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Mondi a confronto
Author: Re Nudo Created: 05/06/2007 17.37
Mondi a confronto.

I racconti didattici di Milton Erickson
By Re Nudo on 15/02/2010 4.39
milton-erickson.jpgIl geniale mix di presenza e di tecniche comunicative che ha fatto di Erickson il più grande ipnotista e terapeuta dei nostri tempi, qui tratteggiato dalla terapista familiare Lynn Hoffman (nota anche per aver lavorato per il prestigioso Ackerman Institute of Family Therapy di New York)

I racconti didattici di Milton Erickson – le storie che raccontava ai suoi pazienti o a tutti coloro che venivano a raggrupparglisi intorno – sono pieni d'ingegno e di fascino: sono straordinari esempi dell'arte di persuadere.
Si potrebbe addirittura dire che sono troppo belli per essere relegati tra i libri di psichiatria, poiché, anche se concepiti per un fine terapeutico, appartengono a una tradizione molto più ampia: la tradizione americana di arguzia e humor che ha in Mark Twain il suo maggiore rappresentante.

Conobbi per la prima volta le sorprendenti imprese di Erickson quando, nel 1963, iniziai a collaborare al Mental Research Institute di Palo alto. Stavo raccogliendo, insieme a Jan Haley, materiale per il volume Techniques of Family Therapy*. Haley, che aveva registrato ore ed ore di conversazione con Erickson, mi raccontava una storia dopo l'altra su quest'uomo mentre io ascoltavo affascinata. Quella fu parte della mia iniziazione alla terapia familiare, ed ebbe un grosso effetto su di me. Mi sento dunque tanto più lusingata adesso, diciotto anni più tardi, davanti alla richiesta di scrivere la prefazione ai racconti di Erickson raccolti e curati da Sidney Rosen.

È difficile dare un resoconto del lavoro di Erickson, per via del suo strano modo di porsi a metà strada tra il guaritore e il poeta, tra lo scienziato e il bardo. Le trascrizioni dei suoi seminari, per quanto sorprendenti, sono in certa misura insoddisfacenti. La parola scritta è assolutamente inadeguata a trasmettere le pause, i sorrisi, le penetranti occhiate all'insù con cui Erickson penetra nell'altro.

Sidney Rosen ha risolto questo problema, anche se non so bene come abbia fatto. Erickson l'ha scelto, in quanto discepolo, collega e amico, per pubblicare questo volume, e la sua intuizione è stata giusta, come sempre, perché Rosen ha un modo tutto suo di prendere il lettore per mano e di farlo penetrare alla presenza di Erickson, direttamente, senza impedimenti. Una volta, in florida, ho assistito a uno spettacolo di nuoto subacqueo: il pubblico sedeva in un anfiteatro sotterraneo che una lastra di vetro separava da rocce calcaree subacquee dall'altra parte, e l'acqua era così chiara e trasparente che il pesce che nuotava vicino al vetro sembrava fluttuare nell'aria.

La lettura di questo libro ha rappresentato un'esperienza dello stesso tipo, e ciò è forse dovuto alla forza con cui Rosen ci sa trasmettere la sensazione di quel campo relazionale che era il naturale mezzo espressivo di Erickson. Nel primo capoverso del primo capitolo troviamo un'osservazione di Erickson a Rosen circa la natura dell'inconscio. Proprio come Erickson inserisce nei suoi racconti certe sue reminiscenze, episodi della sua vita, pensieri bizzarri, o fatti inconsueti, allo stesso modo Rosen inserisce nel suo commento spunti su tale o tal altro incontro personale con Erickson, associazioni su un dato racconto, notizie su come egli stesso ha utilizzato questi racconti nel lavoro coi propri pazienti, e inoltre fornisce esaurienti spiegazioni delle varie tecniche che troviamo esemplificate nei racconti. È il commento a costituire il campo relazionale nel quale fluttuano questi racconti.

Per di più, sembra quasi che Rosen parli, invece di scrivere, anche qui echeggiando Erickson, e con uno stile discorsivo e per niente tecnico. Questo stile è anche estremamente piano. Che ciò sia fatto deliberatamente o no, Rosen crea una cornice abbastanza neutra da mettere in risalto il colore e la vivezza di ingegno dei vari racconti. Ciò nondimeno, l'effetto totale trascende quello di ogni singolo elemento. A ogni aneddoto è prestata profonda attenzione, cosicché un ipnoterapeuta capace ed esperto, pratico egli stesso delle tecniche di Erickson, ci consegna un libro che è in fondo un racconto didattico di racconti didattici.

Vorrei adesso dare un'idea di come il commento fluisce e penetra fra i vari racconti, prendendo come esempio la prima parte del terzo capitolo, “Abbiate fiducia nell'inconscio” [vedi articolo MMM – Meditazione, Metacomunicazione, Magia a pag. 9, ndr]. Questo capitolo si apre con un breve aneddoto su quando, una volta Erickson dovette improvvisare un discorso. Erickson dice a se stesso che non ha bisogno di prepararsi, perché ha fiducia nella miniera di idee e di esperienze accumulate nel corso degli anni. Rosen sottolinea questo tema della fiducia nelle forze immagazzinate nell'inconscio, e poi riporta un breve raccontino, “Neve leggera”, splendido nella sua semplicità, che parla di un ricordo infantile e del ricordo di quando quel ricordo era stato generato. Questo racconto è seguito da altri due sullo stesso tema. L'ultimo riguarda il ritardo nel parlare di Erickson bambino, che a quattro anni ancora non parlava; a tutti colori che se ne mostravano preoccupati, sua madre diceva: !Quando verrà il momento, parlerà”. Rosen interviene brevemente per dire che questo è un buon racconto da utilizzare con quei pazienti che stanno appena imparando a entrare in trance.

Splendido è il racconto successivo. È intitolato: “Come si grattano i maiali”, e racconta di quando Erickson, che da giovane vendeva libri per pagarsi gli studi, stava tentando di venderne alcuni a un burbero vecchio contadino. L'uomo non possedeva alcun libro, e gli disse di togliersi dai piedi. Erickson, senza pensarci, raccolse un pezzo di legno e cominciò a grattare la schiena dei maiali cui il contadino stava dando da mangiare. Il contadino cambiò idea e acconsentì a comprare i libri di Erickson, perché, come disse, “Tu sei uno che sa come si gratta un maiale”.
Segue poi il commento di Rosen sul racconto, e successivamente il ricordo della prima volta in cui lo udì, cioè dopo che aveva chiesto ad Erickson perché lo avesse scelto per scrivere la prefazione al suo Hypnotherapy**. Dopo aver spiegato quali fossero le qualità di Rosen che gli avevano fatto desiderare di affidargli la prefazione, Erickson aggiunse: “Mi piace il tuo modo di grattare un maiale”.

Questo breve esempio rende l'idea della variegata ricchezza del libro: ciascun racconto è trattato come un prezioso pezzo di una raccolta piena di ricordi, e Rosen partecipa al lettore gli svariati significati che ognuno gli evoca, sia come persona che come clinico. Se fossi circospetta come quel contadino, questo libro lo comprerei perché Sidney Rosen sa come si gratta un maiale.


Note

* Trad. it., Tecniche di terapia della famiglia, Astrolabio, Roma, 1974.
** Trad. it., Ipnoterapia, Astrolabio, Roma, 1982


(prefazione al libro: Milton H. Erickson, “La mia voce ti accompagnerà”, cur. Sidney Rosen, Astrolabio 1983).


da Re Nudo N° 07 COMUNICAZIONE MAGIA, inverno 2009/2010


[ Re Nudo Comunicazione magia continua QUI ]



Per approfondire:

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L’amore con più partner
By Re Nudo on 27/10/2009 19.19
(di Luigi De Marchi)

