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Socrate e la Nuvola rosa |
VIDEO di Olistica.tv
Video musica, arti, trance
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By 1653739@aruba.it on
18/09/2009
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Un film scritto e diretto da Andrea Lucisano. Carlo Rivolta interpreta Socrate. Il filosofo vissuto e condannato nel 399 a.C. con l'accusa d'introdurre nuove divinità, parlava del Daimon, la voce interiore, il consiglio divino, e fondò la propria ricerca sulla frase "Gnothi Sautòn", incisa sul tempio di Delfi, sacro ad Apollo, che in greco antico significa "CONOSCI TE STESSO". Il brano Daimon che chiude il film contiene un rap in greco antico tratto dalla lettera di Epicuro a Meneceo sulla felicità. Il Daimon è raffigurato nel film come una nuvola rosa sempre vicina a Socrate. QUesta è l'ultima interpretazione di Carlo Rivolta, che ha lasciato questa terra undici giorni dopo le riprese del film, girato a Cinecittà il 10 giugno 2008. La colonna sonora e la voce del canto sono di Andrea Lucisano.
Libri:
Socrate, lo Stregone (di Nicolas Grimaldi)
La Cicuta e la Croce (di Mario Pincherle)
Creazione (di Gore Vidal)
Rido ergo sum (di Pedro Gonzalez Calero)
La Trama della Coscienza (di Giandomenico Fiandri)
Il popolo al potere (di Costanzo Preve)
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Guido Viale: per un mondo diverso |
IL BLOG DI RE NUDO
Mondi a confronto
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By Re Nudo on
02/09/2009 13.53
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E’ in uscita il libro di Guido Viale Prove di
un mondo diverso, itinerari di lavoro dentro la crisi, per le edizioni
NDA. Abbiamo chiesto all’autore di presentare il suo lavoro per i
lettori di Re Nudo.
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Il mio libro affronta il problema della conversione ecologica del
sistema economico e produttivo, partendo ovviamente dalla situazione
italiana, ma con un occhio di riguardo per la dimensione globale, nel
contesto creato dalla crisi economica, ambientale e culturale in corso.
Tre i punti di questo libro che meritano una riflessione.
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Il primo è un approccio storico all’attuale crisi, riconnessa direttamente agli eventi degli oltre sessant’anni che ci separano dalla fine della seconda guerra mondiale e, in particolare, all’esplosione planetaria del movimento del ’68, di oltre quarant’anni fa: “Per una consolidata convenzione, il periodo tra la fine della seconda guerra mondiale e la metà degli anni ’70 viene contrassegnata dagli economisti con l’espressione “i trenta gloriosi” (sottinteso: anni)… Applicando uno schematismo analogo, il periodo che ci separa dalla metà degli anni ’70 dovrebbe meritarsi il titolo di “i trenta vergognosi”.
In mezzo, a segnare lo spartiacque tra di esse, c’è “il Sessantotto”… il Sessantotto è stato il primo movimento globale della storia; ma soprattutto la critica pratica dei modelli di vita e di consumo proposti o imposti dall’onda vincente dello “sviluppo economico” e delle sue priorità: quelle promosse dal dirigismo occidentale e quelle realizzate dalla pianificazione sovietica.
Non è quindi difficile leggere “i trenta vergognosi” come reazione globale alle aspirazioni e alle aspettative create dal Sessantotto: una reazione a volte violenta; più spesso sottotraccia; e capace di piegare suo vantaggio larga parte delle conoscenze e delle competenze sociali e culturali che il Sessantotto aveva sviluppato. Lo strumento vincente di quella reazione – l’ideologia della fine di tutte le ideologie, che ha poi preso il nome di “pensiero unico”, cioè il liberismo – si è alimentato e al tempo stesso ha attinto la sua forza dalle debolezze culturali che il Sessantotto aveva mostrato. I tratti costitutivi del Sessantotto a livello globale erano stati soprattutto uno spirito di rivolta e una temperie antiautoritaria: nella scuola e nelle università, nelle fabbriche e negli uffici, nei laboratori di ricerca e negli ospedali, nei tribunali e nelle libere professioni; fin dentro le carceri e le strutture militari di polizie ed eserciti: il tentativo di disarticolare le linee del comando gerarchico – e non solo quelle del sistema di fabbrica – attraverso la messa in questione del proprio ruolo e dei propri compiti.
