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Autore: Metacomunicazione .net Creato: 05/06/2007 17.24
corso obiettivi PNL

PNL (programmazione neurolinguistica), Ipnosi Ericksoniana e tecniche di metacomunicazione: spunti dal corso on line Come comunicare con l'inconscio per raggiungere i tuoi obiettivi
Di Fabrizio Ponzetta e Roberta Marzola

Da Satyam il 22/08/2007 19.52

Il metamodello in PNL e la sua teoria di base

Il metamodello è uno strumento che, partendo dall’analisi del linguaggio, aiuta a risalire al modello di rappresentazione della realtà che l’individuo si crea sulla base dell’esperienza.
Non è quindi una teoria intrapsichica -infatti non offre alcuna spiegazione della struttura di personalità- ed è valido per più orientamenti terapeutici.

Bandler e Grinder, nel presentare il loro metamodello, parlano di tre differenti tipi di struttura:

Struttura di riferimento:
-    cioè l’intera gamma delle esperienze dell’individuo: a partire da questa ognuno costruisce la propria visione del mondo, il proprio modello della realtà; è questo il modello più completo possibile in quanto è riferito all’esperienza globale dell’individuo.

Struttura profonda:
-    la rappresentazione linguistica della struttura di riferimento: l’individuo, usando categorie linguistiche, organizza l’intera di gamma di esperienze (struttura di riferimento), il risultato di questa operazione è la cosiddetta struttura profonda. Tale struttura è unica e personale in quanto è la rappresentazione fatta da ogni individuo della propria esperienza, che è a sua volta unica e personale. Si tratta di un processo “interno” all’individuo.

Struttura superficiale:
-    ciò che l’individuo comunica attraverso il linguaggio, sia verbale che non verbale; alla base del processo di comunicazione vi è la selezione, per lo più inconsapevole, di alcuni elementi della propria struttura profonda, operata attraverso il linguaggio. Tale struttura si dice superficiale in quanto è ciò che “emerge” dal modello linguistico più completo.



(Satyam)



Per approfondire:


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Da Satyam il 02/08/2007 21.45


“Qualunque cosa sei, troverai il mondo esattamente così. Continui a ritrovarti nel mondo. Il mondo è uno specchio. Se sei illuminato, sei circondato da esseri illuminati. Non c’è altra via. Sei circondato da un universo illuminato. L’intera esistenza, le pietre e i fiumi, gli oceani e le stelle, tutti sono esseri illuminati. Dipende solo da te. Dove ti trovi, crei il tuo mondo. Se sei infelice, vivi in un mondo infelice. Se sei illuminato, vivi in un mondo illuminato. Se la tua energia sta festeggiando dentro di te, il tutto diventa una sinfonia di festa. Tu sei il mondo.”

Osho, “La ricerca”


Queste le quattro caratteristiche di un buon comunicatore.

•    La capacità di creare un rapporto tra conscio e inconscio dentro di sé (presenza) e con l’altro (“rapport”).

•    La rappresentazione esplicita dell’Obiettivo che vuole raggiungere.

•    La flessibilità di comportamento (risposte sia interne che esterne), ossia la capacità di scegliere più opzioni nella propria vita.

•    L’acuità sensoriale, ossia la capacità di usare in modo sempre più preciso i propri sensi.


(Satyam)


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Da Satyam il 18/07/2007 15.59

Ormai nel linguaggio comune siamo abituati a considerare i filosofi come degli sterili pensatori, che usano la loro testa per teorizzare idee lontane dalla realtà: così ci vengono presentati a scuola, così li consideriamo comunemente. Niente di più distorto. La parola stessa, all’origine, nella lingua greca da cui deriva indica invece con questo termine gli “amanti della saggezza”.

Molti filosofi antichi in realtà sono dei mistici che avevano compreso la natura delle cose, che avevano un impatto diretto con la Verità o, per usare un linguaggio a noi più vicino, si sono risvegliati. Secondo le parole dirette di Eraclito in un frammento sopravissuto nei secoli: “I risvegliati hanno un mondo in comune. Coloro che dormono hanno ciascuno un proprio mondo”.

Così quelli che in alcuni  testi ormai antiquati delle nostre scuole sono dei nomi quasi sconosciuti, a cui a volte vengono dedicate da poche righe fino al massimo un paio di pagine, in realtà sono dei maestri di vita, dei grandi saggi che hanno moltissimo da trasmettere non solo ai loro contemporanei, ma anche a noi, abitanti inquieti di questo pianeta che, se non deciderà di lasciarsi guidare un po’ di più da questa saggezza  che è oltre il tempo, andrà sempre di più alla deriva.

E se i più famosi almeno sono sulla bocca di tutti, magari senza sapere il perché (Socrate, Eraclito, Pitagora), che dire di altri: Cornelio Fronto, Junius Rusticus, Seneca, Giovenale, Epitteto, Marco Aurelio?

Quest’ultimo è conosciuto come imperatore romano, con al massimo il vezzo di dilettarsi di filosofia, trascurando che fu allievo o estimatore degli altri nomi che ho citato prima di lui, e,come e più di loro, fonte inestimabile di saggezza.

Prima di occuparci di questi ultimi, torniamo per un istante ai più famosi. Di Eraclito di solito ricordiamo solo la storiella che “non ci si può immergere due volte nello stesso fiume”, e magari ci piace ma non andiamo oltre, di Socrate la sua splendida affermazione, dopo essere stato proclamato dall’oracolo di Delfi l’uomo più saggio, “so solo di non sapere”; di Pitagora non sappiamo pressoché nulla e pensiamo a lui solo come a un matematico,  senza sapere che la setta esoterica da lui fondata era la culla di un sapere profondo e vero.

Conosco pochissimi che abbiano divulgato, al di là di una ristretta cerchia di addetti ai lavori, il significato profondo di questi mistici. Osho, il maestro spirituale che ha parlato più di ogni altro, ha dedicato due serie di discorsi ai versi aurei di Pitagora e ai frammenti di Eraclito, citando continuamente Socrate e anche Marco Aurelio.

E’ stato per me proprio attraverso Osho la riscoperta del racconto fatto da Platone della morte del suo maestro Socrate : vi invito a trovare un’edizione tra le tante in commercio del “Fedone”, di cui basterebbero almeno le pagine finali che descrivono la serenità con cui Socrate beve il veleno preparato dai giudici che lo hanno condannat ... Leggi tutto »


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