Search  
Wednesday, March 10, 2010 ..:: Home ::..   Login

comunicazione-magia.jpg

Video e blog di Olistica.tv: scegli una data e guarda il post del giorno!


Clicca qui sotto sul blog che preferisci, esplora le sezioni dei video e dei blog e poi scegli!




meditazioni-guidate.gif




Voce
Transurfing
Tony Robbins
Olistica-pubblicità
Tibet
sito Nirava 2009
Most recent blog entries
Il Dalai Lama e la scienza della meditazione
RICERCHE DI VITA (il blog di Giacomo Bo) Meditazione e Ricerca Spirituale By Giacomo Bo on 16/06/2008 11.46
Proponiamo questo interessante e sempre attuale articolo di Rasoul Sorkhabi sul Dalai Lama e la scienza della meditazione.

Gli effetti della meditazione sulla salute del corpo e della mente. Confronto tra Dalai Lama e neuroscienziati.

La meditazione non è una scienza. Non lo è nello scopo, né nella pratica. Chi medita lo fa perché ritiene sia una pratica utile, non certo per fare un esperimento scientifico. Il mistero della meditazione non può essere espresso ne tanto meno analizzato e spiegato da scienziati.

Quello che si sperimenta durante una seduta di meditazione, così come accade per una composizione musicale o un momento d’amore, può essere solo provato per esperienza diretta. Ciononostante gli effetti della meditazione sul corpo e la mente possono essere indagati dalla scienza. Questo è ciò che potremmo chiamare la “Scienza della Meditazione”, definizione che, per quanto possa sembrare assolutamente ovvia, è per molti un’affermazione azzardata perché non tutti gli scienziati ritengono utile parlare con monaci, monache e mistici.
Per fortuna, le cose stanno lentamente cambiando e oggi sempre più medici, neurologi e psicologi si confrontano con gli esperti in materia di spiritualità.
Un momento molto positivo di questo dialogo tra scienza e meditazione si è svolto durante la “Conferenza sugli studi della mente: la scienza e le applicazioni cliniche della meditazione”, tenuta lo scorso novembre dal Dalai Lama a Washington DC.

Le pratiche meditative sono onorate da molto tempo in Oriente, come dimostrano le statue, risalenti a 4.000 anni fa, raffiguranti un personaggio seduto a gambe incrociate in meditazione ritrovate nella Valle dell’Indo. Da sempre, gli insegnamenti indù, buddisti e jainisti, sviluppati in India, danno grande valore alle pratiche meditative come percorso per la pace della mente, l’etica del comportamento, la salvezza dalle sofferenze e la comprensione della verità.
Il buddismo in particolare ha sviluppato un elaborato corpo di conoscenze psicologiche anche grazie all’arricchimento ricevuto in seguito alla sua diffusione in altri paesi asiatici, dal vicino Sri Lanka fino al Giappone dell’Estremo Oriente, e anche perché si è concentrato sullo sviluppo della mente umana piuttosto che filosofeggiare e glorificare un dio creatore. Ciononostante solo da poche decadi la scienza sta prestando la dovuta attenzione a questa elaborata psicologia nata 2.500 anni fa.

Alan Wallace, noto studioso di buddismo tibetano, intervenuto alla conferenza di Washington del 2005, ha sottolineato come la prima area d’investigazione della ricerca scientifica nell’Europa del XVI secolo non è stata la mente umana, ma i pianeti e le stelle, insomma gli oggetti più distanti dall’uomo, mentre la scienza moderna si è concentrata a lungo sullo studio di strumenti scientifici, esperimenti di laboratorio, matematica, fisica e pensiero razionale per studiare il mondo fisico, tant’è vero che tra lo sviluppo dell’astronomia e quello della psicologia vi è un ritardo di circa tre secoli. Anche quando, all’inizio del ‘900, la psicologia è stata riconosciuta come scienza, la scuola di pensiero dominante fu per decenni il comportamentalismo, quindi la comprensione del comportamento, piuttosto che lo studio della coscienza umana e della natura dei processi mentali.

Una tappa importante del processo di dialogo tra scienziati ed esperti di buddismo, è stata sicuramente la "Conferenza su mente e vita", svoltasi nel 1987 a Dharamsala, la città indiana dove vive in esilio il Dalai Lama. Negli anni seguenti, quell’incontro è cresciuto d’importanza fino a diventare un appuntamento internazionale che ogni anni coinvolge un gran numero di scienziati.
L’incontro di Washington del 2005 è stata la tredicesima edizione del simposio e la seconda aperta al pubblico. Durante il volo con cui mi recavo all’incontro, ho iniziato a leggere "A User’s Guide to the Brain" (Guida al cervello per l’utente, N.d.T.) di John Ratey, che scrive: “Il cervello non è un computer che esegue semplicemente programmi geneticamente predeterminati, né un vegetale passivo vittima delle influenze ambientali che lo condizionano. Geni e ambiente interagiscono modificando continuamente il nostro cervello dal momento in cui siamo concepiti fino al momento in cui moriamo. E noi, i proprietari (per quanto ce lo consentono i nostri geni) di questo cervello, possiamo modificare attivamente il modo in cui si sviluppano i nostri corpi per tutto il corso della vita”.
Per tre giorni, dall’8 al 10 novembre, io e migliaia di medici e studenti di meditazione abbiamo appreso i risultati delle ultime ricerche presentati da vari operatori, dove si dimostrava in che modo la meditazione influenza positivamente, attraverso un’azione sul cervello, la salute mentale e fisica dell’uomo.
In particolare, sono rimasto colpito da tre aspetti discussi durante la conferenza che riguardavano la neuroplasticità, la sincronizzazione neurale e la terapia basata sulla “Attenzione consapevole”.

Neuroplasticità
Il cervello è composto da circa cento miliardi di neuroni o cellule celebrali, che sono in costante comunicazione l’una con l’altra attraverso impulsi elettrici e l’azione di alcune sostanze chimiche, note come neurotrasmettitori.
Il cervello però non è una “macchina muscolare” predisposta per eseguire compiti e comportamenti fissi. Ricerche ed osservazioni recenti hanno dimostrato che esso è più plastico di quello che si riteneva fino a qualche anno fa, tanto da assegnare compiti in precedenza eseguiti da un certo gruppo di cellule, poi danneggiate, a un nuovo gruppo di neuroni sani.
Alcuni studi recenti indicano anche che il cervello può produrre nuovi neuroni dalle cellule staminali. “Grazie proprio a questa plasticità – ha sottolineato il dottor Richard Davidson della University of Wisconsin nel suo intervento alla conferenza – virtù come la compassione o il perdono possono essere apprese attraverso l’allenamento mentale”. E sempre Davidson ha rimarcato come le cure dei genitori, la musica, l’esercizio fisico e la meditazione giochino ruoli chiave nella regolazione delle nostre emozioni. L’allenamento della mente (lo-jong in tibetano) è il fondamento del sentiero buddista e le ricerche di neuroplasticità giungono a sostenere l’utilità della meditazione nel sostituire, a livello mentale, emozioni negative come l’odio, con emozioni positive come la compassione.

