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Author: |
Re Nudo |
Created: |
05/06/2007 17.36 |
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Storica rivista della controcultura italiana negli anni settanta. Rinacque grazie allo stesso fondatore (Andrea Majid Valcarenghi) e a Giorgio Gaber negli anni novanta.
Si è sempre presentata come punto d'incontro tra ricercatori spirituali interessati alle discipline olistiche, all’ecologia e ad una politica trasversale incentrata sulle piccole scelte.
Alla rivista collaborano e hanno collaborato in questi anni personalità del calibro di: Michele Serra, Giorgio Gaber e Sandro Luporini, Franco Battiato, Barbara Alberti, Lidia Ravera, Vasco Rossi, Claudio Rocchi, Gabriele La porta.
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Enzo Biagi intervista Osho (12/01/1986) |
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Mondi a confronto
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By Re Nudo on
07/02/2008 15.17
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ENZO BIAGI: Come prima cosa vorrei chiederti qual è il tuo insegnamento.
OSHO: Io non ho nessun insegnamento. Non sono un insegnante. Non do nessuna filosofia della vita, né alcuna disciplina, né programmi da seguire. Ho un approccio alla vita ben preciso, che condivido con i miei amici. E il mio approccio inizia con una deprogrammazione. Per ciò che mi riguarda questa è la parola chiave. Essere iniziati alla mia amicizia significa essere iniziati a un processo di de-programmazione. Ogni essere umano viene programmato dalla nascita a essere cristiano, hindu, ebreo, mussulmano. Il bambino nasce innocente, ma immediatamente viene appesantito da migliaia di concetti, coi quali vive poi tutta la vita. In questo modo si vive una vita fasulla; non è autentica, non è onesta perché non ti appartiene. Non hai scoperto tu le cose che tenti di vivere... ecco perché, come prima cosa, aiuto la gente a liberarsi da tutti i suoi condizionamenti. Chi viene da me, anche se è cristiano, non lo sarà più; anche se è un hindu, non lo sarà più; anche se è mussulmano, non lo sarà più. Io mi limito a ridare a ciascuno la propria innocenza, la propria umanità, la propria purezza, la propria individualità. Il mio lavoro tende essenzialmente a distruggere i condizionamenti di quanti vengono da me. Ed è un lavoro semplicissimo, perché nessuno di quei condizionamenti ha basi logiche, nessuno si fonda sull'intelligenza. Sono tutte superstizioni, sorrette da impalcature logiche, ma quella logica è falsa. Non esiste nulla di autentico. Ad esempio, tutte le religioni si fondano sulla menzogna più grande che esista al mondo: Dio. Nessuna religione è riuscita a dimostrare in maniera logica e scientifica la sua esistenza; tuttavia, tutte continuano a inculcare in ogni bambino l'idea di Dio. E’ semplicissimo eliminarla: si deve solo far vedere a chi ti sta di fronte che si tratta di un'idea imposta. La tua intelligenza non l'ha mai accettata. Viceversa si tratta di una corruzione della tua innocenza da parte di genitori, insegnanti, preti, che con la logica ti hanno plagiato. Tutte le religioni affermano che Dio è necessario, altrimenti chi avrebbe creato l'esistenza? C'è l'esistenza, quindi ci deve essere un creatore. Senza un creatore, come può esistere la creazione? Ma poi non vanno oltre. Una persona intelligente andrebbe oltre e chiederebbe: "Ma in questo caso, chi ha creato Dio?" Se Dio esiste senza che esista un creatore, dove va a finire la vostra logica? L'esistenza ha bisogno di un creatore, ma il creatore no? Non è logico. Questo non è altro che un'ingannevole manipolazione dell'innocenza umana; un bambino non è in grado di mettersi a discutere. Si limita ad accettarla come un dato di fatto. Mi ricordo un aneddoto molto bello. All'università di Parigi insegnava un professore di filosofia un po' eccentrico, cosa non rara. Era preside della facoltà ed era sua abitudine fare affermazioni assurde, finché un giorno superò ogni limite. Iniziò la lezione dicendo: "lo sono l'uomo più importante del mondo intero". Era troppo! Uno studente si alzò e disse: "Sei un grande filosofo, un logico eccezionale, per cui devi dimostrare logicamente ciò che hai detto". Il professore non solo era pronto, ma ne fu felice. Srotolò un planisfero e chiese: "Qual è la nazione più grande del mondo?" Tutti, ovviamente, risposero: "La Francia!" il professore rise, senza che gli studenti ne capissero il motivo. Quindi proseguì, chiedendo: "E in Francia qual è la città più sacra, la più importante?" In coro risposero: "Parigi.. E la più bella!" Di nuovo rise. Gli studenti si sentirono a disagio. Probabilmente stava guidandoli verso conclusioni logiche a loro sconosciute, che ancora non vedevano. La domanda successiva fu: "E qual è il luogo più importante nella città più bella del mondo?" "L'università ovviamente, il tempio della saggezza", fu la risposta. Di nuovo il professore rise e chiese: "E quale facoltà è la più importante nell'università?" Gli studenti si trovarono in trappola. Riconobbero che aveva costruito un'argomentazione artificiale. Sembrava logica senza esserlo... a quel punto dovettero dire: "La nostra facoltà naturalmente". La risata finale