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Diario della Marcia sul Tibet -2 (3a fase) |
IL BLOG DI PIERO VERNI
società & politica
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By Piero Verni on
24/05/2008 10.47
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Banspatant, Uttarkhand, 23 maggio 2008 (ore 16.30, locali)
"Situazione improvvisamente tesa. Ieri i marciatori erano partiti ed avevano percorso 19 chilometri giungendo nel piccolo villaggio di Banspatan. Ad un certo punto è arrivato un piccolo gruppo di poliziotti che ha iniziato a fare dei controlli. Un video giornalista norvegese che era presente ha iniziato a filmare. A questo punto i funzionari di polizia gli hanno prima intimato di smettere minacciando di confiscargli la telecamera e poi, visto che lui protestava, lo hanno fermato e condotto al commissariato del villaggio di Berinag nel distretto di Pithogar.
Dopo alcune ore, visto che il reporter non tornava al campo, Tenzin Tsundue e Lobsang Yeshi sono andati a vedere cosa stesse succedendo. Ma neanche loro sono ritornati. Questa mattina due dirigenti delle 5 ONG sono, a loro volta, andati a controllare la situazione ma non hanno fatto ancora ritorno al campo. Non si capisce bene cosa stia succedendo. Probabilmente tutto si risolverà nelle prossime ore ma è comunque una situazione poco chiara. Fate circolare più che potete la notizia. Io, compatibilmente con gli enormi problemi di comunicazione che ho, cercherò di tenervi tempestivamente aggiornati".
Seraghat, Uttarkhand, 19 maggio 2008 (ore 20.00, locali)
Anche oggi Karma ha difficoltà per le comunciazioni via SMS; mi ha quindi telefonato per dirmi che:
"I marciatori sono ancora fermi a Seraghat e gli organizzatori continuano a dialogare con la polizia perché non frapponga ostacoli alla continuazione della 'Marcia Verso il Tibet'. La richiesta è che sia permesso di continuare almeno fino al passo Darchu-la passando per un territorio in cui non vi sono restrizioni di circolazione e non sono richiesti particolari permessi di ingresso; dopo il passo inizia una 'restricted area' dove per entrare si deve avere uno speciale permesso. Adesso dobbiamo riuscire a strappare alla polizia il consenso a partire da qui, poi una volta arrivati a questa 'restricted area', vedremo il da farsi. Se ho ben compreso dovrebbe distare poco più di un centinaio di chilometri. Comunque l'intenzione degli organizzatori e di tutti i partecipanti alla 'Marcia' è quella di raggiungere il confine ed entrare in Tibet. Come ho già scritto ieri, costi quel che costi. Ritengo che non sarà facile. In ogni caso l'atteggiamento dei poliziotti non è ostile. Sono disponibili al dialogo e mi pare vogliano evitare in tutti i modi un'azione di forza con fermi ed arresti. Hanno però intensificato i controlli dei documenti. Io devo scendere ad Almora per telefonare e incontro diversi posti di blocco. La mia impressione è che si aspettino l'arrivo di altri marciatori (tibetani ma anche occidentali) e non gradiscano affatto l'idea. Sto cercando di trovare il modo per comunicare con qualche telefono portatile ma non sembra essere per nulla facile. Spero di trovare una soluzione al più presto anche perché fra qualche chilometro termina la strada asfaltata e la 'Marcia' dovrà inoltrarsi nelle foreste himalayane e quindi non avrò più la possibilità di trovare cabine o posti telefonici."
Seraghat, Uttarkhand, 19 maggio 2008 (ore 24.00, locali)
Come temuto, nell'area montana in cui si trova adesso la Marcia Verso il Tibet, i telefoni portatili hanno molti problemi di ricezione quindi oggi Karma non è stata in grado di inviarmi SMS ma ha solo potuto telefonarmi da una cabina pochi minuti fa, ecco in sintesi quanto mi ha detto:
"I marciatori sono fermi nell'area di Seraghat perché pochi chilometri più avanti c'è un ingente schieramento di polizia intenzionato a bloccare la Marcia; da diverse ore i dirigenti delle 5 ONG stanno trattando con la polizia perché consenta alla Marcia di proseguire. Io sono arrivata ieri mattina e ho trovato la gente che avevo lasciato poche settimane fa, altrettanto determinata ad andare avanti ed entrare in Tibet. Costi quel che costi. Sono in molti ad essersi lasciati dietro le spalle quel poco che avevano ed ora sono pronti anche a sacrificare le loro vite per libertà del Tibet. L'altro ieri c'è stato un violento temporale che ha causato non pochi problemi logistici ma adesso il tempo è tornato abbastanza sereno e fresco. Certo si dovrà cominciare a pensare a come affrontare le violente piogge monsoniche che fra poche settimane cominceranno a devastare queste regioni dell'India. Ma a questo si penserà in un secondo momento. Adesso l'importante è convincere la polizia a levare il blocco e lasciare passare i marciatori. Compatibilmente con le possibilità di comunicazione vi terrò informati di quanto accadrà."
Karma C. (corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: Il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Dossier Tibet (www.dossiertibet.it); Associazione Italia-Tibet (www.italiatibet.org); Il Sentiero del Tibet (www.ilsentierodeltibet.it); Giotibet (www.giotibet.com); Laogai Research Foundation Italia (www.laogai.org)
P.S.: è possibile aiutare il Tibetan People's Uprising Movement facendo una donazione a partire da questa pagina web: www.tibetanuprising.org
Per approfondire:
Guarda i video di Olistica.tv: > Diritti umani (free Tibet): Cinesi ammazzano tibetani
Leggi i blog di Olistica.tv: > Il blog di Piero Verni
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L’Intuizione Illuminata |
VIDEO di Olistica.tv
Video benessere e meditazione
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By 1653739@aruba.it on
15/05/2008
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Pubblichiamo l'articolo della dottoressa Redina Gega, psicologa e ipnoterapeuta, a proposito del metodo Intuizione Illuminata.
Cosa stavo cercando quella notte in internet, quando capitai sul sito di Fabrizio Ponzetta? Non lo ricordo... ma so che in poche parole, in poche frasi, trovai ciò che volevo: spulciando tra i suoi ebook ebbi l’impressione che in quelle righe fosse racchiuso un segreto. Un prezioso segreto per farmi uscire dalla situazione in cui mi trovavo. Quale situazione?
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Io: un bel lavoro, due figli meravigliosi, un uomo che mi ama, una bella casa in centro e tanti amici, ma anche la ricerca di qualcosa di più, indefinibile, chissà che cosa... una risposta, un Dio forse... mi avevano insegnato che era lì fuori di me, in alto, grande e che se lo avessi trovato sarei stata felice. E tante domande: “Cos'è questa vita?”; “Tanto tutto finisce, non vale la pena di darsi da fare per nulla...”; “Che ci faccio qui?”; “Chi sono io per aiutare gli altri con la mia professione di psicologa?”; “Ognuno ha la propria verità”...
Oltre ai libri, fui felicemente sorpresa dai seminari di Fabrizio Ponzetta (l’Intuizione Illuminata, di cui ora sono istruttrice abilitata), dove ho scoperto nella pratica ciò che già sapevo nella teoria: la verità e la felicità sono dentro di noi e per trovarle sono sufficienti semplicemente silenzio e molta attenzione. I seminari di Intuizione Illuminata sono stati un viaggio alla riscoperta di me stessa, che mi ha portato alla tanto ricercata integrazione tra desideri materiali e pace interiore.
