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| Autore: |
Giacomo Bo |
Creato: |
05/06/2007 16.58 |
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Giacomo Bo, consulente di salute naturale e terapeuta nel campo del miglioramento e della crescita personale. Fondatore con la moglie Nadia Damilano Bo del progetto Ricerche di vita.
CLICCA QUI per conoscere attività, calendario e pubblicazioni del progetto.
Autore con la moglie dei libri:
- Chi sono io? (Jubal editore 2005)
- Verso una salute globale (Re nudo 2006)
- Salute Naturale (Urra/Apogeo 2008) |
Da Giacomo Bo il
23/09/2008 18.30
Che l’uomo sia alla ricerca della felicità è un dato di fatto che difficilmente si può contestare. Nel corso di tutta la sua evoluzione, l’essere umano si è sempre spostato dal dolore al piacere, dall’insoddisfazione alla pienezza, dalla tristezza alla gioia, associando i primi con la morte e i secondi con la vita stessa. Questo semplice sistema di valutazione è stato ereditato dal regno animale, dove ogni creatura si muove per istinto e per esperienze vissute tra il dolore e il piacere.
Cos’è però il piacere, o la felicità? Dal mio punto di vista, non esiste un’unica forma di piacere, ma una moltitudine di livelli e di sfumature. Il filosofo Schopenauer ad esempio sosteneva che esiste una forma di felicità che deriva dalla cessazione del dolore, ed in effetti è possibile sperimentare ogni giorno questa condizione, quando ad esempio si guarisce da una malattia dolorosa, oppure quando le persone che si vogliono bene fanno pace dopo un litigio. Lo stato che subentra immediatamente è di gioia e felicità. Nel bel film di Muccino La ricerca della felicità il protagonista vive ogni sorta di disavventura e di tristezza, ma alla fine , quando ottiene il lavoro professionale per il quale aveva lottato per mesi, e con esso la sicurezza economica per la sua famiglia, si sente felice.
In base alla mia esperienza e agli studi compiuti, evidenzierei tre principali forme di piacere o felicità:
IL PIACERE SENSORIALE. Questa prima e più primitiva forma deriva proprio dalla stimolazione di determinati nervi celebrali che vibrando producono una particolare sensazione che riconosciamo come piacere. Ad esempio, mangiare un cibo di cui siamo golosi. Allo stesso modo, fare un bagno caldo quando si sente il bisogno, bere quando si è assetati, ascoltare una musica deliziosa, toccare il corpo del proprio amato/a, inebriarsi con il profumo di una rosa… sono tutte forme di piacere sensoriale e danno una certa felicità. L’apice di questo piacere è rappresentato dall’orgasmo sessuale, dove le suddette terminazioni nervose ricevono lo stimolo più forte e quindi danno come risposta il piacere più intenso. Un orgasmo ben vissuto dona un piacere e un appagamento non raggiungibili con nessun altro tipo di esperienza sensoriale. Alcune persone potrebbero ribattere che esistono esperienze più intense, come le droghe o altro, ma io credo che quando l’energia sessuale si libera completamente durante l’atto sessuale non esista null’altro di così intenso, almeno nell’ambito del piacere sensoriale.
L’orgasmo ci fornisce anche le qualità e le caratteristiche di questa forma di piacere: esso è intenso e di breve durata; raggiunge un picco seguito da una immediata caduta, con una sensazione finale, una sorta di “appagamento vuoto”, ossia la sensazione che si sta bene ma che non si è raggiunto nulla, che non si ha nulla. A volte addirittura si può sentire un senso di repulsione, all’opposto della fortissima attrazione di solo qualche istante prima. Questo appagamento vuoto si vede bene ad esempio con il cibo, dove le persone si abbuffano – con molto piacere – ma alla fine sono quasi nauseate dal cibo stesso, e vale per ogni forma di piacere sensoriale.
In sintesi, questa forma di piacere da fortissime sensazioni ma non appaga veramente, perché non solo il bisogno ritorna, ma lo stesso sistema nervoso ne diviene dipendente con meccanismi di assuefazione. Ne sono un esempio le persone in coppia da molti anni con bellissimi partner che però vanno in cerca di altre avventure. In conclusione quindi, questo piacere “piace molto” ma imprigiona e rende schiavi.
