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Il Dalai Lama cambia politica? |
IL BLOG DI PIERO VERNI
società & politica
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By Piero Verni on
25/08/2008 19.52
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La notizia è di quelle destinate a lasciare il segno. In una intervista concessa al quotidiano “Le Monde”, il Dalai Lama ha rivelato che il 18 agosto, nella regione tibetana del Kham, l’esercito cinese avrebbe sparato sulla folla che manifestava pacificamente per la libertà del Tibet, uccidendo 140 persone e ferendone molte altre. A solo pochi giorni dalla fine delle Olimpiadi si tratta di un vero sasso tirato nello stagno della propaganda olimpica di Pechino. Mentre nella capitale si celebrano i fasti della competizione sportiva, alla periferia dell’Impero il massacro dei tibetani continua inesorabile. Altri 140 civili inermi si vanno ad aggiungere alle centinaia di morti dell’insurrezione di Lhasa della scorsa primavera. Forse anche i tetragoni burocrati del Comitato Olimpico Internazionale dovrebbero accorgersi delle macchie di sangue che deturpano le scintillanti facciate della loro cinica retorica riguardo all’intoccabilità dello Sport.
Quasi in concomitanza con l’uscita del quotidiano parigino nelle edicole ieri pomeriggio, l’Ufficio del Dalai Lama rilasciava però una dichiarazione in cui sottolineava come il Dalai Lama fosse stato mal interpretato riguardo al numero preciso delle vittime. Infatti, secondo Tseten Samdup rappresentante in Francia del Dalai Lama, questi avrebbe riportato una notizia che gli era stata fatta pervenire dal Tibet, ma che non aveva avuto comunque modo di poter effettivamente controllare. Claudio Tecchio è il direttore di www.dossiertibet.it, uno dei più interessanti ed aggiornati portali italiani sul Tibet e la Cina Popolare. Il suo sito si avvale delle corrispondenze di un contatto locale, ovviamente clandestino. “Nei territori del Kham da settimane è in vigore la legge marziale” ha dichiarato Tecchio al “Riformista”, “Nonostante questo, si svolgono con una certa continuità manifestazioni anticinesi organizzate per lo più da piccoli gruppi di persone. Proprio in queste ore il nostro corrispondente a Lhasa sta cercando di fornirci notizie più precise sull’episodio denunciato dal Dalai Lama e ricostruirne l’esatta dinamica”.
Comunque, quale che sia il numero preciso delle vittime, resta il fatto che la chiarificazione sembrerebbe non alterare il tono complessivo dell’intervista in cui, tra l’altro, il Dalai Lama ammette che i suoi emissari, nel corso dei colloqui con esponenti del governo cinese, “si sono trovati di fronte a un muro e che non hanno potuto registrare alcuna apertura”. Parrebbe, il condizionale è d’obbligo, trattarsi dunque di un notevole cambiamento nella politica del Dalai Lama, che solo poche settimane or sono aveva reso pubblico un caloroso messaggio di auguri per l’apertura della kermesse di Pechino. Messaggio in cui, tra l’altro, ricordava di non essere mai stato contrario all’assegnazione delle Olimpiadi 2008 alla Cina Popolare. In molti in queste ore si stanno chiedendo se veramente l’Oceano di Saggezza stia pensando di abbandonare quella politica di concessioni unilaterali che, come ha ammesso lui stesso, non ha prodotto alcun risultato. Secondo Claudio Cardelli, vicepresidente dell’Associazione Italia-Tibet, “Se il Dalai Lama ha deciso di essere il primo a rendere pubblica, e con questi toni decisi, una notizia del genere è possibile sperare che la linea conciliante e improduttiva del dialogo a tutti i costi con il ‘muro’ cinese stia per essere accantonata”. Potrebbe essere che il Dalai Lama sia rimasto impressionato dalla determinazione con cui gran parte del suo popolo ha manifestato in questi ultimi mesi, dentro e fuori il Tibet, contro l’occupazione cinese. La disperazione, la frustrazione e il dolore dei tibetani sono sotto gli occhi di tutti ed hanno ormai raggiunto livelli di guardia. Sembra difficile che possano essere placate da una linea di condotta, certamente elevata e nobile sul piano morale, ma assolutamente fallimentare su quello concreto. E’ palese che si è ormai creato uno scollamento profondo tra la politica del Dalai Lama e settori importanti e significativi della società civile tibetana. Non è da escludere che l’Oceano di Saggezza ritenga di essersi spinto troppo avanti nelle sue aperture senza contropartita. Potrebbe temere che qualcuno, avendo perso la speranza in un cambiamento positivo, possa lasciarsi andare a gesti inconsulti. Infatti è vero che oggi nessuna organizzazione tibetana pensa di rinunciare ai metodi di lotta non violenti, ma è altrettanto vero che la pazienza dei tibetani potrebbe non essere eterna. E se fino ad ora anche le correnti più radicali, quelle che continuano a rivendicare l’indipendenza del Tibet, si sono dimostrate fedeli agli ideali gandhiani, potrebbe non essere più così in futuro. E in quel malaugurato caso sarebbe bene che il Dalai Lama fosse ancora in grado di godere della fiducia di tutto il suo popolo.