Sincronizzazione neurale
Wolf Singer e i suoi colleghi del Max Planc Institute of Brain Research in Germania, hanno scoperto che per eseguire un compito come per esempio la visione, il cervello non segue un sistema gerarchico centralizzato, ma piuttosto i neuroni responsabili della funzione si “accendono” simultaneamente e battono con lo stesso ritmo che si riscontra essere quello delle onde gamma del cervello (oscillazioni a 40 cicli al secondo).
In altre parole, i processi mentali sono distribuiti su tutto il cervello, ma quando questo è stimolato a concentrarsi su un dato oggetto o soggetto, vari processi mentali si collegano per fornire una risposta preferenziale all’oggetto o soggetto al centro dell’attenzione. La sincronizzazione neurale è una delle scoperte più significative della moderna neuroscienza.
Nel suo best-seller, "The Astonishing Hypothesis: The Scientific Research for the Soul" (La sorprendente ipotesi: la ricerca scientifica dell’anima, N.d.T.) il premio nobel Francis Crick ha parlato della sincronizzazione neurale come di una chiave importante nella comprensione della nascita della coscienza.
Da parte sua, nell’intervento tenuto alla conferenza, il dottor Wolf Singer ha suggerito che la meditazione può migliorare l’efficienza della sincronizzazione neurale rafforzando la capacità di attenzione e concentrazione.

Attenzione consapevole&l ...
Comments (0) More...

Jung, la psiche umana e la morte
VIDEO di Olistica.tv Video benessere e meditazione By 1653739@aruba.it on 31/05/2008
 



Il celebre psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, fondatore della psicologia analitica, spiega una saggia visione della vita e della morte, alla luce della psicologia della mente umana.


Per approfondire:


:: dai video di Olistica.tv ::

> U.G. Krishnamurti: "Il corpo non muore mai"

:: dall'Enciclopedia olistica ::

> Carl Gustav Jung

:: Dall'Antologia olistica ::
> Carl Gustav Jung: l'ombra e la gnosi (di Walter Catalano)


Libri:


Tipi psicologici (di Carl Gustav Jung)

Comments (0) More...

Diario della Marcia sul Tibet -2 (3a fase)
IL BLOG DI PIERO VERNI società & politica By Piero Verni on 24/05/2008 10.47

Banspatant, Uttarkhand, 23 maggio 2008 (ore 16.30, locali)


"Situazione improvvisamente tesa. Ieri i marciatori erano partiti ed avevano percorso 19 chilometri giungendo nel piccolo villaggio di Banspatan. Ad un certo punto è arrivato un piccolo gruppo di poliziotti che ha iniziato a fare dei controlli. Un video giornalista norvegese che era presente ha iniziato a filmare. A questo punto i funzionari di polizia gli hanno prima intimato di smettere minacciando di confiscargli la telecamera e poi, visto che lui protestava, lo hanno fermato e condotto al commissariato del villaggio di Berinag nel distretto di Pithogar. Dopo alcune ore, visto che il reporter non tornava al campo, Tenzin Tsundue e Lobsang Yeshi sono andati a vedere cosa stesse succedendo. Ma neanche loro sono ritornati. Questa mattina due dirigenti delle 5 ONG sono, a loro volta, andati a controllare la situazione ma non hanno fatto ancora ritorno al campo. Non si capisce bene cosa stia succedendo. Probabilmente tutto si risolverà nelle prossime ore ma è comunque una situazione poco chiara. Fate circolare più che potete la notizia. Io, compatibilmente con gli enormi problemi di comunicazione che ho, cercherò di tenervi tempestivamente aggiornati".


Seraghat, Uttarkhand, 19 maggio 2008 (ore 20.00, locali)


Anche oggi Karma ha difficoltà per le comunciazioni via SMS; mi ha quindi telefonato per dirmi che: "I marciatori sono ancora fermi a Seraghat e gli organizzatori continuano a dialogare con la polizia perché non frapponga ostacoli alla continuazione della 'Marcia Verso il Tibet'. La richiesta è che sia permesso di continuare almeno fino al passo Darchu-la passando per un territorio in cui non vi sono restrizioni di circolazione e non sono richiesti particolari permessi di ingresso; dopo il passo inizia una 'restricted area' dove per entrare si deve avere uno speciale permesso. Adesso dobbiamo riuscire a strappare alla polizia il consenso a partire da qui, poi una volta arrivati a questa 'restricted area', vedremo il da farsi. Se ho ben compreso dovrebbe distare poco più di un centinaio di chilometri. Comunque l'intenzione degli organizzatori e di tutti i partecipanti alla 'Marcia' è quella di raggiungere il confine ed entrare in Tibet. Come ho già scritto ieri, costi quel che costi. Ritengo che non sarà facile. In ogni caso l'atteggiamento dei poliziotti non è ostile. Sono disponibili al dialogo e mi pare vogliano evitare in tutti i modi un'azione di forza con fermi ed arresti. Hanno però intensificato i controlli dei documenti. Io devo scendere ad Almora per telefonare e incontro diversi posti di blocco. La mia impressione è che si aspettino l'arrivo di altri marciatori (tibetani ma anche occidentali) e non gradiscano affatto l'idea. Sto cercando di trovare il modo per comunicare con qualche telefono portatile ma non sembra essere per nulla facile. Spero di trovare una soluzione al più presto anche perché fra qualche chilometro termina la strada asfaltata e la 'Marcia' dovrà inoltrarsi nelle foreste himalayane e quindi non avrò più la possibilità di trovare cabine o posti telefonici."


Seraghat, Uttarkhand, 19 maggio 2008 (ore 24.00, locali)


Come temuto, nell'area montana in cui si trova adesso la Marcia Verso il Tibet, i telefoni portatili hanno molti problemi di ricezione quindi oggi Karma non è stata in grado di inviarmi SMS ma ha solo potuto telefonarmi da una cabina pochi minuti fa, ecco in sintesi quanto mi ha detto: "I marciatori sono fermi nell'area di Seraghat perché pochi chilometri più avanti c'è un ingente schieramento di polizia intenzionato a bloccare la Marcia; da diverse ore i dirigenti delle 5 ONG stanno trattando con la polizia perché consenta alla Marcia di proseguire. Io sono arrivata ieri mattina e ho trovato la gente che avevo lasciato poche settimane fa, altrettanto determinata ad andare avanti ed entrare in Tibet. Costi quel che costi. Sono in molti ad essersi lasciati dietro le spalle quel poco che avevano ed ora sono pronti anche a sacrificare le loro vite per libertà del Tibet. L'altro ieri c'è stato un violento temporale che ha causato non pochi problemi logistici ma adesso il tempo è tornato abbastanza sereno e fresco. Certo si dovrà cominciare a pensare a come affrontare le violente piogge monsoniche che fra poche settimane cominceranno a devastare queste regioni dell'India. Ma a questo si penserà in un secondo momento. Adesso l'importante è convincere la polizia a levare il blocco e lasciare passare i marciatori. Compatibilmente con le possibilità di comunicazione vi terrò informati di quanto accadrà."


Karma C. (corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: Il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Dossier Tibet (www.dossiertibet.it); Associazione Italia-Tibet (www.italiatibet.org); Il Sentiero del Tibet (www.ilsentierodeltibet.it); Giotibet (www.giotibet.com); Laogai Research Foundation Italia (www.laogai.org)

P.S.: è possibile aiutare il Tibetan People's Uprising Movement facendo una donazione a partire da questa pagina web: www.tibetanuprising.org

Per approfondire:

Guarda i video di Olistica.tv:

> Diritti umani (free Tibet): Cinesi ammazzano tibetani

Leggi i blog di Olistica.tv:
> Il blog di Piero Verni

Comments (0) More...

Il filosofo è padrone della sua vita (G.Bruno)
VIDEO di Olistica.tv Video musica, arti, trance By 1653739@aruba.it on 16/05/2008




Dal film capolavoro di Giuliano Montaldo, Giordano Bruno (1973), con Gian Maria Volontè, un discorso sull'uomo, la filosofia e il potere di disporre della propria vita.