IL PIACERE DELLA VITA Esiste poi una seconda forma di piacere, meno conosciuta e quindi meno ricercata, a volte addirittura mal compresa, che consiste nel riuscire a vivere la propria vita secondo quei principi universali che l’hanno creata e che la sostengono continuamente. E’ difficile con poche parole sintetizzare questo fondamentale principio, ma possiamo dire che esistono leggi, principi e forze universali che plasmano in continuazione ogni essere vivente; anche quindi l’essere umano è soggetto a queste forze e, a differenza di tutti gli altri esseri viventi, egli ha due possibilità: a) assecondare queste forze; b) resisterle o andare in una direzione diversa o contraria. Le conseguenze a seconda della decisione presa sono completamente diverse; coloro che assecondano le forze naturali si ritrovano facilmente a percorrere una strada che è stata spianata da milioni di anni, e questo non solo rende tutta la vita più semplice, ma da un piacere così profondo e appagante che coloro che non l’hanno mai provato non riescono nemmeno a comprenderlo. Il noto ideatore delle Costellazioni Familiari, Bert Helliger, lo spiega con le seguenti parole: “Per me la felicità non è uno stato euforico, ma consiste nella sensazione precisa di essere nella fase di vita nella quale devo essere. Sono al posto giusto come bambino, giovane, marito, moglie, padre, madre. Essere in armonia con la propria fase di vita dona un profondo raccoglimento, da peso e pacatezza, è qualcosa di molto silenzioso. Ha a che fare con la forza e la realizzazione. Ha realizzato qualcosa chi ha costruito una casa che è divenuta bella, chi sa suonare bene il violino, oppure chiunque faccia qualcosa che gli riesca. La gioia che si prova per queste cose è diversa da quella che si prova in osteria”. Queste parole spiegano meravigliosamente cosa significhi “essere in armonia con la propria fase di vita”. La vita umana, come quella di ogni altro essere vivente, segue delle fasi precise, come la giovinezza, l’essere adulto, la maturità e la vecchiaia, ed ogni fase comprende mete evolutive fondamentali, che se realizzate donano felicità e pienezza, mentre se vengono mancate, la vita alla fine appare vuota e senza senso.
Questa forma di piacere e di felicità ha molto meno a che fare con i sensi mentre coinvolge l’essere umano ad un livello maggiore di profondità. Quella persona che sta realizzando la sua vita, probabilmente appare meno agli occhi degli altri, perché sicuramente è meno chiassoso di un giovane che esce dalla discoteca o dal ristorante, ma nei suoi occhi c’è un senso di realizzazione più completo. Al contrario, colui che ricerca solo i piaceri sensoriali, appare più “vivo” ma è solo un’apparenza, un inganno che verrà piano piano svelato man mano che la vita prosegue, perchè presto quello stesso piacere non darà più soddisfazione e la vita apparirà vuota e senza significato.
Il piacere della vita quindi appaga veramente, non produce dipendenza, e da un senso profondo alla vita.
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Da Giacomo Bo il
12/09/2008 9.37
Le Costellazioni Familiari sono un metodo di lavoro psicologico sviluppate dallo psicoterapeuta Bert Hellinger circa una quarantina di anni fa, ma è in questi ultimi dieci anni che stanno raccogliendo un successo straordinario a livello planetario, tant’è che lo stesso Hellinger, all’età di ormai 82 anni, si ritrova spesso in viaggio per il mondo, a tenere corsi che hanno dai 300 agli 800 partecipanti, oppure corsi per ambiti particolari, come i medici, le aziende e così via. Egli inoltre ha fondato una scuola dove centinaia di persone vengono formate per divenire a loro volta costellatori. Nella maggior parte delle città italiane è facile trovare corsi di Costellazioni Familiari che quasi sempre registrano il tutto completo. A molti sarà capitato di incontrare qualcuno che ha fatto il seminario, e il giudizio è principalmente positivo e spesso entusiastico.
In tutto il mondo si riconosce alle Costellazioni Familiari il loro successo e il loro merito nel risolvere determinate problematiche che condizionano pesantemente la vita delle persone.
Che cosa rendono questo le Costellazioni Familiari così particolari? Esistono principalmente due ragioni: il fondamento su cui tutto si basa, ed il metodo.
IL FONDAMENTO Il termine ‘Costellazioni’ – diversamente da quanto si potrebbe pensare – non si riferisce alle stelle e al firmamento, bensì ai rapporti di parentela che legano insieme le persone. Come le stelle viste da lontano sembrano dare vita a forme particolari, che noi definiamo con i segni dello zodiaco, così, una persona all’interno della sua linea genetica appare inserita in un quadro di ‘forze’ particolari.