Subito dopo aver partecipato al primo seminario di Intuizione Illuminata, sentivo che stava succedendo dentro di me qualcosa di profondo e significativo. Per 15 anni avevo partecipato a corsi, seminari, master ecc., dove avevo imparato molte cose, ma questo metodo aveva qualcosa di più. Fabrizio Ponzetta ha avuto veramente l'Intuizione "Illuminata" di mettere insieme diversi tipi di meditazione per trovare in quello spazio di vuoto i nostri veri desideri, e, solo dopo, usare le più avanzate tecniche di PNL ed ipnosi che aiutano a realizzarli.
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| È stato incredibile quando i desideri, come per magia,
hanno cominciato a realizzarsi, semplicemente facendo chiarezza e
portandovi attenzione.
Rimasta colpita dai miei cambiamenti, ho partecipato ad un secondo e ad un terzo seminario di Intuizione Illuminata ed era sempre un crescente di nuove intuizioni e di nuovi desideri soddisfatti.
Credevo di desiderare certe cose, ma poi era altro ciò che davvero mi serviva. Volevo cambiare me stessa, ma ho finito per amarmi così come sono; avevo cercato di cambiare il mondo, ma era già perfetto; desideravo aiutare gli altri a trasformarsi, ma mi sono accorta che erano belli così com'erano e ho finito per innamorarmi di tutti e di tutto, benedicendo ogni momento della mia vita. Forse è questa la felicità! Ho tutto dentro di me, e questa consapevolezza mi fa sentire sicura, capace di tutto; mi sento piena d'amore per me e per gli altri, ho la sensazione di traboccare d'amore. Ogni attimo della mia vita, ogni persona, ogni gioia e ogni avversione o difficoltà sono diventati opportunità di trasformazione e tutto ha una sua ragione d'essere, anche se inizialmente può apparire difficile capire il perché.
Così, una sera, ho avuto la sensazione di essermi tolta un velo dal viso, come se un pezzo di cielo si fosse squarciato, e sorridendo osservai il mondo, gli altri e me stessa amorevolmente, come quando guardi un bambino che gioca e va bene così com'è e ciò che fa è giusto. Finalmente vedevo: ho avuto l'impressione di percepire il mondo oltre tutte le illusioni.
E qui la ricerca è finita. Ora non cerco più niente, semplicemente vivo ogni momento come se fosse l'unico, l’irripetibile che diventa magicamente infinito. Ecco quel Qui e Ora di cui tanto si parla, ma che adesso posso vivere. È diventato mio, come tante altre intuizioni che ho avuto lungo questo cammino. Prima le avevo lette sui libri, le conoscevo in teoria, mentre adesso mi appartengono; è come quando guardi un bel piatto pieno e appetitoso, ma ti limiti a osservarlo, ed è solo quando lo mangi che diventa tuo, lo assimili. Questa è la vera conoscenza.
Ma tutte queste comprensioni, intuizioni, ricerche, dove mi hanno portato? Che cosa mi hanno fatto capire di questa vita? Una cosa semplice ma grande. Mi sono ritrovata a tornare bambina, quando io e gli altri bambini giocavamo fingendo che il gioco fosse vero, ma sapevamo che era solo una recita e ci divertivamo. Si giocava a fare la mamma, si giocava con i soldatini, i buoni e i cattivi, e gli altri giochi, come costruire qualcosa, fare una gara, superare qualche difficoltà (saltare, nascondersi ecc.). Giocando eravamo totalmente immedesimati, vivevamo forti emozioni, come se tutto fosse vero, ma non c'era la paura di non riuscire, non c’erano limiti all’immaginazione e alla creazione di nuovi giochi. E soprattutto era sempre presente la consapevolezza di essere in un gioco, la certezza che si poteva sempre cambiare, creare, scegliere di comportarsi in un modo o in un altro.
Wow... dopo tanti anni di tensioni e difficoltà, mi sembra di essermi svegliata da un sogno per scoprire che la vita è un gioco! Sì, vivere la vita in ogni attimo, momento per momento, intensamente, passionalmente ma con la consapevolezza di essere Uno che OSSERVA e sa che tutto è un gioco. Semplicemente essere ATTENZIONE, ATTENZIONE, ATTENZIONE che OSSERVA e non si identifica con niente.
Rimasta a dir poco stravolta e piena d’entusiasmo per questo metodo, ho deciso di insegnarlo agli altri. Mi sentivo pronta, con una buona preparazione teorica e un’esperienza di 10 anni da psicologa e psicoterapeuta in ipnosi eriksoniana; e, soprattutto, avevo vissuto la trasformazione personale che andavo ad insegnare. Una completa sintesi tra sapere ed essere. Tutto quello che negli anni avevo letto, e molto di più, era come entrato, sceso dentro di me e ormai mi apparteneva definitivamente.
Il "vero" desiderio che ho scoperto è proprio quello di aiutare più persone possibile a conoscere e usare il metodo dell’Intuizione Illuminata, che indica la via per diventare padroni della propria vita, creatori della propria realtà. Io l’ho sperimentato, ne ho seguito con attenzione tutti i passaggi, anche a casa, quando tornavo dai seminari, e so che funziona... eccome se funziona! Molto ma molto più di quanto si può immaginare leggendo i bellissimi (e io direi unici) libri di Ponzetta. Lo vedo ogni giorno in me stessa e in tutte le persone che sono in contatto con me. La mia vita sembra essersi spostata al confine con la magia e con i miracoli. Potrei scrivere pagine e pagine intere raccontando quello che mi succede, ma credo che ognuno debba fare il proprio percorso con i propri tempi, trovando le proprie verità e solo dopo arrivare a cogliere le verità universali. Ed è solo questione di tempo, perché prima o poi tocca a tutti... anche se io direi che è meglio prima!
Redina Gega (istruttrice abilitata di Intuizione Illuminata)
Per approfondire:
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Una via neosciamanica: la via degli energizzatori |
VIDEO di Olistica.tv
Video benessere e meditazione
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By 1653739@aruba.it on
02/05/2008
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Nirava Dainotto è in Italia una delle più attive leadergroup di
seminari neosciamanici. L’abbiamo intervistata per capire cosa sono
l’energia, la passione; le differenze tra religione e spiritualità;
cosa fanno gli sciamani contemporanei e in particolare gli
Energizzatori.Nirava, tu stai portando avanti il lavoro di Frank Natale “la via degli Energizzatori”. Chi erano gli Energizzatori?
Gli Energizzatori erano i ministri del culto all’interno del movimento
spirituale della Dea, che ebbe origine prima degli albori della
cosiddetta civiltà, circa quarantamila anni fa.
Erano uomini e donne che, riappropriatisi della propria Passione,
contribuivano a risvegliarla negli altri. Erano Sciamani che,
attraverso l’intrattenimento, il racconto di storie archetipiche, l’uso
delle percussioni, il sesso, la saggezza divina, risvegliavano
l’energia e la vitalità nelle persone, provocando in esse autentiche
esperienze estatiche.
L’Energizzatore è il ribelle negato e ignorato nelle nostre anime, è la
Passione normalmente repressa, rifiutata, rinnegata o sperimentata dai
più solo come sesso frettoloso piuttosto che come Passione o gioia di
vivere.