fu fragorosa: "Ora capite perché ho detto che sono la persona più importante del mondo? Io sono il preside di questa facoltà". Tutti gli argomenti riguardanti Dio, il paradiso, l'inferno, seguono la stessa linea. Il mio lavoro tende a distruggere la falsa struttura della logica, a quel punto le vostre fondamenta iniziano a sgretolarsi, scompaiono le vostre mitologie, lasciandovi uno spazio incontaminato, da cui sorge la vostra individualità. A quel punto non sei più parte di una folla. Il mio lavoro fondamentale è questo: renderti un individuo, non un semplice ingranaggio dei sistema, non una particella della massa. Voglio darti un'integrità, una libertà dell'anima, in modo tale che tu non sia più vittima di alcuna schiavitù, detta cristianesimo, induismo, ebraismo: per la prima volta sarai semplicemente te stesso. A quel punto entrerà in gioco la tua ricerca della verità, la tua indagine nella verità. E ricorda, tutte le risposte che ti sono state date da altri non potranno mai salvarti. Solo la tua risposta, quella che troverai con le tue mani, con la tua ricerca, potrà liberarti dall'ignoranza, dall'infelicità, dall'angoscia. Io non ho insegnamenti. Offro solo espedienti, stratagemmi. Non sono un insegnante, sono un Maestro. Gli insegnanti offrono insegnamenti, i Maestri possiedono espedienti, stratagemmi, metodologie per trasformare la gente.
BIAGI: Perché sei stato arrestato in America e poi sei stato costretto ad andartene?
OSHO: Perché Socrate fu avvelenato? Perché Gesù fu crocefisso? Perché tante volte si attentò alla vita di Buddha? A me non hanno fatto un gran male, si sono limitati ad arrestarmi senza un mandato, senza spiegarmene il motivo, senza permettermi di chiamare i miei avvocati, come era mio diritto. Non risposero alle mie domande, la sola risposta evidente erano quei dodici fucili carichi che mi erano stati puntati contro. In ogni caso, quell'esperienza mi ha divertito. Sono stati molto più gentili con me di quanto non furono con Socrate. Non mi hanno avvelenato. Sono stati molto più gentili con me di quanto non furono con Gesù. Non mi hanno crocifisso. Si sono limitati a maltrattarmi per dodici giorni spostandomi da un carcere all'altro. Di fatto è stata un'esperienza eccezionale: ho sempre desiderato visitare l'inferno, sebbene non esista. L'America mi ha concesso l'opportunità di visitarlo. Ma dopo dodici giorni, poiché non esisteva alcuna accusa contro di me, visto che non ho mai fatto del male a nessuno, non ho mai commesso crimini... il mio solo crimine è stato di aver creato una comune in cui cinquemila persone vivevano così felici e così festanti che quella felicità e quella beatitudine suscitarono la gelosia dei vicini, dei politicanti e in particolare dei cristiani. I cristiani sono venuti in Oriente e hanno convertito milioni di persone al cristianesimo. Ora, per la prima volta, qualcuno sottraeva migliaia di cristiani al loro gregge, senza che loro potessero fare qualcosa... Inoltre, la gente convertita in Oriente non era istruita, erano sempre gli analfabeti, i poveri, mai gli strati più elevati della società. In Oriente i cristiani hanno convertito mendicanti, aborigeni, tribù primitive, orfani, gente che stava morendo di fame per le strade. Mai sono riusciti a convertire un solo intellettuale, una sola persona intelligente, in tutto l'Oriente! Ovviamente si sentirono tremendamente offesi, perché io non convertivo mendicanti, orfani, bensì le loro menti migliori, convertivo solo l'intelligentzia. E non la convertivo a un'altra religione: sarebbe facile toglierti di mano un giocattolo per dartene uno nuovo. Tutti sono felici di avere un giocattolo nuovo. Quello vecchio era ormai sporco, consumato, andava in pezzi, è stato usato da un'infinità di persone per secoli... è molto più bello trovarsi in mano un giocattolo nuovo. Ma io non convertivo questa gente a un'altra religione: mi sono limitato a deprogrammarla... Dunque, sono stati i cristiani alle spalle dei politici a spingerli perché venissi scacciato dagli Stati Uniti. Questa è la prova di quanto sia povera la teologia cristiana, altrimenti sarebbero usciti allo scoperto: io ero pronto a discutere su tutto ciò che volevano. La mia espulsione dagli Stati Uniti dimostra quanto sia povera di argomenti la teologia cristiana. Se avessero avuto coraggio, mi avrebbero invitato a una discussione pubblica. Sapevano, purtroppo di non avere argomenti validi a loro sostegno. Per cui misero in atto un piano criminale per arrivare a espellermi. Ma tutto questo non mi fermerà. Ovunque sarò, continuerò ad attuare il mio metodo. Non possono espellermi da questo pianeta! La mia espulsione non è altro che un segno di sconfitta del cristianesimo, della grande potenza, gli Stati Uniti d'America: non riuscirono a trattare con un individuo, che da solo, senza appoggio di eserciti, si era posto loro davanti, con il solo scopo di proporre un modo nuovo di guardare le cose. Hanno preferito restare ciechi. Ma è l'esperienza di tutta la mia vita: io vendo candele in una città di ciechi! Non è colpa loro se sono in collera con me. E’ un mio errore, ma sono impotente, non posso fare altro: lo commetto e continuerò a commetterlo fino a quando esalerò l'ultimo respiro.