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Sono stato io stesso il pioniere italiano della “coppia aperta” (45 anni fa pubblicai per la Laterza, Sesso e civiltà) quindi, provo grande simpatia e rispetto per l’amico Carlo Consiglio e per le molte argomentazioni biologiche e antropologiche a favore del superamento della gelosia e
della ossessività amorosa da lui presentate in questa sua opera documentata e godibilissima.
Per parte mia, invece, ho avuto un percorso esperienziale ed emozionale che mi ha portato ad una conclusione ben diversa, anche se, beninteso, essa non pretende di essere da tutti condivisa e rivendica il diritto di ciascuno non solo alle opinioni ma anche ai comportamenti più congeniali in questo campo.
Ebbene la mia conclusione, su questo scabroso tema, è che tanto i nemici quanto i fautori della “coppia aperta” restano, ciascuno a suo modo, prigionieri dell’illusione di poter ignorare o negare l’intrinseca contraddittorietà dei nostri bisogni: una contraddittorietà, a mio parere, evidente in ogni sfera della nostra esperienza. Prendiamo ed esempio il bisogno di avventura e il bisogno di sicurezza: in ogni campo, la soddisfazione del primo riduce la soddisfazione del secondo. Così, in campo lavorativo, che intraprende la carriera burocratica ottiene il massimo di sicurezza sacrificando quasi totalmente la sua indipendenza decisionale; chi fa l’imprenditore o il libero professionista cerca la massima indipendenza personale e decisionale e deve rinunciare a gran parte della sua sicurezza. E anche il matrimonio monogamico può essere visto come un mezzo per acquistare sicurezza affettiva od economica rinunciando alla propria libertà sessuale. Ma nella vita di coppia si annida un’altra e più fondamentale contraddizione, e cioè quella tra la parabola potenzialmente ascendente del desiderio e della passione. Questa conflittualità tendenziale tra affettività e desiderio è stata acutamente descritta nel film di Polansky “Luna di Fiele”. E’ la storia di due amanti che, dopo aver invano tentato ogni variante più o meno perversa per ravvivare la loro passione declinante, alla fine sembrano trovare il modo per perpetuare il loro legame affettivo solo in una escalation di crudeltà e di reciproco massacro.
Ma, al di là dell’immaginario artistico, ciascuno di noi ha vissuto questa contraddizione: sentire che il desiderio per il nostro compagno o la nostra compagna è calato rispetto alla stagione dell’innamoramento, mentre il nostro attaccamento affettivo non è calato affatto, e magari si è molto rafforzato. A questa contraddizione di fondo, tanto i paladini del matrimonio tradizionale quanto quelli della libertà poligamica hanno tentato di rispondere privilegiando il rapporto affettivo, gli uni reprimendo, gli altri legittimando il bisogno di varietà e novità sessuale. Ma tra i tradizionalisti e i “novatori” la differenza è assai minore di quanto appaia a prima vista: gli uni e gli altri sacrificano la totalità dell’esperienza amorosa sull’altare della stabilità affettiva col partner. Intendiamoci, è un’operazione perfettamente legittima, purché si sia coscienti del fatto che si tratta di un compromesso, e non si pretenda, come gli uni e gli altri fanno, di trasformarlo in un modello di perfezione e in una ricetta di felicità. Del resto, anche nella tradizione la repressione, almeno per l’uomo, non era affatto totale come si voleva dare a credere. Anche dopo il matrimonio l’uomo poteva avere tutti i rapporti che voleva con le “donnine allegre” purché non commettesse l’errore, fatale e ridicolo, di innamorarsi. E anche la cosiddetta rivoluzione sessuale del ‘68 aveva inconsapevolmente adottato la stessa ricetta (Sex Without Love, “Sesso senza Amore!” proclamavano i manifesti di quegli anni), anche per le donne.
Ma non è così facile perché mentre per gli uomini, proprio in quanto educati dall’etica maschilista ad una sistematica dissociazione tra sesso e sentimento, possono meglio accettare e gustare l’esperienza poligamica, la donna ha conservato (forse per la maggior repressione) una profonda unità e consonanza tra sesso e amore, talché se una donna ama desidera e se desidera ama, lontana anni luce dalla schizofrenia maschile così bene descritta da Freud con la celebre e tragica battuta: ”Gli uomini amano le donne che non desiderano e desiderano le donne che non amano”…

INTRODUZIONE
Perché “amore con più partner”, e non “sesso con più partner”?
Perché qui si parla soprattutto di relazioni durature, impegnate e responsabili, e quindi amorose. Non si parla, o si parla solo marginalmente, di relazioni sessuali occasionali. Nella nostra società si tende a pensare che prima viene l’amore, e poi il sesso. Nella nostra società il sesso è considerato un peccato, che però viene scusato, o anche giustificato, se il sesso è accompagnato dall’amore. Allora il sesso non precedere l’amore, altrimenti sarebbe ingiustificato. In tutti i romanzi, in tutti i film, i protagonisti prima si amano, poi fanno sesso. Eppure spesso è vero il contrario: facendo il sesso, nasce l’amore. Infatti l’eccitazione sessuale causa la secrezione di ossitocina, la quale causa l’innamoramento. In questo caso, l’amore e il sesso sono due aspetti della stessa realtà. In questo senso, l’attività sessuale è un’attività spirituale, perché produce l’amore, che è un sentimento e quindi un’attività dello spirito. Fare il sesso con la persona amata dà grandissimo piacere, e fare il sesso con più persone amate e ricettive può dare un piacere ancora più grande.
Anche Easton & Liszt (1997) pensano che fare il sesso sia un’attività spirituale: “Un momento di perfetta completezza… di coscienza espansa che trascende la divisione tra mente e corpo ed integra tutte le parti di una persona in consapevolezza estatica…. Quando tu porti la coscienza spirituale nella tua pratica sessuale, diventi direttamente conscio della divinità che fluisce sempre attraverso te, e connesso con essa”.


[da Re Nudo N° 06, autunno 2009 - acquista questo numero di Re Nudo]

(di Luigi De Marchi)

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Guido Viale: per un mondo diverso
By Re Nudo on 02/09/2009 13.53

E’ in uscita il libro di Guido Viale Prove di un mondo diverso, itinerari di lavoro dentro la crisi, per le edizioni NDA. Abbiamo chiesto all’autore di presentare il suo lavoro per i lettori di Re Nudo.

guido viale Il mio libro affronta il problema della conversione ecologica del sistema economico e produttivo, partendo ovviamente dalla situazione italiana, ma con un occhio di riguardo per la dimensione globale, nel contesto creato dalla crisi economica, ambientale e culturale in corso. Tre i punti di questo libro che meritano una riflessione.
Il primo è un approccio storico all’attuale crisi, riconnessa direttamente agli eventi degli oltre sessant’anni che ci separano dalla fine della seconda guerra mondiale e, in particolare, all’esplosione planetaria del movimento del ’68, di oltre quarant’anni fa: “Per una consolidata convenzione, il periodo tra la fine della seconda guerra mondiale e la metà degli anni ’70 viene contrassegnata dagli economisti con l’espressione “i trenta gloriosi” (sottinteso: anni)… Applicando uno schematismo analogo, il periodo che ci separa dalla metà degli anni ’70 dovrebbe meritarsi il titolo di “i trenta vergognosi”.
In mezzo, a segnare lo spartiacque tra di esse, c’è “il Sessantotto”… il Sessantotto è stato il primo movimento globale della storia; ma soprattutto la critica pratica dei modelli di vita e di consumo proposti o imposti dall’onda vincente dello “sviluppo economico” e delle sue priorità: quelle promosse dal dirigismo occidentale e quelle realizzate dalla pianificazione sovietica.
Non è quindi difficile leggere “i trenta vergognosi” come reazione globale alle aspirazioni e alle aspettative create dal Sessantotto: una reazione a volte violenta; più spesso sottotraccia; e capace di piegare suo vantaggio larga parte delle conoscenze e delle competenze sociali e culturali che il Sessantotto aveva sviluppato. Lo strumento vincente di quella reazione – l’ideologia della fine di tutte le ideologie, che ha poi preso il nome di “pensiero unico”, cioè il liberismo – si è alimentato e al tempo stesso ha attinto la sua forza dalle debolezze culturali che il Sessantotto aveva mostrato. I tratti costitutivi del Sessantotto a livello globale erano stati soprattutto uno spirito di rivolta e una temperie antiautoritaria: nella scuola e nelle università, nelle fabbriche e negli uffici, nei laboratori di ricerca e negli ospedali, nei tribunali e nelle libere professioni; fin dentro le carceri e le strutture militari di polizie ed eserciti: il tentativo di disarticolare le linee del comando gerarchico – e non solo quelle del sistema di fabbrica – attraverso la messa in questione del proprio ruolo e dei propri compiti.
La reazione del pensiero unico e del suo assolutismo liberista avrebbe affidato questo stesso obiettivo non al lavorio consapevole dei collettivi che si formavano nelle squadre, nelle aule, nei reparti, nelle assemblee di quartiere, di caseggiato, di categoria, ma ai meccanismi anonimi e automatici – o presunti tali – del mercato e della competizione: il massimo della affermazione e della realizzazione di ciascuno sarebbe stata garantita non dall’azione consapevole di individui collegati tra loro da legami di solidarietà liberamente costruiti, ma dal meccanismo eminentemente selettivo, e per questo “meritocratico”, della competizione a tutti i livelli”.

Il secondo punto è costituito dall’esplicitazione delle caratteristiche degli indirizzi e degli interventi che concorrono a costituire il programma della riconversione ecologica: “Tutte le misure indicate – le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, la dematerializzazione dei consumi, l’agricoltura biologica, la mobilità flessibile, la cultura della manutenzione, l’educazione permanente, ecc. - sono l’esatto contrario delle “grandi opere” e delle produzioni di massa fordiste – come quelle dell’industria automobilistica - a cui i governi vorrebbero affidare le speranze di una “ripresa”. Le misure indicate richiedono tutte un diverso tipo di regia: sono interventi distribuiti e diffusi sul territorio, altamente differenziati, legati alla specificità degli ambienti e dei contesti sociali; per essere efficaci richiedono sì risorse cognitive specialistiche – ormai largamente diffuse in segmenti specifici di ogni comunità – ma soprattutto conoscenze pratiche del contesti sociali: conoscenze che solo chi vive e opera al loro interno può avere. Tutti gli interventi indicati richiedono informazioni e tecnologie disponibili a livello globale, ma sono tanto più efficaci quanto più sanno adeguarsi alla dimensione locale della produzione e del consumo. Si tratta di misure che riportano l’attenzione sul territorio, sulle sue esigenze, sulla sua salvaguardia, sulla sua autonomia; e che concorrono a promuovere legami sociali, affezione per il patrimonio naturale ed edilizio, per l’eredità storica, per la culturale locale, per la cooperazione e la condivisione di beni e obiettivi comuni. Inoltre corrispondono meglio anche ai caratteri di flessibilità, diffusione territoriale, adattamento e inventiva nelle applicazioni”.