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Gli Energizzatori oggi sono una espressione neosciamanica. Tendono a
reincarnarsi e a riemergere quando le credenze religiose e collettive
diventano esageratamente dogmatiche, represse nella paura. Noi stiamo
appunto vivendo in un periodo come questo: la maggior parte delle fedi
religiose non sono spirituali, ma piuttosto dogmatiche e controllate
dalla paura. |
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Le più importanti religioni monoteiste sono basate sulla combinazione
di paura e senso di colpa, che è poi la causa della loro popolarità.E che ci dici dei culti alternativi e dei nuovi movimenti spirituali?
Alcuni mistici contemporanei come J. Krishnamurti, Muktananda e Bhagwan
Shree Rajneesh, che non avviarono una vera e propria religione, furono
degli Energizzatori, in quando diedero inizio ad un flusso spirituale
di energia. Il rischio che si presenta sempre associato a questo tipo
di leadership è che i seguaci e i discepoli, generalmente, perdono la
connessione spirituale e quindi non continuano a guidare la gente verso
la sorgente di energia, ma piuttosto la portano verso le dualità
“giusto o sbagliato”, “buono o cattivo”, verso il dogma insomma. Così
si allontanano dai sentieri spirituali basati su sorgenti naturali
piuttosto che su sorgenti umane.
Questi sentieri spirituali, cosiddetti naturali, sono sempre stati
connessi alla Natura, e gli Energizzatori ne sono parte; essi ritornano
in questi tempi per risvegliare la nostra spiritualità attraverso la
connessione con la Natura, la Sorgente e attraverso la Passione.
La spiritualità come attività della nostra coscienza è un sentiero
appassionato, non è un qualcosa che si può fare a margine della nostra
vita: domina i nostri pensieri, le nostre azioni, il modo in cui ci
comportiamo ed in cui ci sentiamo.Dunque c’è una connessione tra passione, energia e spiritualità… e una differenza sostanziale tra spiritualità e religione…
Le persone appassionate sono generalmente persone spirituali, anche se non hanno aderito ad alcun sentiero religioso.
Non c’è bisogno del sentiero religioso; esso normalmente è limitante
perché ha dei confini, perché definisce il “giusto” e lo “sbagliato”.
La spiritualità si differenzia dalla religione anche perché crea
l’opportunità per la autorealizzazione e per l’illuminazione
dell’individuo.
Gli Energizzatori sono semplicemente il tramite per risvegliare l’illuminazione individuale.
Ogni Energizzatore ha la sua propria diretta ed individuale relazione
con lo Spirito. Questa relazione non dovrebbe mai essere messa in
discussione, né giudicata: nessuno può farlo, perché nessuno sa quale è
la altrui relazione con lo Spirito. Quando si comprende ciò, si
distruggono tutte le religioni esistenti. E ancora una volta possiamo
vedere una delle maggiori differenze tra religione e spiritualità;
avere la propria relazione individuale con Dio è un sentiero
spirituale, ma se la seguiamo nel contesto di una religione siamo
considerati sacrileghi e verremo scomunicati dalla chiesa e condannati
alla dannazione per l’eternità.
Questo perché andare direttamente verso Dio è considerato blasfemo,
significa eludere l’autorità degli anziani di quella religione e le
loro interpretazioni di ciò che accade.
La religione è l’interpretazione di qualcun altro di ciò che è
successo, non è la nostra, è qualcosa di dogmatico… Invece per gli
Energizzatori lo sciamano è soltanto responsabile, come anziano, della
relazione di ognuno con lo Spirito. Ma la relazione spirituale col
Divino rimane un affare individuale.
Sarebbe totalmente inappropriato se qualcuno venisse da ciascuno di noi
e ci dicesse se la nostra relazione con Dio è utile o no. Nessuno può
sapere quale sia la nostra esperienza di Dio, quale visione abbiamo
avuto, quali voci abbiamo sentito, nessuno lo sa, neanche uno sciamano.
Quindi è veramente importante comprendere che nessuno potrà mai mettere
in discussione o giudicare la nostra relazione con Dio neanche
all’interno del contesto degli Energizzatori.Mi sembra chiaro che gli Energizzatori sono dei ribelli...
Gli Energizzatori sono dei ribelli. La ribellione è intesa come
passione che, se non liberata dalle istituzioni dogmatiche religiose,
uccide l’illuminazione, uccide l’energia.
Ecco perché molto spesso si possono incontrare sciamani o Energizzatori
che sono dei ribelli contro gruppi particolari, o contro lo stato
attuale delle cose, o il sistema sociale ed economico di certe culture.
Gli Energizzatori hanno bisogno di essere ribelli contro tutto ciò che crea norme o regole che non sono salutari.
Essere ribelli significa distruggere, non significa ridipingere la
facciata dello stato esistente delle cose, ma ripartire dall’Energia e
dalla Sorgente.
Quando siamo in contatto con l’Energia, siamo in contatto con il piano
causale, non con la forma delle cose, e quando impariamo ad operare nel
piano causale diventiamo in grado di creare qualsiasi cosa… proprio
perché connessi con la Sorgente di tutto, che ci permette di creare
qualunque forma vogliamo.
Molti Sciamani, sia nel Sud America che in Nord America, generalmente
cantano, suonano uno strumento, dipingono, scolpiscono, cucinano, molto
bene fra l’altro; essi hanno tutte queste abilità che la maggior parte
delle persone fatica ad imparare. Sono persone veramente creative e
trovano molti modi per esprimere la loro creatività al di fuori del
lavoro sciamanico.
Qual è allora, in poche parole, l’effetto della presenza degli Energizzatori, sull’individuo e sulla società?
Gli Energizzatori sono coloro che fanno rinascere la spiritualità, il
che vuol dire che riportano la coscienza spirituale alla superficie.
Quando siamo coloro che fanno rinascere la spiritualità, siamo allora
connessi con l’origine ed i fondatori delle religioni; quando capiremo
ciò, allora realizzeremo che tutte le religioni sono state iniziate
dagli Energizzatori come Mosè, Gesù Cristo, Maometto, Buddha ed altri;
erano tutti ribelli, nessuno si conformava agli standard sociali del
proprio tempo.
(intervista tratta da Il ritmo della Vita, DVD di cui Nirava ...
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La Marcia Verso il Tibet riprende! |
IL BLOG DI PIERO VERNI
società & politica
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By Piero Verni on
28/04/2008 9.57
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Riprendiamo a pubblicare gli aggiornamenti sulla "Marcia verso il Tibet" dalla nostra corrispondente Karma C.
