quanto successo. Ma sono solo parole. E’ un film già visto tante altre volte, per esempio a TienAnMen. E ai giorni dello sdegno seguiranno ben presto quelli della real politik, degli affari, degli imperativi economici, del “tanto se non commerciamo noi lo faranno altri”. Un copione già letto, appunto. Parlavamo dell’inviato dell’ONU. Ma cosa avrebbe potuto fare il povero Ibrahim Gambari, quando i generali birmani sapevano benissimo che parlava a nome dell’ONU. L’ONU! Quel sepolcro imbiancato che in tutta la sua lunga e dispendiosa vita non è stato mai in grado di fermare una guerra, un massacro, un genocidio (Do you remember Ruanda?). L’ONU, nel cui consiglio di sicurezza siede un modello di democrazia come la Repubblica ...
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Perché meditare? |
RICERCHE DI VITA (il blog di Giacomo Bo)
Meditazione e Ricerca Spirituale
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By Giacomo Bo on
05/10/2007 5.30
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Ci si potrebbe chiedere quali benefici l’uomo
occidentale possa trarre da una pratica come la meditazione così
lontana nel tempo e nello spazio da risultare quasi incomprensibile.
In effetti, le difficoltà che le persone
incontrano nel meditare sono notevoli, tanto da scoraggiare la maggior
parte di loro. Pochi infatti sono coloro che riescono a proseguire nel
tempo e ad ottenere i migliori benefici.
La meditazione, così come è nata ed è stata impostata, non è tanto una
pratica, ma uno stile di vita, un modo di vivere fondato
sull’introspezione, la riflessione, la contemplazione e appunto la
meditazione stessa sugli accadimenti dell’esistenza.
Anche di fronte ad un semplice fiore, l’uomo ne contempla la bellezza e
si interroga sui grandi misteri.
Pensiamo agli antichi greci, come Platone, Pitagora, Eraclito, e molti
altri, che osservando il creato cercavano di comprendere i misteri
dell’universo e della vita stessa.
Nell’India antica, come in parte ancora oggi, moltitudini di folle
seguivano maestri e rishi meditando sui loro insegnamenti e sul loro
esempio di vita.
Tutte le culture antiche coltivavano un
forte rapporto con il mondo spirituale e, considerate le loro grandi
necessità di sopravvivenza fisica, stupisce quanto tempo ed energia
dedicassero alla ricerca spirituale.
Forse, è proprio perché comprendevano quanto la vita fosse
indeterminabile, precaria, appesa ad un ‘filo’, che si sentivano spinti
a svelarne i misteri, o meglio ancora, a trascenderla.
| Nella
nostra epoca attuale invece non esiste più tale spinta. La vittoria
della ragione sui sensi e sul sentire interiore ha letteralmente spento
nell’uomo l’ardore per ciò che è trascendente e mistico. La ragione ha
via via distrutto ogni incertezza, ogni mistero, ogni elemento
soprannaturale, ed ha livellato tutto su un unico piano.
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La sicurezza dell’uomo moderno deriva però più dal fatto di aver escluso tutto ciò che non è spiegabile, piuttosto che l’aver compreso e spiegato ogni cosa.
Il medico ad esempio si rifiuta di accettare guarigioni che non dipendano dai suoi studi, così come lo scienziato non accetta l’esistenza di energie sottili nel corpo umano solo perché non sa misurarle.
Questa sicurezza si trasforma in realtà in presunzione, rigidità di pensiero, chiusura verso il nuovo e il diverso, ed è un grave limite per la ricerca.
Il mondo sottile, quello che i bambini sanno così bene cogliere, scompare nell’adulto che diviene di conseguenza freddo e calcolatore. Le emozioni sono considerate delle debolezze, mentre l’autocontrollo è la virtù migliore.
Quando quindi l’uomo occidentale si avvicina alla meditazione, rimane per lo più interdetto perché non può più comprenderla. Non si accorge ad esempio che i bambini per loro natura sanno meditare e contemplare, e grazie a questo sanno vivere la bellezza della vita.