BIAGI: Come avete fatto tu e la tua comune a diventare tanto ricchi?
OSHO: Io non ho fatto nulla per arricchirne. Solo chi è ricco è attratto da me; perché solo le persone intelligenti sono attirate da me. Devi capire che esiste una gerarchia di valori. Non chiedi mai: "Come mai un povero non è attirato dai dipinti di Picasso?" né chiedi: "Come mai un mendicante non si interessa alla musica di Mozart?" Tuttavia si continua a chiedere come mai solo i ricchi, persone colte, intelligenti, istruite, sono attratte da me. La religione è il lusso supremo. Ovviam ...
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Re Nudo (si) domanda: Giorgio Gaber |
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News da Re Nudo
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By Re Nudo on
11/12/2007 11.52
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-Tratto dal libro di AAVV, Giorgio Gaber su Re Nudo - articoli e interviste 1972-2002, Re Nudo edizioni, nov. 2007-
Il primo articolo-intervista con Gaber esce su Re Nudo (prima serie) nel gennaio ’76. E’ l’anno in cui, pochi mesi prima in giugno, è avvenuto il secondo festival di Re Nudo al Parco Lambro.
Gaber non aveva ancora partecipato ai festival di Re Nudo, anche se lui e Ombretta Colli erano venuti come partecipanti al festival del Lambro a guardarsi in giro.
Il rapporto tra Re Nudo e Gaber è iniziato da pochissimo e solo attraverso l’amicizia personale con l’allora Andrea Valcarenghi. Gaber non aveva ancora partecipato neppure ai concerti a sostegno di Re Nudo, che avevano visto la partecipazione di De Andrè, Guccini, Area, PFM, Canzone del Lazio, Battiato, Claudio Rocchi e vari altri musicisti. In Gaber in quel periodo c’era interesse ma non adesione.
A questo primo incontro esplorativo RE NUDO-GABER, partecipa anche Ombretta Colli. All’epoca Giorgio Gaber e Ombretta Colli avevano lo stesso tipo di approccio con Re Nudo, un approccio di curiosa diffidenza ma entrambi ancora lontani da un processo di adesione-partecipazione che si manifesterà poi con Gaber, in occasione del festival del Parco Lambro di quello stesso anno.
Per Re Nudo c’è Marina Valcarenghi, Andrea Valcarenghi, Stefano Segre.
Sbatto sul tavolo di cucina, già apparecchiato, il registratore e lui sussulta. “Non per me il registratore. Per piacere stasera no, facciamo una sera così, normale, l'intervista un'altra volta”. Poi, come per giustificarsi. “Marina, sono stanco morto o, più che stanco, arrabbiato, depresso, stufo marcio, non saprei davvero cosa dire, alla gente di Re Nudo, poi, che mica scherza... E’ un pò, di giorni che mi intervistano le radio alternative, adesso è tutto un formicolio di radio alternative, tante domande...”
“Cosa?”
“Le solite robe... non ne posso più ”
“Va bene va ben e non ti preoccupare, niente intervista, non parliamone più”
Parliamo invece di De Andrè. “Bravo, e dire che l’avevo attaccato duramente non mi ricordo più su quale giornale e lui su quale altro mi aveva risposto. Però non aveva ancora scritto il bombarolo.”
“E il disco nuovo, femminista, di Ombretta Colli? Ci sei dentro anche tu?”
“Si, qualcosa ho fatto anch'io, con lo pseudonimo di Catilina”
“Cosa c'è dentro?”
“Te lo dirà lei.” Poi arriva lei e io buona buona “si potrebbe parlare un po' del tuo disco?”
“Beh, prima sentitelo”. Ben detto e m'azzitto. Si parla così col suo film, questa sceneggiatura già in tasca in cerca di produttore, “Mica facile eh?”
“Mica facile, no. Perché questi produttori sono gente molto strana. Se vai lì coi tuoi fogli in mano, ti dicono bleah, che brutto. Devi fare a finta che la tua idea (del tuo film) venga a loro. Cioè tu ti presenti, parli, parli del più e del meno, poi devi insinuargli il sospetto dell'idea in modo che lui la possa credere sua. Poi aggiungi delle cose, fai in modo che lui ne aggiunga altre (sempre di tue) e alla fine; bravo produttore, sei grande, splendida idea, adesso se sei d'accordo ci faccio la sceneggiatura, che invece ce l'hai già in tasca, e potresti girare anche domani.”
