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L'uomo e il regno vegetale |
RICERCHE DI VITA (il blog di Giacomo Bo)
Salute e Alimentazione Naturale
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By Giacomo Bo on
30/11/2007 17.35
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L'uomo e il regno vegetale: un piccolo ma significativo contributo dall'antroposofia di Rudolf Steiner
Un interessante modello di studio della relazione tra l’uomo e il regno vegetale, dal punto di vista dell’alimentazione, ci viene fornito da Udo Renzenbrink, famoso studioso antroposofico, autore di numerosi libri tra cui “Alimentazione e Scienza Spirituale”.
Secondo questo studio, l’uomo e le piante condividono una struttura interna molto simile, al punto tale che la pianta stessa può influire positivamente sul corpo umano.
Già Goethe concepiva il vegetale triarticolato in radice, foglia-gambo, fiore-frutto-seme, con ciascuna di queste parti aventi caratteristiche particolari.
La radice, immersa nel terreno, percepisce l’ambiente circostanze ed estrae le sostanze utili alla pianta che si sviluppa e si edifica proprio grazie a questa selezione intelligente.
Le foglie ed il gambo costituiscono la parte centrale del vegetale e sono responsabili dei processi di respirazione attraverso i quali la pianta scambia l’ossigeno con l’anidride carbonica, assorbendo il carboidrato con l’aiuto della clorofilla. Inoltre, i vasi fogliari trasportano le sostanze nutritive in tutto il vegetale.
Infine, il fiore, il frutto o il seme, rappresentano la capacità riproduttiva della pianta attraverso i delicati processi di trasformazione dell’amido in zucchero, oltre che lo sviluppo di profumi delicati ed intensi.
Veniamo ora all’uomo: anch’egli può essere scomposto in tre parti: la testa e il cervello, il torace con il cuore e i polmoni, l’addome con gli organi riproduttivi.
Il cervello e in generale tutto il sistema nervoso ha come compito quello di raccogliere costantemente i dati dall’ambiente esterno e di selezionarli in modo da accogliere quelli che contribuiscono ad una migliore sopravvivenza dell’organismo e da scartare quelli invece che si oppongono ad essa.
Appare quindi evidente l’analogia con la radice della pianta: entrambe queste parti sono in comunicazione con l’esterno e creano strutture complesse attraverso la selezione precisa ed intelligente dei dati più utili.
Il cuore e i polmoni sono responsabili del processo respiratorio e circolatorio. Anche qui appare evidente il parallelismo con le foglie e il fusto della pianta, con la particolare singolarità che mentre quest’ultima assorbe anidride carbonica ed espelle ossigeno, l’uomo si comporta al contrario.
Inoltre è interessante osservare come i pigmenti della foglia e il sangue, la clorofilla e l’emoglobina, siano costruiti chimicamente in modo molto simile.
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Infine, appare evidente la correlazione tra il fiore-frutto con gli organi riproduttivi
dell’uomo. Come la pianta concentra la maggior parte delle sue forze
nella produzione del frutto, così l’uomo raccoglie il meglio delle
proprie sostanze fisiche e spirituali e le concentra nello spermatozoo
e nell’ovulo.
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A questo punto, piuttosto che approfondire ulteriormente questo interessante studio, è importante chiederci se questo parallelismo tra uomo e vegetale sia solo di natura concettuale o se abbia dei risvolti pratici soprattutto nel campo della salute e dell’alimentazione.
Sicuramente, se prendiamo in esame solo gli aspetti fisici e concreti, sarà difficile determinare quale influenza possa avere il vegetale sull’uomo, però non dobbiamo mai dimenticarci che l’essere umano è un essere spirituale oltre che fisico, sul quale intervengono forze e dinamiche che vanno molto al di là della capacità della nostra scienza materiale di comprenderle.
Non dobbiamo inoltre dimenticarci che non potremo mai capire i processi naturali se non li vediamo come processi vitali. L’uomo è prima di tutto un essere vivente, che si nutre di altri esseri viventi, e questo mette in gioco una molteplicità di variabili e di influenze impossibile da quantificare con gli strumenti ordinari di indagine..
Premesso questo, possiamo quindi definire meglio questa triplice influenza del regno vegetale sull’uomo. In particolare, nutrendoci di alimenti-radice quali carote, cipolle, rape, barbabietole, sedani rapa e così via, andremo a nutrire e a rinforzare il sistema nervoso ed il cervello. Allo stesso modo, alimenti-fusto come le insalate e i radicchi, il finocchio, il sedano, i cavoli e così via, rinforzeranno l’apparato respiratorio e circolatorio dell’uomo.
Infine, alimenti-frutto come tutta la frutta in generale, i cereali e i legumi, le noci ecc. daranno forza e nutrimento all’apparato riproduttivo umano.
Ovviamente, stiamo sempre parlando di un nutrimento e di una forza sottile, perché da un punto di vista prettamente medico-scientifico, tali parti dell’uomo vengono nutrite indifferentemente da proteine, carboidrati, lipidi, vitamine e sali minerali.
