Clicca qui sotto sul blog che preferisci, esplora le sezioni dei video e dei blog e poi scegli!
 |
|
 |
 |
|
SCOPRI LO ZOO ESOTERICO ITALIANO!
|
|
|
|
|
|
|
 |
 |
|
 |
Scegli una data e guarda il post del giorno!
| Archivio
|
|
|
| Archivio mensile
|
|
|
|
 |
|
 |
 |
|
|
| Autore: |
Re Nudo |
Creato: |
05/06/2007 17.36 |
 |

Storica rivista della controcultura italiana negli anni settanta. Rinacque grazie allo stesso fondatore (Andrea Majid Valcarenghi) e a Giorgio Gaber negli anni novanta.
Si è sempre presentata come punto d'incontro tra ricercatori spirituali interessati alle discipline olistiche, all’ecologia e ad una politica trasversale incentrata sulle piccole scelte.
Alla rivista collaborano e hanno collaborato in questi anni personalità del calibro di: Michele Serra, Giorgio Gaber e Sandro Luporini, Franco Battiato, Barbara Alberti, Lidia Ravera, Vasco Rossi, Claudio Rocchi, Gabriele La porta.
|
Da Re Nudo il
19/10/2007 6.23
di Prembodhi dr. Mario Montano
Le carte
dei Tarocchi sono
visibilmente delle icone, cioè delle immagini - della stessa natura delle immagini sacre e degli
idoli. Partecipano dunque del mondo psichico e immaginale e rimandano in questo alle due culture che si sono
contrapposte nei secoli - quella della religione monoteista e quella della
magia naturale - tutte e due grandi produttrici di icone, dalle icone dei santi
a quelle dei segni zodiacali.
Nei Tarocchi queste immagini sono chiamate Arcani. ‘Arcano’ è ciò che è riposto nell’’Arca’, in
greco ‘custodia’. Sono dunque immagini da custodire, da trattare con cura, da salvare dal diluvio e
tramandare ai posteri.
Perché? Cosa vi è stato
riposto con cura? Quali messaggi rivelano? Da quali mondi provengono? Chi è’
che ha ‘inventato’ i Tarocchi? Dal Settecento ai giorni nostri queste domande
hanno stimolato una varietà di studiosi, storici, esoteristi a produrre
un’abbondanza di ipotesi.
Ma i Tarocchi sono anche
ostentatamente delle carte
da gioco - lo
stesso nome ‘Tarot’, ‘tarocco’, ‘tarock’, è stato dato in Francia Italia e
Germania fino a molto recentemente ad un vero e proprio gioco di carte giocato
alle fiere paesane.
I Tarocchi sono dunque la
sintesi ardita di due mondi - il mondo della religione-magia da un lato e
quello del ludico, del gioco, dall’altro - come si vede semplicemente
osservando la struttura del mazzo: ventidue ‘Arcani Maggiori’ dalle immagini
intense e dai nomi altisonanti (Il Matto, Il Mago, La Morte…) più cinquantasei
‘Arcani Minori’ che ricalcano le tradizionali carte da gioco (l’Asso di
Bastoni, il Due di Spade, il Tre di Coppe…).
Di certo
i Tarocchi fanno la loro comparsa in Europa durante il XV secolo e c’è chi dice
che provengano dall’India o dalla Cina, chi dalla Spagna dove sarebbero stati
introdotti durante l’occupazione araba; c’è chi li dice diffusi dagli zingari,
chi importati dai Crociati; chi parla di una loro ricostruzione intorno al XIII
secolo ad opera di cabalisti spagnoli. Ma aldilà del problema della loro
origine storica ciò che più importa è la loro corrispondenza coi simboli delle
cosmogonie e mitologie più antiche di tutti i popoli, il loro affondare le
radici nelle profondità senza tempo dell’inconscio collettivo. (1)
Opus diaboli
‘E proprio per via di
questa natura ludica, di gioco, che i Tarocchi vengono subito
condannati dalla Chiesa come un vizio - il vizio del gioco! Per non dire poi
che i sistemi simbolici, quello dei Tarocchi come quello dello Zodiaco,
sembrano riproporre un pantheon di Dei e questo non piace al monoteismo
dominante.
Nei “Sermones de Ludo cum Aliis” del 1480, uno dei primissimi testi che
documenta con figure l’esistenza in Italia del gioco dei Tarocchi, l’autore, un
anonimo predicatore domenicano, li definisce “opus diaboli”. |
| E malgrado ci fosse chi, quasi un secolo più tardi, (1570), un anonimo autore
di un “Discorso perché fosse trovato il gioco del tarocco” attribuisse
al Tarocco intenti opposti - avvicinarsi a Dio meditando sulle miserie della
vita - quel p ...