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Diario della Marcia sul Tibet 4 (3 fase) |
IL BLOG DI PIERO VERNI
società & politica
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By Piero Verni on
11/08/2008 15.48
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Delhi, 09 agosto 2008, Nuova Delhi, ore 12.30 (locali)
Il secondo gruppo di militanti della Tibetan Youth Congress, che ha preso il posto dei sei che nei giorni scorsi erano stati condotti a forza in ospedale, è arrivato al 4° giorno di sciopero della fame e della sete. Le loro condizioni cominciano ad aggravarsi. Ieri, sotto una torrenziale pioggia monsonica, c'è stata una manifestazione molto intensa e toccante seguita da sessione di preghiera e "candle vigil". 150 tibetani sono stati arrestati dalla polizia indiana perché manifestavano davanti all'ambasciata cinese che è stata trasformata in un vero e proprio bunker, completamente circondata da filo spinato e presidiata da tantissimi poliziotti. Oggi tutti i tibetani donano il sangue in solidarietà con i tibetani in Tibet. Il poeta e attivista Tenzin Tsundue è ancora agli arresti nel carcere di Mandi, il suo avvocato spera di poterlo fare rilasciare nei primi giorni della prossima settimana.
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Diario della Marcia sul Tibet -3 (3a fase) |
IL BLOG DI PIERO VERNI
società & politica
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By Piero Verni on
06/08/2008 15.18
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Manali, Himachal Pradesh, 5 agosto 2008, ore 13.30 (locali)
Grande tensione tra i profughi tibetani qui in India. Mentre circolano voci voci ricorrenti che Lhasa sarebbe sotto una sorta di stato d'assedio tanto è massiccio il controllo poliziesco in queste ore, non si hanno notizie sicure su quale sia la condizione del poeta e attivista Tenzin Tsundue, arrestato l'altro ieri all'aereoporto di Bhuntar (distretto di Kullu) mentre cercava di unirsi alla settantina di tibetani che volevano entrare in Tibet dallo Spiti. Sembra invece certo che il fermo dei sessanta marciatori avvenuto ieri sia stato trasformato in arresto e siano detenuti o a Manali o a Bhuntar. Tra di loro c'è il lama Shingza Rinpoche, originario dell'Amdo, e attualmente uno dei principali maestri spirituali del monastero di Sera (India meridionale). E' la prima volta nella storia dell'esilio indiano che un lama di tale importanza viene imprigionato e tradotto in carcere. Tutti gli arrestati hanno iniziato uno sciopero della fame e della sete. C'è un forte malcontento sia tra i tibetani sia tra la popolazione locale dello Spiti (di etnia tibetana) che ha cercato in tutti i modi di convincere la polizia indiana di non arrestare i marciatori. Purtroppo senza successo. Intanto a Delhi si sono aggravate le condizioni di salute dei sei militanti della Tibetan Youth Congress giunti al 9° giorno di sciopero della fame e della sete. E nella capitale indiana stanno convergendo centinaia di profughi sia per rendere omaggio ai digiunatori sia per partecipare alla grande manifestazione indetta per il 7 agosto dalla TYC per l'indipendenza del Tibet e contro i Giochi Olimpici della vergogna. In molti qui sperano in gesti concreti di solidarietà da parte dei sostenitori internazionali della causa tibetana e anche per questo vi chiedo di far circolare queste informazioni il più rapidamente possibile e nel modo più ampio. Io cercherò, nei limiti della mia possibilità di comunicare via telefonino, di tenervi puntualmente informati.
Tabo, Spiti, 4 agosto 2008, ore 13.45 (locali)
Il gruppo di oltre 70 tibetani che cercava di entrare in Tibet clandestinamente attraverso il confine situato nella regione indiana dello Spiti, è stato scoperto pochi minuti fa dalla polizia di Nuova Delhi. Oltre sessanta marciatori sono stati fermati anche se per il momento il numero di poliziotti è ancora limitato. E' confermata la notizia dell'arresto ieri pomeriggio del poeta e attivista tibetano Tenzin Tsundue. Ancora una volta è stato negato ai tibetani il diritto a tornare nella loro terra. Non sappiamo bene cosa potrà succedere nelle prossime ore, se il fermo dei catturati verrà tramutato in arresto e se anche i rimanenti marciatori verranno fermati o arrestati. E' però importante che la notizia di questo nuovo tentativo dei tibetani di entrare in Tibet venga fatto conoscere ai media e all'opinione pubblica internazionale per cui vi prego di diffondere al meglio e al più presto questa notizia e le altre che spero di riuscire ad inviarvi non appena ne avrò la possibilità.