Nuova Delhi, 18 aprile 2008 (ore 22.00, locali)
Questa mattina alle nove, circa 120 marciatori si sono radunati nel cortile del Gurudwara (tempio della religione Sik) di Majnukatilla, il quartiere tibetano di Delhi, per cantare l´inno tibetano. Il morale dei marciatori è alle stelle e sono tutti felici ed eccitati all´idea che dopo più di un mese stia per ripartire la "Marcia Verso il Tibet". Si tratterà della terza fase della "Marcia". La prima si è conclusa il 14 marzo scorso quando l´iniziale gruppo di 100 marciatori venne arrestato nella cittadina di Dhera (Himachal Pradesh). La seconda fase è iniziata il 16 marzo a Dhera, nel momento in cui il secondo gruppo di marciatori si mise in cammino fino alla cittadina di Ahmedpur (Punjab) dove il 23 marzo venne annunciato che la "Marcia Verso il Tibet" si sarebbe fermata per circa un mese. E domani inizierà a Delhi la terza fase. Alle 10 di mattina i marciatori si riuniranno a Raj Ghat (il luogo in cui sono custodite le ceneri di Gandhi) per pregare e rendere omaggio al Mahatma. Subito dopo i responsabili delle 5 NGO´s che organizzano la "Marcia" terranno una breve conferenza stampa per annunciare ufficialmente l´inizio della terza fase e la nuova partenza. Per quanto riguarda ieri, la Tibetan Youth Congress ha organizzato la protesta contro la sfilata della torcia olimpica a Delhi. 403 militanti della TYC, tra cui una ragazza di non ancora diciotto anni, sono stati arrestati. Sono stati prelevati dalla polizia in varie parti di Nuova Delhi e rinchiusi in differenti stazioni di polizia. In quella di Mayapuri, su 86 imprigionati, un ragazzo ed una ragazza hanno riportato fratture multiple agli arti mentre 3 ragazze sono state picchiate. Il Tibetan Solidarity Committee ha organizzato la sfilata di una torcia della libertà, alternativa a quella ufficiale che ha riscosso un enorme successo.
Karma C. (corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: Il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Dossier Tibet (www.dossiertibet.it); Associazione Italia-Tibet (www.italiatibet.org); Il Sentiero del Tibet (www.ilsentierodeltibet.it); Giotibet (www.giotibet.com); Laogai Research Foundation Italia (www.laogai.org)
P.S.: è possibile aiutare il Tibetan People's Uprising Movement facendo una donazione a partire da questa pagina web: www.tibetanuprising.org
Per approfondire:
Guarda i video di Olistica.tv: > Diritti umani (free Tibet): Cinesi ammazzano tibetani
Leggi i blog di Olistica.tv: > Il blog di Piero Verni: Il Tibet, il satyagraha e l'insurrezione del Dalai Lama in Italia - Tibet: Rise up, Resist, Return
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Ma non era inutile manifestare? |
IL BLOG DI PIERO VERNI
società & politica
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By Piero Verni on
26/04/2008 9.24
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Ma non era inutile manifestare? Allora diamo un’occhiata ai fatti.
A metà gennaio 2008, sull’edizione telematica della rivista Nouvel Observateur, uno sconsolato Dalai Lama era costretto ad ammettere che i contatti tra i suoi inviati e i rappresentanti di Pechino erano finiti su di un binario morto. Aveva infatti rivelato che nel luglio 2007 l’ultimo infruttuoso incontro tra diplomatici tibetani e cinesi si era concluso con la seguente frase di uno di questi ultimi: “Non esiste alcun problema tibetano”.
Il 4 gennaio di quest’anno, cinque Organizzazioni Non Governative (ONG) tibetane lanciavano il “the Tibetan People’s Uprising Movement”, che riapriva con forza la battaglia per la liberazione del Tibet. organizzando la “Marcia Verso il Tibet” che sarebbe partita da Dharamsala, il 10 marzo. Da subito questa iniziativa incontrò il favore di un crescente numero di tibetani dell’esilio e suscitò grandi attese in Tibet. Tutti ritenevano che l’imminente apertura dei Giochi Olimpici fornisse un palcoscenico privilegiato per contestare il governo della Repubblica Popolare Cinese.
Tra gennaio e marzo, la preparazione della “Marcia Verso il Tibet” galvanizzò anche un buon numero di organizzazioni di sostegno al Tibet e di amici internazionali della causa tibetana. Per la prima volta, dopo tanto tempo, una ventata d’aria fresca e di entusiasmo attraversava un mondo che in termini di fiducia e attivismo aveva pesantemente risentito dell’annoso immobilismo del Governo tibetano in esilio (GTE).
Il 10 marzo la “Marcia Verso il Tibet” parte da Dharamsala e cattura immediatamente una straordinaria attenzione dei mass media di tutto il mondo. Le autorità tibetane assistono in silenzio al dispiegarsi di questa iniziativa che non vedono di buon occhio, timorose che possa irritare Pechino e vanificare del tutto anche quel poco che rimane di contatti con la Cina. Sempre il 10 marzo i monaci dei monasteri di Lhasa iniziano a manifestare contro la presenza cinese in Tibet venendo brutalmente repressi dagli squadroni della Polizia Armata.
L’11 e il 12 marzo, mentre in India continua la “Marcia Verso il Tibet”ed iniziano a diffondersi voci di un imminente intervento della polizia indiana per bloccarla, a Lhasa monaci di quasi tutti i monasteri scendono in piazza in un crescendo di proteste che iniziano ad allargarsi alla popolazione civile. La polizia interviene duramente caricando e, secondo alcuni testimoni oculari, sparando. Alla fine tutti i principali luoghi di culto della capitale tibetana vengono circondati e sigillati da un duplice cordone di sicurezza in modo che nessuno possa entrare o uscire.
La mattina del 13 marzo, gendarmi di Nuova Delhi arrestano tutti i marciatori, il poeta e noto attivista Tenzin Tsundu, più tre dirigenti delle organizzazioni responsabili della Marcia. La notizia ha un eco giornalistico eccezionale e suscita una profonda emozione ovunque. Mai, negli ultimi anni, la situazione tibetana aveva ottenuto un tale risalto.
Il 14 marzo a Dharamsala il professor Samdong Rinpoche, primo ministro del GTE, chiede ufficialmente che la “Marcia Verso il Tibet” termini per non violare le leggi indiane. Le cinque ONG non ascoltano questa richiesta e decidono di andare avanti con un altro contingente di marciatori. Tra l’altro, fanno notare come la loro iniziativa si collochi all’interno di una cornice rigorosamente non violenta sia per quanto riguarda i fini sia i mezzi e si richiami esplicitamente alla gandhiana “Marcia del Sale”. Infatti tra di loro le foto del mahatma sono numerose quanto quelle del Dalai Lama. Gli arresti, la resistenza passiva dei marciatori, la volontà di proseguire con altri volontari, la diffusione delle immagini attraverso centinaia di servizi televisivi... tutto questo provoca un vero e proprio “tsunami” di simpatia verso l’iniziativa e le cinque ONG sono sommerse da migliaia di messaggi di solidarietà che le esortano inoltre a non mollare.
Nelle stesse ore a Lhasa scoppia la collera dei tibetani e la città insorge. Migliaia di persone prendono possesso delle piazze della capitale e si scagliano contro tutti i simboli del dominio cinese sul Tetto del Mondo. Decine e decine di negozi dei coloni hui, paradigma dello sfruttamento coloniale, dell’emarginazione economica, dell’arroganza del potere, fanno le spese della frustrazione, dell’esasperazione, della disperazione, della rabbia accumulate dai tibetani in quasi sessant’anni di oppressione: sono distrutti o dati alle fiamme. Per molte ore gli insorti sono padroni di vaste aree di Lhasa. La Polizia Armata è costretta sulla difensiva e non ha il coraggio di avventurarsi nelle zone degli incidenti più gravi. Le immagini riprese dalle telecamere dei poliziotti e da quelle che controllano ogni crocevia della città, fanno il giro del mondo. Il Tibet, e quanto avviene a Lhasa e/o in India, è al centro dell’attenzione dei media e dell’opinione pubblica internazionale.