Piano piano il Gaber si rilassa, riesce persino a mettere i pezzettini
di banana nel riso al curry, in un coraggioso gesto di controcultura
alimentare. Mangia ma non perde un colpo, una frase, uno sguardo. Hai
l’impressione che Gaber mangi davvero le idee, le parole e le
vibrazioni di quelli che gli stanno intorno. Gaber è psicologicamente
vorace, Gaber è anche un ruminante perché tutte queste
idee-fatti-sensazioni della vita sua e altrui finiscono in una specie
di sacco mentale dal quale poi fuoriescono canzoni. Che sono bombe. Per
forza poi queste canzoni ti strappano le budella, le budella, sono
fatte con le tue budella!
Poi mentre si snoda in un lungo accovacciamento sul tappeto (non è
tanto alto e sulla scena sembra gigantesco. Forse si dilata al calore
dello spettacolo, ci confida “Sono stufo marcio, cari miei, e di tante
cose, ma soprattutto di quelli che si impadroniscono delle tue idee,
delle tue robe, le inghiottono masticandole malamente e te le risputano
alla fine orrende e irriconoscibili”.|
“Ma questo è il rischio di chi esce allo scoperto e gli piace qualche
volta di fare l'artista. Consolati perchè le tue pensate, bene
incartate coi nastri, praticamente non esistono finchè sono solo tue.”
“Ma ridotte in quello stato... servono ancora? Vorrei spiegarmi meglio.
C'è come uno svuotamento progressivo delle parole, di certe parole. |
| Dire di uno che è un democratico, per esempio, che cosa vuol dire ormai? Vuol dire che è un coglione. Ma ti par possibile? C'era una volta un bel mucchio di concetti dietro quella parola. Chi è stato? Ci sono però parole ben più nostre che stanno facendo la stessa fine e insieme si snaturano degli obbiettivi, si fanno delle grandi confusioni...”
“Per esempio fra coppia e rapporto, fra solitudine e isolamento... ”
“E già. Certe volte ti sembra di aver voluto spingere col tuo lavoro verso una direzione e ti accorgi che qualcosa o molto ti ritorna addosso, Allora? Allora adesso per esempio penso all'importanza che ha avere una morale...”
“Ah, mi rallegro, questa è ormai una parola-tabù, archeologia, fa sorridere quasi tutti, dagli psichedelici agli stalinisti... ”
“Ma come fai a non avere una morale? È maledettamente importante ed è maledettamente importante anche riconoscerla, ridefinirla, esserne consapevoli.”
“Io sono d'accordo e, sbaglierò, ma vedrai come te la risputacchieranno indietro questa tua esigenza qui della morale. E’ un po' quello che io ho sentito al Parco Lambro ultimo. Troppe volte la morte della coppia tradizionale intesa come fine di qualunque rapporto profondo fra due persone e l’ammucchiarsi di pseudo-rapporti, tanta gente che cercava di rompere l’isolamento nella frenesia nevrotica del Tutti insieme a farsi stordire.” “Insomma mai come quest'anno ho visto tanta gente scappare via in India, scappare via a farsi inchiodare dalla musica, se la 'tua strada su cui puoi contare' ti viene risputato dalla maggioranza come 'la strada su cui puoi scappare' io non sono mica d'accordo, perchè poi, succede che spesso alla fine di quella strada c'è anche l’eroina.”
“Sono d'accordo, questo discorso vale per molti casi, anche certi aspetti della violenza, oggi, per esempio, sono tentativi di fuga da sè e dalla realtà.”
“Mi sembra che tu abbia esagerato - interviene Andrea guardando me- al festival del Parco Lambro c'era quello che dici, ma in cambio anche tanti momenti di autentica gioia, di reale tensione collettiva, se non altro (e c'era anche dell'altro) per il fatto di essere in tanti a condividere incertezze, scelte, paure...”
“Certo che ho esagerato, ma per vedere meglio, per non farla facile. Anche per me ci sono stati momenti molto belli, per esempio quel ragazzo che non sapeva che ero dell’organizzazione e che mi ha invitato nella sua tenda a parlare e il rumore de ...
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Chi desidera che cosa? (Magia, Meditazione, Metacomunicazione) |
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Mondi a confronto
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By Re Nudo on
16/11/2007 18.16
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Secondo un insegnamento antico, del quale sussistono tracce in molti sistemi di ieri e di oggi, l’uomo nel pieno senso della parola è composto di quattro corpi. Nel linguaggio figurato di certi insegnamenti orientali, il primo è la carrozza (corpo), il secondo è il cavallo, il terzo è il cocchiere (pensiero) e il quarto è il Padrone (Io, coscienza, volontà).
(G.I.Gurdjieff)
DOVE VAI?
HAI UN PROGETTO?
COSA VUOI?
Di norma è sempre stato chiesto ai tuoi cavalli o al tuo cocchiere “Cosa vuoi?”; mai così direttamente a te.
COSA VUOI?
...
Senti come emozioni e pensieri cercano di rispondere per te?
Essi hanno tanti desideri: i cavalli fuori dalla stalla sono sottoposti a molti stimoli e il cocchiere desidera continuamente qualcosa...
Ovviamente certe emozioni possono volere qualcosa che altre non vogliono, mentre certe forme mentali possono avere desideri contrastanti con altre forme mentali, così come certe emozioni possono opporsi a certi pensieri e viceversa.