Il terzo punto è costituito dalle forme di consultazione. partecipazione e deliberazione – già sperimentate in alcuni contesti di queste “Prove” - che vengono proposte per promuovere la riconversione ambientale: “L’efficacia della riconversione ambientale richiede contributi - alla progettazione, alla gestione degli interventi, al controllo dei processi – inediti; fondati sulla partecipazione di tutte le componenti potenzialmente interessate al cambiamento: l’associazionismo civico e ambientalista, le organizzazioni di base dei lavoratori, i centri sociali e i movimenti che hanno animato il panorama dello scorso decennio, le associazioni dei migranti; ma anche gli esponenti più impegnati della amministrazioni locali – soprattutto dei centri piccoli e medi – che sono spesso l’ultimo residuo istituzionale di autonomia dallo strapotere degli apparati statali e dei grandi gruppi economici e finanziari; il mondo della formazione e della ricerca e l’imprenditoria, attiva o potenziale, interessata a intraprendere nei settori orientati alla sostenibilità. Tutte queste componenti sono indispensabili: non si riconverte l’economia senza imprese e imprenditoria – pubblica, privata o sociale – né senza avallo e coinvolgimento dei governi locali, né senza i saperi e l’impegno che solo gli strumenti partecipativi possono attivare. Questo non significa mettere da parte la conflittualità tra le diverse componenti di questa aggregazione (tra lavoratori e imprese; tra comunità e governi locali; tra imprenditoria e amministrazioni pubbliche), che è sempre la radice ultima di ogni trasformazione. Tuttavia, al di là - o al di qua - di questa conflittualità, esisterà quasi sempre un tratto di strada condiviso che può essere percorso insieme”.


[da Re Nudo N° 05, estate 20009 - acquista questo numero di Re Nudo]



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Le mappe psicosomatiche antiche
By Re Nudo on 23/05/2009 13.21

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La sfera dell’essere: la mappa dell’unità
L’esperienza del sé, come coscienza globale di tutto il proprio essere è sempre alla base dei modelli olistici antichi. Come potete vedere nell’immagine 1 il cerchio come icona essenziale del corpo immobile e della sfera della coscienza silenziosa e vuota tipica della meditazione Zen. Nell’immagine 2 vediamo invece un classico uovo spirituale, il campo energetico che circonda spesso le divinità dei panteon antichi. Nei seminari di meditazione dell’Accademia Olistica da decenni osserviamo persone fare disegni spontanei di questo tipo, come: sfere luminose, cerchi, spirali di colori leggeri. Partendo da queste considerazioni abbiamo creato la struttura sferica del modello Cyber.

I livelli dell’essere e la mappa della complessità
Nelle antiche medicine sacre l’essere umano era percepito come unità psicosomatica, e lo stesso concetto di energia vitale (bio elettromagnetica) era inscindibilmente legato all’aspetto cognitivo-spirituale ossia all’informazione psichica.
Il Prana indiano, il Ci taoista, lo R’lung tibetano, il Mana dei Kahuna non erano concetti di energia cosciente. Tutto il corpo era visto come flusso di energia psichica, intelligente e sacra. Nell’immagine vicino al titolo troviamo una antica raffigurazione rupestre di quello che potremmo chiamare gli strati o livelli dell’essere. Nell’immagine 4 vediamo la complessità dei nadi i canali psicoenergetici e, in colori progressivi, i sette chakra: centri psicoenergetici profondi della tradizioni logica indiana che posseggono specifiche caratteristiche psicoenergetiche. Nell’immagine 5 una simile, ma più dettagliata, rete dei “meridiani” psicoenergetici di un’antica mappa di agopuntura cinese e nella 6 lo schema dei tan tien i principali centri psicoenergetici del taoismo, che corrispondo perfettamente al 2°, 4° e 6° chakra. Nell’immagine 7 vediamo invece la mappa psicoenergetica tantrica della tradizione medica buddista tibetana. In questa mappa, che riteniamo di grande importanza, emergono molti punti comuni tra la tradizione yogica e taoista. In particolare sono utilizzati canali più essenziali, ma comunque molto simili  a quelli cinesi e sono descritti cinque chakra principali, anche se sono contemplati come centri minori, gli altri due della tradizione yogica.

La mappa psicosomatica unificata
Ricordando che l’essere umano è uno in ogni tradizione e tempo, il gruppo di ricerca dell’Accademia Olistica ha studiato i punti comuni delle tradizioni medico-spirituali cercando di scremare le parti teoriche non essenziali, focalizzandosi sugli aspetti più funzionali ed efficaci delle stesse, riunendoli in una Mappa Energetica Unitaria più funzionale per la cura dell’essere umano del nostro tempo (immagine 8). Tra gli aspetti più importanti di questa mappa ci sono i percorsi energetici che confluiscono nei tre i centri psicofisici fondamentali della pancia, del cuore e della testa (i tre tan tien).   
1) Pancia: il centro vitale-metabolico principale, il tan-tien inferiore sede di Ming: la vita, e P’o: l’anima yin, inconscia e oscura, il 2° chakra dello yoga, sede della vitalità, l’hara dei giapponesi, sede del senso fisico dell’essere. Vi confluiscono i canali energetici yin della parte bassa del corpo (punti 4-6 di Vaso Concezione).
2) Cuore: il centro del sé, dell’identità profonda, che corrisponde al tan-tien medio, sede di Hsing: la coscienza personale, l’essere, il senso dell’io, e al 4° chakra dello yoga. Il centro più importante da risvegliare in questo momento storico! Vi confluiscono i canali energetici yin e yang (punti 17-18-19 Vaso Concezione).
3) Testa: il centro della coscienza dell’essere, il centro luminoso che governa il sistema. Corrisponde al tan-tienHui: la coscienza primordiale, il sé spirituale, e al 6° chakra il cosiddetto terzo occhio. Vi confluiscono i canali energetici yang (punti 19-22 Vaso Governatore).


Il concetto di squilibrio e di blocco psicosomatico
Mentre la medicina ufficiale ha sviluppato un concetto di malattia estremamente analitico, come è la patologia d'organo o di sistema; la medicina olistica ha sviluppato il concetto di squilibrio e blocco energetico-psicosomatico. Il concetto di blocco è un concetto dinamico, che concepisce la vita come circolazione globale dell'energia-informata all’interno di un sistema psicoenergetico fluido di essere umano (mappe energetiche). Il blocco è una interruzione di questo flusso di energia cosciente, quindi ogni blocco produrrà un eccesso o un difetto della carica psichica ed energetica degli organi, dei canali e dei centri. Tutta la medicina tradizionale cinese e indotibetana si basa su questo concetto. Se ad una persona viene inibita la possibilità di comunicare certe emozioni, il blocco che ne scaturisce sarà tanto più grave quanta più energia emozionale avrà la persona in questione o tanto più essa sarà sensibile. Le principali malattie che si manifestano a livello d'organo, nascono molto tempo prima a livello dei centri energetici (i chakra), che, da millenni, sono ritenuti gerarchicamente superiori agli organi e ai sistemi.

Nella mappa unificata abbiamo anche riportato alcuni centri minori delle mappe antiche, con i loro punti esterni che risultano essere di grande efficacia nel rilascio dei blocchi psicosomatici e in particolare per smuovere le energie legate ai blocchi emozionali. Nel nostro libro di testo Psicosomatica Olistica delle Ed.Mediterranee, si trova una descrizione dettagliata dei punti psicosomatici e del loro utilizzo pratico. La respirazione o una pressione su questi punti può aiutare nella diagnosi e nella cura di molti disturbi psicosomatici. All’interno del Master in Psicosomatica dell’Accademia Olistica e dei corsi di formazione, lo studio di questa mappa e delle sue applicazioni pratiche rappresenta la base di ogni successivo lavoro sulla persona. Questa mappa permette di integrare le tecniche della medicina ayurvedica, yogica e cinese con pratiche psicosomatiche moderne come la vegetoterapia di Reich, la bioenergetica di Lowen, il craniosacrale, la respirazione, il massaggio e il lavoro sul corpo. Anche le tecniche di psicoterapia ad orientamento somatico possono trarre grande vantaggio da questa mappa.

Il sé e le energie psicosomatiche essenziali
Il Sé è il centro del sistema psicosomatico. Partendo dalle comprensioni più profonde delle medicine sacre e delle mappe energetiche abbiamo ricavato una mappa funzionale delle Energie Essenziali del Sé, dove si evidenziano le funzioni primarie della coscienza attraverso le energie essenziali: i potenziali psicosomatici con cui si manifesta nella vita concreta. Queste energie primarie o archetipiche del Sé, sono gli Shen della tradizione taoista, che noi abbiamo connesso alle energie essenziali dei chakra. Shen è un termine che significa: anima, emozione e mente, simile al termine psiche dei Greci. Queste energie essenziali sono la base per comprendere i processi somatici, emozionali e psicologici della formazione del Sé - l’identità umana - le carenze, gli eccessi o ...
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Scienza e coscienza: intervista a Ervin Laszlo
By Re Nudo on 07/02/2009 22.41
ervin laszlo
Nitamo Montecucco – Negli ultimi anni c’è stata un’accelerazione delle ricerche sulla meditazione e sulla coscienza. Come vedi questo cambio di paradigma per cui la scienza finalmente inizia a studiare la coscienza?
Ervin Laszlo – Si tratta di uno sviluppo molto importante. Ci rendiamo sempre più conto, nella società civile, di quanto la coscienza sia diventata un fattore molto importante per la nostra vita, per il nostro futuro. Ci dobbiamo render conto del fatto che è necessario un cambiamento della situazione in cui ci troviamo, e per attuare questo cambiamento abbiamo bisogno di cambiare la coscienza. Un altro aspetto è che i metodi sono sempre più raffinati per capire e percepire i diversi parametri del funzionamento della coscienza. Credo che le sperimentazioni sulla coscienza, come quelle con il Brain Olotester da te ideato, siano sempre più precise.


Nitamo – Il paradigma olistico utilizza la scienza per entrare nel mondo più sottile degli stati di coscienza e della consapevolezza, secondo te come potrebbe essere impostata questa ricerca?