Delhi, 05 agosto 2008, Nuova Delhi, ore 23.06 (locali)
I sei digiunatori della Tibetan Youth Congress sono stati portati adesso in ospedale. Le loro condizioni di salute si erano progressivamente aggravate e da alcune ore erano in immediato pericolo di vita. Appena avrò notizie più precise ve le invierò.
Delhi, 05 agosto 2008, Nuova Delhi, ore 23.30 (locali)
Il ricovero in ospedale dei sei digiunatori della Tibetan Youth Congress è stato fatto forzosamente, contro la volontà degli stessi, dalle forze di polizia indiane che sono intervenute alla tenda di Jantar Mantar dove si trova il presidio della Tibetan Youth Congress. La polizia ha arrestato circa 150 tibetani che si opponevano all'intervento repressivo. La situazione è estremamente tesa anche in vista della manifestazione del 7 agosto e per le notizie relative all'arresto del poeta e attivista Tenzin Tsundue e dei sessanta marciatori bloccati in Spiti tra cui l'importante lama Shingza Rimpoche.
Stefy - corrispondente da Nuova Delhi per: il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Laogai Research Foundation Italia (www.laogai.it); Giotibet (
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Intervista a Fa Lu Gong |
IL BLOG DI RE NUDO
Mondi a confronto
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By Re Nudo on
02/08/2008 16.12
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| Pubblichiamo un'anteprima dal nuovo Re Nudo, nella nuova versione monotematica, dedicata questo numero al Tibet, in occasione delle Olimpiadi di Pechino
Il problema Tibet è inestricabilmente legato a quello cinese. Per questo dossier Tibet, Re Nudo ha voluto quindi ascoltare anche la testimonianza di una giovane donna cinese da molti anni residente in Italia, Ning Lan, praticante e volontaria del movimento spirituale della Falun Dafa che il regime di Pechino perseguita duramente in Cina.
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Dopo le ultime manifestazioni in Tibet e,
soprattutto, dopo le clamorose contestazioni della Torcia olimpica, c’è
un palese ed insidioso tentativo da parte di Pechino di mobilitare le
comunità cinesi all’estero verso tutti coloro che protestano contro il
regime e i suoi sistemi autoritari. Cosa ne pensi? Sì c’è questo tentativo. Per quanto riguarda la Falun Dafa abbiamo
subito, nel mese di maggio, una violenta aggressione nel quartiere di
Flushing a New York. Una folla di teppisti, sobillata e organizzata dal
locale consolato cinese, ha attaccato e duramente malmenato alcuni
praticanti della Falun Dafa. Io ero presente e ho potuto vedere con i
miei occhi la brutalità di questi miei connazionali. Come ti dicevo,
questi eventi sono stati pensati direttamente dal consolato cinese di
New York, su questo non vi è alcun dubbio dal momento che ci è stata
fatta pervenire la registrazione di una conversazione in cui il console
ammette, anzi addirittura si vanta, di essere stato lui a organizzare
le cose. Da informazioni che abbiamo raccolto, appare chiaro che ci sia
proprio un ordine impartito dal Ministero della Sicurezza Pubblica, per
colpire la Falun Dafa. Ricordo, tra l’altro, che l’attuale ministro è
uno stretto parente dell’ex premier Jang Zemin.
Pensi che anche le mobilitazioni di studenti cinesi
residenti all’estero in occasione del passaggio della Torcia olimpica,
siano state molto meno spontanee di quanto non si dica? Certamente.
A San Francisco, ad esempio, tutti i cinesi che si erano recati ad
applaudire il passaggio della Torcia erano stati retribuiti
dall’ambasciata e dai vari consolati. Così come erano stati versati 90
dollari ai teppisti di Flushing. A Pechino hanno molta paura di quanto
sta succedendo.
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| Le violenze e le persecuzioni attuate nei confronti dei
tibetani sono ormai molto evidenti e quindi le autorità cinesi temono
che le prossime Olimpiadi possano essere disturbate da questa immagine
violenta del regime. E quindi fanno di tutto per limitare il danno. E
poi c’è la vicenda del terremoto...
Beh, di quello non possiamo fare una colpa a Pechino. Certo non ha colpa del terremoto... ma la gente si è resa conto che molti edifici del regime erano rimasti in piedi, ma le scuole e gli edifici popolari erano ridotti in macerie e peggio i loro figli si trovavano là sotto. La rabbia stava crescendo, serviva indirizzare altrove questa rabbia, e perché non sul Falun Dafa e i Tibetani? Quindi il regime ha intensificato gli attacchi contro di loro e altri per distogliere l’attenzione della gente...
Per cercare un capro espiatorio... Esattamente, fanno di tutto perché la rabbia e lo scontento delle persone si indirizzi in una determinata direzione.
E pensi che ci potranno riuscire? Ci provano. Sulla stampa ci sono attacchi quotidiani contro tutti quelli che contestano, in un modo o nell’altro, il regime. E sai bene che quando la gente non ha altre fonti di informazione, e magari è anche emotiva, è facile manipolarla.
