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Autore: Re Nudo Creato: 05/06/2007 17.36
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Storica rivista della controcultura italiana negli anni settanta. Rinacque grazie allo stesso fondatore (Andrea Majid Valcarenghi) e a Giorgio Gaber negli anni novanta.
Si è sempre presentata come punto d'incontro tra ricercatori spirituali interessati alle discipline olistiche, all’ecologia e ad una politica trasversale incentrata sulle piccole scelte.
Alla rivista collaborano e hanno collaborato in questi anni personalità del calibro di: Michele Serra, Giorgio Gaber e Sandro Luporini, Franco Battiato, Barbara Alberti, Lidia Ravera, Vasco Rossi, Claudio Rocchi, Gabriele La porta.

Da Re Nudo il 02/09/2009 13.53


E’ in uscita il libro di Guido Viale Prove di un mondo diverso, itinerari di lavoro dentro la crisi, per le edizioni NDA. Abbiamo chiesto all’autore di presentare il suo lavoro per i lettori di Re Nudo.

guido viale Il mio libro affronta il problema della conversione ecologica del sistema economico e produttivo, partendo ovviamente dalla situazione italiana, ma con un occhio di riguardo per la dimensione globale, nel contesto creato dalla crisi economica, ambientale e culturale in corso. Tre i punti di questo libro che meritano una riflessione.
Il primo è un approccio storico all’attuale crisi, riconnessa direttamente agli eventi degli oltre sessant’anni che ci separano dalla fine della seconda guerra mondiale e, in particolare, all’esplosione planetaria del movimento del ’68, di oltre quarant’anni fa: “Per una consolidata convenzione, il periodo tra la fine della seconda guerra mondiale e la metà degli anni ’70 viene contrassegnata dagli economisti con l’espressione “i trenta gloriosi” (sottinteso: anni)… Applicando uno schematismo analogo, il periodo che ci separa dalla metà degli anni ’70 dovrebbe meritarsi il titolo di “i trenta vergognosi”.
In mezzo, a segnare lo spartiacque tra di esse, c’è “il Sessantotto”… il Sessantotto è stato il primo movimento globale della storia; ma soprattutto la critica pratica dei modelli di vita e di consumo proposti o imposti dall’onda vincente dello “sviluppo economico” e delle sue priorità: quelle promosse dal dirigismo occidentale e quelle realizzate dalla pianificazione sovietica.
Non è quindi difficile leggere “i trenta vergognosi” come reazione globale alle aspirazioni e alle aspettative create dal Sessantotto: una reazione a volte violenta; più spesso sottotraccia; e capace di piegare suo vantaggio larga parte delle conoscenze e delle competenze sociali e culturali che il Sessantotto aveva sviluppato. Lo strumento vincente di quella reazione – l’ideologia della fine di tutte le ideologie, che ha poi preso il nome di “pensiero unico”, cioè il liberismo – si è alimentato e al tempo stesso ha attinto la sua forza dalle debolezze culturali che il Sessantotto aveva mostrato. I tratti costitutivi del Sessantotto a livello globale erano stati soprattutto uno spirito di rivolta e una temperie antiautoritaria: nella scuola e nelle università, nelle fabbriche e negli uffici, nei laboratori di ricerca e negli ospedali, nei tribunali e nelle libere professioni; fin dentro le carceri e le strutture militari di polizie ed eserciti: il tentativo di disarticolare le linee del comando gerarchico – e non solo quelle del sistema di fabbrica – attraverso la messa in questione del proprio ruolo e dei propri compiti.
La reazione del pensiero unico e del suo assolutismo liberista avrebbe affidato questo stesso obiettivo non al lavorio consapevole dei collettivi che si formavano nelle squadre, nelle aule, nei reparti, nelle assemblee di quartiere, di caseggiato, di categoria, ma ai meccanismi anonimi e automatici – o presunti tali – del mercato e della competizione: il massimo della affermazione e della realizzazione di ciascuno sarebbe stata garantita non dall’azione consapevole di individui collegati tra loro da legami di solidarietà liberamente costruiti, ma dal meccanismo eminentemente selettivo, e per questo “meritocratico”, della competizione a tutti i livelli”.