Però, come già detto, ricordiamoci che l’uomo vive attraverso la sua triplice natura di essere fisico, mentale e spirituale, e l’alimentazione ha il compito di nutrire l’uomo in tutti e tre i suoi piani esistenziali.
La salute non è solamente una condizione fisica determinata da un equilibrio ottimale di principi nutritivi, bensì una condizione esistenziale causata da una molteplicità di fattori fisici e spirituali.
Per approfondire:
Guarda i video di Olistica.tv: > benessere e meditazione
Il progetto Ricerche di Vita
Libri:
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Chi desidera che cosa? (Magia, Meditazione, Metacomunicazione) |
IL BLOG DI RE NUDO
Mondi a confronto
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By Re Nudo on
16/11/2007 18.16
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Secondo un insegnamento antico, del quale sussistono tracce in molti sistemi di ieri e di oggi, l’uomo nel pieno senso della parola è composto di quattro corpi. Nel linguaggio figurato di certi insegnamenti orientali, il primo è la carrozza (corpo), il secondo è il cavallo, il terzo è il cocchiere (pensiero) e il quarto è il Padrone (Io, coscienza, volontà).
(G.I.Gurdjieff)
DOVE VAI?
HAI UN PROGETTO?
COSA VUOI?
Di norma è sempre stato chiesto ai tuoi cavalli o al tuo cocchiere “Cosa vuoi?”; mai così direttamente a te.
COSA VUOI?
...
Senti come emozioni e pensieri cercano di rispondere per te?
Essi hanno tanti desideri: i cavalli fuori dalla stalla sono sottoposti a molti stimoli e il cocchiere desidera continuamente qualcosa...
Ovviamente certe emozioni possono volere qualcosa che altre non vogliono, mentre certe forme mentali possono avere desideri contrastanti con altre forme mentali, così come certe emozioni possono opporsi a certi pensieri e viceversa.
Da qui l'impossibilità delle persone di realizzare i propri obbiettivi, se non per caso o per tramite di una lotta interiore che chiamano “volontà”.
Ma TU cosa vuoi?
Devi dare una direzione. Altrimenti, appena bisognerà spostare la carrozza, cocchiere e cavalli senza un ordine preciso cominceranno a seguire le solite vecchie vie, nei soliti vecchi modi, con i soliti vecchi risultati.
DEVI DARE UNA DIREZIONE.
Ma dare una direzione significa avere dei desideri e TU, in quanto padrone della carrozza sembri non avere desideri. Infatti la cosiddetta illuminazione spirituale in realtà è il vivere in questo stato, in questo livello causale, essere il padrone della carrozza. Ne consegue che chi vive in questo stato è consapevole che
Nemmeno con una pioggia di monete d'oro si consegue la sazietà dei desideri: chi conosce che la soddisfazione dei desideri ha breve sapore e porta dolore, costui è un saggio.
(Buddha)
La mia insistenza dunque a chiederti cosa desideri TU, padrone della carrozza, appare come una contraddizione, come un non sense, appare come contraria alla tua natura illuminata di Colui che osserva.
Appare... ma non è così. Facciamo chiarezza.
In italiano il termine desiderio viene dal latino sidus/sideris (“costellazione”, poi singola stella), preceduto da “de”, che indica una privazione. In pratica desiderio significa “mancanza di stelle” e quindi disorientamento, mancanza di una direzione. Col tempo il “non vedere le stelle in cielo” e quindi la sensazione di smarrimento e quindi il de/sidereo è diventato il termine che indica un moto dell'animo tendente ad attuare o possedere ciò che appaga un bisogno.
Il Buddha prima citato fa però notare che il segreto della felicità sta nell'accettarsi così come si è, rinunciando ai desideri, la cui consapevolezza rende infelici non meno della loro realizzazione. In quanto ogni desiderio soddisfatto porta a maturarne un altro ancora più grande.
In definitiva il “misticismo” partendo da questa premessa nega i desideri.
Ma un saggio detto tantrico va oltre, specificando che “Fuggire dal fuoco non significa esserne liberi”. Bisogna dunque imparare ad usare il fuoco per esserne i padroni.
E tu, padrone della carrozza, devi imparare ad usare il desiderio.
Uno dei poteri “spirituali” più ambiti che motivano i ricercatori esoterici è il potere della “manifestazione”, ovvero l'arte di realizzare i propri desideri. A prescindere dai titoli che i divulgatori dei vari metodi affibbiano alle loro pratiche, si tratta di Magia.
Troverete persino gente che scrive del XVI secolo come se la Magia fosse una sopravvivenza medioevale, e la scienza la novità venuta a spazzarla via. Coloro che hanno studiato l'epoca sono più informati. Si praticava pochissima magia nel Medio Evo: XVI e XVII secolo rappresentano l'apice della magia. La seria pratica magica e la seria pratica scientifica sono gemelle.
(Clive Staples Lewis)
Maghi, streghe e stregoni non sono differenti da coach di PNL, ipnotisti ericksoniani, motivatori, pensatori positivi, insegnanti di autostima, psicoterapeuti e affini. Dico questo senza delegittimare né gli uni né gli altri. Gli incantesimi magici sono niente altro che formule di ipnosi e autoipnosi.