Con tanta buona volontà, egli prova a praticare delle tecniche di meditazione, ma presto si stufa perché ‘non succede nulla’.
Ciò che manca, è in realtà la sua capacità di lasciarsi andare, di vincere la resistenza dell’autocontrollo e provare a lasciare che le cose accadano senza volerle controllare.
Non stiamo qui parlando di ‘credere’ a certe cose, perché la meditazione non è una filosofia né una religione, bensì un modo di vivere la vita, completamente spontaneo e privo di concetti o idee. Semmai tali concetti nascono proprio dalla contemplazione interiore, e sono veri proprio perché spontanei e prodotti dall’interno, invece che assorbiti dall’esterno come di solito accade in ogni sistema spirituale e religioso.
In altre parole, l’uomo impara la bontà, la tolleranza, la compassione, l’altruismo non perché gli vengono insegnati, ma perché li contatta nel centro del suo essere.
Meditare quindi significa ritornare in contatto con il proprio essere, con quella parte interiore che è stata schiacciata dalla ragione e dalla logica del pensiero razionale.
In parole più semplici, meditare vuol dire riappropriarsi di quella ‘umanità’ che il bambino ha perduto come prezzo per potersi inserire nella società degli adulti.
Per l’uomo occidentale meditare è davvero un grande impegno e solo con una forte determinazione sarà possibile avere successo.
Nella mia esperienza di oltre 15 anni di meditazione, attraverso uno straordinario ritiro dal nome Intensivo di Illuminazione, ho sempre osservato quanto sia difficile per la persona che si accosta per la prima volta meditare con una certa continuità.
Non è solo che la mente si distrae in continuazione, ma è soprattutto la mancanza di quella sensibilità, quella capacità interiore di lasciarsi andare, che rende la meditazione davvero impegnativa.
Eppure, nei tre giorni di ritiro, la maggior parte delle persone ce la fanno. Dopo un primo giorno davvero difficile, riescono con grandi sforzi di volontà a lasciarsi andare un poco di più, ed in funzione di questo, la loro meditazione si approfondisce.
Il terzo giorno è il più bello, perché ormai gli ostacoli più grandi sono stati superati e il partecipante medita con profitto.
Alla fine del seminario, è un grande piacere sentire le persone che chiedono come poter continuare a casa a meditare.
E’ la prova che la meditazione è entrata non solo nella loro testa, ma anche nei loro cuori.
Per approfondire:
Guarda i video di Olistica.tv: > benessere e meditazione
Il progetto Ricerche di Vita
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"Usate la vosta libertà per promuovere la nostra" |
VIDEO di Olistica.tv
Video diritti umani (free Tibet)
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By 1653739@aruba.it on
02/10/2007
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Premio Nobel per la pace (1991), insignita di vari riconoscimenti internazionali tra cui il premio europeo per il libero pensiero Sakharov e la più alta onorificenza civile americana, figlia di Aung San (il padre dell’indipendenza birmana) e soprattutto leader di fatto del popolo birmano, Daw Aung San Suu Kyi da quasi 12 anni vive agli arresti domiciliari, perché non gradita al regime militare in carica. I suoi delitti: richiedere democrazia e tutela dei diritti umani in Birmania.
Donna fortissima, a causa della detenzione per il suo impegno sociale ha sopportato, oltre alla privazione della sua libertà, la lontananza dal marito mentre ad Oxford periva di cancro, e dai figli, inglesi.
Per approfondire:
Petizione per richiedere l'intervento dell'ONU in Birmania: www.petitiononline.com/kha8954b/petition.html
Libri, CD:
Lettere dalla mia Birmania (di Aung San Suu Kyi)
Liberi dalla paura (di Aung San Suu Kyi)
Essere donna in Asia (di Lucilla Di Rico, Francesca Quartieri)
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