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Autore: Re Nudo Creato: 05/06/2007 17.36
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Storica rivista della controcultura italiana negli anni settanta. Rinacque grazie allo stesso fondatore (Andrea Majid Valcarenghi) e a Giorgio Gaber negli anni novanta.
Si è sempre presentata come punto d'incontro tra ricercatori spirituali interessati alle discipline olistiche, all’ecologia e ad una politica trasversale incentrata sulle piccole scelte.
Alla rivista collaborano e hanno collaborato in questi anni personalità del calibro di: Michele Serra, Giorgio Gaber e Sandro Luporini, Franco Battiato, Barbara Alberti, Lidia Ravera, Vasco Rossi, Claudio Rocchi, Gabriele La porta.

Da Re Nudo il 05/10/2008 10.43





A pochi giorni dal ventesimo anniversario dell'omicidio del giornalista (26 settembre 1988), nonché discepolo di Osho Rajineesh, un ricordo di Mauro Rostagno (tratto da uno speciale trasmesso da Telesud di Trapani).


Per approfondire:

:: dai blog di Olistica.tv ::
> Il blog di Re Nudo

:: dall'Enciclopedia olistica:
> Re Nudo
> Andrea Majid Valcarenghi
> Osho (Bhagwan Shree Rajneesh)

:: dall'
Antologia olistica: Leggi tutto »

Da Re Nudo il 16/09/2008 20.24





Intervista al direttore di Re Nudo, Majid Valcarenghi, sul numero monografico dedicato alla questione tibetana, uscito in occasione delle Olimpiadi, e sul nuovo corso di Re Nudo.


Per approfondire:

:: dai video di Olistica.tv ::
> Free Tibet (video diritti umani)

:: dai blog di Olistica.tv ::
> Il blog di Piero Verni

:: dall'Enciclopedia olistica:
> Tibet (questione tibetana)
> Dalai Lama
> Tenzin Gyatso

:: dall'Antologia olistica:
> Tibet Oggi (di Associazione Italia-Tibet)



Libri sulla questione tibetana


Tibet: ai confini con il cielo tra natura e spiritualità  (di Massimo Bocale e Piero Verni)

Leggi tutto »

Da Re Nudo il 02/08/2008 16.12

falunggongpenality.jpg
Pubblichiamo un'anteprima dal nuovo Re Nudo, nella nuova versione monotematica, dedicata questo numero al Tibet, in occasione delle Olimpiadi di Pechino

Il problema Tibet è inestricabilmente legato a quello cinese. Per questo dossier Tibet, Re Nudo ha voluto quindi ascoltare anche la testimonianza di una giovane donna cinese da molti anni residente in Italia, Ning Lan, praticante e volontaria del movimento spirituale della Falun Dafa che il regime di Pechino perseguita duramente in Cina.

Dopo le ultime manifestazioni in Tibet e, soprattutto, dopo le clamorose contestazioni della Torcia olimpica, c’è un palese ed insidioso tentativo da parte di Pechino di mobilitare le comunità cinesi all’estero verso tutti coloro che protestano contro il regime e i suoi sistemi autoritari. Cosa ne pensi?
Sì c’è questo tentativo. Per quanto riguarda la Falun Dafa abbiamo subito, nel mese di maggio, una violenta aggressione nel quartiere di Flushing a New York. Una folla di teppisti, sobillata e organizzata dal locale consolato cinese, ha attaccato e duramente malmenato alcuni praticanti della Falun Dafa. Io ero presente e ho potuto vedere con i miei occhi la brutalità di questi miei connazionali. Come ti dicevo, questi eventi sono stati pensati direttamente dal consolato cinese di New York, su questo non vi è alcun dubbio dal momento che ci è stata fatta pervenire la registrazione di una conversazione in cui il console ammette, anzi addirittura si vanta, di essere stato lui a organizzare le cose. Da informazioni che abbiamo raccolto, appare chiaro che ci sia proprio un ordine impartito dal Ministero della Sicurezza Pubblica, per colpire la Falun Dafa. Ricordo, tra l’altro, che l’attuale ministro è uno stretto parente dell’ex premier Jang Zemin.
Pensi che anche le mobilitazioni di studenti cinesi residenti all’estero in occasione del passaggio della Torcia olimpica, siano state molto meno spontanee di quanto non si dica?
Certamente. A San Francisco, ad esempio, tutti i cinesi che si erano recati ad applaudire il passaggio della Torcia erano stati retribuiti dall’ambasciata e dai vari consolati. Così come erano stati versati 90 dollari ai teppisti di Flushing. A Pechino hanno molta paura di quanto sta succedendo.