Per approfondire:


:: dall'Enciclopedia olistica ::

> fisica quantistica



Libri e DVD


DVD - Giordano Bruno (di Giuliano Montaldo)



Il primo libro della Clavis Magna (di Giordano Bruno)


Il secondo libro della Clavis Magna (di Giordano Bruno)


Il terzo libro della Clavis Magna (di Giordano Bruno)


Il quarto libro della Clavis Magna (di Giordano Bruno)



Altri libri di Giordano Bruno


 
Comments (1)

L’Intuizione Illuminata
VIDEO di Olistica.tv Video benessere e meditazione By 1653739@aruba.it on 15/05/2008
logointuizioneilluminata.jpg
Pubblichiamo l'articolo della dottoressa Redina Gega, psicologa e ipnoterapeuta, a proposito del metodo Intuizione Illuminata.

Cosa stavo cercando quella notte in internet, quando capitai sul sito di Fabrizio Ponzetta? Non lo ricordo... ma so che in poche parole, in poche frasi, trovai ciò che volevo: spulciando tra i suoi ebook ebbi l’impressione che in quelle righe fosse racchiuso un segreto. Un prezioso segreto per farmi uscire dalla situazione in cui mi trovavo. Quale situazione?
Io: un bel lavoro, due figli meravigliosi, un uomo che mi ama, una bella casa in centro e tanti amici, ma anche la ricerca di qualcosa di più, indefinibile, chissà che cosa... una risposta, un Dio forse... mi avevano insegnato che era lì fuori di me, in alto, grande e che se lo avessi trovato sarei stata felice. E tante domande: “Cos'è questa vita?”; “Tanto tutto finisce, non vale la pena di darsi da fare per nulla...”; “Che ci faccio qui?”; “Chi sono io per aiutare gli altri con la mia professione di psicologa?”; “Ognuno ha la propria verità”...

Oltre ai libri, fui felicemente sorpresa dai seminari di Fabrizio Ponzetta (l’Intuizione Illuminata, di cui ora sono istruttrice abilitata), dove ho scoperto nella pratica ciò che già sapevo nella teoria: la verità e la felicità sono dentro di noi e per trovarle sono sufficienti semplicemente silenzio e molta attenzione.
I seminari di Intuizione Illuminata sono stati un viaggio alla riscoperta di me stessa, che mi ha portato alla tanto ricercata integrazione tra desideri materiali e pace interiore.
Subito dopo aver partecipato al primo seminario di Intuizione Illuminata, sentivo che stava succedendo dentro di me qualcosa di profondo e significativo. Per 15 anni avevo partecipato a corsi, seminari, master ecc., dove avevo imparato molte cose, ma questo metodo aveva qualcosa di più. Fabrizio Ponzetta ha avuto veramente l'Intuizione "Illuminata" di mettere insieme diversi tipi di meditazione per trovare in quello spazio di vuoto i nostri veri desideri, e, solo dopo, usare le più avanzate tecniche di PNL ed ipnosi che aiutano a realizzarli.

È stato incredibile quando i desideri, come per magia, hanno cominciato a realizzarsi, semplicemente facendo chiarezza e portandovi attenzione.

Rimasta colpita dai miei cambiamenti, ho partecipato ad un secondo e ad un terzo seminario di Intuizione Illuminata ed era sempre un crescente di nuove intuizioni e di nuovi desideri soddisfatti.

Credevo di desiderare certe cose, ma poi era altro ciò che davvero mi serviva.
Volevo cambiare me stessa, ma ho finito per amarmi così come sono; avevo cercato di cambiare il mondo, ma era già perfetto; desideravo aiutare gli altri a trasformarsi, ma mi sono accorta che erano belli così com'erano e ho finito per innamorarmi di tutti e di tutto, benedicendo ogni momento della mia vita. Forse è questa la felicità! Ho tutto dentro di me, e questa consapevolezza mi fa sentire sicura, capace di tutto; mi sento piena d'amore per me e per gli altri, ho la sensazione di traboccare d'amore.
Ogni attimo della mia vita, ogni persona, ogni gioia e ogni avversione o difficoltà sono diventati opportunità di trasformazione e tutto ha una sua ragione d'essere, anche se inizialmente può apparire difficile capire il perché.

Così, una sera, ho avuto la sensazione di essermi tolta un velo dal viso, come se un pezzo di cielo si fosse squarciato, e sorridendo osservai il mondo, gli altri e me stessa amorevolmente, come quando guardi un bambino che gioca e va bene così com'è e ciò che fa è giusto. Finalmente vedevo: ho avuto l'impressione di percepire il mondo oltre tutte le illusioni.

E qui la ricerca è finita. Ora non cerco più niente, semplicemente vivo ogni momento come se fosse l'unico, l’irripetibile che diventa magicamente infinito. Ecco quel Qui e Ora di cui tanto si parla, ma che adesso posso vivere. È diventato mio, come tante altre intuizioni che ho avuto lungo questo cammino. Prima le avevo lette sui libri, le conoscevo in teoria, mentre adesso mi appartengono; è come quando guardi un bel piatto pieno e appetitoso, ma ti limiti a osservarlo, ed è solo quando lo mangi che diventa tuo, lo assimili. Questa è la vera conoscenza.

Ma tutte queste comprensioni, intuizioni, ricerche, dove mi hanno portato? Che cosa mi hanno fatto capire di questa vita?
Una cosa semplice ma grande.
Mi sono ritrovata a tornare bambina, quando io e gli altri bambini giocavamo fingendo che il gioco fosse vero, ma sapevamo che era solo una recita e ci divertivamo. Si giocava a fare la mamma, si giocava con i soldatini, i buoni e i cattivi, e gli altri giochi, come costruire qualcosa, fare una gara, superare qualche difficoltà (saltare, nascondersi ecc.). Giocando eravamo totalmente immedesimati, vivevamo forti emozioni, come se tutto fosse vero, ma non c'era la paura di non riuscire, non c’erano limiti all’immaginazione e alla creazione di nuovi giochi. E soprattutto era sempre presente la consapevolezza di essere in un gioco, la certezza che si poteva sempre cambiare, creare, scegliere di comportarsi in un modo o in un altro.

Wow... dopo tanti anni di tensioni e difficoltà, mi sembra di essermi svegliata da un sogno per scoprire che la vita è un gioco!
Sì, vivere la vita in ogni attimo, momento per momento, intensamente, passionalmente ma con la consapevolezza di essere Uno che OSSERVA e sa che tutto è un gioco. Semplicemente essere ATTENZIONE, ATTENZIONE, ATTENZIONE che OSSERVA e non si identifica con niente.

Rimasta a dir poco stravolta e piena d’entusiasmo per questo metodo, ho deciso di insegnarlo agli altri. Mi sentivo pronta, con una buona preparazione teorica e un’esperienza di 10 anni da psicologa e psicoterapeuta in ipnosi eriksoniana; e, soprattutto, avevo vissuto la trasformazione personale che andavo ad insegnare. Una completa sintesi tra sapere ed essere. Tutto quello che negli anni avevo letto, e molto di più, era come entrato, sceso dentro di me e ormai mi apparteneva definitivamente.

Il "vero" desiderio che ho scoperto è proprio quello di aiutare più persone possibile a conoscere e usare il metodo dell’Intuizione Illuminata, che indica la via per diventare padroni della propria vita, creatori della propria realtà.
Io l’ho sperimentato, ne ho seguito con attenzione tutti i passaggi, anche a casa, quando tornavo dai seminari, e so che funziona... eccome se funziona! Molto ma molto più di quanto si può immaginare leggendo i bellissimi (e io direi unici) libri di Ponzetta. Lo vedo ogni giorno in me stessa e in tutte le persone che sono in contatto con me. La mia vita sembra essersi spostata al confine con la magia e con i miracoli. Potrei scrivere pagine e pagine intere raccontando quello che mi succede, ma credo che ognuno debba fare il proprio percorso con i propri tempi, trovando le proprie verità e solo dopo arrivare a cogliere le verità universali. Ed è solo questione di tempo, perché prima o poi tocca a tutti... anche se io direi che è meglio prima!

