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Autore: Giacomo Bo Creato: 12/06/2007 20.57
Meditazione e Ricerca Spirituale

Da Giacomo Bo il 16/06/2008 11.46

Proponiamo questo interessante e sempre attuale articolo di Rasoul Sorkhabi sul Dalai Lama e la scienza della meditazione.

Gli effetti della meditazione sulla salute del corpo e della mente. Confronto tra Dalai Lama e neuroscienziati.

La meditazione non è una scienza. Non lo è nello scopo, né nella pratica. Chi medita lo fa perché ritiene sia una pratica utile, non certo per fare un esperimento scientifico. Il mistero della meditazione non può essere espresso ne tanto meno analizzato e spiegato da scienziati.

Quello che si sperimenta durante una seduta di meditazione, così come accade per una composizione musicale o un momento d’amore, può essere solo provato per esperienza diretta. Ciononostante gli effetti della meditazione sul corpo e la mente possono essere indagati dalla scienza. Questo è ciò che potremmo chiamare la “Scienza della Meditazione”, definizione che, per quanto possa sembrare assolutamente ovvia, è per molti un’affermazione azzardata perché non tutti gli scienziati ritengono utile parlare con monaci, monache e mistici.
Per fortuna, le cose stanno lentamente cambiando e oggi sempre più medici, neurologi e psicologi si confrontano con gli esperti in materia di spiritualità.
Un momento molto positivo di questo dialogo tra scienza e meditazione si è svolto durante la “Conferenza sugli studi della mente: la scienza e le applicazioni cliniche della meditazione”, tenuta lo scorso novembre dal Dalai Lama a Washington DC.

Le pratiche meditative sono onorate da molto tempo in Oriente, come dimostrano le statue, risalenti a 4.000 anni fa, raffiguranti un personaggio seduto a gambe incrociate in meditazione ritrovate nella Valle dell’Indo. Da sempre, gli insegnamenti indù, buddisti e jainisti, sviluppati in India, danno grande valore alle pratiche meditative come percorso per la pace della mente, l’etica del comportamento, la salvezza dalle sofferenze e la comprensione della verità.
Il buddismo in particolare ha sviluppato un elaborato corpo di conoscenze psicologiche anche grazie all’arricchimento ricevuto in seguito alla sua diffusione in altri paesi asiatici, dal vicino Sri Lanka fino al Giappone dell’Estremo Oriente, e anche perché si è concentrato sullo sviluppo della mente umana piuttosto che filosofeggiare e glorificare un dio creatore. Ciononostante solo da poche decadi la scienza sta prestando la dovuta attenzione a questa elaborata psicologia nata 2.500 anni fa.

Alan Wallace, noto studioso di buddismo tibetano, intervenuto alla conferenza di Washington del 2005, ha sottolineato come la prima area d’investigazione della ricerca scientifica nell’Europa del XVI secolo non è stata la mente umana, ma i pianeti e le stelle, insomma gli oggetti più distanti dall’uomo, mentre la scienza moderna si è concentrata a lungo sullo studio di strumenti scientifici, esperimenti di laboratorio, matematica, fisica e pensiero razionale per studiare il mondo fisico, tant’è vero che tra lo sviluppo dell’astronomia e quello della psicologia vi è un ritardo di circa tre secoli. Anche quando, all’inizio del ‘900, la psicologia è stata riconosciuta come scienza, la scuola di pensiero dominante fu per decenni il comportamentalismo, quindi la comprensione del comportamento, piuttosto che lo studio della coscienza umana e della natura dei processi mentali.