Pechino ci sta provando. Va bene, ma vorrei sapere se ritieni che ci riuscirà. Mi riferisco in modo particolare alla situazione interna alla Cina e non tanto a quella all’estero. Bisogna dire che nei momenti di crisi il regime comunista cinese si rivela sempre molto abile nel giocare la carta del nazionalismo per acquisire consenso. Cercano in tutti i modi di far passare l’equazione, Cina uguale Partito Comunista... e quindi fanno passare tutti coloro che criticano il Partito come elementi antinazionali, come persone che stanno attaccando la Cina. Abbiamo visto che, troppo spesso questa operazione è riuscita. Ad esempio dopo le contestazioni alla Torcia olimpica di Parigi ci sono state manifestazioni contro consolati e negozi francesi come Carrefour.
Sì certo... le abbiamo viste tutti in TV e su Internet queste manifestazioni. Il problema è capire se le poche migliaia di persone coinvolte in quegli attacchi siano rappresentative di quello che pensa la maggioranza dell’opinione pubblica oppure no. Su un miliardo e trecento milioni di cinesi non credo sia un problema per il regime riuscire a mobilitare qualche migliaio di militanti. La domanda è se quelle migliaia con il tempo potranno diventare decine di milioni... Beh è difficile da dire, fare una previsione sicura. Ovvio che il regime non lesina sforzi e nel passato abbiamo visto che può funzionare. Non bisogna dimenticare che tutta l’informazione nella Cina Popolare è manipolata. La gente il più delle volte non è informata, non conosce cosa sta veramente accadendo. Può ascoltare e leggere solo la propaganda di regime, dunque il pericolo che questo tentativo di compattare la società basandosi sul sentimento nazionalistico possa riuscire, è reale. Per far fallire il progetto del Partito Comunista l’unico modo è riuscire a garantire in Cina un’informazione indipendente che smascheri le bugie del regime di Pechino. Così, uno degli aspetti più importanti del lavoro della Falun Dafa, è lo sforzo di informare il popolo cinese su come stanno esattamente le cose che riguardano la persecuzione del Falun Dafa. Anche nel caso dei tibetani, il fatto che vengano perseguitati e uccisi non arriva agli occhi e alle orecchie della gente. Tutti i media sostengono che sono i tibetani a uccidere, a distruggere, a incendiare. E’ lo stesso discorso che fanno per sostenere la persecuzione della Falun Dafa. I praticanti vengono accusati, diffamati, screditati in tutti i modi.
Quindi sei d’accordo con me nel ritenere che la frontiera principale della lotta al regime comunista cinese sia la battaglia per l’informazione? Assolutamente d’accordo. Dobbiamo riuscire a dare ai cinesi che vivono in Cina accesso ad altre notizie che non siano quelle della propaganda del regime. Ad esempio, nessun giornale ha scritto che le autorità erano in possesso di dati che potevano far prevedere con un certo anticipo che, quasi certamente, ci sarebbe stata una forte scossa sismica. Ma le autorità non hanno allertato la popolazione, se questo fatto divenisse di dominio pubblico certo ci sarebbero ripercussioni molto negative per il regime. Credo che sarebbe molto importante riuscire a far sapere alle popolazioni dello Sichuan che qualcuno era stato avvisato e qualcun altro no. Ora queste sono tutte informazioni che la gente dovrebbe conoscere, solo così i cinesi potrebbero farsi un'opinione corretta.
E secondo te quali sarebbero i canali per far arrivare in Cina una informazione libera? Perché Internet è strettamente controllata dal Partito e i telefoni pure... Fare circolare le notizie è molto più difficile che non qui da noi. In tutti questi anni il nostro impegno è stato proprio quello di informare la gente... noi lo chiamiamo “chiarire la verità”. Negli anni passati siamo riusciti a far circolare in Cina diverse copie dei “Nove Commentari sul Partito Comunista” che hanno contribuito ad aprire gli occhi a numerose persone. Questo ha provocato le dimissioni di oltre 37 milioni di dimissioni dal PCC e dalle associazioni collegate e il numero continua ad aumentare. Purtroppo i canali sono quelli della comunicazione sotterranea, tipo giornali e pubblicazioni clandestine. Molto difficile l'accesso ai media diretti come Internet, la TV o i telefonini... e questo è un grave impedimento, però io credo che se è così difficile portare le notizie in Cina è molto più semplice informare i cinesi all’estero. In teoria dovrebbe rivelarsi un ottimo canale di comunicazione anche con la Cina. Perché ogni residente all’estero che prende coscienza, può trasformarsi in un “mass media” vivente. La mia esperienza mi dice che quando riusciamo a fornire alla gente un’informazione corretta, sono in molti a svegliarsi e a comprendere come stanno le cose. Certo si tratta di un lavoro lungo, perché molte comunità cinesi sono fortemente condizionate dai consolati e dalle associazioni cinesi. Difficile! Ma io sono fiduciosa che alla fine la verità potrà vincere contro la violenza, la sopraffazione e la menzogna.