Da qui l'impossibilità delle persone di realizzare i propri obbiettivi, se non per caso o per tramite di una lotta interiore che chiamano “volontà”.
Ma TU cosa vuoi?
Devi dare una direzione. Altrimenti, appena bisognerà spostare la carrozza, cocchiere e cavalli senza un ordine preciso cominceranno a seguire le solite vecchie vie, nei soliti vecchi modi, con i soliti vecchi risultati.
DEVI DARE UNA DIREZIONE.
Ma dare una direzione significa avere dei desideri e TU, in quanto padrone della carrozza sembri non avere desideri. Infatti la cosiddetta illuminazione spirituale in realtà è il vivere in questo stato, in questo livello causale, essere il padrone della carrozza. Ne consegue che chi vive in questo stato è consapevole che
Nemmeno con una pioggia di monete d'oro si consegue la sazietà dei desideri: chi conosce che la soddisfazione dei desideri ha breve sapore e porta dolore, costui è un saggio.
(Buddha)
La mia insistenza dunque a chiederti cosa desideri TU, padrone della carrozza, appare come una contraddizione, come un non sense, appare come contraria alla tua natura illuminata di Colui che osserva.
Appare... ma non è così. Facciamo chiarezza.
In italiano il termine desiderio viene dal latino sidus/sideris (“costellazione”, poi singola stella), preceduto da “de”, che indica una privazione. In pratica desiderio significa “mancanza di stelle” e quindi disorientamento, mancanza di una direzione. Col tempo il “non vedere le stelle in cielo” e quindi la sensazione di smarrimento e quindi il de/sidereo è diventato il termine che indica un moto dell'animo tendente ad attuare o possedere ciò che appaga un bisogno.
Il Buddha prima citato fa però notare che il segreto della felicità sta nell'accettarsi così come si è, rinunciando ai desideri, la cui consapevolezza rende infelici non meno della loro realizzazione. In quanto ogni desiderio soddisfatto porta a maturarne un altro ancora più grande.
In definitiva il “misticismo” partendo da questa premessa nega i desideri.
Ma un saggio detto tantrico va oltre, specificando che “Fuggire dal fuoco non significa esserne liberi”. Bisogna dunque imparare ad usare il fuoco per esserne i padroni.
E tu, padrone della carrozza, devi imparare ad usare il desiderio.
Uno dei poteri “spirituali” più ambiti che motivano i ricercatori esoterici è il potere della “manifestazione”, ovvero l'arte di realizzare i propri desideri. A prescindere dai titoli che i divulgatori dei vari metodi affibbiano alle loro pratiche, si tratta di Magia.
Troverete persino gente che scrive del XVI secolo come se la Magia fosse una sopravvivenza medioevale, e la scienza la novità venuta a spazzarla via. Coloro che hanno studiato l'epoca sono più informati. Si praticava pochissima magia nel Medio Evo: XVI e XVII secolo rappresentano l'apice della magia. La seria pratica magica e la seria pratica scientifica sono gemelle.
(Clive Staples Lewis)
Maghi, streghe e stregoni non sono differenti da coach di PNL, ipnotisti ericksoniani, motivatori, pensatori positivi, insegnanti di autostima, psicoterapeuti e affini. Dico questo senza delegittimare né gli uni né gli altri. Gli incantesimi magici sono niente altro che formule di ipnosi e autoipnosi.
Gli studi di psicologia umanista negli ultimi cinquanta anni, seguiti a ruota dalla neurolinguistica e dalla fisica quantistica, hanno rivelato ciò che prima era esclusivo dominio dell'esoterismo, ovvero che
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L'osservatore influenza la realtà che percepisce.
(Werner Heisenberg)
Ciò che dunque questi moderni maghi fanno è agire sulle credenze dei propri clienti, trasformandole da negative (limitanti) a positive (ampliando così la mappa mentale del “possibile”).
Ad esempio chi ha credenze negative sul denaro (“è sporco”, “non mi voglio vendere”, “bisogna nascere ricchi per esserlo”, ecc.) difficilmente riesce a realizzare i propri desideri materiali.
Queste “credenze” sono una forma di autoipnosi in cui l'individuo vive, una sua mappa del mondo che lo fa muovere sempre lungo gli stessi sentieri. Ciò che il motivatore, l'ipnoterapeuta o chicchessia fa è sostituire queste credenze con nuove convinzioni: ampliare la mappa dell'individuo, mettendo al posto della vecchia autoipnosi un'autoipnosi diversa.
Si tratta dunque di metacomunicazione applicata a se stessi (motivazione, autostima, autoipnosi) e all'esterno di sé (comunicazione seduttiva, ipnotica, persuasiva, fascinazione, ecc.). L'obbiettivo è realizzare i propri desideri.
È chiaro però che la realizzazione dei desideri di un tale può cozzare con la realizzazione dei desideri di un altro tale, instaurando una sorta di lotta; se poi entrambi conoscono e sperimentano il potere della metacomunicazione, e quindi della magia, ne scaturisce una lotta tra maghi, combattuta a colpi di comunicazione persuasiva (cfr. Fabrizio Ponzetta, < ...