La reazione del pensiero unico e del suo assolutismo liberista avrebbe affidato questo stesso obiettivo non al lavorio consapevole dei collettivi che si formavano nelle squadre, nelle aule, nei reparti, nelle assemblee di quartiere, di caseggiato, di categoria, ma ai meccanismi anonimi e automatici – o presunti tali – del mercato e della competizione: il massimo della affermazione e della realizzazione di ciascuno sarebbe stata garantita non dall’azione consapevole di individui collegati tra loro da legami di solidarietà liberamente costruiti, ma dal meccanismo eminentemente selettivo, e per questo “meritocratico”, della competizione a tutti i livelli”.
Il secondo punto è costituito dall’esplicitazione delle caratteristiche degli indirizzi e degli interventi che concorrono a costituire il programma della riconversione ecologica: “Tutte le misure indicate – le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, la dematerializzazione dei consumi, l’agricoltura biologica, la mobilità flessibile, la cultura della manutenzione, l’educazione permanente, ecc. - sono l’esatto contrario delle “grandi opere” e delle produzioni di massa fordiste – come quelle dell’industria automobilistica - a cui i governi vorrebbero affidare le speranze di una “ripresa”. Le misure indicate richiedono tutte un diverso tipo di regia: sono interventi distribuiti e diffusi sul territorio, altamente differenziati, legati alla specificità degli ambienti e dei contesti sociali; per essere efficaci richiedono sì risorse cognitive specialistiche – ormai largamente diffuse in segmenti specifici di ogni comunità – ma soprattutto conoscenze pratiche del contesti sociali: conoscenze che solo chi vive e opera al loro interno può avere.
Tutti gli interventi indicati richiedono informazioni e tecnologie disponibili a livello globale, ma sono tanto più efficaci quanto più sanno adeguarsi alla dimensione locale della produzione e del consumo. Si tratta di misure che riportano l’attenzione sul territorio, sulle sue esigenze, sulla sua salvaguardia, sulla sua autonomia; e che concorrono a promuovere legami sociali, affezione per il patrimonio naturale ed edilizio, per l’eredità storica, per la culturale locale, per la cooperazione e la condivisione di beni e obiettivi comuni. Inoltre corrispondono meglio anche ai caratteri di flessibilità, diffusione territoriale, adattamento e inventiva nelle applicazioni”.
Il terzo punto è costituito dalle forme di consultazione. partecipazione e deliberazione – già sperimentate in alcuni contesti di queste “Prove” - che vengono proposte per promuovere la riconversione ambientale: “L’efficacia della riconversione ambientale richiede contributi - alla progettazione, alla gestione degli interventi, al controllo dei processi – inediti; fondati sulla partecipazione di tutte le componenti potenzialmente interessate al cambiamento: l’associazionismo civico e ambientalista, le organizzazioni di base dei lavoratori, i centri sociali e i movimenti che hanno animato il panorama dello scorso decennio, le associazioni dei migranti; ma anche gli esponenti più impegnati della amministrazioni locali – soprattutto dei centri piccoli e medi – che sono spesso l’ultimo residuo istituzionale di autonomia dallo strapotere degli apparati statali e dei grandi gruppi economici e finanziari; il mondo della formazione e della ricerca e l’imprenditoria, attiva o potenziale, interessata a intraprendere nei settori orientati alla sostenibilità. Tutte queste componenti sono indispensabili: non si riconverte l’economia senza imprese e imprenditoria – pubblica, privata o sociale – né senza avallo e coinvolgimento dei governi locali, né senza i saperi e l’impegno che solo gli strumenti partecipativi possono attivare. Questo non significa mettere da parte la conflittualità tra le diverse componenti di questa aggregazione (tra lavoratori e imprese; tra comunità e governi locali; tra imprenditoria e amministrazioni pubbliche), che è sempre la radice ultima di ogni trasformazione. Tuttavia, al di là - o al di qua - di questa conflittualità, esisterà quasi sempre un tratto di strada condiviso che può essere percorso insieme”.