Laszlo – Alcuni scienziati, soprattutto fisici, dicono che occorre vedere solo ciò che è manifesto non soggettivo, mentre le scienze sociali umane, l’antropologia, riconoscono sempre più il fattore della coscienza, dei valori, della visione del mondo. Quando siamo di fronte ad un grande cambiamento, come siamo senz’altro ora, diventa sempre più importante comprendere come potrebbe essere affrontata questa sfida del cambiamento, che è trasformazione della civiltà, trasformazione della nostra mente, e per questo motivo diventa assolutamente imperativo studiare la coscienza individuale, e quella che Jung e altri hanno chiamato “coscienza collettiva”. Come tutto una società, una civiltà, una cultura reagisce di fronte a un cambiamento, come percepisce la sfida che si ha di fronte. Per tutto questo occorre una scienza sistemica che veda la foresta più che un insieme di alberi. Ovviamente la foresta può anche essere qualcosa di più che un insieme di alberi, perché l’unità è un insieme di rapporti che emergono solamente quando si vede la totalità. Osservando le singole cellule del corpo non si vedono questi rapporti globali. Così è per il cervello, capace di pensare, capace di reagire, capace anche di avere coscienza. Nelle singole cellule nervose non si vedono queste qualità. Anche se le cellule individuali hanno una propria “coscienza”, ma sicuramente non la coscienza umana che noi conosciamo. Olismo vuol dire vedere la foresta come totalità.


Nitamo – L’olismo riconosce che la cellula come ogni organismo vivente è più di un insieme di parti: è un sistema cognitivo unitario. Questa coscienza cellulare, questa capacità che lega tutto il sistema della cellula, degli organismi viventi, che permette alle varie parti di stare insieme, ci porta alla coerenza elettrodinamica. La fisica quantistica evidenzia che quando ci sono rapporti quantistici coerenti tra le parti si genera unità tra le energie, ma soprattutto unità delle informazioni. Quale potrebbe essere l’elemento in più che permette alla Teoria dei Sistemi di capire anche l’unità della coscienza, dell’essere umano e dei sistemi più semplici?

Laszlo – Negli anni 80-90, il sistema era prima di tutto oggettivo, il sistema delle cose manifeste e non dell’interiorità. Dobbiamo riconoscere che tutti i sistemi hanno una forma di esteriorità e una di interiorità, che diventa importantissima nell’essere umano. Possiamo dire che i sistemi non sono puramente esteriori – fisici, chimici, biologici, ecologici – ma hanno anche una interiorità. Più il sistema è complesso più diventa importante l’interiorità. C’è un cambiamento nel paradigma: vedere il mondo non solo come sviluppo degli atomi, delle molecole, delle cellule, organismi e sistemi, ma anche come sviluppo dell’interiorità.


Nitamo – L’insieme di interiorità ed esteriorità è il cuore del paradigma olistico, il vero superamento del dualismo. E’ un salto a livello della filosofia della scienza.

Laszlo – Sì, non sono due cose separate, bensì due prospettive della stessa unità. Perché quando siamo dentro ad un sistema, sentiamo con la coscienza la parte interiore. Alcuni scienziati, come David Bohm, con l’ordine implicato ed esplicato hanno indagato la mente, il comportamento umano, e riconoscono questa wholeness, questa unità del tutto.


Nitamo – Negli ultimi libri hai parlato di ricerche e nuove modalità scientifiche per lo studio della coscienza. Quali sono secondo te i punti più importanti per andare a scoprire e riconoscere questo aspetto profondo della coscienza nei sistemi?

Laszlo – Riconosco tre concetti principali nel cambiamento profondo nella scienza. Il primo è il concetto dello spazio-tempo, il secondo è quello della coerenza, il terzo è il ruolo e la presenza dell’informazione. Riguardo allo spazio, quello che possiamo vedere nello sviluppo della scienza, è che si allargano continuamente gli orizzonti. A metà del ventesimo secolo si pensava che la galassia fosse l’unico universo. Negli ultimi 15 anni è stato riconosciuto che esiste un metaverso da cui originano gli universi, quindi si allargano sempre più gli orizzonti e confini spaziali. Al giorno d’oggi parlano di “dimensione implicata”, di iperspazio, spazio a-temporale, vuoto quantistico. Quindi si può dire che c’è un progresso nel trovare un fondamento profondo per l’universo. Il mondo sorge su una base che è molto misteriosa: è la fonte dello spazio-tempo. È un livello che ho chiamato campo
akashico per una ragione specifica, e questo mi porta al secondo concetto fondamentale, quello della coerenza.

Abbiamo visto, e ciò è importantissimo, che le cose non sono separate le une dalle altre, ma ciò che accade ad un punto influenza ciò che accade in un altro punto. Tutto l’universo ha una coerenza, è collegato attraverso connessioni molto sottili. Queste connessioni sono ben sperimentate a livello quantistico. Vengono fuori anche a livello della vita, a livello biologico, e anche a livello cosmologico.

Non si può dire che un unico evento o avvenimento, che accade in un posto, è limitato unicamente a questo posto. Questo è un tipo di olografia, un' ologramma, e anche un punto collegato ad altri punti. Questo concetto della coerenza è rivoluzionario.

Il terzo punto è l’informazione, che nel ventesimo secolo era considerato appartenente alla sfera umana. Poi si è visto che è presente nel mondo del quantistico. Non si può descrivere completamente un sistema solo come flusso di energia, ma abbiamo bisogno anche dell’informazione. Ad esempio in un computer, l’hardware è l’energia, il software è l’informazione. Allo stesso modo il nostro corpo, il nostro cervello, contengono cellule, molecole biochimiche, ma c’è anche informazione nella sua totalità, un’informazione che fa integrare il tutto.

Il grande fisico John Wheeler ha detto che “l’informazione è più importante dell’energia”. Credo che i concetti di energia e informazione siano fondamentali, molto più fondamentali del concetto di materia, che in ultima analisi è solamente una concentrazione di energia in un punto. Energia collegata attraverso informazione. Attraverso questi cambiamenti dell’universo e della coerenza arriviamo alla visione dell’universo informato.


Nitamo – La coerenza, come nel raggio laser, unifica i fotoni, per cui tutta l’informazione di un fotone passa al sistema che diventa un “campo unitario di informazione”, una “unità informata”.

Laszlo – E’ importantissimo il concetto di campo che hai espresso. Concepire questo collegamento, questa coerenza di uno con gli altri attraverso l’informazione, non si può avere senza servirsi del concetto di campo. È un campo che collega i singoli elementi che lo compongono e forma l’unità. Questo campo è collegato al livello profondo dell’universo, lo chiamo campo akashico.

Usando la definizione di coscienza come “capacità di percepire il senso delle informazioni”: se la cellula avesse solo informazioni può essere vista come un sistema semplice, meccanico, ma se la cellula ha la capacità di “percezione di tutte le informazioni del suo campo”, ossia comprende il “senso dell’informazione”, agisce come un unico organismo, diventa un “sistema unitario”. Più è complesso il sistema, più è importante l’aspetto dell’interiorità, che è proprio l’informazione.


Nitamo – Entriamo nel concetto di Worldshift. Se intendiamo il pianeta come un sistema vivente, termodinamico aperto, in un momento di biforcazione, è possibile che o che il pianeta si degradi, perda coerenza e quindi involva, oppure si organizzi, aumentando il proprio livello di coerenza che significa coscienza, consapevolezza, coerenza dei linguaggi e degli intenti, e fare un salto di livello. Come vedi questo worldshift?

Laszlo – Ci sono pericoli e opportunità. E’ un periodo affascinante, perchè noi siamo la prima generazione del mondo che ha la scelta di essere l’ultima generazione del mondo antico o la prima del mondo nuovo. La grande opportunità è cambiare un sistema instabile, ma è molto difficile. Quando il sistema diventa instabile si impone un cambiamento. Ci sono diversi tentativi. ...
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Gurdjieff: il Lavoro in dieci punti
By Re Nudo on 15/12/2008 10.29

Una spiegazione semplice delle idee del Lavoro

Questa è una sintesi del decalogo introduttivo al Lavoro di Gurdjieff, scritto negli anni ‘40 da un’allieva tra le più vicine.

UNO
Ognuno di noi è due persone: la persona che supponiamo di essere e ciò che siamo realmente. Solo l'Auto-Osservazione ci consente di rendercene conto. Non possiamo comprendere di essere due persone a meno che non incominciamo a comprendere ciò che significa osservare noi stessi. Vediamo un mondo fuori di noi: è ciò che ci offrono i sensi. I sensi però sono volti all'esterno e non è possibile vedere ciò che si è. Abbiamo tuttavia un organo all'interno di noi stessi che può osservare questa cosa chiamata sé. Per mezzo di quest’organo, possiamo vedere i nostri pensieri, sentimenti, stati d’animo. Questo è l'inizio del divenire un'altra persona.
La nostra vita psichica e quella interiore sono al buio fino a che non lasciamo entrare un raggio di luce, di coscienza di ciò che sta avvenendo. Affinché ciò avvenga dobbiamo dividerci in due: una parte che osserva e una parte osservata. Quando si stabilizza in noi un "io osservante", da questo "io" segue tutto il resto. All'inizio è piccolo e debole, ma è come una finestra per lasciar entrare la luce.

DUE
L'obiettivo dell'Auto-Osservazione è consentirci di cambiare noi stessi crescendo in consapevolezza senza cercare di cambiare le circostanze esteriori o gli altri. Deve però trattarsi di un'Auto-Osservazione non critica né giudicante. Abbiamo naturalmente un minimo di Auto-Osservazione che però non va mai oltre un certo punto, dopo di che incominciamo a criticare noi stessi. Dobbiamo oltrepassare questo punto e avere la forza di sopportare quanto osserviamo, con calma. È difficile farlo, perché siamo identificati e siamo solo preoccupati di non apparire ridicoli. Dobbiamo osservare noi stessi come se fossimo un'altra persona. Quando ci rendiamo conto che parole e azioni accadono in noi senza la nostra coscienza, incominciamo ad avere una visione differente di noi stessi. Riteniamo di sapere e ricordare, fino a che vediamo che non siamo ciò che immaginavamo, ma null'altro che macchine.