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Tarocco esoterico e tarocco intuitivo |
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Mondi a confronto
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By Re Nudo on
19/10/2007 6.23
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di Prembodhi dr. Mario Montano
Le carte
dei Tarocchi sono
visibilmente delle icone, cioè delle immagini - della stessa natura delle immagini sacre e degli
idoli. Partecipano dunque del mondo psichico e immaginale e rimandano in questo alle due culture che si sono
contrapposte nei secoli - quella della religione monoteista e quella della
magia naturale - tutte e due grandi produttrici di icone, dalle icone dei santi
a quelle dei segni zodiacali.
Nei Tarocchi queste immagini sono chiamate Arcani. ‘Arcano’ è ciò che è riposto nell’’Arca’, in
greco ‘custodia’. Sono dunque immagini da custodire, da trattare con cura, da salvare dal diluvio e
tramandare ai posteri.
Perché? Cosa vi è stato
riposto con cura? Quali messaggi rivelano? Da quali mondi provengono? Chi è’
che ha ‘inventato’ i Tarocchi? Dal Settecento ai giorni nostri queste domande
hanno stimolato una varietà di studiosi, storici, esoteristi a produrre
un’abbondanza di ipotesi.
Ma i Tarocchi sono anche
ostentatamente delle carte
da gioco - lo
stesso nome ‘Tarot’, ‘tarocco’, ‘tarock’, è stato dato in Francia Italia e
Germania fino a molto recentemente ad un vero e proprio gioco di carte giocato
alle fiere paesane.
I Tarocchi sono dunque la
sintesi ardita di due mondi - il mondo della religione-magia da un lato e
quello del ludico, del gioco, dall’altro - come si vede semplicemente
osservando la struttura del mazzo: ventidue ‘Arcani Maggiori’ dalle immagini
intense e dai nomi altisonanti (Il Matto, Il Mago, La Morte…) più cinquantasei
‘Arcani Minori’ che ricalcano le tradizionali carte da gioco (l’Asso di
Bastoni, il Due di Spade, il Tre di Coppe…).
Di certo
i Tarocchi fanno la loro comparsa in Europa durante il XV secolo e c’è chi dice
che provengano dall’India o dalla Cina, chi dalla Spagna dove sarebbero stati
introdotti durante l’occupazione araba; c’è chi li dice diffusi dagli zingari,
chi importati dai Crociati; chi parla di una loro ricostruzione intorno al XIII
secolo ad opera di cabalisti spagnoli. Ma aldilà del problema della loro
origine storica ciò che più importa è la loro corrispondenza coi simboli delle
cosmogonie e mitologie più antiche di tutti i popoli, il loro affondare le
radici nelle profondità senza tempo dell’inconscio collettivo. (1)
Opus diaboli
‘E proprio per via di
questa natura ludica, di gioco, che i Tarocchi vengono subito
condannati dalla Chiesa come un vizio - il vizio del gioco! Per non dire poi
che i sistemi simbolici, quello dei Tarocchi come quello dello Zodiaco,
sembrano riproporre un pantheon di Dei e questo non piace al monoteismo
dominante.
Nei “Sermones de Ludo cum Aliis” del 1480, uno dei primissimi testi che
documenta con figure l’esistenza in Italia del gioco dei Tarocchi, l’autore, un
anonimo predicatore domenicano, li definisce “opus diaboli”. |
| E malgrado ci fosse chi, quasi un secolo più tardi, (1570), un anonimo autore
di un “Discorso perché fosse trovato il gioco del tarocco” attribuisse
al Tarocco intenti opposti - avvicinarsi a Dio meditando sulle miserie della
vita - quel primo marchio di infamia ha continuato in qualche modo a prevalere.
Cartomanzia popolare e
Tarocco esoterico
La diffusione dei Tarocchi
è caratterizzata perciò, successivamente, da una sorta di schizofrenia: da una
parte una vasta cartomanzia al femminile, zingaresca e popolare, che attinge
alla tradizione delle streghe e che viene osteggiata dalla cultura istituzionale
come ciarlataneria e magia, dall’altra uno studio ed una valorizzazione
degli arcani dei Tarocchi in ambiti di cultura raffinata e di ristretti gruppi
esoterici prevalentemente maschili.
Nel 1781 l’archeologo francese Antoine Curt de Gobelin sostiene l’ipotesi che
gli Arcani dei Tarocchi non sarebbero altro che le pagine del leggendario libro
di Thot, il dio egizio della magia. Nel 1856 Eliphas Levi nel suo “Dogme et
rituel de la Magie”
critica questa tesi e le oppone quella dell’origine cabalistica dei Tarocchi.
Con Levi prende piede l’attribuzione degli Arcani Maggiori ai ‘sentieri’ che
collegano tra di loro i vari centri dell’Albero della Vita cabalistico, i
‘sefiroth’.
Nel corso dell’800 e della
prima metà del 900 l’uso iniziatico e magico dei Tarocchi si diffonde nei
gruppi occultisti, soprattutto fra quelli di ispirazio ...