Il secondo punto è costituito dall’esplicitazione delle caratteristiche degli indirizzi e degli interventi che concorrono a costituire il programma della riconversione ecologica: “Tutte le misure indicate – le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, la dematerializzazione dei consumi, l’agricoltura biologica, la mobilità flessibile, la cultura della manutenzione, l’educazione permanente, ecc. - sono l’esatto contrario delle “grandi opere” e delle produzioni di massa fordiste – come quelle dell’industria automobilistica - a cui i governi vorrebbero affidare le speranze di una “ripresa”. Le misure indicate richiedono tutte un diverso tipo di regia: sono interventi distribuiti e diffusi sul territorio, altamente differenziati, legati alla specificità degli ambienti e dei contesti sociali; per essere efficaci richiedono sì risorse cognitive specialistiche – ormai largamente diffuse in segmenti specifici di ogni comunità – ma soprattutto conoscenze pratiche del contesti sociali: conoscenze che solo chi vive e opera al loro interno può avere. Tutti gli interventi indicati richiedono informazioni e tecnologie disponibili a livello globale, ma sono tanto più efficaci quanto più sanno adeguarsi alla dimensione locale della produzione e del consumo. Si tratta di misure che riportano l’attenzione sul territorio, sulle sue esigenze, sulla sua salvaguardia, sulla sua autonomia; e che concorrono a promuovere legami sociali, affezione per il patrimonio naturale ed edilizio, per l’eredità storica, per la culturale locale, per la cooperazione e la condivisione di beni e obiettivi comuni. Inoltre corrispondono meglio anche ai caratteri di flessibilità, diffusione territoriale, adattamento e inventiva nelle applicazioni”.

Il terzo punto è costituito dalle forme di consultazione. partecipazione e deliberazione – già sperimentate in alcuni contesti di queste “Prove” - che vengono proposte per promuovere la riconversione ambientale: “L’efficacia della riconversione ambientale richiede contributi - alla progettazione, alla gestione degli interventi, al controllo dei processi – inediti; fondati sulla partecipazione di tutte le componenti potenzialmente interessate al cambiamento: l’associazionismo civico e ambientalista, le organizzazioni di base dei lavoratori, i centri sociali e i movimenti che hanno animato il panorama dello scorso decennio, le associazioni dei migranti; ma anche gli esponenti più impegnati della amministrazioni locali – soprattutto dei centri piccoli e medi – che sono spesso l’ultimo residuo istituzionale di autonomia dallo strapotere degli apparati statali e dei grandi gruppi economici e finanziari; il mondo della formazione e della ricerca e l’imprenditoria, attiva o potenziale, interessata a intraprendere nei settori orientati alla sostenibilità. Tutte queste componenti sono indispensabili: non si riconverte l’economia senza imprese e imprenditoria – pubblica, privata o sociale – né senza avallo e coinvolgimento dei governi locali, né senza i saperi e l’impegno che solo gli strumenti partecipativi possono attivare. Questo non significa mettere da parte la conflittualità tra le diverse componenti di questa aggregazione (tra lavoratori e imprese; tra comunità e governi locali; tra imprenditoria e amministrazioni pubbliche), che è sempre la radice ultima di ogni trasformazione. Tuttavia, al di là - o al di qua - di questa conflittualità, esisterà quasi sempre un tratto di strada condiviso che può essere percorso insieme”.


[da Re Nudo N° 05, estate 20009 - acquista questo numero di Re Nudo]



Da Re Nudo il 23/05/2009 13.21


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La sfera dell’essere: la mappa dell’unità
L’esperienza del sé, come coscienza globale di tutto il proprio essere è sempre alla base dei modelli olistici antichi. Come potete vedere nell’immagine 1 il cerchio come icona essenziale del corpo immobile e della sfera della coscienza silenziosa e vuota tipica della meditazione Zen. Nell’immagine 2 vediamo invece un classico uovo spirituale, il campo energetico che circonda spesso le divinità dei panteon antichi. Nei seminari di meditazione dell’Accademia Olistica da decenni osserviamo persone fare disegni spontanei di questo tipo, come: sfere luminose, cerchi, spirali di colori leggeri. Partendo da queste considerazioni abbiamo creato la struttura sferica del modello Cyber.

I livelli dell’essere e la mappa della complessità
Nelle antiche medicine sacre l’essere umano era percepito come unità psicosomatica, e lo stesso concetto di energia vitale (bio elettromagnetica) era inscindibilmente legato all’aspetto cognitivo-spirituale ossia all’informazione psichica.
Il Prana indiano, il Ci taoista, lo R’lung tibetano, il Mana dei Kahuna non erano concetti di energia cosciente. Tutto il corpo era visto come flusso di energia psichica, intelligente e sacra. Nell’immagine vicino al titolo troviamo una antica raffigurazione rupestre di quello che potremmo chiamare gli strati o livelli dell’essere. Nell’immagine 4 vediamo la complessità dei nadi i canali psicoenergetici e, in colori progressivi, i sette chakra: centri psicoenergetici profondi della tradizioni logica indiana che posseggono specifiche caratteristiche psicoenergetiche. Nell’immagine 5 una simile, ma più dettagliata, rete dei “meridiani” psicoenergetici di un’antica mappa di agopuntura cinese e nella 6 lo schema dei tan tien i principali centri psicoenergetici del taoismo, che corrispondo perfettamente al 2°, 4° e 6° chakra. Nell’immagine 7 vediamo invece la mappa psicoenergetica tantrica della tradizione medica buddista tibetana. In questa mappa, che riteniamo di grande importanza, emergono molti punti comuni tra la tradizione yogica e taoista. In particolare sono utilizzati canali più essenziali, ma comunque molto simili  a quelli cinesi e sono descritti cinque chakra principali, anche se sono contemplati come centri minori, gli altri due della tradizione yogica.