Redina Gega (istruttrice abilitata di Intuizione Illuminata)

Per approfondire:

Comments (0) More...

A proposito di ecologia, immigrazione e sicurezza
VIDEO di Olistica.tv Video ecologia e salute By 1653739@aruba.it on martedì 6 maggio 2008



Dal meraviglioso film di di Coline Serreau "La Crisi!" (Francia, 1992), due estratti su temi purtroppo ancora di attualità: ecologia, sicurezza e immigrazione.


Per approfondire:

:: dai video di Olistica.tv :: video ecologia e salute


:: dai blog di Olistica.tv ::
> il blog di Re Nudo
> il blog di Giacomo Bo

:: dall'Enciclopedia olistica ::
> sviluppo sostenibile

:: dall'Antologia olistica ::
> Manifesto per la decrescita felice (di Maurizio Pallante)
> Manifesto del doposviluppo (di Serge Latouche)
> PIL contro PIL (di Danilo D'Antonio)
> Tra sviluppo sfrenato e sviluppo sostenibile, "decrescita felice" e decrescita demografica (di Roberta Marzola)


Libri e CD ...
Comments (0) More...

Una via neosciamanica: la via degli energizzatori
VIDEO di Olistica.tv Video benessere e meditazione By 1653739@aruba.it on 02/05/2008

Nirava Dainotto è in Italia una delle più attive leadergroup di seminari neosciamanici. L’abbiamo intervistata per capire cosa sono l’energia, la passione; le differenze tra religione e spiritualità; cosa fanno gli sciamani contemporanei e in particolare gli Energizzatori.


Nirava, tu stai portando avanti il lavoro di Frank Natale “la via degli Energizzatori”. Chi erano gli Energizzatori?

Gli Energizzatori erano i ministri del culto all’interno del movimento spirituale della Dea, che ebbe origine prima degli albori della cosiddetta civiltà, circa quarantamila anni fa.
Erano uomini e donne che, riappropriatisi della propria Passione, contribuivano a risvegliarla negli altri. Erano Sciamani che, attraverso l’intrattenimento, il racconto di storie archetipiche, l’uso delle percussioni, il sesso, la saggezza divina, risvegliavano l’energia e la vitalità nelle persone, provocando in esse autentiche esperienze estatiche.
L’Energizzatore è il ribelle negato e ignorato nelle nostre anime, è la Passione normalmente repressa, rifiutata, rinnegata o sperimentata dai più solo come sesso frettoloso piuttosto che come Passione o gioia di vivere.
Gli Energizzatori oggi sono una espressione neosciamanica. Tendono a reincarnarsi e a riemergere quando le credenze religiose e collettive diventano esageratamente dogmatiche, represse nella paura. Noi stiamo appunto vivendo in un periodo come questo: la maggior parte delle fedi religiose non sono spirituali, ma piuttosto dogmatiche e controllate dalla paura.
Le più importanti religioni monoteiste sono basate sulla combinazione di paura e senso di colpa, che è poi la causa della loro popolarità.

E che ci dici dei culti alternativi e dei nuovi movimenti spirituali?

Alcuni mistici contemporanei come J. Krishnamurti, Muktananda e Bhagwan Shree Rajneesh, che non avviarono una vera e propria religione, furono degli Energizzatori, in quando diedero inizio ad un flusso spirituale di energia. Il rischio che si presenta sempre associato a questo tipo di leadership è che i seguaci e i discepoli, generalmente, perdono la connessione spirituale e quindi non continuano a guidare la gente verso la sorgente di energia, ma piuttosto la portano verso le dualità “giusto o sbagliato”, “buono o cattivo”, verso il dogma insomma. Così si allontanano dai sentieri spirituali basati su sorgenti naturali piuttosto che su sorgenti umane.
Questi sentieri spirituali, cosiddetti naturali, sono sempre stati connessi alla Natura, e gli Energizzatori ne sono parte; essi ritornano in questi tempi per risvegliare la nostra spiritualità attraverso la connessione con la Natura, la Sorgente e attraverso la Passione.
La spiritualità come attività della nostra coscienza è un sentiero appassionato, non è un qualcosa che si può fare a margine della nostra vita: domina i nostri pensieri, le nostre azioni, il modo in cui ci comportiamo ed in cui ci sentiamo.

Dunque c’è una connessione tra passione, energia e spiritualità… e una differenza sostanziale tra spiritualità e religione…

Le persone appassionate sono generalmente persone spirituali, anche se non hanno aderito ad alcun sentiero religioso.
Non c’è bisogno del sentiero religioso; esso normalmente è limitante perché ha dei confini, perché definisce il “giusto” e lo “sbagliato”. La spiritualità si differenzia dalla religione anche perché crea l’opportunità per la autorealizzazione e per l’illuminazione dell’individuo.
Gli Energizzatori sono semplicemente il tramite per risvegliare l’illuminazione individuale.
Ogni Energizzatore ha la sua propria diretta ed individuale relazione con lo Spirito. Questa relazione non dovrebbe mai essere messa in discussione, né giudicata: nessuno può farlo, perché nessuno sa quale è la altrui relazione con lo Spirito. Quando si comprende ciò, si distruggono tutte le religioni esistenti. E ancora una volta possiamo vedere una delle maggiori differenze tra religione e spiritualità; avere la propria relazione individuale con Dio è un sentiero spirituale, ma se la seguiamo nel contesto di una religione siamo considerati sacrileghi e verremo scomunicati dalla chiesa e condannati alla dannazione per l’eternità.
Questo perché andare direttamente verso Dio è considerato blasfemo, significa eludere l’autorità degli anziani di quella religione e le loro interpretazioni di ciò che accade.
La religione è l’interpretazione di qualcun altro di ciò che è successo, non è la nostra, è qualcosa di dogmatico… Invece per gli Energizzatori lo sciamano è soltanto responsabile, come anziano, della relazione di ognuno con lo Spirito. Ma la relazione spirituale col Divino rimane un affare individuale.
Sarebbe totalmente inappropriato se qualcuno venisse da ciascuno di noi e ci dicesse se la nostra relazione con Dio è utile o no. Nessuno può sapere quale sia la nostra esperienza di Dio, quale visione abbiamo avuto, quali voci abbiamo sentito, nessuno lo sa, neanche uno sciamano. Quindi è veramente importante comprendere che nessuno potrà mai mettere in discussione o giudicare la nostra relazione con Dio neanche all’interno del contesto degli Energizzatori.

Mi sembra chiaro che gli Energizzatori sono dei ribelli...

Gli Energizzatori sono dei ribelli. La ribellione è intesa come passione che, se non liberata dalle istituzioni dogmatiche religiose, uccide l’illuminazione, uccide l’energia.
Ecco perché molto spesso si possono incontrare sciamani o Energizzatori che sono dei ribelli contro gruppi particolari, o contro lo stato attuale delle cose, o il sistema sociale ed economico di certe culture.
Gli Energizzatori hanno bisogno di essere ribelli contro tutto ciò che crea norme o regole che non sono salutari.
Essere ribelli significa distruggere, non significa ridipingere la facciata dello stato esistente delle cose, ma ripartire dall’Energia e dalla Sorgente.
Quando siamo in contatto con l’Energia, siamo in contatto con il piano causale, non con la forma delle cose, e quando impariamo ad operare nel piano causale diventiamo in grado di creare qualsiasi cosa… proprio perché connessi con la Sorgente di tutto, che ci permette di creare qualunque forma vogliamo. Molti Sciamani, sia nel Sud America che in Nord America, generalmente cantano, suonano uno strumento, dipingono, scolpiscono, cucinano, molto bene fra l’altro; essi hanno tutte queste abilità che la maggior parte delle persone fatica ad imparare. Sono persone veramente creative e trovano molti modi per esprimere la loro creatività al di fuori del lavoro sciamanico.