TRE
Cambiare se stessi non significa aggiungere qualcosa a ciò che si è ma arrivare a cambiare il proprio essere attraverso il riconoscimento che siamo addormentati e la rinuncia all’immagine di noi stessi. Tutte le teorie per migliorare il mondo da addormentati non fanno altro che intensificare il sonno dell'umanità.
Vi sono quattro stati di coscienza veri e propri possibili per l'uomo:
4. Stato di Coscienza Oggettiva
3. Stato di Consapevolezza di Sé o Auto-Coscienza o Ricordo di Sé (primo autentico stato di risveglio)
2. Il cosiddetto Stato di Veglia
1. Il sonno con sogni
Nel primo stato di coscienza siamo di fatto addormentati a letto. Nel secondo stato di coscienza andiamo qua e là per il mondo, occupati nei nostri affari quotidiani, pensando di essere svegli. È però soltanto il terzo stato di coscienza il primo stato di vera veglia ed è di fatto un nostro diritto. Il quarto stato è la coscienza della verità delle cose così come sono.
L'essere umano addormentato non può ricevere aiuto. L'aiuto può raggiungerci solo nel terzo stato di coscienza, quando ci rendiamo conto di essere addormentati.

QUATTRO
Per divenire coscienti dobbiamo osservare pensieri, emozioni, sensazioni e movimenti. Dobbiamo osservare noi stessi in modo definito. Non siamo uno, ma molti: un uomo pensante, emotivo, motorio, istintivo che sente fame, sete, caldo e freddo; che si sente bene o male. Tutti questi aspetti sono comandati separatamente da quelli che il Lavoro di Gurdjieff chiama Centri. Il Centro Intellettuale comanda il pensiero, il Centro Emozionale controlla le emozioni, il Centro Motorio-Istintivo si prende cura delle funzioni interne del corpo quali la digestione, la circolazione del sangue, la respirazione. Il primo passo nella trasformazione di se stessi è comprendere che non siamo una sola persona. Dobbiamo comprendere che siamo quattro persone con menti diverse ma complementari l'una all'altra e tutte necessarie per la vita umana. Un uomo equilibrato è un uomo in cui tutti i centri lavorano normalmente e hanno i loro giusti periodi di attività.

CINQUE
Tutti gli uomini hanno un Centro Intellettuale, un Centro Emozionale, nonché i Centri Istintivo e Motore, ma in uomini differenti questi centri sono sviluppati in modo molto differente. L'umanità è divisa in tre tipi di uomo: l'Uomo numero 1 motorio – istintivo, l'Uomo numero 2 emozionale e l'Uomo numero 3 intellettuale. L'umanità è squilibrata perché la vita viene percepita con un solo centro. Lo scopo di questo Lavoro è quello di ottenere l'Uomo Equilibrato, l'Uomo numero 4 che ha tutti i centri ugualmente sviluppati, così che nessun centro usurpi la funzione di un altro e ciascun centro compia il proprio lavoro nel modo appropriato. Per avvicinarsi all'Uomo numero 4, bisogna voler sviluppare quei lati di noi stessi che mancano di sviluppo; per questo nessuna nuova esperienza è inutile.

SEI
Abbiamo visto che l'uomo non è uno, poiché ogni centro in lui è una mente differente. Egli è di fatto multiplo. Per un lungo periodo, l'Auto-Osservazione ci mostrerà questa moltitudine di creature, ciascuna delle quali chiamiamo "io". Ogni "io" in un uomo è stato acquisito da una qualche esperienza nella vita, dall'imitazione, dall'ambiente circostante, da qualcosa di reale, dalla fantasia, dalla professione e così via. Osservando noi stessi dal punto di vista di molti "io", incominciamo a renderci conto che non è sempre la stessa persona a parlare, sebbene la chiamiamo "io". Notiamo che differenti "io" parlano in tempi differenti del giorno, facendosi carico di noi. Alcuni "io" sono molto pericolosi e, se vogliamo svilupparci, dobbiamo evitare che essi si facciano carico di tutto. Questi sono soprattutto gli "io" che stravolgono le cose, mentono, sono vendicativi e amari, pieni di autocommiserazione o di risentimento.
Cercate di osservare voi stessi dal punto di vista dei differenti "io" esistenti in voi e notate quanto spesso essi si contraddicano l'un l'altro. Notate gli "io" in cui siete quando siete da soli, notate come cambiano quando qualcuno entra nella stanza. Cercate di osservare l'intonazione con cui parlano i diversi "io".

SETTE
Se desideriamo evolvere, dobbiamo essere in grado di osservare noi stessi. La prima cosa che dovremmo fare è rinunciare alla nostra sofferenza. Ma la gente non lo farà, combatte per mantenerla. Il Lavoro sostiene che il mondo è governato non dal sesso o dal potere, ma dalle emozioni negative ovvero da certi stati del Centro Emozionale, chiamati emozioni negative. Ciò si riferisce alla sofferenza. Il primo segno di un atteggiamento sbagliato nei confronti della vita, la prima illusione, è la sofferenza inutile. Ciò avviene perché ci avviciniamo alla vita con le nostre idee di come questa dovrebbe essere, e immaginiamo ciò che ci accade come eccezionale. Tutto ciò produce sofferenza perché non abbiamo compreso la natura della vita e non desideriamo conoscerla. Giungiamo perciò a un nuovo punto di vista: ci rendiamo conto che la nostra vita è sprecata dalla sofferenza e desideriamo liberarci di tutta l'inutile autocommiserazione, del senso di dolore e di scoraggiamento. La vita e gli altri non ci devono nulla. Al contrario, dobbiamo percepire che dobbiamo agli altri e alla vita più di quanto non possiamo ripagare. Quando eliminiamo da noi stessi l'idea che gli altri ci debbano qualcosa, diveniamo liberi. La sensazione che qualcosa ci sia dovuto è sofferenza inutile. Quando combattiamo con questa sensazione soffriamo utilmente. Il Centro Intellettuale nasce con una parte negativa e una parte positiva, così da pensare che ci deve essere un confronto, una capacità di dire "sì" e "no". Il Centro Emozionale non nasce con una parte negativa o, meglio, questa non dovrebbe esserci, ma viene acquisita dall'influenza delle persone che sono negative. Dal contatto con gli adulti, il bambino impara l’autocommiserazione, a percepire i motivi di lagnanza, a parlare scortesemente, a soffermarsi sulle proprie disavventure, a essere malinconico, umorale, irritabile, sospettoso, geloso, a ferire gli altri eccetera. Questa infezione forma la parte negativa del Centro Emozionale. E questa infezione passa di generazione in generazione. Le Emozioni Negative possono assumere forme molto sottili, ma alla fine tutte conducono alla violenza. Una volta che un'emozione negativa oltrepassa un certo punto, essa mobilita dei fattori instillati profondamente nel Centro istintivo e allora le persone vogliono fare del male e uccidersi a vicenda.
Dopo aver osservato le emozioni negative, vedremo che la nostra vita necessita un cambiamento. È impossibile superare le nostre emozioni negative da soli, perché sono implicate in tutto il nostro atteggiamento nei confronti della vita! Ogni situazione ha bisogno di un nuovo punto di vista; tutto ciò che pensiamo di noi deve essere modificato, e questo è lavoro su se stessi.

OTTO
Il Lavoro parla anche dell'uomo in termini di conoscenza e di essere. Questi due aspetti lo formano: egli è entrambi, non è solo la sua conoscenza e neppure solo il suo essere. Non è difficile comprendere che le persone hanno differenti tipi di conoscenza, ma non è facile comprendere che hanno differenti tipi di essere. Il concetto di essere è enfatizzato nel Lavoro; dobbiamo cercare di comprendere che cos’è l'essere.
Primo esempio. Si consideri un uomo di conoscenza superiore nel proprio campo, ma che compia ogni sorta di azioni cattive e meschine. Sebbene ciò sia evidente agli altri, egli non se ne ...
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Ricordo di Rostagno
By Re Nudo on 05/10/2008 10.43




A pochi giorni dal ventesimo anniversario dell'omicidio del giornalista (26 settembre 1988), nonché discepolo di Osho Rajineesh, un ricordo di Mauro Rostagno (tratto da uno speciale trasmesso da Telesud di Trapani).


Per approfondire:

:: dai blog di Olistica.tv ::
> Il blog di Re Nudo

:: dall'Enciclopedia olistica:
> Re Nudo
> Andrea Majid Valcarenghi
> Osho (Bhagwan Shree Rajneesh)

:: dall'
Antologia olistica:
> Osho, il guru liberal (di Fabrizio Ponzetta)



Libri

Delitto Rostagno un teste accusa (di Sergio Di Cori)



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Intervista a Fa Lu Gong
By Re Nudo on 02/08/2008 16.12
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Pubblichiamo un'anteprima dal nuovo Re Nudo, nella nuova versione monotematica, dedicata questo numero al Tibet, in occasione delle Olimpiadi di Pechino

Il problema Tibet è inestricabilmente legato a quello cinese. Per questo dossier Tibet, Re Nudo ha voluto quindi ascoltare anche la testimonianza di una giovane donna cinese da molti anni residente in Italia, Ning Lan, praticante e volontaria del movimento spirituale della Falun Dafa che il regime di Pechino perseguita duramente in Cina.