La mappa psicosomatica unificata
Ricordando che l’essere umano è uno in ogni tradizione e tempo, il gruppo di ricerca dell’Accademia Olistica ha studiato i punti comuni delle tradizioni medico-spirituali cercando di scremare le parti teoriche non essenziali, focalizzandosi sugli aspetti più funzionali ed efficaci delle stesse, riunendoli in una Mappa Energetica Unitaria più funzionale per la cura dell’essere umano del nostro tempo (immagine 8). Tra gli aspetti più importanti di questa mappa ci sono i percorsi energetici che confluiscono nei tre i centri psicofisici fondamentali della pancia, del cuore e della testa (i tre tan tien).   
1) Pancia: il centro vitale-metabolico principale, il tan-tien inferiore sede di Ming: la vita, e P’o: l’anima yin, inconscia e oscura, il 2° chakra dello yoga, sede della vitalità, l’hara dei giapponesi, sede del senso fisico dell’essere. Vi confluiscono i canali energetici yin della parte bassa del corpo (punti 4-6 di Vaso Concezione).
2) Cuore: il centro del sé, dell’identità profonda, che corrisponde al tan-tien medio, sede di Hsing: la coscienza personale, l’essere, il senso dell’io, e al 4° chakra dello yoga. Il centro più importante da risvegliare in questo momento storico! Vi confluiscono i canali energetici yin e yang (punti 17-18-19 Vaso Concezione).
3) Testa: il centro della coscienza dell’essere, il centro luminoso che governa il sistema. Corrisponde al tan-tienHui: la coscienza primordiale, il sé spirituale, e al 6° chakra il cosiddetto terzo occhio. Vi confluiscono i canali energetici yang (punti 19-22 Vaso Governatore).


Il concetto di squilibrio e di blocco psicosomatico
Mentre la medicina ufficiale ha sviluppato un concetto di malattia estremamente analitico, come è la patologia d'organo o di sistema; la medicina olistica ha sviluppato il concetto di squilibrio e blocco energetico-psicosomatico. Il concetto di blocco è un concetto dinamico, che concepisce la vita come circolazione globale dell'energia-informata all’interno di un sistema psicoenergetico fluido di essere umano (mappe energetiche). Il blocco è una interruzione di questo flusso di energia cosciente, quindi ogni blocco produrrà un eccesso o un difetto della carica psichica ed energetica degli organi, dei canali e dei centri. Tutta la medicina tradizionale cinese e indotibetana si basa su questo concetto. Se ad una persona viene inibita la possibilità di comunicare certe emozioni, il blocco che ne scaturisce sarà tanto più grave quanta più energia emozionale avrà la persona in questione o tanto più essa sarà sensibile. Le principali malattie che si manifestano a livello d'organo, nascono molto tempo prima a livello dei centri energetici (i chakra), che, da millenni, sono ritenuti gerarchicamente superiori agli organi e ai sistemi.

Nella mappa unificata abbiamo anche riportato alcuni centri minori de ...
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Da Re Nudo il 07/02/2009 22.41

ervin laszlo
Nitamo Montecucco – Negli ultimi anni c’è stata un’accelerazione delle ricerche sulla meditazione e sulla coscienza. Come vedi questo cambio di paradigma per cui la scienza finalmente inizia a studiare la coscienza?
Ervin Laszlo – Si tratta di uno sviluppo molto importante. Ci rendiamo sempre più conto, nella società civile, di quanto la coscienza sia diventata un fattore molto importante per la nostra vita, per il nostro futuro. Ci dobbiamo render conto del fatto che è necessario un cambiamento della situazione in cui ci troviamo, e per attuare questo cambiamento abbiamo bisogno di cambiare la coscienza. Un altro aspetto è che i metodi sono sempre più raffinati per capire e percepire i diversi parametri del funzionamento della coscienza. Credo che le sperimentazioni sulla coscienza, come quelle con il Brain Olotester da te ideato, siano sempre più precise.


Nitamo – Il paradigma olistico utilizza la scienza per entrare nel mondo più sottile degli stati di coscienza e della consapevolezza, secondo te come potrebbe essere impostata questa ricerca?