Qual è allora, in poche parole, l’effetto della presenza degli Energizzatori, sull’individuo e sulla società?

Gli Energizzatori sono coloro che fanno rinascere la spiritualità, il che vuol dire che riportano la coscienza spirituale alla superficie.
Quando siamo coloro che fanno rinascere la spiritualità, siamo allora connessi con l’origine ed i fondatori delle religioni; quando capiremo ciò, allora realizzeremo che tutte le religioni sono state iniziate dagli Energizzatori come Mosè, Gesù Cristo, Maometto, Buddha ed altri; erano tutti ribelli, nessuno si conformava agli standard sociali del proprio tempo.

(intervista tratta da Il ritmo della Vita, DVD di cui Nirava &# ...
Comments (0) More...

La Marcia Verso il Tibet riprende!
IL BLOG DI PIERO VERNI società & politica By Piero Verni on 28/04/2008 9.57
Riprendiamo a pubblicare gli aggiornamenti sulla "Marcia verso il Tibet" dalla nostra corrispondente Karma C.

Nuova Delhi, 18 aprile 2008 (ore 22.00, locali)

Questa mattina alle nove, circa 120 marciatori si sono radunati nel cortile del Gurudwara (tempio della religione Sik) di Majnukatilla, il quartiere tibetano di Delhi, per cantare l´inno tibetano. Il morale dei marciatori è alle stelle e sono tutti felici ed eccitati all´idea che dopo più di un mese stia per ripartire la "Marcia Verso il Tibet". Si tratterà della terza fase della "Marcia". La prima si è conclusa il 14 marzo scorso quando l´iniziale gruppo di 100 marciatori venne arrestato nella cittadina di Dhera (Himachal Pradesh). La seconda fase è iniziata il 16 marzo a Dhera, nel momento in cui il secondo gruppo di marciatori si mise in cammino fino alla cittadina di Ahmedpur (Punjab) dove il 23 marzo venne annunciato che la "Marcia Verso il Tibet" si sarebbe fermata per circa un mese. E domani inizierà a Delhi la terza fase. Alle 10 di mattina i marciatori si riuniranno a Raj Ghat (il luogo in cui sono custodite le ceneri di Gandhi) per pregare e rendere omaggio al Mahatma. Subito dopo i responsabili delle 5 NGO´s che organizzano la "Marcia" terranno una breve conferenza stampa per annunciare ufficialmente l´inizio della terza fase e la nuova partenza.
Per quanto riguarda ieri, la Tibetan Youth Congress ha organizzato la protesta contro la sfilata della torcia olimpica a Delhi. 403 militanti della TYC, tra cui una ragazza di non ancora diciotto anni, sono stati arrestati. Sono stati prelevati dalla polizia in varie parti di Nuova Delhi e rinchiusi in differenti stazioni di polizia. In quella di Mayapuri, su 86 imprigionati, un ragazzo ed una ragazza hanno riportato fratture multiple agli arti mentre 3 ragazze sono state picchiate.
Il Tibetan Solidarity Committee ha organizzato la sfilata di una torcia della libertà, alternativa a quella ufficiale che ha riscosso un enorme successo.

Karma C. (corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: Il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Dossier Tibet (www.dossiertibet.it); Associazione Italia-Tibet (www.italiatibet.org); Il Sentiero del Tibet (www.ilsentierodeltibet.it); Giotibet (www.giotibet.com); Laogai Research Foundation Italia (www.laogai.org)

P.S.: è possibile aiutare il Tibetan People's Uprising Movement facendo una donazione a partire da questa pagina web: www.tibetanuprising.org

Per approfondire:

Guarda i video di Olistica.tv:

> Diritti umani (free Tibet): Cinesi ammazzano tibetani

Leggi i blog di Olistica.tv:
> Il blog di Piero Verni
: Il Tibet, il satyagraha e l'insurrezione del Dalai Lama in Italia - Tibet: Rise up, Resist, Return

Comments (0) More...

Sciamanesimo: il segreto dalla Siberia
VIDEO di Olistica.tv Video esoterismo By 1653739@aruba.it on 27/04/2008




Le antiche tradizioni sciamaniche originarie della Siberia vivono tutt'oggi e si sono diffuse nel mondo, con forme differenti, ma
sempre in profonda connessione con gli elementi del mondo fisico e metafisico. Lo sciamanesimo, così ben rappresentato in questo video, rappresenta una conoscenza necessaria per l'elevazione dello spirito e per diventare padroni di sé nel rispetto del mondo fisico.


Per approfondire:

:: dai video di Olistica.tv ::
> Estasi dervisci: dance in trance

:: dall'Enciclopedia olistica ::
> Trance dance


Libri, CD DVD:

Il ritmo della vita - DVD con Nirava (di AAVV)


Lo spazio d'amore - Anastasia la sciamana siberiana (di Wladimir Megre)


Sciamanesimo (di Franca Silvani)


CD - Sciamani della Siberia (di AAVV)



Prossimi appuntamenti con Nirava-La via degli Energizzatori
:

Comments (0) More...