Gli studi di psicologia umanista negli ultimi cinquanta anni, seguiti a ruota dalla neurolinguistica e dalla fisica quantistica, hanno rivelato ciò che prima era esclusivo dominio dell'esoterismo, ovvero che
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L'osservatore influenza la realtà che percepisce.
(Werner Heisenberg)
Ciò che dunque questi moderni maghi fanno è agire sulle credenze dei propri clienti, trasformandole da negative (limitanti) a positive (ampliando così la mappa mentale del “possibile”).
Ad esempio chi ha credenze negative sul denaro (“è sporco”, “non mi voglio vendere”, “bisogna nascere ricchi per esserlo”, ecc.) difficilmente riesce a realizzare i propri desideri materiali.
Queste “credenze” sono una forma di autoipnosi in cui l'individuo vive, una sua mappa del mondo che lo fa muovere sempre lungo gli stessi sentieri. Ciò che il motivatore, l'ipnoterapeuta o chicchessia fa è sostituire queste credenze con nuove convinzioni: ampliare la mappa dell'individuo, mettendo al posto della vecchia autoipnosi un'autoipnosi diversa.
Si tratta dunque di metacomunicazione applicata a se stessi (motivazione, autostima, autoipnosi) e all'esterno di sé (comunicazione seduttiva, ipnotica, persuasiva, fascinazione, ecc.). L'obbiettivo è realizzare i propri desideri.
È chiaro però che la realizzazione dei desideri di un tale può cozzare con la realizzazione dei desideri di un altro tale, instaurando una sorta di lotta; se poi entrambi conoscono e sperimentano il potere della metacomunicazione, e quindi della magia, ne scaturisce una lotta tra maghi, combattuta a colpi di comunicazione persuasiva (cfr. Fabrizio Ponzetta, < ...
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Uno sguardo d'insieme sul metamodello |
METACOMUNICAZIONE
Inconscio e PNL
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By Satyam on
14/11/2007 14.18
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All'interno del Metamodello possiamo distinguere tre categorie:
Raccolta di informazioni
1- Cancellazione semplice
2- Comparativo mancante
3- Indice referenziale non specificato
4- Verbi non specificati
5- Nominalizzazioni
6- Falsi avverbi
Limiti del modello del mondo di colui che parla
1 - Operatori modali di possibilità e necessità
2- Presupposti
3- Quantificatori universali
Malformazioni semantiche
1 - Causa ed effetto
2- Lettura della mente
3- Equivalenze complesse
4- Performativa perduta
Raccolta di informazioni
Le domande relative a questo gruppo aiutano a ritrovare ciò che il nostro interlocutore ha lasciato fuori dalla sua struttura superficiale (cancellazioni). Ciò si verifica nei seguenti casi:
1 - Cancellazione semplice
Definizione: affermazione in cui sono dimenticati oggetti, persone od eventi importanti
Esempio: “Sono confuso”
Domanda: “Confuso rispetto a cosa/a chi, specificamente?”
Cosa ottengo: scopro elementi mancanti nello stato problema.
2 - Comparativo mancante
Definizione: manca lo standard di valutazione o il termine di paragone
Esempio: “E’ meglio non dire nulla”
Domanda: “Meglio di che cosa, specificamente?”
Cosa ottengo: identifico lo standard di valutazione o recupero il termine di paragone.
Parole-chiave: più/meno, peggio/meglio, il più/il meno.
3 - Indice referenziale non specificato
Definizione: i pronomi non sono identificati; i luoghi o gli oggetti non sono specificati; le affermazioni sono generiche.
Esempio: “la gente proprio non impara.”
Domanda: “Chi specificamente non impara?”
Cosa ottengo: Chiarifico a chi si riferisce l’affermazione
Parole-chiave: essi, loro, ciò, si…
4 - Verbi non specificati
Definizione: I verbi non sono espliciti circa l’azione o la relazione.
Esempio: “Ho difficoltà a comunicare”
Domanda: “Come (dove, quando) specificamente hai difficoltà a comunicare?”
Cosa ottengo: Definisco lo stato problema
5 - Nominalizzazioni
Definizione: ci si riferisce ad un’azione o ad un processo come se fosse un oggetto o una cosa; i verbi sono trasformati in nomi.
Esempio: “Ho bisogno di riconoscimento”
Domanda: “Come vuoi essere riconosciuto e da chi?”
Cosa ottengo: Riconduco l’azione, che è stata trasformata in un evento/oggetto, ad un processo sul quale posso intervenire.
6 - Falsi avverbi
Definizione: Avverbi che sottendono un giudizio su cui si presume di essere d’accordo.
Esempio: “Ovviamente non sa stare al suo posto”
Domanda: “Ovvio per chi?”
Cosa ottengo: Rompo la generalizzazione implicita e/o il presupposto.
Per approfondire:
Guarda i video di Olistica.tv: Ipnosi (ericksoniana) e PNL
Libri CD DVD ebook:
(libro+DVD / ebook+file video) Lo Zen e l'arte di usare il cervello (di Fabrizio Ponzetta)
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