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News di settembre |
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News da Re Nudo
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By Re Nudo on
11/09/2007 3.02
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Ciao a tutti amici vecchi e nuovi di Re Nudo
Da
settembre, avrete forse notato, Re Nudo è tornato mensile e tutto a
colori. Si tratta di un ulteriore impegno nella direzione di rispondere
positivamente ai molti feed back di incoraggiamento e ai molti
riscontri entusiastici per i tanti articoli di collaboratori vecchi e
nuovi che abbiamo pubblicato negli ultimi numeri. Tra i nuovi citiamo
Giorgio Cerquetti e Fabrizio Ponzetta che hanno iniziato con noi una
collaborazione continuativa.
Un invito speciale a venirci a trovare alle prossime fiere ed eventi che ci vedono presenti
SANA - Bologna Fiere
dal 13 al 16 settembre, Pad. 25, Stand C51
I valori del nostro futuro, 19° Salone Internazionale del Naturale
The Festival - Varazze
dal 21 al 23 settembre, Palasport
3 giorni di concerti, danza e tecniche di meditazione
Della nuova rivista, n. 99 settembre 2007, sono immediatamente fruibili sul sito www.renudo.it
L'editoriale di Majid Valcarenghi
prendersi cura di sè, dedicare del tempo alla cura del nostro benessere
riconsiderando i valori che determinano le nostre scelte di vita.
L'articolo Come natura crea, di Giuseppe D'Agnano, il
percorso che lo ha portato a creare Liver V, integratore erboristico
innovativo con proprietà naturali disintossicanti per il fegato e di
supporto per diverse importanti patologie
L'articolo La Francia, il giardino planetario, il lupo mannaro e l'Italia del cemento, di Piero Verni, un punto di vista fuori dagli stereotipi classici, della politica francese e dell’alluvione cementizia che invade l’Italia.
La rubrica Risposte dal vuoto.
Osho
parla dell’essenza e dell’attitudine “essenziale” di vivere. Un
estratto dal libro "Osho / Buddha" recentemente edito dalla Macro
Edizioni.
La rubrica dell'Argital di Giuseppe Ferrero, consigli naturali al 100%. Gli oli per il corpo.
L'Oroscopo di settembre curato da Samapatt Toschi
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Gaia" (pagine gialle olistiche), dove pubblichiamo le informazioni
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Re Nudo, Gaber e i polli |
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By Re Nudo on
13/06/2007 16.40
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Apriamo il blog di Re Nudo su Olistica.tv con questo primo post su Giorgio Gaber. Perchè Gaber? Perchè era un nostro amico e sostenitore, negli anni settanta così come quando abbiamo riniziato l'avventura negli anni novanta.
Quando il direttore di Re Nudo nel 1978 tornò dall'India vestito d'arancione e con un medaglione appeso al collo recante il volto di Osho, si innestarono intorno al movimento alcune polemiche, che Giorgio colse con l'acume di sempre. Qui vogliamo ricordare Giorgio e quei giorni con un articolo di Re Nudo del novembre 1978, presentato da un'introduzione pubblicata nel libro di prossima uscita "Giorgio Gaber su Re Nudo" (Re nudo edizioni).
SIAMO TUTTI POLLI DI ALLEVAMENTO
La lettera aperta insieme alla pubblicazione del testo del monologo di Gaber-Luporini uscì su Re Nudo N° 70 nel novembre 1978.
L’"innamoramento" culturale tra Gaber e Valcarenghi sbocciato dopo il maggio/giugno 1976, si manifestò anche con una presenza assidua di Andrea Valcarenghi agli spettacoli di Gaber, replicati decine e decine di volte sia per "Libertà Obbligatoria" che per "Polli di allevamento".
Questo fu il periodo in cui Gaber in un’intevista a Gad Lerner anni dopo, definì Andrea Valcarenghi un suo punto di riferimento per il suo percorso culturale.
Curiosamente quel periodo così intenso di scambio coincise nel primo periodo del 78 con l’incontro a Poona di Andrea Valcarenghi con Osho e il suo diventare Majid in modo radicale e senza compromessi.
Gaber in un paio di occasioni sorridendo ha ricordato come Andrea, tornando dal viaggio in India nel marzo del ’77, lo cercò al telefono, semplicemente senza spiegare nulla disse a Dalia, la figlia di Gaber, "Sono Majid, cercavo Giorgio".
E lei coprendo la cornetta disse a Gaber "Papà c’è Andrea al telefono che deve essere impazzito, dice di chiamarsi Majid".
Ecco il testo della lettera aperta di Majid Valcarenghi a Gaber.
