Ormai
nel linguaggio comune siamo abituati a considerare i filosofi come degli
sterili pensatori, che usano la loro testa per teorizzare idee lontane dalla
realtà: così ci vengono presentati a scuola, così li consideriamo comunemente.
Niente di più distorto. La parola stessa, all’origine, nella lingua greca da
cui deriva indica invece con questo termine gli “amanti della saggezza”.
Molti
filosofi antichi in realtà sono dei mistici che avevano compreso la natura
delle cose, che avevano un impatto diretto con la Verità o, per usare un
linguaggio a noi più vicino, si sono risvegliati. Secondo le parole dirette di
Eraclito in un frammento sopravissuto nei secoli: “I risvegliati hanno un
mondo in comune. Coloro che dormono hanno ciascuno un proprio mondo”.
Così
quelli che in alcuni testi ormai
antiquati delle nostre scuole sono dei nomi quasi sconosciuti, a cui a volte
vengono dedicate da poche righe fino al massimo un paio di pagine, in realtà
sono dei maestri di vita, dei grandi saggi che hanno moltissimo da trasmettere
non solo ai loro contemporanei, ma anche a noi, abitanti inquieti di questo
pianeta che, se non deciderà di lasciarsi guidare un po’ di più da questa
saggezza che è oltre il tempo, andrà
sempre di più alla deriva.
E
se i più famosi almeno sono sulla bocca di tutti, magari senza sapere il perché
(Socrate, Eraclito, Pitagora),
che dire di altri: Cornelio Fronto, Junius Rusticus,
Seneca, Giovenale, Epitteto, Marco Aurelio?
Quest’ultimo
è conosciuto come imperatore romano, con al massimo il vezzo di dilettarsi di
filosofia, trascurando che fu allievo o estimatore degli altri nomi che ho
citato prima di lui, e,come e più di loro, fonte inestimabile di saggezza.
Prima
di occuparci di questi ultimi, torniamo per un istante ai più famosi. Di
Eraclito di solito ricordiamo solo la storiella che “non ci si può immergere
due volte nello stesso fiume”, e magari ci piace ma non andiamo oltre, di
Socrate la sua splendida affermazione, dopo essere stato proclamato
dall’oracolo di Delfi l’uomo più saggio, “so solo di non sapere”; di
Pitagora non sappiamo pressoché nulla e pensiamo a lui solo come a un
matematico, senza sapere che la setta
esoterica da lui fondata era la culla di un sapere profondo e vero.
Conosco
pochissimi che abbiano divulgato, al di là di una ristretta cerchia di addetti
ai lavori, il significato profondo di questi mistici. Osho,
il maestro spirituale che ha parlato più di ogni altro, ha dedicato due serie
di discorsi ai versi aurei di Pitagora e ai frammenti di Eraclito, citando
continuamente Socrate e anche Marco
Aurelio.
E’
stato per me proprio attraverso Osho la riscoperta del racconto fatto da Platone
della morte del suo maestro Socrate : vi invito a trovare un’edizione tra le
tante in commercio del “Fedone”,
di cui basterebbero almeno le pagine finali che descrivono la serenità con cui
Socrate beve il veleno preparato dai giudici che lo hanno condannat ...
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