Il 15 marzo riprende, dal villaggio indiano di Dehra, la nuova fase della “Marcia Verso il Tibet” mentre a Lhasa continuano gli scontri e le manifestazioni. Dal tardo pomeriggio la Polizia Armata e l’esercito cominciano a ristabilire il controllo sulla città grazie a decine di autoblindo e numerosi carri armati. Viene lanciato un minaccioso ultimatum a chi resiste ancora. Dovrà arrendersi entro la mezzanotte del 17. Chi non lo farà sarà trattato “senza misericordia”.
Nei giorni seguenti a Lhasa si spengono i principali focolai della rivolta, ma insorgono decine e decine di località del Kham e dell’Amdo, oggi incorporate nelle province cinesi del Quingai, del Sechuan e del Gansu. A migliaia i tibetani scéndono in piazza sventolando la loro bandiera nazionale, chiedendo libertà e indipendenza. A Bora (area del Kham incorporata nel Gansu), un gruppo di uomini a cavallo entra nel villaggio, occupa la stazione di polizia, ammaina la bandiera rossa e la sostituisce con quella tibetana. E’ casualmente presente un cineoperatore che riprende tutto e quelle immagini hanno una copertura mediatica inimmaginabile.
La seconda metà di marzo e le prime settimane di aprile sono un incubo per il governo di Pechino, preso alla sprovvista da questo crescendo di problemi. Non solo da quanto succede in Tibet. Anche in India (dove la “Marcia” continua e i tibetani manifestano ovunque tentando in più occasioni di dare l’assalto all’ambasciata cinese di Nuova Delhi) e nelle principali città del mondo in cui si susseguono cortei, fiaccolate, comizi a favore della causa tibetana. A Vienna, un manifestante riesce a issare la bandiera del Tibet indipendente su di un balcone della legazione diplomatica (dopo aver strappato quella cinese). Ma soprattutto, per la prima volta nella sua storia, Pechino si trova a subire pressioni autentiche da parte di governi, parlamenti, uomini politici esteri che gli chiedono con una determinazione inusuale, di aprire al più presto negoziati con il Dalai Lama. Infine inizia la via crucis della povera fiaccola olimpica costretta a sfilare tra imponenti misure di sicurezza e, soprattutto a Londra e Parigi, duramente contestata da vaste folle che reclamano la libertà del Tibet (e degli altri territori occupati dalla Cina) oltre che il rispetto dei diritti umani, politici e sindacali.
Il governo cinese risponde con la repressione dura e attaccando violentemente il Dalai Lama definito “serpente dal morso velenoso”, “lupo travestito da monaco”, “reazionario mercante di schiavi” e accusato di essere l’ispiratore delle rivolte in Tibet. Per settimane questa è la posizione ufficiale di Pechino ma oggi, 25 aprile 2008, l’agenzia ufficiale “Nuova Cina” parla di imminente ripresa dei colloqui tra un inviato del Dalai Lama ed esponenti governativi cinesi.
Vedremo nelle prossime ore e nei prossimi giorni quale sarà l’effettiva portata di questa decisione. Se si tratterà, come mi sembra probabile, solo di un gesto propagandistico dettato dalla pressione internazionale e dal timore di un’ulteriore esplosione di Lhasa quando la fiaccola olimpica transiterà per il Tibet e la sua capitale (19, 20, 21 giugno), oppure se tutto quello che è successo ha in qualche modo incrinato le monolitiche chiusure degli autocrati di Pechino. Se ha prodotto una sia pur minima breccia in quella “muraglia” di alterigia, durezza, sicumera, arroganza, che da sempre li caratterizza.
Però una cosa è certa. Si trattasse anche solo di un gesto diversivo, di un espediente per riordinare le idee e uscire senza ulteriori ammaccamenti da quella che sempre più tende a prefigurarsi come una vera e propria “trappola olimpica”, la mobilitazione ha pagato. La lotta, il sacrificio, l’abnegazione di migliaia e migliaia di tibetani -dentro e fuori il Tibet- hanno pagato. Il coraggio di sfidare l’occupante cinese e di infliggergli un colpo duro, sia all’interno dei suoi confini sia fuori, ha pagato. E che sia stato un colpo duro lo dimostrano, non solo le dichiarazioni da poco battute da “Nuova Cina” ma anche e soprattutto il ricorso che Pechino è stato costretto a fare, obtorto collo, al nazionalismo. A quelle folle cinesi a cui si è chiesto di manifestare contro la “cattiveria” della stampa occidentale rea di difendere i tibetani, contro l’insulto portato all’immagine della Cina attaccando la fiaccola e facendola più volte spegnere a Parigi, contro i governi esteri rei di prendere le difese degli ingrati barbari del Tibet a cui la Cina ha regalato modernità e sviluppo economico. Si dovrebbe riflettere con attenzione su q ...
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Meditazione e psicologia ("il giudice interiore") |
VIDEO di Olistica.tv
Video benessere e meditazione
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By 1653739@aruba.it on
14/04/2008
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| La prima cosa che compare appena ti svegli è lui: il tuo giudice interiore. Appare
nella forma di un giudizio, una preoccupazione, una spinta o pressione
a fare, un biasimarti per qualcosa che hai fatto o pensato,
un'incertezza, ecc. Il giudice interiore è
quella presenza che non ti fa sentire in pace con te stesso, con ciò
che sei e con la tua esperienza nel presente. |
Il giudice interiore è impegnato costantemente a criticare, valutare, giudicare, paragonare e commentare sulla tua esperienza, te e tutto ciò che ti circonda.La presenza del giudice interiore è profondamente sottovalutata o addirittura negata nel tentativo di non sentire il dolore o l'ansietà che ci provoca (visto che di fatto il giudice è colui che dirige in maniera subconscia la maggior parte ella nostra vita).In molte tradizioni mistiche (Zen, Sufi, Advaita) l'evento Illuminazione coincide con la scomparsa/silenzio del giudice interiore ed il manifestarsi della conoscenza oggettiva di noi stessi e della realtà.Il Giudice Interiore è ben conosciuto anche nella tradizione psicanalitica classica col nome di Superego ed è l'introiezione dei genitori, i loro standard, divieti e speranze, codici morali e di comportamento.La funzione principale del giudice è di garantire la nostra sopravvivenza difendendoci contro il cambiamento e mantenendo lo status quo; fissando costantemente limiti e restrizioni all'esperienza, ricreando un'immagine di noi stessi rigida e ripetitiva. Esso fa sì che i limiti siano rispettati attraverso il senso di colpa, la vergogna, l'autopunizione, la mancanza di stima e di valore.I MESSAGGI FONDAMENTALI DEL GIUDICE SONO: "DOVRESTI ESSERE DIVERSO!" e "NON CAMBI MAI!"