Ma non era inutile manifestare?
IL BLOG DI PIERO VERNI società & politica By Piero Verni on 26/04/2008 9.24
Ma non era inutile manifestare? Allora diamo un’occhiata ai fatti. A metà gennaio 2008, sull’edizione telematica della rivista Nouvel Observateur,  uno sconsolato Dalai Lama era costretto ad ammettere che i contatti tra i suoi inviati e i rappresentanti di Pechino erano finiti su di un binario morto. Aveva infatti rivelato che nel luglio 2007 l’ultimo infruttuoso incontro tra diplomatici tibetani e cinesi si era concluso con la seguente frase di uno di questi ultimi: “Non esiste alcun problema tibetano”.
Il 4 gennaio di quest’anno, cinque Organizzazioni Non Governative (ONG) tibetane lanciavano il “the Tibetan People’s Uprising Movement”, che riapriva con forza la battaglia per la liberazione del Tibet. organizzando la “Marcia Verso il Tibet” che sarebbe partita da Dharamsala, il 10 marzo. Da subito questa iniziativa incontrò il favore di un crescente numero di tibetani dell’esilio e suscitò grandi attese in Tibet. Tutti ritenevano che l’imminente apertura dei Giochi Olimpici fornisse un palcoscenico privilegiato per contestare il governo della Repubblica Popolare Cinese.
Tra gennaio e marzo, la preparazione della “Marcia Verso il Tibet” galvanizzò anche un buon numero di organizzazioni di sostegno al Tibet e di amici internazionali della causa tibetana. Per la prima volta, dopo tanto tempo, una ventata d’aria fresca e di entusiasmo attraversava un mondo che in termini di fiducia e attivismo aveva pesantemente risentito dell’annoso immobilismo del Governo tibetano in esilio (GTE).
Il 10 marzo la “Marcia Verso il Tibet” parte da Dharamsala e cattura immediatamente una straordinaria attenzione dei mass media di tutto il mondo. Le autorità tibetane assistono in silenzio al dispiegarsi di questa iniziativa che non vedono di buon occhio, timorose che possa irritare Pechino e vanificare del tutto anche quel poco che rimane di contatti con la Cina. Sempre il 10 marzo i monaci dei monasteri di Lhasa iniziano a manifestare contro la presenza cinese in Tibet venendo brutalmente repressi dagli squadroni della Polizia Armata.
L’11 e il 12 marzo, mentre in India continua la “Marcia Verso il Tibet”ed iniziano a diffondersi voci di un imminente intervento della polizia indiana per bloccarla, a Lhasa monaci di quasi tutti i monasteri scendono in piazza in un crescendo di proteste che iniziano ad allargarsi alla popolazione civile. La polizia interviene duramente caricando e, secondo alcuni testimoni oculari, sparando. Alla fine tutti i principali luoghi di culto della capitale tibetana vengono circondati e sigillati da un duplice cordone di sicurezza in modo che nessuno possa entrare o uscire.
La mattina del 13 marzo, gendarmi di Nuova Delhi arrestano tutti i marciatori, il poeta e noto attivista Tenzin Tsundu, più tre dirigenti delle organizzazioni responsabili della Marcia. La notizia ha un eco giornalistico eccezionale e suscita una profonda emozione ovunque. Mai, negli ultimi anni, la situazione tibetana aveva ottenuto un tale risalto.
Il 14 marzo a Dharamsala il professor Samdong Rinpoche, primo ministro del GTE, chiede ufficialmente che la “Marcia Verso il Tibet” termini per non violare le leggi indiane. Le cinque ONG non ascoltano questa richiesta e decidono di andare avanti con un altro contingente di marciatori. Tra l’altro, fanno notare come la loro iniziativa si collochi all’interno di una cornice rigorosamente non violenta sia per quanto riguarda i fini sia i mezzi e si richiami esplicitamente alla gandhiana “Marcia del Sale”. Infatti tra di loro le foto del mahatma sono numerose quanto quelle del Dalai Lama. Gli arresti, la resistenza passiva dei marciatori, la volontà di proseguire con altri volontari, la diffusione delle immagini attraverso centinaia di servizi televisivi... tutto questo provoca un vero e proprio “tsunami” di simpatia verso l’iniziativa e le cinque ONG sono sommerse da migliaia di messaggi di solidarietà che le esortano inoltre a non mollare.
Nelle stesse ore a Lhasa scoppia la collera dei tibetani e la città insorge. Migliaia di persone prendono possesso delle piazze della capitale e si scagliano contro tutti i simboli del dominio cinese sul Tetto del Mondo. Decine e decine di negozi dei coloni hui, paradigma dello sfruttamento coloniale, dell’emarginazione economica, dell’arroganza del potere, fanno le spese della frustrazione, dell’esasperazione, della disperazione, della rabbia accumulate dai tibetani in quasi sessant’anni di oppressione: sono distrutti o dati alle fiamme. Per molte ore gli insorti sono padroni di vaste aree di Lhasa. La Polizia Armata è costretta sulla difensiva e non ha il coraggio di avventurarsi nelle zone degli incidenti più gravi. Le immagini riprese dalle telecamere dei poliziotti e da quelle che controllano ogni crocevia della città, fanno il giro del mondo. Il Tibet, e quanto avviene a Lhasa e/o in India, è al centro dell’attenzione dei media e dell’opinione pubblica internazionale.
Il 15 marzo riprende, dal villaggio indiano di Dehra, la nuova fase della “Marcia Verso il Tibet” mentre a Lhasa continuano gli scontri e le manifestazioni. Dal tardo pomeriggio la Polizia Armata e l’esercito cominciano a ristabilire il controllo sulla città grazie a decine di autoblindo e numerosi carri armati. Viene lanciato un minaccioso ultimatum a chi resiste ancora. Dovrà arrendersi entro la mezzanotte del 17. Chi non lo farà sarà trattato “senza misericordia”.
Nei giorni seguenti a Lhasa si spengono i principali focolai della rivolta, ma insorgono decine e decine di località del Kham e dell’Amdo, oggi incorporate nelle province cinesi del Quingai, del Sechuan e del Gansu. A migliaia i tibetani scéndono in piazza sventolando la loro bandiera nazionale, chiedendo libertà e indipendenza. A Bora (area del Kham incorporata nel Gansu), un gruppo di uomini a cavallo entra nel villaggio, occupa la stazione di polizia, ammaina la bandiera rossa e la sostituisce con quella tibetana. E’ casualmente presente un cineoperatore che riprende tutto e quelle immagini hanno una copertura mediatica inimmaginabile.
La seconda metà di marzo e le prime settimane di aprile sono un incubo per il governo di Pechino, preso alla sprovvista da questo crescendo di problemi. Non solo da quanto succede in Tibet. Anche in India (dove la “Marcia” continua e i tibetani manifestano ovunque tentando in più occasioni di dare l’assalto all’ambasciata cinese di Nuova Delhi) e nelle principali città del mondo in cui si susseguono cortei, fiaccolate, comizi a favore della causa tibetana. A Vienna, un manifestante riesce a issare la bandiera del Tibet indipendente su di un balcone della legazione diplomatica (dopo aver strappato quella cinese). Ma soprattutto, per la prima volta nella sua storia, Pechino si trova a subire pressioni autentiche da parte di governi, parlamenti, uomini politici esteri che gli chiedono con una determinazione inusuale, di aprire al più presto negoziati con il Dalai Lama. Infine inizia la via crucis della povera fiaccola olimpica costretta a sfilare tra imponenti misure di sicurezza e, soprattutto a Londra e Parigi, duramente contestata da vaste folle che reclamano la libertà del Tibet (e degli altri territori occupati dalla Cina) oltre che il rispetto dei diritti umani, politici e sindacali.
Il governo cinese risponde con la repressione dura e attaccando violentemente il Dalai Lama definito “serpente dal morso velenoso”, “lupo travestito da monaco”, “reazionario mercante di schiavi” e accusato di essere l’ispiratore delle rivolte in Tibet. Per settimane questa è la posizione ufficiale di Pechino ma oggi, 25 aprile 2008, l’agenzia ufficiale “Nuova Cina” parla di imminente ripresa dei colloqui tra un inviato del Dalai Lama ed esponenti governativi cinesi.
Vedremo nelle prossime ore e nei prossimi giorni quale sarà l’effettiva portata di questa decisione. Se si tratterà, come mi sembra probabile, solo di un gesto propagandistico dettato dalla pressione internazionale e dal timore di un’ulteriore esplosione di Lhasa quando la fiaccola olimpica transiterà per il Tibet e la sua capitale (19, 20, 21 giugno), oppure se tutto quello che è successo ha in qualche modo incrinato le monolitiche chiusure degli autocrati di Pechino. Se ha prodotto una sia pur minima breccia in quella “muraglia” di alterigia, durezza, sicumera, arroganza, che da sempre li caratterizza.
Però una cosa è certa. Si trattasse anche solo di un gesto diversivo, di un espediente per riordinare le idee e uscire senza ulteriori ammaccamenti da quella che sempre più tende a prefigurarsi come una vera e propria “trappola olimpica”, la mobilitazione ha pagato. La lotta, il sacrificio, l’abnegazione di migliaia e migliaia di tibetani -dentro e fuori il Tibet- hanno pagato. Il coraggio di sfidare l’occupante cinese e di infliggergli un colpo duro, sia all’interno dei suoi confini sia fuori, ha pagato. E che sia stato un colpo duro lo dimostrano, non solo le dichiarazioni da poco battute da “Nuova Cina” ma anche e soprattutto il ricorso che Pechino è stato costretto a fare, obtorto collo, al nazionalismo. A quelle folle cinesi a cui si è chiesto di manifestare contro la “cattiveria” della stampa occidentale rea di difendere i tibetani, contro l’insulto portato all’immagine della Cina attaccando la fiaccola e facendola più volte spegnere a Parigi, contro i governi esteri rei di prendere le difese degli ingrati barbari del Tibet a cui la Cina ha regalato modernità e sviluppo economico. Si dovrebbe riflettere con attenzione su q ...
Comments (1) More...

