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| Autore: |
Re Nudo |
Creato: |
05/06/2007 17.36 |
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Storica rivista della controcultura italiana negli anni settanta. Rinacque grazie allo stesso fondatore (Andrea Majid Valcarenghi) e a Giorgio Gaber negli anni novanta.
Si è sempre presentata come punto d'incontro tra ricercatori spirituali interessati alle discipline olistiche, all’ecologia e ad una politica trasversale incentrata sulle piccole scelte.
Alla rivista collaborano e hanno collaborato in questi anni personalità del calibro di: Michele Serra, Giorgio Gaber e Sandro Luporini, Franco Battiato, Barbara Alberti, Lidia Ravera, Vasco Rossi, Claudio Rocchi, Gabriele La porta.
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Da Re Nudo il
11/12/2007 11.52
-Tratto dal libro di AAVV, Giorgio Gaber su Re Nudo - articoli e interviste 1972-2002, Re Nudo edizioni, nov. 2007-
Il primo articolo-intervista con Gaber esce su Re Nudo (prima serie) nel gennaio ’76. E’ l’anno in cui, pochi mesi prima in giugno, è avvenuto il secondo festival di Re Nudo al Parco Lambro.
Gaber non aveva ancora partecipato ai festival di Re Nudo, anche se lui e Ombretta Colli erano venuti come partecipanti al festival del Lambro a guardarsi in giro.
Il rapporto tra Re Nudo e Gaber è iniziato da pochissimo e solo attraverso l’amicizia personale con l’allora Andrea Valcarenghi. Gaber non aveva ancora partecipato neppure ai concerti a sostegno di Re Nudo, che avevano visto la partecipazione di De Andrè, Guccini, Area, PFM, Canzone del Lazio, Battiato, Claudio Rocchi e vari altri musicisti. In Gaber in quel periodo c’era interesse ma non adesione.
A questo primo incontro esplorativo RE NUDO-GABER, partecipa anche Ombretta Colli. All’epoca Giorgio Gaber e Ombretta Colli avevano lo stesso tipo di approccio con Re Nudo, un approccio di curiosa diffidenza ma entrambi ancora lontani da un processo di adesione-partecipazione che si manifesterà poi con Gaber, in occasione del festival del Parco Lambro di quello stesso anno.
Per Re Nudo c’è Marina Valcarenghi, Andrea Valcarenghi, Stefano Segre.
Sbatto sul tavolo di cucina, già apparecchiato, il registratore e lui sussulta. “Non per me il registratore. Per piacere stasera no, facciamo una sera così, normale, l'intervista un'altra volta”. Poi, come per giustificarsi. “Marina, sono stanco morto o, più che stanco, arrabbiato, depresso, stufo marcio, non saprei davvero cosa dire, alla gente di Re Nudo, poi, che mica scherza... E’ un pò, di giorni che mi intervistano le radio alternative, adesso è tutto un formicolio di radio alternative, tante domande...”
“Cosa?”
“Le solite robe... non ne posso più ”
“Va bene va ben e non ti preoccupare, niente intervista, non parliamone più”
Parliamo invece di De Andrè. “Bravo, e dire che l’avevo attaccato duramente non mi ricordo più su quale giornale e lui su quale altro mi aveva risposto. Però non aveva ancora scritto il bombarolo.”
“E il disco nuovo, femminista, di Ombretta Colli? Ci sei dentro anche tu?”
“Si, qualcosa ho fatto anch'io, con lo pseudonimo di Catilina”
“Cosa c'è dentro?”
“Te lo dirà lei.” Poi arriva lei e io buona buona “si potrebbe parlare un po' del tuo disco?”
“Beh, prima sentitelo”. Ben detto e m'azzitto. Si parla così col suo film, questa sceneggiatura già in tasca in cerca di produttore, “Mica facile eh?”
“Mica facile, no. Perché questi produttori sono gente molto strana. Se vai lì coi tuoi fogli in mano, ti dicono bleah, che brutto. Devi fare a finta che la tua idea (del tuo film) venga a loro. Cioè tu ti presenti, parli, parli del più e del meno, poi devi insinuargli il sospetto dell'idea in modo che lui la possa credere sua. Poi aggiungi delle cose, fai in modo che lui ne aggiunga altre (sempre di tue) e alla fine; bravo produttore, sei grande, splendida idea, adesso se sei d'accordo ci faccio la sceneggiatura, che invece ce l'hai già in tasca, e potresti girare anche domani.”
Piano piano il Gaber si rilassa, riesce persino a mettere i pezzettini
di banana nel riso al curry, in un coraggioso gesto di controcultura
alimentare. Mangia ma non perde un colpo, una frase, uno sguardo. Hai
l’impressione che Gaber mangi davvero le idee, le parole e le
vibrazioni di quelli che gli stanno intorno. Gaber è psicologicamente
vorace, Gaber è anche un ruminante perché tutte queste
idee-fatti-sensazioni della vita sua e altrui finiscono in una specie
di sacco mentale dal quale poi fuoriescono canzoni. Che sono bombe. Per
forza poi queste canzoni ti strappano le budella, le budella, sono
fatte con le tue budella!
Poi mentre si snoda in un lungo accovacciamento sul tappeto (non è
tanto alto e sulla scena sembra gigantesco. Forse si dilata al calore
dello spettacolo, ci confida “Sono stufo marcio, cari miei, e di tante
cose, ma soprattutto di quelli che si impadroniscono delle tue idee,
delle tue robe, le inghiottono masticandole malamente e te le risputano
alla fine orrende e irriconoscibili”.|
“Ma questo è il rischio di chi esce allo scoperto e gli piace qualche
volta di fare l'artista. Consolati perchè le tue pensate, bene
incartate coi nastri, praticamente non esistono finchè sono solo tue.”