Dopo le ultime manifestazioni in Tibet e, soprattutto, dopo le clamorose contestazioni della Torcia olimpica, c’è un palese ed insidioso tentativo da parte di Pechino di mobilitare le comunità cinesi all’estero verso tutti coloro che protestano contro il regime e i suoi sistemi autoritari. Cosa ne pensi?
Sì c’è questo tentativo. Per quanto riguarda la Falun Dafa abbiamo subito, nel mese di maggio, una violenta aggressione nel quartiere di Flushing a New York. Una folla di teppisti, sobillata e organizzata dal locale consolato cinese, ha attaccato e duramente malmenato alcuni praticanti della Falun Dafa. Io ero presente e ho potuto vedere con i miei occhi la brutalità di questi miei connazionali. Come ti dicevo, questi eventi sono stati pensati direttamente dal consolato cinese di New York, su questo non vi è alcun dubbio dal momento che ci è stata fatta pervenire la registrazione di una conversazione in cui il console ammette, anzi addirittura si vanta, di essere stato lui a organizzare le cose. Da informazioni che abbiamo raccolto, appare chiaro che ci sia proprio un ordine impartito dal Ministero della Sicurezza Pubblica, per colpire la Falun Dafa. Ricordo, tra l’altro, che l’attuale ministro è uno stretto parente dell’ex premier Jang Zemin.
Pensi che anche le mobilitazioni di studenti cinesi residenti all’estero in occasione del passaggio della Torcia olimpica, siano state molto meno spontanee di quanto non si dica?
Certamente. A San Francisco, ad esempio, tutti i cinesi che si erano recati ad applaudire il passaggio della Torcia erano stati retribuiti dall’ambasciata e dai vari consolati. Così come erano stati versati 90 dollari ai teppisti di Flushing. A Pechino hanno molta paura di quanto sta succedendo.

Le violenze e le persecuzioni attuate nei confronti dei tibetani sono ormai molto evidenti e quindi le autorità cinesi temono che le prossime Olimpiadi possano essere disturbate da questa immagine violenta del regime. E quindi fanno di tutto per limitare il danno. E poi c’è la vicenda del terremoto...

Beh, di quello non possiamo fare una colpa a Pechino.
Certo non ha colpa del terremoto... ma la gente si è resa conto che molti edifici del regime erano rimasti in piedi, ma le scuole e gli edifici popolari erano ridotti in macerie e peggio i loro figli si trovavano là sotto. La rabbia stava crescendo, serviva indirizzare altrove questa rabbia, e perché non sul Falun Dafa e i Tibetani? Quindi il regime ha intensificato gli attacchi contro di loro e altri per distogliere l’attenzione della gente...

Per cercare un capro espiatorio...
Esattamente, fanno di tutto perché la rabbia e lo scontento delle persone si indirizzi in una determinata direzione.

E pensi che ci potranno riuscire?
Ci provano. Sulla stampa ci sono attacchi quotidiani contro tutti quelli che contestano, in un modo o nell’altro, il regime. E sai bene che quando la gente non ha altre fonti di informazione, e magari è anche emotiva, è facile manipolarla.

Pechino ci sta provando. Va bene, ma vorrei sapere se ritieni che ci riuscirà. Mi riferisco in modo particolare alla situazione interna alla Cina e non tanto a quella all’estero.
Bisogna dire che nei momenti di crisi il regime comunista cinese si rivela sempre molto abile nel giocare la carta del nazionalismo per acquisire consenso. Cercano in tutti i modi di far passare l’equazione, Cina uguale Partito Comunista... e quindi fanno passare tutti coloro che criticano il Partito come elementi antinazionali, come persone che stanno attaccando la Cina. Abbiamo visto che, troppo spesso questa operazione è riuscita. Ad esempio dopo le contestazioni alla Torcia olimpica di Parigi ci sono state manifestazioni contro consolati e negozi francesi come Carrefour.

Sì certo... le abbiamo viste tutti in TV e su Internet queste manifestazioni. Il problema è capire se le poche migliaia di persone coinvolte in quegli attacchi siano rappresentative di quello che pensa la maggioranza dell’opinione pubblica oppure no. Su un miliardo e trecento milioni di cinesi non credo sia un problema per il regime riuscire a mobilitare qualche migliaio di militanti. La domanda è se quelle migliaia con il tempo potranno diventare decine di milioni...
Beh è difficile da dire, fare una previsione sicura. Ovvio che il regime non lesina sforzi e nel passato abbiamo visto che può funzionare. Non bisogna dimenticare che tutta l’informazione nella Cina Popolare è manipolata. La gente il più delle volte non è informata, non conosce cosa sta veramente accadendo. Può ascoltare e leggere solo la propaganda di regime, dunque il pericolo che questo tentativo di compattare la società basandosi sul sentimento nazionalistico possa riuscire, è reale. Per far fallire il progetto del Partito Comunista l’unico modo è riuscire a garantire in Cina un’informazione indipendente che smascheri le bugie del regime di Pechino. Così, uno degli aspetti più importanti del lavoro della Falun Dafa, è lo sforzo di informare il popolo cinese su come stanno esattamente le cose che riguardano la persecuzione del Falun Dafa. Anche nel caso dei tibetani, il fatto che vengano perseguitati e uccisi non arriva agli occhi e alle orecchie della gente. Tutti i media sostengono che sono i tibetani a uccidere, a distruggere, a incendiare. E’ lo stesso discorso che fanno per sostenere la persecuzione della Falun Dafa. I praticanti vengono accusati, diffamati, screditati in tutti i modi.

Quindi sei d’accordo con me nel ritenere che la frontiera principale della lotta al regime comunista cinese sia la battaglia per l’informazione?

Assolutamente d’accordo. Dobbiamo riuscire a dare ai cinesi che vivono in Cina accesso ad altre notizie che non siano quelle della propaganda del regime. Ad esempio, nessun giornale ha scritto che le autorità erano in possesso di dati che potevano far prevedere con un certo anticipo che, quasi certamente, ci sarebbe stata una forte scossa sismica. Ma le autorità non hanno allertato la popolazione, se questo fatto divenisse di dominio pubblico certo ci sarebbero ripercussioni molto negative per il regime. Credo che sarebbe molto importante riuscire a far sapere alle popolazioni dello Sichuan che qualcuno era stato avvisato e qualcun altro no. Ora queste sono tutte informazioni che la gente dovrebbe conoscere, solo così i cinesi potrebbero farsi un'opinione corretta.

E secondo te quali sarebbero i canali per far arrivare in Cina una informazione libera? Perché Internet è strettamente controllata dal Partito e i telefoni pure...
Fare circolare le notizie è molto più difficile che non qui da noi. In tutti questi anni il nostro impegno è stato proprio quello di informare la gente... noi lo chiamiamo “chiarire la verità”. Negli anni passati siamo riusciti a far circolare in Cina diverse copie dei “Nove Commentari sul Partito Comunista” che hanno contribuito ad aprire gli occhi a numerose persone. Questo ha provocato le dimissioni di oltre 37 milioni di dimissioni dal PCC e dalle associazioni collegate e il numero continua ad aumentare. Purtroppo i canali sono quelli della comunicazione sotterranea, tipo giornali e pubblicazioni clandestine. Molto difficile l'accesso ai media diretti come Internet, la TV o i telefonini... e questo è un grave impedimento, però io credo che se è così difficile portare le notizie in Cina è molto più semplice informare i cinesi all’estero. In teoria dovrebbe rivelarsi un ottimo canale di comunicazione anche con la Cina. Perché ogni residente all’estero che prende coscienza, può trasformarsi in un “mass media” vivente. La mia esperienza mi dice che quando riusciamo a fornire alla gente un’informazione corretta, sono in molti a svegliarsi e a comprendere come stanno le cose. Certo si tratta di un lavoro lungo, perché molte comunità cinesi sono fortemente condizionate dai consolati e dalle associazioni cinesi. Difficile! Ma io sono fiduciosa che alla fine la verità potrà vincere contro la violenza, la sopraffazione e la menzogna.

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Enzo Biagi intervista Osho (12/01/1986)
By Re Nudo on 07/02/2008 15.17
ENZO BIAGI: Come prima cosa vorrei chiederti qual è il tuo insegnamento.

