Da Re Nudo il
11/12/2007 11.52
-Tratto dal libro di AAVV, Giorgio Gaber su Re Nudo - articoli e interviste 1972-2002, Re Nudo edizioni, nov. 2007-
Il primo articolo-intervista con Gaber esce su Re Nudo (prima serie) nel gennaio ’76. E’ l’anno in cui, pochi mesi prima in giugno, è avvenuto il secondo festival di Re Nudo al Parco Lambro.
Gaber non aveva ancora partecipato ai festival di Re Nudo, anche se lui e Ombretta Colli erano venuti come partecipanti al festival del Lambro a guardarsi in giro.
Il rapporto tra Re Nudo e Gaber è iniziato da pochissimo e solo attraverso l’amicizia personale con l’allora Andrea Valcarenghi. Gaber non aveva ancora partecipato neppure ai concerti a sostegno di Re Nudo, che avevano visto la partecipazione di De Andrè, Guccini, Area, PFM, Canzone del Lazio, Battiato, Claudio Rocchi e vari altri musicisti. In Gaber in quel periodo c’era interesse ma non adesione.
A questo primo incontro esplorativo RE NUDO-GABER, partecipa anche Ombretta Colli. All’epoca Giorgio Gaber e Ombretta Colli avevano lo stesso tipo di approccio con Re Nudo, un approccio di curiosa diffidenza ma entrambi ancora lontani da un processo di adesione-partecipazione che si manifesterà poi con Gaber, in occasione del festival del Parco Lambro di quello stesso anno.
Per Re Nudo c’è Marina Valcarenghi, Andrea Valcarenghi, Stefano Segre.
Sbatto sul tavolo di cucina, già apparecchiato, il registratore e lui sussulta. “Non per me il registratore. Per piacere stasera no, facciamo una sera così, normale, l'intervista un'altra volta”. Poi, come per giustificarsi. “Marina, sono stanco morto o, più che stanco, arrabbiato, depresso, stufo marcio, non saprei davvero cosa dire, alla gente di Re Nudo, poi, che mica scherza... E’ un pò, di giorni che mi intervistano le radio alternative, adesso è tutto un formicolio di radio alternative, tante domande...”
“Cosa?”
“Le solite robe... non ne posso più ”
“Va bene va ben e non ti preoccupare, niente intervista, non parliamone più”
Parliamo invece di De Andrè. “Bravo, e dire che l’avevo attaccato duramente non mi ricordo più su quale giornale e lui su quale altro mi aveva risposto. Però non aveva ancora scritto il bombarolo.”
“E il disco nuovo, femminista, di Ombretta Colli? Ci sei dentro anche tu?”
“Si, qualcosa ho fatto anch'io, con lo pseudonimo di Catilina”
“Cosa c'è dentro?”
“Te lo dirà lei.” Poi arriva lei e io buona buona “si potrebbe parlare un po' del tuo disco?”
“Beh, prima sentitelo”. Ben detto e m'azzitto. Si parla così col suo film, questa sceneggiatura già in tasca in cerca di produttore, “Mica facile eh?”
“Mica facile, no. Perché questi produttori sono gente molto strana. Se vai lì coi tuoi fogli in mano, ti dicono bleah, che brutto. Devi fare a finta che la tua idea (del tuo film) venga a loro. Cioè tu ti presenti, parli, parli del più e del meno, poi devi insinuargli il sospetto dell'idea in modo che lui la possa credere sua. Poi aggiungi delle cose, fai in modo che lui ne aggiunga altre (sempre di tue) e alla fine; bravo produttore, sei grande, splendida idea, adesso se sei d'accordo ci faccio la sceneggiatura, che invece ce l'hai già in tasca, e potresti girare anche domani.”
Piano piano il Gaber si rilassa, riesce persino a mettere i pezzettini
di banana nel riso al curry, in un coraggioso gesto di controcultura
alimentare. Mangia ma non perde un colpo, una frase, uno sguardo. Hai
l’impressione che Gaber mangi davvero le idee, le parole e le
vibrazioni di quelli che gli stanno intorno. Gaber è psicologicamente
vorace, Gaber è anche un ruminante perché tutte queste
idee-fatti-sensazioni della vita sua e altrui finiscono in una specie
di sacco mentale dal quale poi fuoriescono canzoni. Che sono bombe. Per
forza poi queste canzoni ti strappano le budella, le budella, sono
fatte con le tue budella!
Poi mentre si snoda in un lungo accovacciamento sul tappeto (non è
tanto alto e sulla scena sembra gigantesco. Forse si dilata al calore
dello spettacolo, ci confida “Sono stufo marcio, cari miei, e di tante
cose, ma soprattutto di quelli che si impadroniscono delle tue idee,
delle tue robe, le inghiottono masticandole malamente e te le risputano
alla fine orrende e irriconoscibili”.|
“Ma questo è il rischio di chi esce allo scoperto e gli piace qualche
volta di fare l'artista. Consolati perchè le tue ...
Leggi tutto »
|