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I Riti di passaggio |
VIDEO di Olistica.tv
Video benessere e meditazione
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By 1653739@aruba.it on
29/07/2008
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 | Da circa 600 anni, la cultura occidentale ha rimosso i rituali come momento sacro, in cui sperimentare l`intensità di un cambiamento o di un nuovo stadio evolutivo in cui la vita ci accoglie. La nascita, la pubertà, la scoperta della sessualità, l`età adulta, la
mezza età, il divenire anziani ed infine la morte sono tutti momenti
inevitabili di passaggio, in cui ognuno di noi passa attraverso una
profonda trasformazione fisica, dei pensieri e della coscienza. Ai tempi dei nostri antenati sciamani, gli anziani
erano le guide per i più giovani, che venivano accompagnati attraverso
questi passaggi in modo tale che potessero ottenere chiarezza e forza
anziché confusione e disorientamento.
| Al contrario, le culture moderne hanno impoverito questi momenti, privandoli di qualsiasi contenuto esistenziale. A causa dell`assenza di guide, di insegnanti e di modelli di riferimento si sperimentano questi passaggi come "crisi", anziché come opportunità per la crescita, perdendo così l`occasione per guarire parti del proprio essere che sono state ferite o danneggiate nel corso del viaggio esistenziale. Scoprire la natura e le caratteristiche di questi passaggi significa padroneggiare il processo della vita e i suoi cambiamenti. I seminari di Riti di passaggio colmano questo vuoto, guidando alla scoperta consapevole dei propri riti di passaggio, le 12 tappe degli inevitabili momenti che contraddistinguono il cambiamento, l`evoluzione fisica, mentale e spirituale di ogni essere umano. Un processo unico e personale, in cui sperimentare differenti pratiche, che serviranno ad affrontare con consapevolezza, saggezza e compassione il momento presente e a preparare per il successivo passaggio.
Le 12 fasi di iniziazione sono:
· Nascita/Morte: il regalo divino del magico e dell`immortalità
· Pubertà: preparazione alla vita
· Separazione dal femminile
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· Iniziazione sessuale
· Alleanza con l`energia maschile
· Tradimento: l`illusione del successo
· Mezza nascita: nel nostro potere
· Riconnessione con la forza femminile
· Iniziazione alla verità
· Guarigione e ammenda con il femminile negato e il maschile ferito
· Riscattare il potere: maturità spirituale
· Morte: il passaggio finale oltre la dualità
:: Prossimi seminario di Riti di passaggio, con Nirava-La via degli Energizzatori ::
Per approfondire:
:: dai video di Olistica.tv :: > Una via neosciamanica: la via degli Energizzatori > Estasi dervisci: dance in trance > Sciamanesimo: il segreto dalla Siberia > Sciamani di oggi (Tuva) > Rituale di Trance Dance by F.Natale
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Re Nudo si rinnova! |
IL BLOG DI RE NUDO
News da Re Nudo
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By Re Nudo on
04/07/2008 9.20
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 | Dal prossimo numero Re Nudo diventa trimestrale: raddoppia le pagine e avrà un tema centrale ogni numero. Diventerà una rivista da collezione con copertina in cartoncino e rilegata come un libro. Il prezzo di copertina sarà di 7,90 euro, col CD allegato 11,90 euro. L’abbonamento annuo quindi per 4 numeri costerà 25 euro (con un CD in omaggio). L’abbonamento annuo col CD allegato 35 euro. Per
gli abbonamenti in corso ogni numero della nuova edizione (7,90 euro
prezzo di copertina) verrà conteggiato come 3 numeri del Re Nudo
attuale (1,90 euro prezzo copertina).
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Abbiamo fatto numerosi test prima di compiere questa scelta e abbiamo riscosso un incoraggiamento e un consenso che ci ha confortato. Questa scelta, nata inizialmente per motivi economici, perché con la formula attuale non si riusciva a pareggiare i costi, si è poi via via consolidata come una grande opportunità per consentire un approfondimento sulla tematiche centrali di Re Nudo. Abbiamo percepito come tanti lettori sentono la necessità di poter vedere approfondito un singolo tema con più punti di vista, con più contributi. Dopo tanti anni in cui si toccano diversi argomenti nelle due, tre o quattro pagine di un articolo, ora potremmo dedicare cinquanta pagine della rivista ad un singolo argomento, mantenendo le altre cinquanta a rubriche e argomenti vari
PARTIAMO CON IL TIBET A fine giugno, primi luglio uscirà quindi 01 Re Nudo TIBET. Fateci sapere che ne pensate! come il Re Nudo attuale.
Purtroppo non ci sarà allegato il CD di Battiato perché Franco non ha ottenuto la liberatoria dalla casa discografica per questa operazione. Se non siete abbonati ordinate la vostra copia e magari
più di una copia soprattutto per far circolare questo numero sulla
questione Tibetana. Un numero scioccante e veramente da conservare per
l’ampiezza del’informazione su TIBET e CINA.