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Sappiamo dalla genetica che ogni nuovo nato eredita dai propri genitori e più in generale dai propri avi un patrimonio di geni che determineranno il suo aspetto fisico e la sua costituzione, ma anche la sua forza e la sua salute, in generale e nei particolari. E’ difatti possibile ereditare ad esempio gli occhi dalla madre e l’intestino dal padre, nel bene e nel male. Dalla psicologia sappia anche che il carattere viene forgiato attraverso la relazione con i propri genitori, per cui è facile riscontrare in se stessi parti della psicologia della madre e del padre; possiamo quindi parlare anche in questo contesto di una forma di ereditarietà.
Facciamo a questo punto in esempio: immaginiamo in una nursery dell’ospedale due bambini vicini di culla: il primo è il figlio degli Agnelli, una famiglia nobile e di grandi origini, che oggi gestisce una grande industria, gira il mondo e vive nella ricchezza. L’altro è invece il figlio di una ragazza madre, sola e caduta in miseria. Immaginiamo che per un errore dell’infermiera, i due bambini vengano scambiati di culla, per cui quello ‘ricco’ finisce con la ragazza madre, mentre quello ‘povero’ nella famiglia Agnelli. Nessuno si accorge dell’errore e passano venti anni. Arriviamo alla questione principale: il giovane ‘povero’ cresciuto nella famiglia Agnelli, sarà diventato un ‘Agnelli’? E il vero Agnelli, che ora vive nella miseria, sarà come tutti gli altri poveri?
Con una certa sicurezza possiamo dire che esiste un qualcosa che va al di là dell’ambiente in cui si cresce, e che sta alla base della formazione di una persona. Questa ‘impronta’ è il prodotto della propria linea genetica, nel bene e nel male. E’ una grande forza, in grado di creare o di influenzare fortemente il destino e la vita di una persona. Nel bene questa forza può portare grandi cose; pensiamo a coloro che ereditano grandi capacità dai propri genitori. Nel male, essa può rovinare la vita di una persona.
Questo è il fondamento delle Costellazioni Familiari, la grande scoperta di Bert Hellinger, il quale ha avuto il merito di porre l’attenzione soprattutto su questo elemento e di fare alcune scoperte eccezionali.
Quanto l’uomo è libero dal destino che eredita dalla propria linea genetica? Facciamo degli esempi: • Una donna non è sicura di chi sia il padre di sua figlia perché quando rimase incinta, frequentava due uomini (il marito Franco e un amante di nome Giovanni). Lei stessa, cosa assai particolare, non è sicura di chi sia il proprio padre, perché a sua volta, sua madre frequentava due uomini. Ora, sua figlia quindicenne a scuola si è innamorata contemporaneamente di due suoi compagni, Franco e Giovanni! • Un uomo, intorno ai 45 anni, nel pieno della sua vita, cade in depressione senza particolari motivi, e sente emergere impulsi suicidi. Si spaventa molto e ricorre alla psicoterapia, senza successo. Attraverso uno studio della propria linea genetica, egli scopre che il padre era morto suicida a 45 anni, così come suo nonno. • Un uomo si ritrova a 40 anni a perdere la testa per la segretaria della sua azienda e a rovinare così la sua vita e la sua famiglia. Anche suo padre, a 40 anni, aveva iniziato una relazione extraconiugale rovinando tutto ciò che aveva faticosamente costruito.
In questi tre esempi, appare evidente l’esistenza di un qualcosa che va al di là della volontà, della ragione, dell’intelligenza della persona, e che ha origini nel suo passato. Hellinger chiama questa forza campo morfo-genetico ad indicare un vero campo di energia che condiziona la persona e le impedisce di essere se stessa e di vivere la propria vita, costringendola ad assumere il destino di un suo predecessore, per portare a compimento quanto è rimasto sospeso.
Potremmo dire, come è scritto nella Bibbia, che le colpe dei ...