Una tappa importante del processo di dialogo tra scienziati ed esperti di buddismo, è stata sicuramente la "Conferenza su mente e vita", svoltasi nel 1987 a Dharamsala, la città indiana dove vive in esilio il Dalai Lama. Negli anni seguenti, quell’incontro è cresciuto d’importanza fino a diventare un appuntamento internazionale che ogni anni coinvolge un gran numero di scienziati.
L’incontro di Washington del 2005 è stata la tredicesima edizione del simposio e la seconda aperta al pubblico. Durante il volo con cui mi recavo all’incontro, ho iniziato a leggere "A User’s Guide to the Brain" (Guida al cervello per l’utente, N.d.T.) di John Ratey, che scrive: “Il cervello non è un computer che esegue semplicemente programmi geneticamente predeterminati, né un vegetale passivo vittima delle influenze ambientali che lo condizionano. Geni e ambiente interagiscono modificando continuamente il nostro cervello dal momento in cui siamo concepiti fino al momento in cui moriamo. E noi, i proprietari (per quanto ce lo consentono i nostri geni) di questo cervello, possiamo modificare attivamente il modo in cui si sviluppano i nostri corpi per tutto il corso della vita”.
Per tre giorni, dall’8 al 10 novembre, io e migliaia di medici e studenti di meditazione abbiamo appreso i risultati delle ultime ricerche presentati da vari operatori, dove si dimostrava in che modo la meditazione influenza positivamente, attraverso un’azione sul cervello, la salute mentale e fisica dell’uomo.
In particolare, sono rimasto colpito da tre aspetti discussi durante la conferenza che riguardavano la neuroplasticità, la sincronizzazione neurale e la terapia basata sulla “Attenzione consapevole”.

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Da Giacomo Bo il 23/01/2008 14.15

In Oriente da millenni si conosce il potere del respiro, quale strumento di purificazione e di consapevolezza di sé. Il respiro è collegato con il metabolismo del corpo, a livello fisico ma anche emozionale e mentale. Usando particolari tecniche respiratorie sarà quindi possibile depurare il corpo dalle tossine fisiche, derivanti dalla cattiva alimentazione e dalle scorrette abitudini di vita, ma soprattutto si avranno grandi benefici in termini di riduzione di stress, tensioni e stanchezza cronica.

A livello emozionale, il Rebirthing permette di sciogliere blocchi energetici e di liberare così le emozioni represse. Dolore, pianto, ma anche gioia e amore, si riverseranno fuori liberando l'energia accumulata e donando grande serenità e pace.

A livello mentale sarà possibile contattare traumi e incidenti del passato, ed integrarli correttamente, in modo da sciogliere quei condizionamenti della personalità che rendono difficile la vita di tutti i giorni.
Infine, una volta presa dimestichezza con questa tecnica di respirazione e superate le principali tossine fisiche e mentali, sarà possibile entrare in contatto con una dimensione più prettamente spirituale, dove la coscienza di sé, più libera dai condizionamenti, sperimenterà livelli via via sempre più profondi.
In breve, i principali benefici del Rebirthing sono:

* Purificazione delle tossine derivanti dallo stile di vita moderno, con conseguente rafforzamento del sistema immunitario.

* Riduzione dello stress fisico e mentale, delle tensioni e della stanchezza accumulata, parallelamente ad un ritorno del piacere di vivere e di gioire.

* Liberazione delle emozioni trattenute e dei blocchi energetici che impediscono il libero fluire dell'energia.

* Integrazione dei traumi mentali passati con conseguente miglioramento della personalità e del carattere.

* Conseguimento di uno stato di coscienza di sé più elevato, e di una visione della vita più matura e più in armonia con le leggi universali dell'esistenza.



Per approfondire:

Guarda i video di Olistica.tv:
> benessere e meditazione


Il progetto Ricerche di Vita: Rebirthing - ciclo di incontri con Giacomo Bo, a Udine, ogni mercoledì ore 20.30, dal 30 gennaio

Libri di Giacomo Bo:

chi-sono-io.gifChi sono io? L'eterna ricerca della verità (di Giacomo Bo e Nadia Damilano Bo) 

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Da Giacomo Bo il 19/12/2007 12.07


Nell’essere umano esistono – in modo stupefacente – due piani di esistenza, due modi di vivere la vita e se stessi, apparentemente opposti l’uno all’altro o in contraddizione.

Due abiti, uno più interno e più intimo, l’altro più esterno, apparentemente più adatto alle intemperie della vita.
Stiamo parlando della logica e dell’intuizione, della ‘testa’ e del ‘cuore’, della ragione e del sentimento, della volontà e della resa o come li si voglia chiamare.