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Ma accanto a questa ombra oscura del potere Cinese che si allungano anche a coprire l’informazione sui media occidentali per attenuare le denuncie degli orrori che qua e la incominciano a comparire. Vi mostriamo anche però dei bagliori di una nuova resistenza Tibetana radicale anche se non violenta, vi condividiamo anche momenti di altissima poesia come il discorso di Osho sul mantra Tibetano om padme um, come i contributi sulla medicina, sull’arte e sulla cultura Tibetana in Italia, senza tralasciare quelle spinte al positivo, alla consapevolezza, alla crescita evolutiva che è il motore della ricerca comunicativa di Re Nudo.
ABBONATI e ricevi a casa ogni uscita della rivista pagando solamente le spese di spedizione e scegliendo tra esclusivi regali in omaggio. Abbonamenti
COLLEZIONE COMPLETA DEI PRIMI 100 NUMERI INCLUSO IL N. 0 a soli 200 euro comprensivi delle spese di spedizione. Abbonamenti
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Il Dalai Lama e la scienza della meditazione |
RICERCHE DI VITA (il blog di Giacomo Bo)
Meditazione e Ricerca Spirituale
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By Giacomo Bo on
16/06/2008 11.46
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Proponiamo questo interessante e sempre attuale articolo di Rasoul Sorkhabi sul Dalai Lama e la scienza della meditazione.Gli effetti della meditazione sulla salute del corpo e della mente. Confronto tra Dalai Lama e neuroscienziati.La meditazione non è una scienza. Non lo è nello scopo, né nella pratica. Chi medita lo fa perché ritiene sia una pratica utile, non certo per fare un esperimento scientifico. Il mistero della meditazione non può essere espresso ne tanto meno analizzato e spiegato da scienziati.Quello che si sperimenta durante una seduta di meditazione, così come accade per una composizione musicale o un momento d’amore, può essere solo provato per esperienza diretta. Ciononostante gli effetti della meditazione sul corpo e la mente possono essere indagati dalla scienza. Questo è ciò che potremmo chiamare la “Scienza della Meditazione”, definizione che, per quanto possa sembrare assolutamente ovvia, è per molti un’affermazione azzardata perché non tutti gli scienziati ritengono utile parlare con monaci, monache e mistici.Per fortuna, le cose stanno lentamente cambiando e oggi sempre più medici, neurologi e psicologi si confrontano con gli esperti in materia di spiritualità.Un momento molto positivo di questo dialogo tra scienza e meditazione si è svolto durante la “Conferenza sugli studi della mente: la scienza e le applicazioni cliniche della meditazione”, tenuta lo scorso novembre dal Dalai Lama a Washington DC.Le pratiche meditative sono onorate da molto tempo in Oriente, come dimostrano le statue, risalenti a 4.000 anni fa, raffiguranti un personaggio seduto a gambe incrociate in meditazione ritrovate nella Valle dell’Indo. Da sempre, gli insegnamenti indù, buddisti e jainisti, sviluppati in India, danno grande valore alle pratiche meditative come percorso per la pace della mente, l’etica del comportamento, la salvezza dalle sofferenze e la comprensione della verità.Il buddismo in particolare ha sviluppato un elaborato corpo di conoscenze psicologiche anche grazie all’arricchimento ricevuto in seguito alla sua diffusione in altri paesi asiatici, dal vicino Sri Lanka fino al Giappone dell’Estremo Oriente, e anche perché si è concentrato sullo sviluppo della mente umana piuttosto che filosofeggiare e glorificare un dio creatore. Ciononostante solo da poche decadi la scienza sta prestando la dovuta attenzione a questa elaborata psicologia nata 2.500 anni fa.Alan Wallace, noto studioso di buddismo tibetano, intervenuto alla conferenza di Washington del 2005, ha sottolineato come la prima area d’investigazione della ricerca scientifica nell’Europa del XVI secolo non è stata la mente umana, ma i pianeti e le stelle, insomma gli oggetti più distanti dall’uomo, mentre la scienza moderna si è concentrata a lungo sullo studio di strumenti scientifici, esperimenti di laboratorio, matematica, fisica e pensiero razionale per studiare il mondo fisico, tant’è vero che tra lo sviluppo dell’astronomia e quello della psicologia vi è un ritardo di circa tre secoli. Anche quando, all’inizio del ‘900, la psicologia è stata riconosciuta come scienza, la scuola di pensiero dominante fu per decenni il comportamentalismo, quindi la comprensione del comportamento, piuttosto che lo studio della coscienza umana e della natura dei processi mentali.
Una tappa importante del processo di dialogo tra scienziati ed esperti di buddismo, è stata sicuramente la "Conferenza su mente e vita", svoltasi nel 1987 a Dharamsala, la città indiana dove vive in esilio il Dalai Lama. Negli anni seguenti, quell’incontro è cresciuto d’importanza fino a diventare un appuntamento internazionale che ogni anni coinvolge un gran numero di scienziati.