Meditazione e psicologia ("il giudice interiore")
VIDEO di Olistica.tv Video benessere e meditazione By 1653739@aruba.it on 14/04/2008

il giudice interiore La prima cosa che compare appena ti svegli è lui: il tuo giudice interiore.
Appare nella forma di un giudizio, una preoccupazione, una spinta o pressione a fare, un biasimarti per qualcosa che hai fatto o pensato, un'incertezza, ecc.
Il giudice interiore è quella presenza che non ti fa sentire in pace con te stesso, con ciò che sei e con la tua esperienza nel presente.
Il giudice interiore è impegnato costantemente a criticare, valutare, giudicare, paragonare e commentare sulla tua esperienza, te e tutto ciò che ti circonda.

La presenza del giudice interiore è profondamente sottovalutata o addirittura negata nel tentativo di non sentire il dolore o l'ansietà che ci provoca (visto che di fatto il giudice è colui che dirige in maniera subconscia la maggior parte ella nostra vita).
In molte tradizioni mistiche (Zen, Sufi, Advaita) l'evento Illuminazione coincide con la scomparsa/silenzio del giudice interiore ed il manifestarsi della conoscenza oggettiva di noi stessi e della realtà.
Il Giudice Interiore è ben conosciuto anche nella tradizione psicanalitica classica col nome di Superego ed è l'introiezione dei genitori, i loro standard, divieti e speranze, codici morali e di comportamento.
La funzione principale del giudice è di garantire la nostra sopravvivenza difendendoci contro il cambiamento e mantenendo lo status quo; fissando costantemente limiti e restrizioni all'esperienza, ricreando un'immagine di noi stessi rigida e ripetitiva. Esso fa sì che i limiti siano rispettati attraverso il senso di colpa, la vergogna, l'autopunizione, la mancanza di stima e di valore.
I MESSAGGI FONDAMENTALI DEL GIUDICE SONO: "DOVRESTI ESSERE DIVERSO!" e "NON CAMBI MAI!"
In questo gruppo affronteremo:
- Riconoscimento della presenza del giudice: i sintomi dell'essere sotto attacco, colpa, vergogna, shock, senso d'impotenza, incapacità di agire ecc.
- Comprensione: perché il giudice esiste? Quale è la sua funzione? Realizzare con chiarezza che IL GIUDICE NON SONO IO!
- Guarigione e integrazione: come uscire dal conflitto interno col giudice.
Immagine di Sé e Spazio

Per crescere, per sentirci bene, per avere l'esperienza delle sottili manifestazioni della nostra Natura Essenziale abbiamo bisogno di una consapevole relazione con lo Spazio. Avrai notato forse che quando stai bene, quando ti senti in espansione, quando sei connesso con te stesso percepisci lo Spazio in modo diverso.
Questa relazione tra Spazio (interiore/esteriore) e benessere è fondamentale e dipende dalla consapevolezza che abbiamo della nostra immagine di noi stessi e del suo rapporto con il Superego (giudice interiore).
Uno dei compiti principali del giudice interiore è mantenere e sostenere una rigida immagine di noi stessi attraverso abitudini, giudizi, pregiudizi e meccanismi di difesa e di sopravvivenza. Questa immagine esiste come una collezione di confini psichici, emozionali e fisici che definiscono ciò che sonoIoe ciò che è l'Altro. Come mura di un castello esse proteggono e contengono ciò che èdentroe lo separano da ciò che è fuori.
La nostra percezione dello Spazio, sia interiore che esteriore, e della realtà in genere è, quindi, condizionata da queste mura, da queste immagini e dal Superego.
In questa sezione del percorso esploriamo:
- Le immagini di noi stessi e del mondo che continuamente ricreiamo e come condizionano la nostra percezione della realtà e le nostre relazioni.
- L'esperienza della fondamentale natura della mente e del cuore: Spazio privo di contenuto e pieno di consapevolezza, pace e silenzio.
- Lo spostamento cosciente della nostra consapevolezza da pensiero/immaginazione a sentire/attenzione diretta. 

(di Avikal E. Costantino)


IL GIUDICE INTERIORE - CORSO DI CRESCITA PERSONALE
Osho Campus di Povegliano (Vr) - 30 aprile/3 maggio - con Avikal E. Costantino
Iscrizioni e informazioni: www.ilgiudiceinteriore.net - tel 045 6350786


Per approfondire:

:: dai blog di Olistica.tv ::

> il blog di Giacomo Bo


Comments (0) More...

Non fermate la Rivoluzione!
IL BLOG DI PIERO VERNI mondi orientali By Piero Verni on 13/04/2008 11.38
Pubblico questo interessante articolo di Jamyang Norbu:

C’è un incubo ricorrente, ben noto nella psichiatria clinica, in cui il dormiente picchia un nemico ma non riesce a procurargli alcun danno. Più furiosamente si colpisce il nemico, con pugni o calci, più egli rimane esasperatamente illeso. In tutti gli anni in cui ho lavorato a Dharamsala mi è sembrato di combattere sotto il peso di una frustrazione e di una impotenza senza rimedio, spesso anche inutilmente. Sono certo che altri tibetani in Tibet e in esilio hanno provato gli stessi sentimenti. Ma ora sembra che noi ci stiamo finalmente svegliando da questo lungo incubo e cominciamo a comprendere che ciò che facciamo ha un effetto, questo fa la differenza; che noi possiamo sferrare un colpo - un duro colpo- contro il regime comunista cinese. E che anche se il nostro scopo comune dell’indipendenza del Tibet può non realizzarsi così presto come vorremmo, noi possiamo ora intraprendere dei passi concreti, fare sacrifici se necessario, per accelerare l’agenda della sua realizzazione.

Come si può descrivere adeguatamente tutto quello che è accaduto (e sta accadendo) in Tibet? I media le hanno definite proteste, tumulti, dimostrazioni, disordini, perfino rivolte, termini forse adatti a descrivere un evento isolato ma completamente inadeguati a comprendere il significato della mega-esplosione  del 10 Marzo di quest’anno. Si tratta di una rivoluzione. Niente di meno.

Si consideri l’estensione degli eventi. Nel 1987-89, le proteste furono limitate a Lhasa  e a qualche villaggio e monastero vicini ma quest’anno si sono estese fino alle lontane regioni orientali dell’Amdo e del Kham, all’interno delle province cinesi di Gansu, Sichuan e Qinghai. I nomi di questi aree critiche: Ngaba, Bora, Labrang, Mangra, Ditsa, Yulgan, Tsekhog, Tsoe, Palung, Chentsa, Rebgong, Kyegudo, Dariang, Sershul, Machu, Chigdril, Chone, Luchu, Ngaba, Serthar, Palyul, Tehor, Drango, Barkham, Tridu, Kanze, Lithang, Nyakrong e molti altri, lanciano la sfida. Porterò nella tomba la  visione  dei cavalieri (e ciclisti) di Bora che caricano. Nel Tibet centrale abbiamo avuto proteste e scontri a sakya, Shigatse, Samye, Toelung Dechen, Ratoe, Phenpo, Gaden, Medrogongkar, e altre aree non menzionate nel Tibet occidentale. Anche a Beijing e Lanzhou, in un mare di cinesi ostili, studenti universitari tibetani hanno organizzato coraggiosamente proteste e sit-in. Ovunque i tibetani sono venuti fuori sventolando la vecchia bandiera nazionale, gridando il loro impegno al Rangzen (indipendenza) e la loro devozione al proprio leader, il Dalai Lama. Anche dopo la repressione cinese e gli arresti di massa 30 monaci tibetani hanno protestato nel Jokhang davanti ai giornalisti stranieri condotti in tour di propaganda in città. Qualche giorno dopo, quando è la volta di funzionari governativi stranieri ad essere portati in un tour propagandistico della città, un’altra grande dimostrazione ha avuto luogo a Lhasa, nell’area di Ramoche.