Con mezzo milione di presenze registrate nella scorsa stagione, Giorgio Gaber col suo nuovo "Polli di allevamento" presenta un recital di rara violenza e durezza di espressione. La rabbia di Gaber colpisce senza addolcimenti i suoi interlocutori di sempre, anche loro vittime di nuove massificazioni. In "Polli di allevamento" gli attimi di dolcezza e di dubbio sono rari. Abbandonato il fioretto, Gaber ha paradossalmente impugnato il martello per picchiare con forza sui modi e le abitudini che hanno portato allo sfascio il movimento dei diversi, di chi stava fuori dal "Palazzo" per affermare che i modi del "Palazzo"sono entrati in noi. La massificazione, i nuovi conformismi dai mille volti sono lo spettro che inquina ogni scelta. Alla moda, il cancro del nostro secolo, non si può sfuggire. Qualsiasi scelta si faccia c'è il rischio di questo inquinamento. E anche chi non sceglie perché condizionato dalla paura della moda è ugualmente vittima di questo cancro. Lo spettacolo di Gaber è non solo un grido d'allarme, ma un bisturi impietoso che scava tra le ferite e le angosce nel nostro cervello e nel nostro cuore, riuscendo così a stimolare ancora, rara eccezione nel panorama teatrale italiano, un pubblico che applaude e fischia con uguale tensione emotiva.
Caro Giorgio, quando mi hai fatto ascoltare la chiusa del tuo nuovo recital "Quando è moda è moda", è stato alla fine di lunghi discorsi e anche silenzi di questa estate milanese. Lo sai che mi è piaciuto subito, molto. Anche sentito poi, alla prova generale dello spettacolo e poi ancora a Bologna quando sono venuto a vederlo dal vivo.
Tu, non ti sei stupito che mi sia piaciuto questo finale contro la moda. Io non mi sono stupito. Credo semplicemente perché entrambi siamo infastiditi dalle mode, forse tu sei più sensibile al fastidio delle mode nuove, io sono ugualmente infastidito anche dalle mode vecchie. Non fa differenza. Sai invece cosa mi ha stupito?
Gli altri. Quelli che parlando con me del tuo spettacolo mi chiedevano o ammiccavano a questo finale come se fosse contro di me. Contro l'Oriente. Quelli che non hanno ancora capito quello che tu ed io andiamo da tempo dicendo e cioè che non importa tanto cosa si faccia ma come lo si fa.
In piena moda "arancione" è nata una nuova moda. Parlare male degli arancioni. Per alcuni sarà "fico" andare a Poona ma per molti di più è molto più fico non andare a Poona. "Lì ci vanno tutti"!
Caro Giorgio, non se ne esce più. Forse a questa moda non hai pensato ancora: quella all'antica, ma che sempre si rinnova, la moda di essere contro tutto ciò che si muove. La moda di essere "contro" solo perchè è qualcosa di nuovo e che fa presa. Ricordi i blue jeans. Dicevano: è una moda. Vero. Però corrispondeva a un bisogno reale, quello di avere dei pantaloni che non si stirano mai e che durano di più degli altri nonostante l'uso e l'abuso.
Moda è comprarne quattro paia, uno elegante, uno slavato, uno a zampa di elefante ecc. Ma il jeans, in sé, scommetto che ce l'hai anche tu. E così per il femminismo, i consultori, i santoni... Quando è moda è merda.
Ma la persona non la cosa. Non è la cosa che fa moda, sono le persone. Quando dici "... E parlo molto male di prostitute e detenuti da quanto mi fa schifo chi ne fa dei miti..." credo che attraverso il paradosso arrivi a cogliere il centro di questo problema. Certo, quella sera tu mi hai detto: la moda consuma, trasforma. E io aggiungo deforma, trasfigura, corrode, mangia vivo come il cancro... Ma non mi hai detto che dietro la moda ci sono i bisogni su cui la moda s'innesta, si attacca, cresce e si moltiplica. Se non ci fossero i bisogni reali, non avrebbe probabilmente vita facile la moda. Per i jeans il bisogno reale era un modo più comodo e sportivo di vestirsi, per sostituire la giacca e la piega. Su questo bisogno reale industria, pubblicità, mass media hanno fatto sì che un prodotto povero per chi aveva pochi soldi, assumesse l'immagine di una scelta "chic" fino a far diventare di moda sembrare poveri e trasandati. Ma è certo che l'uso che noi abbiamo fatto dei jeans è diverso da chi è stato spinto dalla moda. Una riprova quindi del nostro "Non importa cosa ma importa come". Così quando dici "Non sono più compagno" io ho sentito un'emozione fortissima perché anch'io tante volte ho sentito usare " alla moda" il termine compagno, usato come un titolo onorifico non diverso dall'Ing. o dal Rag. Tibiletti. Questo è il compagno Tibiletti. Mi veniva da dire scusa, compagno di chi? Nelle nuove generazioni affibbiare il titolo di compagno al primo che incontri è normale come dare del fascista o del qualunquista a chi rifiuta questa moda oscena. Perché è chiaro: o uno è compagno o fascista, o qualunquista. Non si scappa. E invece tu scappi e io scappo.
E di te i più raffinati diranno: "Ho visto lo spettacolo di Gaber, sì adesso è di moda parlare male di tutto..." Ma tu sicuramente lo sai già, l'hai già messo in conto. Così come avrai già messo in conto le accuse dai difensori adesso di nuovo in moda degli operai a cui il discorso del come è ostico, scivola via e ti accuseranno di essere un nichilista.
Sai Giorgio oggi tra gli intellettuali è di moda Ni ...
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