L’incontro di Washington del 2005 è stata la tredicesima
edizione del simposio e la seconda aperta al pubblico. Durante il volo
con cui mi recavo all’incontro, ho iniziato a leggere "A User’s Guide to
the Brain" (Guida al cervello per l’utente, N.d.T.) di John Ratey, che scrive: “Il cervello non è un computer che esegue semplicemente
programmi geneticamente predeterminati, né un vegetale passivo vittima
delle influenze ambientali che lo condizionano. Geni e ambiente
interagiscono modificando continuamente il nostro cervello dal momento
in cui siamo concepiti fino al momento in cui moriamo. E noi, i
proprietari (per quanto ce lo consentono i nostri geni) di questo
cervello, possiamo modificare attivamente il modo in cui si sviluppano
i nostri corpi per tutto il corso della vita”.
| Per tre giorni, dall’8 al 10 novembre, io e migliaia di
medici e studenti di meditazione abbiamo appreso i risultati delle
ultime ricerche presentati da vari operatori, dove si dimostrava in che
modo la meditazione influenza positivamente, attraverso un’azione sul
cervello, la salute mentale e fisica dell’uomo.
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In particolare, sono rimasto colpito da tre aspetti
discussi durante la conferenza che riguardavano la neuroplasticità, la
sincronizzazione neurale e la terapia basata sulla “Attenzione
consapevole”.
Neuroplasticità
Il cervello è composto da circa cento miliardi di
neuroni o cellule celebrali, che sono in costante comunicazione l’una
con l’altra attraverso impulsi elettrici e l’azione di alcune sostanze
chimiche, note come neurotrasmettitori.
Il cervello però non è una “macchina muscolare”
predisposta per eseguire compiti e comportamenti fissi. Ricerche ed
osservazioni recenti hanno dimostrato che esso è più plastico di quello
che si riteneva fino a qualche anno fa, tanto da assegnare compiti in
precedenza eseguiti da un certo gruppo di cellule, poi danneggiate, a
un nuovo gruppo di neuroni sani.
Alcuni studi recenti indicano anche che il cervello può
produrre nuovi neuroni dalle cellule staminali. “Grazie proprio a
questa plasticità – ha sottolineato il dottor Richard Davidson della
University of Wisconsin nel suo intervento alla conferenza – virtù come
la compassione o il perdono possono essere apprese attraverso
l’allenamento mentale”. E sempre Davidson ha rimarcato come le cure dei
genitori, la musica, l’esercizio fisico e la meditazione giochino ruoli
chiave nella regolazione delle nostre emozioni. L’allenamento della
mente (lo-jong in tibetano) è il fondamento del sentiero buddista e le
ricerche di neuroplasticità giungono a sostenere l’utilità della
meditazione nel sostituire, a livello mentale, emozioni negative come
l’odio, con emozioni positive come la compassione.
Sincronizzazione neurale
Wolf Singer e i suoi colleghi del Max Planc Institute of
Brain Research in Germania, hanno scoperto che per eseguire un compito
come per esempio la visione, il cervello non segue un sistema
gerarchico centralizzato, ma piuttosto i neuroni responsabili della
funzione si “accendono” simultaneamente e battono con lo stesso ritmo
che si riscontra essere quello delle onde gamma del cervello
(oscillazioni a 40 cicli al secondo).
In altre parole, i processi mentali sono distribuiti su
tutto il cervello, ma quando questo è stimolato a concentrarsi su un
dato oggetto o soggetto, vari processi mentali si collegano per fornire
una risposta preferenziale all’oggetto o soggetto al centro
dell’attenzione. La sincronizzazione neurale è una delle scoperte più
significative della moderna neuroscienza.
Nel suo best-seller, "The Astonishing Hypothesis: The
Scientific Research for the Soul" (La sorprendente ipotesi: la ricerca
scientifica dell’anima, N.d.T.) il premio nobel Francis Crick ha
parlato della sincronizzazione neurale come di una chiave importante
nella comprensione della nascita della coscienza.
Da parte sua, nell’intervento tenuto alla conferenza, il
dottor Wolf Singer ha suggerito che la meditazione può migliorare
l’efficienza della sincronizzazione neurale rafforzando la capacità di
attenzione e concentrazione.
Attenzione consapevole&l ...
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Diario della Marcia sul Tibet -2 (3a fase) |
IL BLOG DI PIERO VERNI
società & politica
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By Piero Verni on
24/05/2008 10.47
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Banspatant, Uttarkhand, 23 maggio 2008 (ore 16.30, locali)
"Situazione improvvisamente tesa. Ieri i marciatori erano partiti ed avevano percorso 19 chilometri giungendo nel piccolo villaggio di Banspatan. Ad un certo punto è arrivato un piccolo gruppo di poliziotti che ha iniziato a fare dei controlli. Un video giornalista norvegese che era presente ha iniziato a filmare. A questo punto i funzionari di polizia gli hanno prima intimato di smettere minacciando di confiscargli la telecamera e poi, visto che lui protestava, lo hanno fermato e condotto al commissariato del villaggio di Berinag nel distretto di Pithogar.