[da Re Nudo N° 05, estate 20009 - acquista questo numero di Re Nudo]
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Le mappe psicosomatiche antiche |
IL BLOG DI RE NUDO
Mondi a confronto
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By Re Nudo on
23/05/2009 13.21
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 imm.8 | La sfera dell’essere: la mappa dell’unità L’esperienza del sé, come coscienza globale di tutto il proprio essere è sempre alla base dei modelli olistici antichi. Come potete vedere nell’immagine 1 il cerchio come icona essenziale del corpo immobile e della sfera della coscienza silenziosa e vuota tipica della meditazione Zen. Nell’immagine 2 vediamo invece un classico uovo spirituale, il campo energetico che circonda spesso le divinità dei panteon antichi. Nei seminari di meditazione dell’Accademia Olistica da decenni osserviamo persone fare disegni spontanei di questo tipo, come: sfere luminose, cerchi, spirali di colori leggeri. Partendo da queste considerazioni abbiamo creato la struttura sferica del modello Cyber.
I livelli dell’essere e la mappa della complessità Nelle antiche medicine sacre l’essere umano era percepito come unità psicosomatica, e lo stesso concetto di energia vitale (bio elettromagnetica) era inscindibilmente legato all’aspetto cognitivo-spirituale ossia all’informazione psichica. Il Prana indiano, il Ci taoista, lo R’lung tibetano, il Mana dei Kahuna non erano concetti di energia cosciente. Tutto il corpo era visto come flusso di energia psichica, intelligente e sacra. Nell’immagine vicino al titolo troviamo una antica raffigurazione rupestre di quello che potremmo chiamare gli strati o livelli dell’essere. Nell’immagine 4 vediamo la complessità dei nadi i canali psicoenergetici e, in colori progressivi, i sette chakra: centri psicoenergetici profondi della tradizioni logica indiana che posseggono specifiche caratteristiche psicoenergetiche. Nell’immagine 5 una simile, ma più dettagliata, rete dei “meridiani” psicoenergetici di un’antica mappa di agopuntura cinese e nella 6 lo schema dei tan tien i principali centri psicoenergetici del taoismo, che corrispondo perfettamente al 2°, 4° e 6° chakra. Nell’immagine 7 vediamo invece la mappa psicoenergetica tantrica della tradizione medica buddista tibetana. In questa mappa, che riteniamo di grande importanza, emergono molti punti comuni tra la tradizione yogica e taoista. In particolare sono utilizzati canali più essenziali, ma comunque molto simili a quelli cinesi e sono descritti cinque chakra principali, anche se sono contemplati come centri minori, gli altri due della tradizione yogica.
La mappa psicosomatica unificata Ricordando che l’essere umano è uno in ogni tradizione e tempo, il gruppo di ricerca dell’Accademia Olistica ha studiato i punti comuni delle tradizioni medico-spirituali cercando di scremare le parti teoriche non essenziali, focalizzandosi sugli aspetti più funzionali ed efficaci delle stesse, riunendoli in una Mappa Energetica Unitaria più funzionale per la cura dell’essere umano del nostro tempo (immagine 8). Tra gli aspetti più importanti di questa mappa ci sono i percorsi energetici che confluiscono nei tre i centri psicofisici fondamentali della pancia, del cuore e della testa (i tre tan tien). 1) Pancia: il centro vitale-metabolico principale, il tan-tien inferiore sede di Ming: la vita, e P’o: l’anima yin, inconscia e oscura, il 2° chakra dello yoga, sede della vitalità, l’hara dei giapponesi, sede del senso fisico dell’essere. Vi confluiscono i canali energetici yin della parte bassa del corpo (punti 4-6 di Vaso Concezione). 2) Cuore: il centro del sé, dell’identità profonda, che corrisponde al tan-tien medio, sede di Hsing: la coscienza personale, l’essere, il senso dell’io, e al 4° chakra dello yoga. Il centro più importante da risvegliare in questo momento storico! Vi confluiscono i canali energetici yin e yang (punti 17-18-19 Vaso Concezione). 3) Testa: il centro della coscienza dell’essere, il centro luminoso che governa il sistema. Corrisponde al tan-tienHui: la coscienza primordiale, il sé spirituale, e al 6° chakra il cosiddetto terzo occhio. Vi confluiscono i canali energetici yang (punti 19-22 Vaso Governatore).