Leggi tutto »
|
Da Re Nudo il
11/09/2007 3.02
Ciao a tutti amici vecchi e nuovi di Re Nudo
Da
settembre, avrete forse notato, Re Nudo è tornato mensile e tutto a
colori. Si tratta di un ulteriore impegno nella direzione di rispondere
positivamente ai molti feed back di incoraggiamento e ai molti
riscontri entusiastici per i tanti articoli di collaboratori vecchi e
nuovi che abbiamo pubblicato negli ultimi numeri. Tra i nuovi citiamo
Giorgio Cerquetti e Fabrizio Ponzetta che hanno iniziato con noi una
collaborazione continuativa.
Un invito speciale a venirci a trovare alle prossime fiere ed eventi che ci vedono presenti
SANA - Bologna Fiere
dal 13 al 16 settembre, Pad. 25, Stand C51
I valori del nostro futuro, 19° Salone Internazionale del Naturale
The Festival - Varazze
dal 21 al 23 settembre, Palasport
3 giorni di concerti, danza e tecniche di meditazione
Della nuova rivista, n. 99 settembre 2007, sono immediatamente fruibili sul sito www.renudo.it
L'editoriale di Majid Valcarenghi
prendersi cura di sè, dedicare del tempo alla cura del nostro benessere
riconsiderando i valori che determinano le nostre scelte di vita.
L'articolo Come natura crea, di Giuseppe D'Agnano, il
percorso che lo ha portato a creare Liver V, integratore erboristico
innovativo con proprietà naturali disintossicanti per il fegato e di
supporto per diverse importanti patologie
L'articolo La Francia, il giardino planetario, il lupo mannaro e l'Italia del cemento, di Piero Verni, un punto di vista fuori dagli stereotipi classici, della politica francese e dell’alluvione cementizia che invade l’Italia.
La rubrica Risposte dal vuoto.
Osho
parla dell’essenza e dell’attitudine “essenziale” di vivere. Un
estratto dal libro "Osho / Buddha" recentemente edito dalla Macro
Edizioni.
La rubrica dell'Argital di Giuseppe Ferrero, consigli naturali al 100%. Gli oli per il corpo.
L'Oroscopo di settembre curato da Samapatt Toschi
Il sommario completo della rivista è visibile alla pagina http://www.renudo.it/rivista/questo_mese.aspx?action=questo_mese&id=49
Cogliamo
l'occasione per ricordare ad associazioni e operatori olistici,
l'opportunità di inserirsi nella rivista nella sezione "Il Giardino di
Gaia" (pagine gialle olistiche), dove pubblichiamo le informazioni
relative ad associazioni e operatori, suddivise territorialmente.
E
a tutti l'opportunità di abbonarsi e ricevere a casa ogni uscita della
rivista pagando solamente le spese di spedizione e scegliendo tra
esclusivi regali in omaggio. http://www.renudo.it/contenuti.aspx?action=abbonamenti
Buona lettura e buona navigazione sul sito
www.renudo.it
|
Da Re Nudo il
13/06/2007 16.40
Apriamo il blog di Re Nudo su Olistica.tv con questo primo post su Giorgio Gaber. Perchè Gaber? Perchè era un nostro amico e sostenitore, negli anni settanta così come quando abbiamo riniziato l'avventura negli anni novanta.
Quando il direttore di Re Nudo nel 1978 tornò dall'India vestito d'arancione e con un medaglione appeso al collo recante il volto di Osho, si innestarono intorno al movimento alcune polemiche, che Giorgio colse con l'acume di sempre. Qui vogliamo ricordare Giorgio e quei giorni con un articolo di Re Nudo del novembre 1978, presentato da un'introduzione pubblicata nel libro di prossima uscita "Giorgio Gaber su Re Nudo" (Re nudo edizioni).
SIAMO TUTTI POLLI DI ALLEVAMENTO
La lettera aperta insieme alla pubblicazione del testo del monologo di Gaber-Luporini uscì su Re Nudo N° 70 nel novembre 1978.
L’"innamoramento" culturale tra Gaber e Valcarenghi sbocciato dopo il maggio/giugno 1976, si manifestò anche con una presenza assidua di Andrea Valcarenghi agli spettacoli di Gaber, replicati decine e decine di volte sia per "Libertà Obbligatoria" che per "Polli di allevamento".