In questo gruppo affronteremo: - Riconoscimento della presenza del giudice: i sintomi dell'essere sotto attacco, colpa, vergogna, shock, senso d'impotenza, incapacità di agire ecc. - Comprensione: perché il giudice esiste? Quale è la sua funzione? Realizzare con chiarezza che IL GIUDICE NON SONO IO! - Guarigione e integrazione: come uscire dal conflitto interno col giudice. Immagine di Sé e Spazio |
| Per crescere, per sentirci bene, per avere l'esperienza delle sottili manifestazioni della nostra Natura Essenziale abbiamo bisogno di una consapevole relazione con lo Spazio. Avrai notato forse che quando stai bene, quando ti senti in espansione, quando sei connesso con te stesso percepisci lo Spazio in modo diverso.Questa relazione tra Spazio (interiore/esteriore) e benessere è fondamentale e dipende dalla consapevolezza che abbiamo della nostra immagine di noi stessi e del suo rapporto con il Superego (giudice interiore).Uno dei compiti principali del giudice interiore è mantenere e sostenere una rigida immagine di noi stessi attraverso abitudini, giudizi, pregiudizi e meccanismi di difesa e di sopravvivenza. Questa immagine esiste come una collezione di confini psichici, emozionali e fisici che definiscono ciò che sonoIoe ciò che è l'Altro. Come mura di un castello esse proteggono e contengono ciò che èdentroe lo separano da ciò che è fuori.La nostra percezione dello Spazio, sia interiore che esteriore, e della realtà in genere è, quindi, condizionata da queste mura, da queste immagini e dal Superego.In questa sezione del percorso esploriamo:- Le immagini di noi stessi e del mondo che continuamente ricreiamo e come condizionano la nostra percezione della realtà e le nostre relazioni.- L'esperienza della fondamentale natura della mente e del cuore: Spazio privo di contenuto e pieno di consapevolezza, pace e silenzio.- Lo spostamento cosciente della nostra consapevolezza da pensiero/immaginazione a sentire/attenzione diretta. (di Avikal E. Costantino)
IL GIUDICE INTERIORE - CORSO DI CRESCITA PERSONALE Osho Campus di Povegliano (Vr) - 30 aprile/3 maggio - con Avikal E. Costantino Iscrizioni e informazioni: www.ilgiudiceinteriore.net - tel 045 6350786
Per approfondire:
:: dai blog di Olistica.tv ::
> il blog di Giacomo Bo
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Non fermate la Rivoluzione! |
IL BLOG DI PIERO VERNI
mondi orientali
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By Piero Verni on
13/04/2008 11.38
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Pubblico questo interessante articolo di Jamyang Norbu:
C’è un incubo ricorrente, ben noto nella psichiatria clinica, in cui il dormiente picchia un nemico ma non riesce a procurargli alcun danno. Più furiosamente si colpisce il nemico, con pugni o calci, più egli rimane esasperatamente illeso. In tutti gli anni in cui ho lavorato a Dharamsala mi è sembrato di combattere sotto il peso di una frustrazione e di una impotenza senza rimedio, spesso anche inutilmente. Sono certo che altri tibetani in Tibet e in esilio hanno provato gli stessi sentimenti. Ma ora sembra che noi ci stiamo finalmente svegliando da questo lungo incubo e cominciamo a comprendere che ciò che facciamo ha un effetto, questo fa la differenza; che noi possiamo sferrare un colpo - un duro colpo- contro il regime comunista cinese. E che anche se il nostro scopo comune dell’indipendenza del Tibet può non realizzarsi così presto come vorremmo, noi possiamo ora intraprendere dei passi concreti, fare sacrifici se necessario, per accelerare l’agenda della sua realizzazione. Come si può descrivere adeguatamente tutto quello che è accaduto (e sta accadendo) in Tibet? I media le hanno definite proteste, tumulti, dimostrazioni, disordini, perfino rivolte, termini forse adatti a descrivere un evento isolato ma completamente inadeguati a comprendere il significato della mega-esplosione del 10 Marzo di quest’anno. Si tratta di una rivoluzione. Niente di meno. Si consideri l’estensione degli eventi. Nel 1987-89, le proteste furono limitate a Lhasa e a qualche villaggio e monastero vicini ma quest’anno si sono estese fino alle lontane regioni orientali dell’Amdo e del Kham, all’interno delle province cinesi di Gansu, Sichuan e Qinghai. I nomi di questi aree critiche: Ngaba, Bora, Labrang, Mangra, Ditsa, Yulgan, Tsekhog, Tsoe, Palung, Chentsa, Rebgong, Kyegudo, Dariang, Sershul, Machu, Chigdril, Chone, Luchu, Ngaba, Serthar, Palyul, Tehor, Drango, Barkham, Tridu, Kanze, Lithang, Nyakrong e molti altri, lanciano la sfida. Porterò nella tomba la visione dei cavalieri (e ciclisti) di Bora che caricano. Nel Tibet centrale abbiamo avuto proteste e scontri a sakya, Shigatse, Samye, Toelung Dechen, Ratoe, Phenpo, Gaden, Medrogongkar, e altre aree non menzionate nel Tibet occidentale. Anche a Beijing e Lanzhou, in un mare di cinesi ostili, studenti universitari tibetani hanno organizzato coraggiosamente proteste e sit-in. Ovunque i tibetani sono venuti fuori sventolando la vecchia bandiera nazionale, gridando il loro impegno al Rangzen (indipendenza) e la loro devozione al proprio leader, il Dalai Lama. Anche dopo la repressione cinese e gli arresti di massa 30 monaci tibetani hanno protestato nel Jokhang davanti ai giornalisti stranieri condotti in tour di propaganda in città. Qualche giorno dopo, quando è la volta di funzionari governativi stranieri ad essere portati in un tour propagandistico della città, un’altra grande dimostrazione ha avuto luogo a Lhasa, nell’area di Ramoche. Inoltre ci sono state dimostrazioni, proteste, marce, e veglie da parte dei tibetani in esilio e dei loro sostenitori in quasi tutte le maggiori città del mondo. Sono state insolitamente vigorose, anche aggressive. Un tratto comune a questi eventi è stato quello di strappare la bandiera cinese dal pennone dell’ambasciata o consolato per sostituirla con quella nazionale tibetana. Ancora non ho potuto ottenere il video dello straordinario uomo-ragno tibetano che si è arrampicato con velocità e perizia sul muro dell’ambasciata cinese a Vienna e ha tirato giù l’odiata bandiera rossa. E questo ancora continua in Tibet e altrove. Molti tibetani in esilio a New York hanno abbandonato il proprio lavoro e stanno vivendo con i loro risparmi per consentire alle dimostrazioni e alle proteste di continuare. Domenica scorsa era ad un raduno organizzato dall’unico tibetano di Nashville, la capitale del Tennessee. Ero venuto giù dalla montagna in auto con la mia famiglia e gli amici e altri tibetani erano venuti – studenti, monaci e laici – guidando per molte ore dalla Georgia e dal Kentucky. Era rimarchevole la spontaneità di tutti. È vero, noi avevamo il comune obbiettivo delle olimpiadi di Pechino, ma ovunque i tibetani, a distanza di migliaia di miglia, sembravano operare su un’unica lunghezza d’onda. Alcuni dei nostri più ammirati amici del dharma direbbero che erano all’opera le nostre naturali abilità telepatiche ma Anne Applebaum, studiosa e giornalista vincitrice del premio Pulitzer (Gulag, a History), nel suo articolo del 18 Marzo sul Washington Post, fornisce una spiegazione più prosaica: telefoni