Il concetto di squilibrio e di blocco psicosomatico Mentre la medicina ufficiale ha sviluppato un concetto di malattia estremamente analitico, come è la patologia d'organo o di sistema; la medicina olistica ha sviluppato il concetto di squilibrio e blocco energetico-psicosomatico. Il concetto di blocco è un concetto dinamico, che concepisce la vita come circolazione globale dell'energia-informata all’interno di un sistema psicoenergetico fluido di essere umano (mappe energetiche). Il blocco è una interruzione di questo flusso di energia cosciente, quindi ogni blocco produrrà un eccesso o un difetto della carica psichica ed energetica degli organi, dei canali e dei centri. Tutta la medicina tradizionale cinese e indotibetana si basa su questo concetto. Se ad una persona viene inibita la possibilità di comunicare certe emozioni, il blocco che ne scaturisce sarà tanto più grave quanta più energia emozionale avrà la persona in questione o tanto più essa sarà sensibile. Le principali malattie che si manifestano a livello d'organo, nascono molto tempo prima a livello dei centri energetici (i chakra), che, da millenni, sono ritenuti gerarchicamente superiori agli organi e ai sistemi.
| Nella mappa unificata abbiamo anche riportato alcuni centri minori delle mappe antiche, con i loro punti esterni che risultano essere di grande efficacia nel rilascio dei blocchi psicosomatici e in particolare per smuovere le energie legate ai blocchi emozionali. Nel nostro libro di testo Psicosomatica Olistica delle Ed.Mediterranee, si trova una descrizione dettagliata dei punti psicosomatici e del loro utilizzo pratico. La respirazione o una pressione su questi punti può aiutare nella diagnosi e nella cura di molti disturbi psicosomatici. All’interno del Master in Psicosomatica dell’Accademia Olistica e dei corsi di formazione, lo studio di questa mappa e delle sue applicazioni pratiche rappresenta la base di ogni successivo lavoro sulla persona. Questa mappa permette di integrare le tecniche della medicina ayurvedica, yogica e cinese con pratiche psicosomatiche moderne come la vegetoterapia di Reich, la bioenergetica di Lowen, il craniosacrale, la respirazione, il massaggio e il lavoro sul corpo. Anche le tecniche di psicoterapia ad orientamento somatico possono trarre grande vantaggio da questa mappa.
Il sé e le energie psicosomatiche essenziali Il Sé è il centro del sistema psicosomatico. Partendo dalle comprensioni più profonde delle medicine sacre e delle mappe energetiche abbiamo ricavato una mappa funzionale delle Energie Essenziali del Sé, dove si evidenziano le funzioni primarie della coscienza attraverso le energie essenziali: i potenziali psicosomatici con cui si manifesta nella vita concreta. Queste energie primarie o archetipiche del Sé, sono gli Shen della tradizione taoista, che noi abbiamo connesso alle energie essenziali dei chakra. Shen è un termine che significa: anima, emozione e mente, simile al termine psiche dei Greci. Queste energie essenziali sono la base per comprendere i processi somatici, emozionali e psicologici della formazione del Sé - l’identità umana - le carenze, gli eccessi o ...
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