Le violenze e le persecuzioni attuate nei confronti dei tibetani sono ormai molto evidenti e quindi le autorità cinesi temono che le prossime Olimpiadi possano essere disturbate da questa immagine violenta del regime. E quindi fanno di tutto per limitare il danno. E poi c’è la vicenda del terremoto...

Beh, di quello non possiamo fare una colpa a Pechino.
Certo non ha colpa del terremoto... ma la gente si è resa conto che molti edifici del regime erano rimasti in piedi, ma le scuole e gli edifici popolari erano ridotti in macerie e peggio i loro figli si trovavano là sotto. La rabbia stava crescendo, serviva indirizzare altrove questa rabbia, e perché non sul Falun Dafa e i Tibetani? Quindi il regime ha intensificato gli attacchi contro di loro e altri per distogliere l’attenzione della gente...

Per cercare un capro espiatorio...
Esattamente, fanno di tutto perché la rabbia e lo scontento delle persone si indirizzi in una determinata direzione.

E pensi che ci potranno riuscire?
Ci provano. Sulla stampa ci sono attacchi quotidiani contro tutti quelli che contestano, in un modo o nell’altro, il regime. E sai bene che quando la gente non ha altre fonti di informazione, e magari è anche emotiva, è facile manipolarla.

Pechino ci sta provando. Va bene, ma vorrei sapere se ritieni che ci riuscirà. Mi riferisco in modo particolare alla situazione interna alla Cina e non tanto a quella all’estero.
Bisogna dire che nei momenti di crisi il regime comunista cinese si rivela sempre molto abile nel giocare la carta del nazionalismo per acquisire consenso. Cercano in tutti i modi di far passare l’equazione, Cina uguale Partito Comunista... e quindi fanno passare tutti coloro che criticano il Partito come elementi antinazionali, come persone che stanno attaccando la Cina. Abbiamo visto che, troppo spesso questa operazione è riuscita. Ad esempio dopo le contestazioni alla Torcia olimpica di Parigi ci sono state manifestazioni contro consolati e negozi francesi come Carrefour.

Sì certo... le abbiamo viste tutti in TV e su Internet queste manifestazioni. Il problema è capire se le poche migliaia di persone coinvolte in quegli attacchi siano rappresentative di quello che pensa la maggioranza dell’opinione pubblica oppure no. Su un miliardo e trecento milioni di cinesi non credo sia un problema per il regime riuscire a mobilitare qualche migliaio di militanti. La domanda è se quelle migliaia con il tempo potranno diventare decine di milioni...
Beh è difficile da dire, fare una previsione sicura. Ovvio che il regime non lesina sforzi e nel passato abbiamo visto che può funzionare. Non bisogna dimenticare che tutta l’informazione nella Cina Popolare è manipolata. La gente il più delle volte non è informata, non conosce cosa sta veramente accadendo. Può ascoltare e leggere solo la propaganda di regime, dunque il pericolo che questo tentativo di compattare la società basandosi sul sentimento nazionalistico possa riuscire, è reale. Per far fallire il progetto del Partito Comunista l’unico modo è riuscire a garantire in Cina un’informazione indipendente che smascheri le bugie del regime di Pechino. Così, uno degli aspetti più importanti del lavoro della Falun Dafa, è lo sforzo di informare il popolo cinese su come stanno esattamente le cose che riguardano la persecuzione del Falun Dafa. Anche nel caso dei tibetani, il fatto che vengano perseguitati e uccisi non arriva agli occhi e alle orecchie della gente. Tutti i media sostengono che sono i tibetani a uccidere, a distruggere, a incendiare. E’ lo stesso discorso che fanno per sostenere la persecuzione della Falun Dafa. I praticanti vengono accusati, diffamati, screditati in tutti i modi.

Quindi sei d’accordo con me nel ritenere che la frontiera principale della lotta al regime comunista cinese sia la battaglia per l’informazione?

Assolutamente d’accordo. Dobbiamo riuscire a dare ai cinesi che vivono in Cina accesso ad altre notizie che non siano quelle della propaganda del regime. Ad esempio, nessun giornale ha scrit ...
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