cellulari. Per Applebaum gli eventi in Tibet rappresentano una manifestazione di una più ampia reazione delle “nazioni prigioniere”, uighuri, mongoli, tibetani, che si sollevano contro il dominio tirannico di un potere imperiale vecchio e straniero che ha oppresso a lungo i paesi e le società più piccole che lo circondano. Applebaum include in questa categoria anche nazioni indipendenti come la Corea del Nord e la Birmania, quindi, con grande esatezza, relega Kim Jong Il e la giunta militare birmana al ruolo di dittatori per procura di Beijing. Quasi a conferma della grande teoria della Applebaum, la Reuters riportava, solo pochi giorni fa, la notizia di grandi dimostrazioni avvenute nel Turkestan Orientale (Xinjiang). Sui fatti del Tibet la Applebaum conclude che se i leader cinesi “…non sono preoccupati dovrebbero esserlo. Dopo tutto gli ultimi due secoli sono pieni di storie di imperi forti e stabili rovesciati dai loro soggetti, indeboliti dai loro stati clienti, travolti dalle aspirazioni nazionali di piccoli paesi subordinati. Perché il 21° secolo dovrebbe essere diverso? Ieri, mentre guardavo un confuso video da cellulare di gas lacrimogeni che rotolavano nelle strade di Lhasa, non potevo evitare di chiedermi quando – forse non in questa decade, in questa generazione o neanche in questo secolo – il Tibet e i suoi monaci avranno la loro vendetta.” I tibetani, religiosi e laici, non sono un popolo vendicativo, ma non si accorderanno per niente di meno che un Tibet indipendente, ed io ho la sensazione che questo avverrà prima di quanto pensi la Applebaum. Ma Applebaum ha ragione su un punto, che questo è molto più di quanto la maggior parte della gente sia capace di comprendere. La leadership tibetana non sembra averlo compreso affatto. In un momento così profondamente storico, le azioni del governo in esilio di Dharamsala appaiono incomprensibili ed allarmanti. Il 17 Marzo il Dalai Lama ha convocato i capi delle cinque organizzazioni che si sono unite per creare il Movimento di Insurrezione del Popolo Tibetano ed organizzare le varie dimostrazioni in India e nel mondo ed hanno anche organizzato la marcia della pace verso il Tibet. Il Dalai Lama ordina loro di fermare la loro marcia verso il Tibet. Non solo gli organizzatori sono stati costretti a fermare la loro marcia verso il Tibet da tempo pianificata, ma l’ordine di H.H. sembra aver causato la rottura della loro alleanza. Ancora, obbedendo alle direttive del Primo Ministro Samdhong Rinpoche, il gabinetto ed il parlamento in esilio hanno creato uno speciale “Comitato di Solidarietà” per assumere la guida delle varie campagne ed attività sorte ovunque nel mondo. Sembra che membri del comitato abbiano avvicinato i leader e rappresentanti di questi movimenti ed organizzazioni per indurli a porre fine alle loro attività indipendenti per operare sotto la direzione del comitato stesso. Sembra che il comitato abbia messo in opera una sorta di strategia del “divide et impera”, interpellando separatamente le singole organizzazioni. I rappresentante di un gruppo di attivisti mi ha informato che un portavoce del comitato gli ha comunicato che la situazione in Tibet era così critica da costituire un’”emergenza nazionale”, perciò il governo in esilio aveva il diritto ed il dovere di prendere la guida di ogni attività di tutti i gruppi indipendenti i quali, d’ora in avanti, avrebbero dovuto fare solo ciò che il “Comitato di Solidarietà” avrebbe detto loro di fare. È ironico che le autorità comuniste cinesi stiano usando i medesimi argomenti cinici e stantii della “sicurezza nazionale” per giustificare la loro brutale repressione dei manifestanti tibetani in Tibet. Il governo tibetano dovrebbe comprendere che così sta violando i diritti dei singoli tibetani – in particolare i diritti di assemblea e protesta pacifica. Non può imporre brutalmente la sua volontà ma esso sta usando la coercizione e anche (oso dire) il ricatto emotivo e “spirituale”, sfruttando la devozione della gente verso il Dalai Lama. Anche il Primo Ministro Samdhong Rimpoche ha partecipato alla politica del “divide et impera” con un discorso tenuto attorno al 20 Marzo. Ne ho ascoltato un estratto su Radio Free Asia martedì 25. Si è profuso in copiosi elogi degli sforzi dei dimostranti in Tibet ma, stranamente, ha cominciato a criticare i manifestanti e gli attivisti in India e in occidente. Si è chiesto, in modo sarcastico, se quelle persone pensavano di poter fare di più di quanto il Dalai Lama aveva fatto, dirigendo le sue critiche in modo particolare al Tibetan Youth Congress. Sebbene non abbia mai nominato l’organizzazione, ha menzionato un’occasione in cui the T.Y.C. aveva organizzato una grande dimostrazione a Delhi contro i cinesi, circa un anno fa, in coincidenza con la presenza del Dalai Lama in città. Rimpoche ha chiesto irritato perché gli organizzatori abbiano scelto proprio il giorno in cui il Dalai Lama si trovava a Delhi. Avevano intenzione di sabotare ciò che il Dalai Lama stava facendo?
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Paris Brule? (la fiaccola fra Parigi e Tibet) |
IL BLOG DI PIERO VERNI
società & politica
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By Piero Verni on
08/04/2008 16.24
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Quella che nelle intenzioni di Pechino doveva essere una giornata gloriosa per il regime, una vetrina dei suoi successi commerciali e politici, un successo propagandistico senza precedenti (in barba a tutti quelli che ci propinano in continuazione la lezioncina retorica dello sport che non deve essere politicizzato), si è trasformata qui a Parigi nella più nera delle <i>débâcles</i>. La torcia olimpica costretta a sfilare tra due ali di cellulari di poliziotti in una Parigi in stato d’assedio, due volte spenta e fatta salire su un pullman per proteggerla dalla collera dei manifestanti pro Tibet e dei militanti di <i>Reporter Sans Frontières</i> (RSF). Quello che era stato previsto come il momento principale dell’evento, la cerimonia all’Hôtel de Ville alla presenza dell’ambasciatore cinese, del sindaco di Parigi e di vari notabili del carrozzone olimpico, annullato perché i consiglieri comunali ecologisti avevano esposto alle finestre del Municipio una bandiera tibetana e il drappo nero con le cinque manette al posto dei cerchi olimpici di RSF. La torcia definitivamente spenta e fatta arrivare sul pullman alla sede del <i>Comité National Olympique et Sportif Français</i> (CNOSF), nei pressi dello stadio di Charléty per un’ultima, frettolosa cerimonia di commiato. Come scrive questa mattina (8 aprile) il quotidiano <i>Liberation</i>, “La tappa parigina della torcia olimpica è stata un vero fiasco (per gli organizzatori) e una grande vittoria per tutti gli oppositori del regime di Pechino”. Ma vediamo come è andata la giornata di ieri momento per momento.ore 07,30: Parigi è bianca sotto un velo di neve caduta nella notte ma si è alzato un vento gelido e in cielo le nuvole già cominciano a scompattarsi facendo apparire larghe chiazze di blu che lasciano ben sperare nella clemenza del tempo. ore 08,30: Lascio il