OSHO: Io non ho nessun insegnamento. Non sono un insegnante. Non do nessuna filosofia della vita, né alcuna disciplina, né programmi da seguire. Ho un approccio alla vita ben preciso, che condivido con i miei amici. E il mio approccio inizia con una deprogrammazione. Per ciò che mi riguarda questa è la parola chiave. Essere iniziati alla mia amicizia significa essere iniziati a un processo di de-programmazione. Ogni essere umano viene programmato dalla nascita a essere cristiano, hindu, ebreo, mussulmano. Il bambino nasce innocente, ma immediatamente viene appesantito da migliaia di concetti, coi quali vive poi tutta la vita. In questo modo si vive una vita fasulla; non è autentica, non è onesta perché non ti appartiene. Non hai scoperto tu le cose che tenti di vivere... ecco perché, come prima cosa, aiuto la gente a liberarsi da tutti i suoi condizionamenti. Chi viene da me, anche se è cristiano, non lo sarà più; anche se è un hindu, non lo sarà più; anche se è mussulmano, non lo sarà più. Io mi limito a ridare a ciascuno la propria innocenza, la propria umanità, la propria purezza, la propria individualità. Il mio lavoro tende essenzialmente a distruggere i condizionamenti di quanti vengono da me. Ed è un lavoro semplicissimo, perché nessuno di quei condizionamenti ha basi logiche, nessuno si fonda sull'intelligenza. Sono tutte superstizioni, sorrette da impalcature logiche, ma quella logica è falsa. Non esiste nulla di autentico. Ad esempio, tutte le religioni si fondano sulla menzogna più grande che esista al mondo: Dio. Nessuna religione è riuscita a dimostrare in maniera logica e scientifica la sua esistenza; tuttavia, tutte continuano a inculcare in ogni bambino l'idea di Dio. E’ semplicissimo eliminarla: si deve solo far vedere a chi ti sta di fronte che si tratta di un'idea imposta. La tua intelligenza non l'ha mai accettata. Viceversa si tratta di una corruzione della tua innocenza da parte di genitori, insegnanti, preti, che con la logica ti hanno plagiato. Tutte le religioni affermano che Dio è necessario, altrimenti chi avrebbe creato l'esistenza? C'è l'esistenza, quindi ci deve essere un creatore. Senza un creatore, come può esistere la creazione? Ma poi non vanno oltre. Una persona intelligente andrebbe oltre e chiederebbe: "Ma in questo caso, chi ha creato Dio?" Se Dio esiste senza che esista un creatore, dove va a finire la vostra logica? L'esistenza ha bisogno di un creatore, ma il creatore no? Non è logico. Questo non è altro che un'ingannevole manipolazione dell'innocenza umana; un bambino non è in grado di mettersi a discutere. Si limita ad accettarla come un dato di fatto. Mi ricordo un aneddoto molto bello. All'università di Parigi insegnava un professore di filosofia un po' eccentrico, cosa non rara. Era preside della facoltà ed era sua abitudine fare affermazioni assurde, finché un giorno superò ogni limite. Iniziò la lezione dicendo: "lo sono l'uomo più importante del mondo intero".
Era troppo! Uno studente si alzò e disse: "Sei un grande filosofo, un logico eccezionale, per cui devi dimostrare logicamente ciò che hai detto". Il professore non solo era pronto, ma ne fu felice. Srotolò un planisfero e chiese: "Qual è la nazione più grande del mondo?" Tutti, ovviamente, risposero: "La Francia!" il professore rise, senza che gli studenti ne capissero il motivo. Quindi proseguì, chiedendo: "E in Francia qual è la città più sacra, la più importante?" In coro risposero: "Parigi.. E la più bella!" Di nuovo rise. Gli studenti si sentirono a disagio. Probabilmente stava guidandoli verso conclusioni logiche a loro sconosciute, che ancora non vedevano.
La domanda successiva fu: "E qual è il luogo più importante nella città più bella del mondo?" "L'università ovviamente, il tempio della saggezza", fu la risposta. Di nuovo il professore rise e chiese: "E quale facoltà è la più importante nell'università?" Gli studenti si trovarono in trappola. Riconobbero che aveva costruito un'argomentazione artificiale. Sembrava logica senza esserlo... a quel punto dovettero dire: "La nostra facoltà naturalmente". La risata finale fu fragorosa: "Ora capite perché ho detto che sono la persona più importante del mondo? Io sono il preside di questa facoltà".
Tutti gli argomenti riguardanti Dio, il paradiso, l'inferno, seguono la stessa linea. Il mio lavoro tende a distruggere la falsa struttura della logica, a quel punto le vostre fondamenta iniziano a sgretolarsi, scompaiono le vostre mitologie, lasciandovi uno spazio incontaminato, da cui sorge la vostra individualità. A quel punto non sei più parte di una folla. Il mio lavoro fondamentale è questo: renderti un individuo, non un semplice ingranaggio dei sistema, non una particella della massa. Voglio darti un'integrità, una libertà dell'anima, in modo tale che tu non sia più vittima di alcuna schiavitù, detta cristianesimo, induismo, ebraismo: per la prima volta sarai semplicemente te stesso. A quel punto entrerà in gioco la tua ricerca della verità, la tua indagine nella verità. E ricorda, tutte le risposte che ti sono state date da altri non potranno mai salvarti. Solo la tua risposta, quella che troverai con le tue mani, con la tua ricerca, potrà liberarti dall'ignoranza, dall'infelicità, dall'angoscia. Io non ho insegnamenti. Offro solo espedienti, stratagemmi. Non sono un insegnante, sono un Maestro. Gli insegnanti offrono insegnamenti, i Maestri possiedono espedienti, stratagemmi, metodologie per trasformare la gente.

BIAGI: Perché sei stato arrestato in America e poi sei stato costretto ad andartene?

OSHO: Perché Socrate fu avvelenato? Perché Gesù fu crocefisso? Perché tante volte si attentò alla vita di Buddha? A me non hanno fatto un gran male, si sono limitati ad arrestarmi senza un mandato, senza spiegarmene il motivo, senza permettermi di chiamare i miei avvocati, come era mio diritto. Non risposero alle mie domande, la sola risposta evidente erano quei dodici fucili carichi che mi erano stati puntati contro. In ogni caso, quell'esperienza mi ha divertito. Sono stati molto più gentili con me di quanto non furono con Socrate. Non mi hanno avvelenato. Sono stati molto più gentili con me di quanto non furono con Gesù. Non mi hanno crocifisso. Si sono limitati a maltrattarmi per dodici giorni spostandomi da un carcere all'altro. Di fatto è stata un'esperienza eccezionale: ho sempre desiderato visitare l'inferno, sebbene non esista. L'America mi ha concesso l'opportunità di visitarlo. Ma dopo dodici giorni, poiché non esisteva alcuna accusa contro di me, visto che non ho mai fatto del male a nessuno, non ho mai commesso crimini... il mio solo crimine è stato di aver creato una comune in cui cinquemila persone vivevano così felici e così festanti che quella felicità e quella beatitudine suscitarono la gelosia dei vicini, dei politicanti e in particolare dei cristiani. I cristiani sono venuti in Oriente e hanno convertito milioni di persone al cristianesimo. Ora, per la prima volta, qualcuno sottraeva migliaia di cristiani al loro gregge, senza che loro potessero fare qualcosa... Inoltre, la gente convertita in Oriente non era istruita, erano sempre gli analfabeti, i poveri, mai gli strati più elevati della società. In Oriente i cristiani hanno convertito mendicanti, aborigeni, tribù primitive, orfani, gente che stava morendo di fame per le strade. Mai sono riusciti a convertire un solo intellettuale, una sola persona intelligente, in tutto l'Oriente! Ovviamente si sentirono tremendamente offesi, perché io non convertivo mendicanti, orfani, bensì le loro menti migliori, convertivo solo l'intelligentzia. E non la convertivo a un'altra religione: sarebbe facile toglierti di mano un giocattolo per dartene uno nuovo. Tutti sono felici di avere un giocattolo nuovo. Quello vecchio era ormai sporco, consumato, andava in pezzi, è stato usato da un'infinità di persone per secoli... è molto più bello trovarsi in mano un giocattolo nuovo. Ma io non convertivo questa gente a un'altra religione: mi sono limitato a deprogrammarla... Dunque, sono stati i cristiani alle spalle dei politici a spingerli perché venissi scacciato dagli Stati Uniti. Questa è la prova di quanto sia povera la teologia cristiana, altrimenti sarebbero usciti allo scoperto: io ero pronto a discutere su tutto ciò che volevano. La mia espulsione dagli Stati Uniti dimostra quanto sia povera di argomenti la teologia cristiana. Se avessero avuto coraggio, mi avrebbero invitato a una discussione pubblica. Sapevano, purtroppo di non avere argomenti validi a loro sostegno. Per cui misero in atto un piano criminale per arrivare a espellermi. Ma tutto questo non mi fermerà. Ovunque sarò, continuerò ad attuare il mio metodo. Non possono espellermi da questo pianeta! La mia espulsione non è altro che un segno di sconfitta del cristianesimo, della grande potenza, gli Stati Uniti d'America: non riuscirono a trattare con un individuo, che da solo, senza appoggio di eserciti, si era posto loro davanti, con il solo scopo di proporre un modo nuovo di guardare le cose. Hanno preferito restare ciechi. Ma è l'esperienza di tutta la mia vita: io vendo candele in una città di ciechi! Non è colpa loro se sono in collera con me. E’ un mio errore, ma sono impotente, non posso fare altro: lo commetto e continuerò a commetterlo fino a quando esalerò l'ultimo respiro.

BIAGI: Come avete fatto tu e la tua comune a diventare tanto ricchi?

OSHO: Io non ho fatto nulla per arricchirne. Solo chi è ricco è attratto da me; perché solo le persone intelligenti sono attirate da me. Devi capire che esiste una gerarchia di valori.
Non chiedi mai: "Come mai un povero non è attirato dai dipinti di Picasso?" né chiedi: "Come mai un mendicante non si interessa alla musica di Mozart?" Tuttavia si continua a chiedere come mai solo i ricchi, persone colte, intelligenti, istruite, sono attratte da me. La religione è il lusso supremo. Ovviam ...
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Chi desidera che cosa? (Magia, Meditazione, Metacomunicazione)
By Re Nudo on 16/11/2007 18.16

-Tratto dal libro di Fabrizio Ponzetta, IL LIBRO DELL’INTUIZIONE ILLUMINATA (solo su www.fabrizioponzetta.it)-



Secondo un insegnamento antico, del quale sussistono tracce in molti sistemi di ieri e di oggi, l’uomo nel pieno senso della parola è composto di quattro corpi. Nel linguaggio figurato di certi insegnamenti orientali, il primo è la carrozza (corpo), il secondo è il cavallo, il terzo è il cocchiere (pensiero) e il quarto è il Padrone (Io, coscienza, volontà).
(G.I.Gurdjieff)

DOVE VAI?
HAI UN PROGETTO?
COSA VUOI?

Di norma è sempre stato chiesto ai tuoi cavalli o al tuo cocchiere “Cosa vuoi?”; mai così direttamente a te.

COSA VUOI?

...

Senti come emozioni e pensieri cercano di rispondere per te?

Essi hanno tanti desideri: i cavalli fuori dalla stalla sono sottoposti a molti stimoli e il cocchiere desidera continuamente qualcosa...
Ovviamente certe emozioni possono volere qualcosa che altre non vogliono, mentre certe forme mentali possono avere desideri contrastanti con altre forme mentali, così come certe emozioni possono opporsi a certi pensieri e viceversa.
Da qui l'impossibilità delle persone di realizzare i propri obbiettivi, se non per caso o per tramite di una lotta interiore che chiamano “volontà”.