“Ma ridotte in quello stato... servono ancora? Vorrei spiegarmi meglio.
C'è come uno svuotamento progressivo delle parole, di certe parole. |
| Dire di uno che è un democratico, per esempio, che cosa vuol dire ormai? Vuol dire che è un coglione. Ma ti par possibile? C'era una volta un bel mucchio di concet ...
Leggi tutto »
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Da Re Nudo il
16/11/2007 18.16
Secondo un insegnamento antico, del quale sussistono tracce in molti sistemi di ieri e di oggi, l’uomo nel pieno senso della parola è composto di quattro corpi. Nel linguaggio figurato di certi insegnamenti orientali, il primo è la carrozza (corpo), il secondo è il cavallo, il terzo è il cocchiere (pensiero) e il quarto è il Padrone (Io, coscienza, volontà).
(G.I.Gurdjieff)
DOVE VAI?
HAI UN PROGETTO?
COSA VUOI?
Di norma è sempre stato chiesto ai tuoi cavalli o al tuo cocchiere “Cosa vuoi?”; mai così direttamente a te.
COSA VUOI?
...
Senti come emozioni e pensieri cercano di rispondere per te?
Essi hanno tanti desideri: i cavalli fuori dalla stalla sono sottoposti a molti stimoli e il cocchiere desidera continuamente qualcosa...
Ovviamente certe emozioni possono volere qualcosa che altre non vogliono, mentre certe forme mentali possono avere desideri contrastanti con altre forme mentali, così come certe emozioni possono opporsi a certi pensieri e viceversa.
Da qui l'impossibilità delle persone di realizzare i propri obbiettivi, se non per caso o per tramite di una lotta interiore che chiamano “volontà”.
Ma TU cosa vuoi?
Devi dare una direzione. Altrimenti, appena bisognerà spostare la carrozza, cocchiere e cavalli senza un ordine preciso cominceranno a seguire le solite vecchie vie, nei soliti vecchi modi, con i soliti vecchi risultati.
DEVI DARE UNA DIREZIONE.
Ma dare una direzione significa avere dei desideri e TU, in quanto padrone della carrozza sembri non avere desideri. Infatti la cosiddetta illuminazione spirituale in realtà è il vivere in questo stato, in questo livello causale, essere il padrone della carrozza. Ne consegue che chi vive in questo stato è consapevole che
Nemmeno con una pioggia di monete d'oro si consegue la sazietà dei desideri: chi conosce che la soddisfazione dei desideri ha breve sapore e porta dolore, costui è un saggio.
(Buddha)
La mia insistenza dunque a chiederti cosa desideri TU, padrone della carrozza, appare come una contraddizione, come un non sense, appare come contraria alla tua natura illuminata di Colui che osserva.
Appare... ma non è così. Facciamo chiarezza.
In italiano il termine desiderio viene dal latino sidus/sideris (“costellazione”, poi singola stella), preceduto da “de”, che indica una privazione. In pratica desiderio significa “mancanza di stelle” e quindi disorientamento, mancanza di una direzione. Col tempo il “non vedere le stelle in cielo” e quindi la sensazione di smarrimento e quindi il de/sidereo è diventato il termine che indica un moto dell'animo tendente ad attuare o possedere ciò che appaga un bisogno.
Il Buddha prima citato fa però notare che il segreto della felicità sta nell'accettarsi così come si è, rinunciando ai desideri, la cui consapevolezza rende infelici non meno della loro realizzazione. In quanto ogni desiderio soddisfatto porta a maturarne un altro ancora più grande.
In definitiva il “misticismo” partendo da questa premessa nega i desideri.
Ma un saggio detto tantrico va oltre, specificando che “Fuggire dal fuoco non significa esserne liberi”. Bisogna dunque imparare ad usare il fuoco per esserne i padroni.
E tu, padrone della carrozza, devi imparare ad usare il desiderio.
Uno dei poteri “spirituali” più ambiti che motivano i ricercatori esoterici è il potere della “manifestazione”, ovvero l'arte di realizzare i propri desideri. A prescindere dai titoli che i divulgatori dei vari metodi affibbiano alle loro pratiche, si tratta di Magia.
Troverete persino gente che scrive del XVI secolo come se la Magia fosse una sopravvivenza medioevale, e la scienza la novità venuta a spazzarla via. Coloro che hanno studiato l'epoca sono più informati. Si praticava pochissima magia nel Medio Evo: XVI e XVII secolo rappresentano l'apice della magia. La seria pratica magica e la seria pratica scientifica sono gemelle.
(Clive Staples Lewis)
Maghi, streghe e stregoni non sono differenti da coach di PNL, ipnotisti ericksoniani, motivatori, pensatori positivi, insegnanti di autostima, psicoterapeuti e affini. Dico questo senza delegittimare né gli uni né gli altri. Gli incantesimi magici sono niente altro che formule di ipnosi e autoipnosi.
Gli studi di psicologia umanista negli ultimi cinquanta anni, seguiti a ruota dalla neurolinguistica e dalla fisica quantistica, hanno rivelato ciò che prima era esclusivo dominio dell'esoterismo, ovvero che
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| E malgrado ci fosse chi, quasi un secolo più tardi, (1570), un anonimo autore
di un “Discorso perché fosse trovato il gioco del tarocco” attribuisse
al Tarocco intenti opposti - avvicinarsi a Dio meditando sulle miserie della
vita - quel p ...
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