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Da Giacomo Bo il
16/06/2008 11.46
Proponiamo questo interessante e sempre attuale articolo di Rasoul Sorkhabi sul Dalai Lama e la scienza della meditazione.Gli effetti della meditazione sulla salute del corpo e della mente. Confronto tra Dalai Lama e neuroscienziati.La meditazione non è una scienza. Non lo è nello scopo, né nella pratica. Chi medita lo fa perché ritiene sia una pratica utile, non certo per fare un esperimento scientifico. Il mistero della meditazione non può essere espresso ne tanto meno analizzato e spiegato da scienziati.Quello che si sperimenta durante una seduta di meditazione, così come accade per una composizione musicale o un momento d’amore, può essere solo provato per esperienza diretta. Ciononostante gli effetti della meditazione sul corpo e la mente possono essere indagati dalla scienza. Questo è ciò che potremmo chiamare la “Scienza della Meditazione”, definizione che, per quanto possa sembrare assolutamente ovvia, è per molti un’affermazione azzardata perché non tutti gli scienziati ritengono utile parlare con monaci, monache e mistici.Per fortuna, le cose stanno lentamente cambiando e oggi sempre più medici, neurologi e psicologi si confrontano con gli esperti in materia di spiritualità.Un momento molto positivo di questo dialogo tra scienza e meditazione si è svolto durante la “Conferenza sugli studi della mente: la scienza e le applicazioni cliniche della meditazione”, tenuta lo scorso novembre dal Dalai Lama a Washington DC.Le pratiche meditative sono onorate da molto tempo in Oriente, come dimostrano le statue, risalenti a 4.000 anni fa, raffiguranti un personaggio seduto a gambe incrociate in meditazione ritrovate nella Valle dell’Indo. Da sempre, gli insegnamenti indù, buddisti e jainisti, sviluppati in India, danno grande valore alle pratiche meditative come percorso per la pace della mente, l’etica del comportamento, la salvezza dalle sofferenze e la comprensione della verità.Il buddismo in particolare ha sviluppato un elaborato corpo di conoscenze psicologiche anche grazie all’arricchimento ricevuto in seguito alla sua diffusione in altri paesi asiatici, dal vicino Sri Lanka fino al Giappone dell’Estremo Oriente, e anche perché si è concentrato sullo sviluppo della mente umana piuttosto che filosofeggiare e glorificare un dio creatore. Ciononostante solo da poche decadi la scienza sta prestando la dovuta attenzione a questa elaborata psicologia nata 2.500 anni fa.Alan Wallace, noto studioso di buddismo tibetano, intervenuto alla conferenza di Washington del 2005, ha sottolineato come la prima area d’investigazione della ricerca scientifica nell’Europa del XVI secolo non è stata la mente umana, ma i pianeti e le stelle, insomma gli oggetti più distanti dall’uomo, mentre la scienza moderna si è concentrata a lungo sullo studio di strumenti scientifici, esperimenti di laboratorio, matematica, fisica e pensiero razionale per studiare il mondo fisico, tant’è vero che tra lo sviluppo dell’astronomia e quello della psicologia vi è un ritardo di circa tre secoli. Anche quando, all’inizio del ‘900, la psicologia è stata riconosciuta come scienza, la scuola di pensiero dominante fu per decenni il comportamentalismo, quindi la comprensione del comportamento, piuttosto che lo studio della coscienza umana e della natura dei processi mentali.
Una tappa importante del processo di dialogo tra scienziati ed esperti di buddismo, è stata sicuramente la "Conferenza su mente e vita", svoltasi nel 1987 a Dharamsala, la città indiana dove vive in esilio il Dalai Lama. Negli anni seguenti, quell’incontro è cresciuto d’importanza fino a diventare un appuntamento internazionale che ogni anni coinvolge un gran numero di scienziati.
L’incontro di Washington del 2005 è stata la tredicesima
edizione del simposio e la seconda aperta al pubblico. Durante il volo
con cui mi recavo all’incontro, ho iniziato a leggere "A User’s Guide to
the Brain" (Guida al cervello per l’utente, N.d.T.) di John Ratey, che scrive: “Il cervello non è un computer che esegue semplicemente
programmi geneticamente predeterminati, né un vegetale passivo vittima
delle influenze ambientali che lo condizionano. Geni e ambiente
interagiscono modificando continuamente il nostro cervello dal momento
in cui siamo concepiti fino al momento in cui moriamo. E noi, i
proprietari (per quanto ce lo consentono i nostri geni) di questo
cervello, possiamo modificare attivamente il modo in cui si sviluppano
i nostri corpi per tutto il corso della vita”.
| Per tre giorni, dall’8 al 10 novembre, io e migliaia di
medici e studenti di meditazione abbiamo appreso i risultati delle
ultime ricerche presentati da vari operatori, dove si dimostrava in che
modo la meditazione influenza positivamente, attraverso un’azione sul
cervello, la salute mentale e fisica dell’uomo.
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In particolare, sono rimasto colpito da tre aspetti
discussi durante la conferenza che riguardavano la neuroplasticità, la
sincronizzazione neurale e la terapia basata sulla “Attenzione
consapevole”.
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