Dopo alcune ore, visto che il reporter non tornava al campo, Tenzin Tsundue e Lobsang Yeshi sono andati a vedere cosa stesse succedendo. Ma neanche loro sono ritornati. Questa mattina due dirigenti delle 5 ONG sono, a loro volta, andati a controllare la situazione ma non hanno fatto ancora ritorno al campo. Non si capisce bene cosa stia succedendo. Probabilmente tutto si risolverà nelle prossime ore ma è comunque una situazione poco chiara. Fate circolare più che potete la notizia. Io, compatibilmente con gli enormi problemi di comunicazione che ho, cercherò di tenervi tempestivamente aggiornati".
Seraghat, Uttarkhand, 19 maggio 2008 (ore 20.00, locali)
Anche oggi Karma ha difficoltà per le comunciazioni via SMS; mi ha quindi telefonato per dirmi che:
"I marciatori sono ancora fermi a Seraghat e gli organizzatori continuano a dialogare con la polizia perché non frapponga ostacoli alla continuazione della 'Marcia Verso il Tibet'. La richiesta è che sia permesso di continuare almeno fino al passo Darchu-la passando per un territorio in cui non vi sono restrizioni di circolazione e non sono richiesti particolari permessi di ingresso; dopo il passo inizia una 'restricted area' dove per entrare si deve avere uno speciale permesso. Adesso dobbiamo riuscire a strappare alla polizia il consenso a partire da qui, poi una volta arrivati a questa 'restricted area', vedremo il da farsi. Se ho ben compreso dovrebbe distare poco più di un centinaio di chilometri. Comunque l'intenzione degli organizzatori e di tutti i partecipanti alla 'Marcia' è quella di raggiungere il confine ed entrare in Tibet. Come ho già scritto ieri, costi quel che costi. Ritengo che non sarà facile. In ogni caso l'atteggiamento dei poliziotti non è ostile. Sono disponibili al dialogo e mi pare vogliano evitare in tutti i modi un'azione di forza con fermi ed arresti. Hanno però intensificato i controlli dei documenti. Io devo scendere ad Almora per telefonare e incontro diversi posti di blocco. La mia impressione è che si aspettino l'arrivo di altri marciatori (tibetani ma anche occidentali) e non gradiscano affatto l'idea. Sto cercando di trovare il modo per comunicare con qualche telefono portatile ma non sembra essere per nulla facile. Spero di trovare una soluzione al più presto anche perché fra qualche chilometro termina la strada asfaltata e la 'Marcia' dovrà inoltrarsi nelle foreste himalayane e quindi non avrò più la possibilità di trovare cabine o posti telefonici."
Seraghat, Uttarkhand, 19 maggio 2008 (ore 24.00, locali)
Come temuto, nell'area montana in cui si trova adesso la Marcia Verso il Tibet, i telefoni portatili hanno molti problemi di ricezione quindi oggi Karma non è stata in grado di inviarmi SMS ma ha solo potuto telefonarmi da una cabina pochi minuti fa, ecco in sintesi quanto mi ha detto:
"I marciatori sono fermi nell'area di Seraghat perché pochi chilometri più avanti c'è un ingente schieramento di polizia intenzionato a bloccare la Marcia; da diverse ore i dirigenti delle 5 ONG stanno trattando con la polizia perché consenta alla Marcia di proseguire. Io sono arrivata ieri mattina e ho trovato la gente che avevo lasciato poche settimane fa, altrettanto determinata ad andare avanti ed entrare in Tibet. Costi quel che costi. Sono in molti ad essersi lasciati dietro le spalle quel poco che avevano ed ora sono pronti anche a sacrificare le loro vite per libertà del Tibet. L'altro ieri c'è stato un violento temporale che ha causato non pochi problemi logistici ma adesso il tempo è tornato abbastanza sereno e fresco. Certo si dovrà cominciare a pensare a come affrontare le violente piogge monsoniche che fra poche settimane cominceranno a devastare queste regioni dell'India. Ma a questo si penserà in un secondo momento. Adesso l'importante è convincere la polizia a levare il blocco e lasciare passare i marciatori. Compatibilmente con le possibilità di comunicazione vi terrò informati di quanto accadrà."
Karma C. (corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: Il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Dossier Tibet (www.dossiertibet.it); Associazione Italia-Tibet (www.italiatibet.org); Il Sentiero del Tibet (www.ilsentierodeltibet.it); Giotibet (www.giotibet.com); Laogai Research Foundation Italia (www.laogai.org)
P.S.: è possibile aiutare il Tibetan People's Uprising Movement facendo una donazione a partire da questa pagina web: www.tibetanuprising.org
Per approfondire:
Guarda i video di Olistica.tv: > Diritti umani (free Tibet): Cinesi ammazzano tibetani
Leggi i blog di Olistica.tv: > Il blog di Piero Verni
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