mio albergo per andare a fare colazione alla <i>Coupole</i> e vedo che tutti chioschi dei giornali di Boulevard du Montparnasse hanno esposto il numero odierno del quotidiano <i>Liberation</i> che ha l’intera prima pagina occupata dal disegno delle cinque “manette olimpiche” e una grande scritta, “Libérez les JO” (Liberate i giochi olimpici). Mi sembra un buon segno. In Francia la cultura di sinistra, anche di quella più radicale, si è spesa molto nella polemica contro Pechino, soprattutto dopo le manifestazioni in Tibet dei giorni scorsi a cui, proprio <i>Liberation</i> ha dedicato ampio spazio.ore 10,30: Prendo un taxi per andare alla Esplanade du Trocadéro dove è previsto il principale concentramento della manifestazione contro la torcia olimpica. Chiedo alla tassista di passare il più possibile vicino alla Torre Eiffel perché voglio dare un’occhiata al luogo da dove avrà inizio il percorso della torcia. Ci siamo da poco lasciati alle spalle il quartiere di Montparnasse e già alla fine di Boulevard Raspail si inziano a vedere colonne di cellulari di CRS e centinaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa. Man mano che il taxi si avvicina alla Torre Eiffel, Parigi assume sempre più l’aspetto di una città in stato d’assedio. All’altezza della Torre tutte le strade sono bloccate e transennate. Nessuno può avvicinarsi se non facendo un tortuoso percorso obbligato. Fermo il taxi e scendo per andare a vedere cosa succede, tanto il Trocadéro è dall’altra parte della Senna e basta attraversare un ponte per raggiungerlo. Mi incammino seguendo le indicazioni dei gendarmi e comincio a vedere gruppi di cinesi, per lo più giovani, che stanno arrivando. Molti portano la bandiera rossa della Repubblica Popolare e qualcuno l’ha anche pitturata sulla faccia. Per lo più danno l’impressione di essere distratti e annoiati. Sembrano più “cammellati” dalla loro ambasciata che venuti per intima convinzione. Con le dovute eccezioni, ovviamente. Sotto la Torre Eiffell sventolano altre bandiere rosse e un gruppo folclorico percuote tamburi al cui suono danzano un paio di dragoni dal manto giallo. Al limitare meridionale del Campo di Marte (il grande Parco situato tra la Torre Eiffel e l’<i>Ecole Militaire</i>, un piccolo gruppo di militanti pro Tibet viene spintonato e bruscamente allontanato da una decina di CRS manganello alla mano. ore 11,00: Mi incammino alla volta dell’Esplanade du Trocadéro e la cosa si rivela complicatissima. Tutti i ponti che portano sulla riva destra della Senna sono sbarrati e presidiati da CRS. In realtà l’intero lungosenna è una interminabile fila di poliziotti. Finalmente, riesco a trovare un ponte non sbarrato e ad attraversare il fiume. Ma anche dall’altra parte la situazione non cambia molto. Ovunque divieti e CRS che sbarrano la strada. La scalinata che porta al Trocadéro è completamente chiusa e presidiata da decine di reparti di polizia già con gli scudi ai piedi e il casco alla cintura. Altro percorso tortuoso ed obbligato (in salita per di più) e finalmente riesco a mettere piede sulla sospirata Esplanade.ore 12,00: Sudato (quando il sole si fa largo tra le nuvole e il vento scema, la temperatura sale bruscamente), arrivo finalmente a destinazione. Il colpo d’occhio, come si suol dire, è notevole. Un mare di bandiere (moltissime tibetane, ma anche quelle celesti con la mezzaluna bianca del Turkestan orientale e qualcuna perfino del Vietnam del sud dal momento che la comunità dei profughi vietnamiti ha aderito alla manifestazione), striscioni (tra i quali spicca quello blu con ideogrammi oro del Partito Democratico Cinese) e tanta gente. Tremila, forse quattromila persone. Numerosi i tibetani ma quello che mi colpisce sono i giovani parigini. Veramente tanti, per lo più liceali. Decisi, entusiasti a gridare a muso duro, <i>Libérez le Tibet</i> e <i>Sarkò boycott</i>. Sarà il quarantennale del ’68, qui ricordato da tutti i giornali e da un’alluvione di libri, ma sembrano scene da “maggio francese pro Tibet”. ore 12,30: Dal limitare dell’Esplanade, oltre non possiamo andare nemmeno noi giornalisti bloccati dal muro di poliziotti, riusciamo a intravedere un movimento sotto la Torre Eiffel che ci indica che la torcia è partita. Arriva subito una telefonata per dirci che un piccolo gruppo di tibetani che tentava di avvicinarsi alla torcia è stato caricato dalla polizia. Qui al Trocadéro iniziano i discorsi di vari esponenti politici e dei rappresentanti delle comunità (tibetana, uigura, vietnamita e taiwanese) che hanno indetto la manifestazione. ore 12,45: Ci giungono notizie che lungo il percorso della torcia sono cominciati gli attacchi di piccoli “commando” di manifestanti anti Pechino. Un gruppo più consistente è riuscito ad avvicinarsi al percorso subito dopo la Torre Eiffel ed è stato caricato dai CRS. Militanti di RSF che distribuivano bandierine con le “cinque manette olimpiche” sono stati fermati dalla polizia.ore 13,00: Lungo il percorso della torcia inizia il caos. Nonostante l’ingente (si parla di quasi quattromila poliziotti) spiegamento, le forze dell’ordine non riescono a garantire un ordinato procedere della torcia. E’ un continuo succedersi di assalti, cariche, arresti. Fermata e interrogata anche Mireille Ferri, vicepresidente Verde del Consiglio Regionale dell’Ile de France. Si stava dirigendo verso la torcia munita di un estintore! Alla fine della giornata si conteranno una trentina di fermi.ore 13,09: Qui al Trocadéro arriva la notizia che in seguito ai numerosi incidenti, la fiamma è stata spenta dagli organizzatori e fatta salire su un pullman insieme ai tedofori. Il percorso a piedi è interrotto. L’entusiasmo è ovviamente alle stelle. Le grida e gli slogan ritmati (soprattutto <i>Libérez le Tibet</i>) impediscono di sentire la voce degli oratori che continuano ad alternarsi sul palco.ore 13,30: il tedoforo tennista Arnaud di Pasquale attende invano il passaggio della torcia rimasta blindata dentro il pullman che prosegue circondato da centinaia di CRS a piedi e sui mezzi.ore 13,40: Un enorme drappo nero con le ormai famosissime “manette olimpiche” viene esposto al primo piano della Torre Eiffel da militanti di RSF. Approfittando di un attimo di distrazione dei gendarmi di guardia, tre uomini hanno scalato l’edificio ed esposto il drappo. Poi si sono incatenati per rendere più difficile la rimozione del drappo da parte dei pompieri.ore 14,00: La torcia viene riaccesa e si tenta di riprendere il percorso a piedi ma la situazione è tesissima e gli organizzatori temono altri attacchi da parte dei manifestanti. ore 14,15: Durissima dichiarazione sull’operato della polizia e sul “blindaggio” (<i>bunkérisée</i> il termine usato) di Parigi, rilasciata dal deputato (UMP) e presidente del gruppo Tibet al parlamento francese Lionnel Luca.ore 14,20: Altro tentativo di assalto alla torcia da parte di una decina di persone nei pressi di Quai Saint-Exupéry nel 16° arrondissement.ore 15,40: La torcia arriva in Place de la Concorde dove aver sfilato sugli Champs Elysées in mezzo a contestazioni di manifes ...
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