Ma TU cosa vuoi?

Devi dare una direzione. Altrimenti, appena bisognerà spostare la carrozza, cocchiere e cavalli senza un ordine preciso cominceranno a seguire le solite vecchie vie, nei soliti vecchi modi, con i soliti vecchi risultati.

DEVI DARE UNA DIREZIONE.

Ma dare una direzione significa avere dei desideri e TU, in quanto padrone della carrozza sembri non avere desideri. Infatti la cosiddetta illuminazione spirituale in realtà è il vivere in questo stato, in questo livello causale, essere il padrone della carrozza. Ne consegue che chi vive in questo stato è consapevole che

Nemmeno con una pioggia di monete d'oro si consegue la sazietà dei desideri: chi conosce che la soddisfazione dei desideri ha breve sapore e porta dolore, costui è un saggio.
(Buddha)

La mia insistenza dunque a chiederti cosa desideri TU, padrone della carrozza, appare come una contraddizione, come un non sense, appare come contraria alla tua natura illuminata di Colui che osserva.

Appare... ma non è così. Facciamo chiarezza.

In italiano il termine desiderio viene dal latino sidus/sideris (“costellazione”, poi singola stella), preceduto da “de”, che indica una privazione. In pratica desiderio significa “mancanza di stelle” e quindi disorientamento, mancanza di una direzione. Col tempo il “non vedere le stelle in cielo” e quindi la sensazione di smarrimento e quindi il de/sidereo è diventato il termine che indica un moto dell'animo tendente ad attuare o possedere ciò che appaga un bisogno.
Il Buddha prima citato fa però notare che il segreto della felicità sta nell'accettarsi così come si è, rinunciando ai desideri, la cui consapevolezza rende infelici non meno della loro realizzazione. In quanto ogni desiderio soddisfatto porta a maturarne un altro ancora più grande. In definitiva il “misticismo” partendo da questa premessa nega i desideri. Ma un saggio detto tantrico va oltre, specificando che “Fuggire dal fuoco non significa esserne liberi”. Bisogna dunque imparare ad usare il fuoco per esserne i padroni.
E tu, padrone della carrozza, devi imparare ad usare il desiderio.

Uno dei poteri “spirituali” più ambiti che motivano i ricercatori esoterici è il potere della “manifestazione”, ovvero l'arte di realizzare i propri desideri. A prescindere dai titoli che i divulgatori dei vari metodi affibbiano alle loro pratiche, si tratta di Magia.

Troverete persino gente che scrive del XVI secolo come se la Magia fosse una sopravvivenza medioevale, e la scienza la novità venuta a spazzarla via. Coloro che hanno studiato l'epoca sono più informati. Si praticava pochissima magia nel Medio Evo: XVI e XVII secolo rappresentano l'apice della magia. La seria pratica magica e la seria pratica scientifica sono gemelle.
(Clive Staples Lewis)

Maghi, streghe e stregoni non sono differenti da coach di PNL, ipnotisti ericksoniani, motivatori, pensatori positivi, insegnanti di autostima, psicoterapeuti e affini. Dico questo senza delegittimare né gli uni né gli altri. Gli incantesimi magici sono niente altro che formule di ipnosi e autoipnosi.
Gli studi di psicologia umanista negli ultimi cinquanta anni, seguiti a ruota dalla neurolinguistica e dalla fisica quantistica, hanno rivelato ciò che prima era esclusivo dominio dell'esoterismo, ovvero che


L'osservatore influenza la realtà che percepisce.
(Werner Heisenberg)

Ciò che dunque questi moderni maghi fanno è agire sulle credenze dei propri clienti, trasformandole da negative (limitanti) a positive (ampliando così la mappa mentale del “possibile”).
Ad esempio chi ha credenze negative sul denaro (“è sporco”, “non mi voglio vendere”, “bisogna nascere ricchi per esserlo”, ecc.) difficilmente riesce a realizzare i propri desideri materiali.
Queste “credenze” sono una forma di autoipnosi in cui l'individuo vive, una sua mappa del mondo che lo fa muovere sempre lungo gli stessi sentieri. Ciò che il motivatore, l'ipnoterapeuta o chicchessia fa è sostituire queste credenze con nuove convinzioni: ampliare la mappa dell'individuo, mettendo al posto della vecchia autoipnosi un'autoipnosi diversa.
Si tratta dunque di metacomunicazione applicata a se stessi (motivazione, autostima, autoipnosi) e all'esterno di sé (comunicazione seduttiva, ipnotica, persuasiva, fascinazione, ecc.). L'obbiettivo è realizzare i propri desideri.

È chiaro però che la realizzazione dei desideri di un tale può cozzare con la realizzazione dei desideri di un altro tale, instaurando una sorta di lotta; se poi entrambi conoscono e sperimentano il potere della metacomunicazione, e quindi della magia, ne scaturisce una lotta tra maghi, combattuta a colpi di comunicazione persuasiva (cfr. Fabrizio Ponzetta, < ...
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Tarocco esoterico e tarocco intuitivo
By Re Nudo on 19/10/2007 6.23


di Prembodhi dr. Mario Montano


Le carte dei Tarocchi sono visibilmente delle icone, cioè delle immagini - della stessa natura delle immagini sacre e degli idoli. Partecipano dunque  del mondo psichico e immaginale e rimandano in questo alle due culture che si sono contrapposte nei secoli - quella della religione monoteista e quella della magia naturale - tutte e due grandi produttrici di icone, dalle icone dei santi a quelle dei segni zodiacali.

Nei Tarocchi queste immagini sono chiamate Arcani. ‘Arcano’ è ciò che è riposto nell’’Arca’, in greco ‘custodia’. Sono dunque immagini da custodire, da trattare con cura, da salvare dal diluvio e tramandare ai posteri.

Perché? Cosa vi è stato riposto con cura? Quali messaggi rivelano? Da quali mondi provengono? Chi è’ che ha ‘inventato’ i Tarocchi? Dal Settecento ai giorni nostri queste domande hanno stimolato una varietà di studiosi, storici, esoteristi a produrre un’abbondanza di ipotesi.

Ma i Tarocchi sono anche ostentatamente delle carte da gioco - lo stesso nome ‘Tarot’, ‘tarocco’, ‘tarock’, è stato dato in Francia Italia e Germania fino a molto recentemente ad un vero e proprio gioco di carte giocato alle fiere paesane.

I Tarocchi sono dunque la sintesi ardita di due mondi - il mondo della religione-magia da un lato e quello del ludico, del gioco, dall’altro - come si vede semplicemente osservando la struttura del mazzo: ventidue ‘Arcani Maggiori’ dalle immagini intense e dai nomi altisonanti (Il Matto, Il Mago, La Morte…) più cinquantasei ‘Arcani Minori’ che ricalcano le tradizionali carte da gioco (l’Asso di Bastoni, il Due di Spade, il Tre di Coppe…).

Di certo i Tarocchi fanno la loro comparsa in Europa durante il XV secolo e c’è chi dice che provengano dall’India o dalla Cina, chi dalla Spagna dove sarebbero stati introdotti durante l’occupazione araba; c’è chi li dice diffusi dagli zingari, chi importati dai Crociati; chi parla di una loro ricostruzione intorno al XIII secolo ad opera di cabalisti spagnoli. Ma aldilà del problema della loro origine storica ciò che più importa è la loro corrispondenza coi simboli delle cosmogonie e mitologie più antiche di tutti i popoli, il loro affondare le radici nelle profondità senza tempo dell’inconscio collettivo. (1)


Opus diaboli

‘E proprio per via di questa natura ludica, di gioco, che i Tarocchi  vengono subito condannati dalla Chiesa come un vizio - il vizio del gioco! Per non dire poi che i sistemi simbolici, quello dei Tarocchi come quello dello Zodiaco, sembrano riproporre un pantheon di Dei e questo non piace al monoteismo dominante. 
Nei “Sermones de Ludo cum Aliis” del 1480, uno dei primissimi testi che documenta con figure l’esistenza in Italia del gioco dei Tarocchi, l’autore, un anonimo predicatore domenicano, li definisce “opus diaboli”.

E malgrado ci fosse chi, quasi un secolo più tardi, (1570), un anonimo autore di un “Discorso perché fosse trovato il gioco del tarocco”  attribuisse al Tarocco intenti opposti - avvicinarsi a Dio meditando sulle miserie della vita - quel primo marchio di infamia ha continuato in qualche modo a prevalere.


Cartomanzia popolare e Tarocco esoterico

La diffusione dei Tarocchi è caratterizzata perciò, successivamente, da una sorta di schizofrenia: da una parte una vasta cartomanzia al femminile, zingaresca e popolare, che attinge alla tradizione delle streghe e che viene osteggiata dalla cultura istituzionale come  ciarlataneria e magia, dall’altra uno studio ed una valorizzazione degli arcani dei Tarocchi in ambiti di cultura raffinata e di ristretti gruppi esoterici prevalentemente maschili.
Nel 1781 l’archeologo francese Antoine Curt de Gobelin sostiene l’ipotesi che gli Arcani dei Tarocchi non sarebbero altro che le pagine del leggendario libro di Thot, il dio egizio della magia. Nel 1856 Eliphas Levi nel suo “Dogme et rituel de la Magie” critica questa tesi e le oppone quella dell’origine cabalistica dei Tarocchi. Con Levi prende piede l’attribuzione degli Arcani Maggiori ai ‘sentieri’ che collegano tra di loro i vari centri dell’Albero della Vita cabalistico, i ‘sefiroth’.

Nel corso dell’800 e della prima metà del 900 l’uso iniziatico e magico dei Tarocchi si diffonde nei gruppi occultisti, soprattutto fra quelli di ispirazio ...

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