Inoltre ci sono state dimostrazioni, proteste, marce, e veglie da parte dei tibetani in esilio e dei loro sostenitori in quasi tutte le maggiori città del mondo. Sono state insolitamente vigorose, anche aggressive. Un tratto comune a questi eventi è stato quello di strappare la bandiera cinese dal pennone dell’ambasciata o consolato per sostituirla con quella nazionale tibetana. Ancora non ho potuto ottenere il video dello straordinario uomo-ragno tibetano che si è arrampicato con velocità e perizia sul muro dell’ambasciata cinese a Vienna e ha tirato giù l’odiata bandiera rossa. E questo ancora continua in Tibet e altrove. Molti tibetani in esilio a New York hanno abbandonato il proprio lavoro e stanno vivendo con i loro risparmi per consentire alle dimostrazioni e alle proteste di continuare. Domenica scorsa era ad un raduno organizzato dall’unico tibetano di Nashville, la capitale del Tennessee. Ero venuto giù dalla montagna in auto con la mia famiglia e gli amici e altri tibetani erano venuti – studenti, monaci e laici – guidando per molte ore dalla Georgia e dal Kentucky.

Era rimarchevole la spontaneità di tutti. È vero, noi avevamo il comune obbiettivo delle olimpiadi di Pechino, ma ovunque i tibetani, a distanza di migliaia di miglia, sembravano operare su un’unica lunghezza d’onda. Alcuni dei nostri più ammirati amici del dharma direbbero che erano all’opera le nostre naturali abilità telepatiche ma Anne Applebaum, studiosa e giornalista vincitrice del premio Pulitzer (Gulag, a History), nel suo articolo del 18 Marzo sul Washington Post, fornisce una spiegazione più prosaica: telefoni cellulari.

Per Applebaum gli eventi in Tibet rappresentano una manifestazione di una più ampia reazione delle “nazioni prigioniere”, uighuri, mongoli, tibetani, che si sollevano contro il dominio tirannico di un potere imperiale vecchio e straniero che ha oppresso a lungo i paesi e le società più piccole che lo circondano. Applebaum include in questa categoria anche nazioni indipendenti come la Corea del Nord e la Birmania, quindi, con grande esatezza, relega Kim Jong Il e la giunta militare birmana al ruolo di dittatori per procura di Beijing. Quasi a conferma della grande teoria della Applebaum, la Reuters riportava, solo pochi giorni fa, la notizia di grandi dimostrazioni avvenute nel Turkestan Orientale (Xinjiang).

Sui fatti del Tibet la Applebaum conclude che se i leader cinesi “…non sono preoccupati dovrebbero esserlo. Dopo tutto gli ultimi due secoli sono pieni di storie di imperi forti e stabili rovesciati dai loro soggetti, indeboliti dai loro stati clienti, travolti dalle aspirazioni nazionali di piccoli paesi subordinati. Perché il 21° secolo dovrebbe essere diverso? Ieri, mentre guardavo un confuso video da cellulare di gas lacrimogeni che rotolavano nelle strade di Lhasa, non potevo evitare di chiedermi quando – forse non in questa decade, in questa generazione o neanche in questo secolo – il Tibet e i suoi monaci avranno la loro vendetta.”

I tibetani, religiosi e laici, non sono un popolo vendicativo, ma non si accorderanno per niente di meno che un Tibet indipendente, ed io ho la sensazione che questo avverrà prima di quanto pensi la Applebaum. Ma Applebaum ha ragione su un punto, che questo è molto più di quanto la maggior parte della gente sia capace di comprendere. La leadership tibetana non sembra averlo compreso affatto.

In un momento così profondamente storico, le azioni del governo in esilio di Dharamsala appaiono incomprensibili ed allarmanti. Il 17 Marzo il Dalai Lama ha convocato i capi delle cinque organizzazioni che si sono unite per creare il Movimento di Insurrezione del Popolo Tibetano ed organizzare le varie dimostrazioni in India e nel mondo ed hanno anche organizzato la marcia della pace verso il Tibet. Il Dalai Lama ordina loro di fermare la loro marcia verso il Tibet. Non solo gli organizzatori sono stati costretti a fermare la loro marcia verso il Tibet da tempo pianificata, ma l’ordine di H.H. sembra aver causato la rottura della loro alleanza.

Ancora, obbedendo alle direttive del Primo Ministro Samdhong Rinpoche, il gabinetto ed il parlamento in esilio hanno creato uno speciale “Comitato di Solidarietà” per assumere la guida delle varie campagne ed attività sorte ovunque nel mondo. Sembra che membri del comitato abbiano avvicinato i leader e rappresentanti di questi movimenti ed organizzazioni per indurli a porre fine alle loro attività indipendenti per operare sotto la direzione del comitato stesso. Sembra che il comitato abbia messo in opera una sorta di strategia del “divide et impera”, interpellando separatamente le singole organizzazioni. I rappresentante di un gruppo di attivisti mi ha informato che un portavoce del comitato gli ha comunicato che la situazione in Tibet era così critica da costituire un’”emergenza nazionale”, perciò il governo in esilio aveva il diritto ed il dovere di prendere la guida di ogni attività di tutti i gruppi indipendenti i quali, d’ora in avanti, avrebbero dovuto fare solo ciò che il “Comitato di Solidarietà” avrebbe detto loro di fare. È ironico che le autorità comuniste cinesi stiano usando i medesimi argomenti cinici e stantii della “sicurezza nazionale” per giustificare la loro brutale repressione dei manifestanti tibetani in Tibet. Il governo tibetano dovrebbe comprendere che così sta violando i diritti dei singoli tibetani – in particolare i diritti di assemblea e protesta pacifica. Non può imporre brutalmente la sua volontà ma esso sta usando la coercizione e anche (oso dire) il ricatto emotivo e “spirituale”, sfruttando la devozione della gente verso il Dalai Lama.

Anche il Primo Ministro Samdhong Rimpoche ha partecipato alla politica del “divide et impera” con un discorso tenuto attorno al 20 Marzo. Ne ho ascoltato un estratto su Radio Free Asia martedì 25. Si è profuso in copiosi elogi degli sforzi dei dimostranti in Tibet ma, stranamente, ha cominciato a criticare i manifestanti e gli attivisti in India e in occidente. Si è chiesto, in modo sarcastico, se quelle persone pensavano di poter fare di più di quanto il Dalai Lama aveva fatto, dirigendo le sue critiche in modo particolare al Tibetan Youth Congress. Sebbene non abbia mai nominato l’organizzazione, ha menzionato un’occasione in cui the T.Y.C. aveva organizzato una grande dimostrazione a Delhi contro i cinesi, circa un anno fa, in coincidenza con la presenza del Dalai Lama in città. Rimpoche ha chiesto irritato perché gli organizzatori abbiano scelto proprio il giorno in cui il Dalai Lama si trovava a Delhi. Avevano intenzione di sabotare ciò che il Dalai Lama stava facendo?
Comments (0) More...


Archivio (tutti i video e i blog di Olistica.tv)
Syndicate  



>> LINK UTILI:


SESSIONI INDIVIDUALI
Bleep DVD
Centro Insegnamenti
TranceDance.it
Intuizione Illuminata
Potere Creativo
Vinciamo noi
Gurdjieff-De Hartmann
Battiato
Comunicare Inconscio
 

Link amici di Olistica.tv

Copyright Olistica.tv - P.IVA: 04241610262

Copyright (c) 2007-2009   Terms Of Use  Privacy Statement
DotNetNuke® is copyright 2002-2010 by DotNetNuke Corporation