Questo fu il periodo in cui Gaber in un’intevista a Gad Lerner anni dopo, definì Andrea Valcarenghi un suo punto di riferimento per il suo percorso culturale.
Curiosamente quel periodo così intenso di scambio coincise nel primo periodo del 78 con l’incontro a Poona di Andrea Valcarenghi con Osho e il suo diventare Majid in modo radicale e senza compromessi.
Gaber in un paio di occasioni sorridendo ha ricordato come Andrea, tornando dal viaggio in India nel marzo del ’77, lo cercò al telefono, semplicemente senza spiegare nulla disse a Dalia, la figlia di Gaber, "Sono Majid, cercavo Giorgio".
E lei coprendo la cornetta disse a Gaber "Papà c’è Andrea al telefono che deve essere impazzito, dice di chiamarsi Majid".
Ecco il testo della lettera aperta di Majid Valcarenghi a Gaber.
Con mezzo milione di presenze registrate nella scorsa stagione, Giorgio Gaber col suo nuovo "Polli di allevamento" presenta un recital di rara violenza e durezza di espressione. La rabbia di Gaber colpisce senza addolcimenti i suoi interlocutori di sempre, anche loro vittime di nuove massificazioni. In "Polli di allevamento" gli attimi di dolcezza e di dubbio sono rari. Abbandonato il fioretto, Gaber ha paradossalmente impugnato il martello per picchiare con forza sui modi e le abitudini che hanno portato allo sfascio il movimento dei diversi, di chi stava fuori dal "Palazzo" per affermare che i modi del "Palazzo"sono entrati in noi. La massificazione, i nuovi conformismi dai mille volti sono lo spettro che inquina ogni scelta. Alla moda, il cancro del nostro secolo, non si può sfuggire. Qualsiasi scelta si faccia c'è il rischio di questo inquinamento. E anche chi non sceglie perché condizionato dalla paura della moda è ugualmente vittima di questo cancro. Lo spettacolo di Gaber è non solo un grido d'allarme, ma un bisturi impietoso che scava tra le ferite e le angosce nel nostro cervello e nel nostro cuore, riuscendo così a stimolare ancora, rara eccezione nel panorama teatrale italiano, un pubblico che applaude e fischia con uguale tensione emotiva.
Caro Giorgio, quando mi hai fatto ascoltare la chiusa del tuo nuovo recital "Quando è moda è moda", è stato alla fine di lunghi discorsi e anche silenzi di questa estate milanese. Lo sai che mi è piaciuto subito, molto. Anche sentito poi, alla prova generale dello spettacolo e poi ancora a Bologna quando sono venuto a vederlo dal vivo.
Tu, non ti sei stupito che mi sia piaciuto questo finale contro la moda. Io non mi sono stupito. Credo semplicemente perché entrambi siamo infastiditi dalle mode, forse tu sei più sensibile al fastidio delle mode nuove, io sono ugualmente infastidito anche dalle mode vecchie. Non fa differenza. Sai invece cosa mi ha stupito?
Gli altri. Quelli che parlando con me del tuo spettacolo mi chiedevano o ammiccavano a questo finale come se fosse contro di me. Contro l'Oriente. Quelli che non hanno ancora capito quello che tu ed io andiamo da tempo dicendo e cioè che non importa tanto cosa si faccia ma come lo si fa.
In piena moda "arancione" è nata una nuova moda. Parlare male degli arancioni. Per alcuni sarà "fico" andare a Poona ma per molti di più è molto più fico non andare a Poona. "Lì ci vanno tutti"!
Caro Giorgio, non se ne esce più. Forse a questa moda non hai pensato ancora: quella all'antica, ma che sempre si rinnova, la moda di essere contro tutto ciò che si muove. La moda di essere "contro" solo perchè è qualcosa di nuovo e che fa presa. Ricordi i blue jeans. Dicevano: è una moda. Vero. Però corrispondeva a un bisogno reale, quello di avere dei pantaloni che non si stirano mai e che durano di più degli altri nonostante l'uso e l'abuso.
Moda è comprarne quattro paia, uno elegante, uno slavato, uno a zampa di elefante ecc. Ma il jeans, in sé, scommetto che ce l'hai anche tu. E così per il femminismo, i consultori, i santoni... Quando è moda è merda.
|
|
|
|
|
 |
 |
|
 |
 |
|
 |
 |
|
Archivio (i video e i blog di Olistica.tv)
|
|
|
|
|
|
|
 |
 |
|
 |
|
>> LINK UTILI:
|