Al di là dei nomi, non è facile darne una descrizione precisa.
Cos’è la ragione?
I suoi fondamenti vanno ricercati oltre 2.000 anni fa, in quel grande filosofo greco che fu Aristotele, il quale in modo molto preciso indicò la strada per questo tipo di pensiero; una strada lineare, composta da ragionamenti precisi, ognuno che precede e giustifica il successivo.
Un modello in apparenza semplice, dove A conduce a B, B conduce a C, C conduce a D. Quindi se si desidera giungere a D non si deve far altro che percorrere la strada indicata. Se ad esempio si vuole diventare un uomo di successo, si deve prima studiare (A), passare gli esami (B), lavorare con impegno (C) e si avrà dunque successo (D).
Presentato in questo modo, tale pensiero rende più semplice l’esistenza, perché la spiega efficacemente e ne trova le soluzioni.

Con la logica e la ragione, è possibile calcolare con precisione questa strada, trovare i trabocchetti, ed anche spiegare il possibile fallimento.
Nulla quindi è fuori dal proprio controllo.
La sensazione che da il pensiero logico è quella di potenza e di controllo, di sicurezza e di certezza, perché nulla è lasciato al caso, nulla è fuori portata.

Ma siamo proprio sicuri che la vita funzioni in questo modo?
Eccoci giungere all’intuizione, all’abbandono, al riconoscimento cioè dell’esistenza di forze più grandi che plasmano in continuazione il creato intero.
Noi siamo soggetti a molteplici forze, che agiscono indipendentemente dal fatto di esserne consci o meno.
Il semplice camminare per la strada avviene grazie all’interazione di tutte queste forze fisiche ma anche interiori. Il pensiero stesso è sotto l’influenza di queste forze invisibili; quando ad esempio emerge un pensiero del tipo: “ho voglia di bermi una spremuta” come facciamo a sapere se è nostro originale o se semplicemente è il frutto di influenze profonde? Quando si osserva una persona, dietro c’è un’intera linea genetica, così come dietro un chicco di riso c’è un lavoro infinito.

Da migliaia di anni l’uomo conosce intuitivamente queste forze e tenta di dar loro un nome. Pensiamo a strumenti di indagine come l’astrologia che vede l’influenza dei pianeti, oppure la religione che riunisce in un ‘Dio’ l’insieme di queste forze che creano la vita.


Accettare l’esistenza di tali forze significa riconoscere la nostra impotenza, la nostra fragilità e precarietà nei confronti dell’esistenza. Significa semplicemente riconoscere i limiti della ragione e della logica, che spiegano tutto ma non ci dicono perché questo tutto esiste, né quali siano le sue direzioni ed intenzioni.
L’uomo razionale è convinto che prima o poi riuscirà a trovare la risposta a tutti i ‘perché’, e si incaponisce sempre di più in questo, perdendo di vista il fatto che la logica e la ragione sono sorte proprio nel tentativo di spiegare queste forze, ma non sono in grado né di crearle né di annullarle. In fatto ad esempio che si possa spiegare perfettamente perché un organo del corpo si sia ammalato non impedisce che questo si ammali.

Esistono quindi forze profonde della vita che permeano tutto l’universo, lo sostengono e lo guidano verso ciò che noi chiamiamo ‘evoluzione’. Queste forze sono al di là del bene e del male, del giusto o dello sbagliato, perché questi sono concetti della mente razionale e non appartengono alla natura. Il leone che uccide la gazzella non è buono né cattivo, non segue nessuna logica.

E’ a queste forze che l’anima risponde.
Essa non conosce la ragione, non agisce su basi logiche, bensì è guidata da elementi primordiali e si muove in direzioni che noi possiamo solo ‘intuire’.
Intuire significa mettersi in ascolto interiore, ritirandosi dal mondo esterno e dal pensiero logico, o come dicono gli antichi saggi: “trovando rifugio nel proprio cuore”.

Assuefatti dal pensiero logico, rumoroso e superficiale, abbiamo perso la capacità di ‘sentire interiormente’ il suono dell’anima.
Abbiamo così perso il vero timone dell’esistenza, quel maestro interiore che conosce la vita perché la vive da miliardi di anni. L’anima non sa usare un computer, ma sa amare un altro essere umano, sa perdonare, sa rinunciare…

Senza tutto questo, ci rimane lo strumento sterile della logica, che è troppo ridotto per ... Leggi tutto »


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