Laszlo – Alcuni scienziati, soprattutto fisici, dicono che occorre vedere solo ciò che è manifesto non soggettivo, mentre le scienze sociali umane, l’antropologia, riconoscono sempre più il fattore della coscienza, dei valori, della visione del mondo. Quando siamo di fronte ad un grande cambiamento, come siamo senz’altro ora, diventa sempre più importante comprendere come potrebbe essere affrontata questa sfida del cambiamento, che è trasformazione della civiltà, trasformazione della nostra mente, e per questo motivo diventa assolutamente imperativo studiare la coscienza individuale, e quella che Jung e altri hanno chiamato “coscienza collettiva”. Come tutto una società, una civiltà, una cultura reagisce di fronte a un cambiamento, come percepisce la sfida che si ha di fronte. Per tutto questo occorre una scienza sistemica che veda la foresta più che un insieme di alberi. Ovviamente la foresta può anche essere qualcosa di più che un insieme di alberi, perché l’unità è un insieme di rapporti che emergono solamente quando si vede la totalità. Osservando le singole cellule del corpo non si vedono questi rapporti globali. Così è per il cervello, capace di pensare, capace di reagire, capace anche di avere coscienza. Nelle singole cellule nervose non si vedono queste qualità. Anche se le cellule individuali hanno una propria “coscienza”, ma sicuramente non la coscienza umana che noi conosciamo. Olismo vuol dire vedere la foresta come totalità.


Nitamo – L’olismo riconosce che la cellula come ogni organismo vivente è più di un insieme di parti: è un sistema cognitivo unitario. Questa coscienza cellulare, questa capacità che lega tutto il sistema della cellula, degli organismi viventi, che permette alle varie parti di stare insieme, ci porta alla coerenza elettrodinamica. La fisica quantistica evidenzia che quando ci sono rapporti quantistici coerenti tra le parti si genera unità tra le energie, ma soprattutto unità delle informazioni. Quale potrebbe essere l’elemento in più che permette alla Teoria dei Sistemi di capire anche l’unità della coscienza, dell’essere umano e dei sistemi più semplici?

Laszlo – Negli anni 80-90, il sistema era prima di tutto oggettivo, il sistema delle cose manifeste e non dell’interiorità. Dobbiamo riconoscere che tutti i sistemi hanno una forma di esteriorità e una di interiorità, che diventa importantissima nell’essere umano. Possiamo dire che i sistemi non sono puramente esteriori – fisici, chimici, biologici, ecologici – ma hanno anche una interiorità. Più il sistema è complesso più diventa importante l’interiorità. C’è un cambiamento nel paradigma: vedere il mondo non solo come sviluppo degli atomi, delle molecole, delle cellule, organismi e sistemi, ma anche come sviluppo dell’interiorità.


Nitamo – L’insieme di interiorità ed esteriorità è il cuore del paradigma olistico, il vero superamento del dualismo. E’ un salto a livello della filosofia della scienza.

Laszlo – Sì, non sono due cose separate, bensì due prospettive della stessa unità. Perché quando siamo dentro ad un sistema, sentiamo con la coscienza la parte interiore. Alcuni scienziati, come David Bohm, con l’ordine implicato ed esplicato hanno indagato la mente, il comportamento umano, e riconoscono questa wholeness, questa unità del tutto.


Nitamo – Negli ultimi libri hai parlato di ricerche e nuove modalità scientifiche per lo studio della coscienza. Quali sono secondo te i punti più importanti per andare a scoprire e riconoscere questo aspetto profondo della coscienza nei sistemi?

Laszlo – Riconosco tre concetti principali nel cambiamento profondo nella scienza. Il primo è il concetto dello spazio-tempo, il secondo è quello della coerenza, il terzo è il ruolo e la presenza dell’informazione. Riguardo allo spazio, quello che possiamo vedere nello sviluppo della scienza, è che si allargano continuamente gli orizzonti. A metà del ventesimo secolo si pensava che la galassia fosse l’unico universo. Negli ultimi 15 anni è stato riconosciuto che esiste un metaverso da cui originano gli universi, quindi si allargano sempre più gli orizzonti e confini spaziali. Al giorno d’oggi parlano di “dimensione implicata”, di iperspazio, spazio a-temporale, vuoto quantistico. Quindi si può dire che c’è un progresso nel trovare un fondamento profondo per l’universo. Il mondo sorge su una base che è molto misteriosa: è la fonte dello spazio-tempo. È un livello che ho chiamato campo
akashico per una ragione specifica, e questo mi porta al secondo concetto fondamentale, quello della coerenza.

Abbiamo visto, e ciò è importantissimo, che le cose non sono separate le une dalle altre, ma ciò che accade ad un punto influenza ciò che accade in un altro punto. Tutto l’universo ha una coerenza, è collegato attraverso connessioni molto sottili. Queste connessioni sono ben sperimentate a livello quantistico. Vengono fuori anche a livello della vita, a livello biologico, e anche a livello cosmologico.

Non si può dire che un unico evento o avvenimento, che accade in un posto, è limitato unicamente a questo posto. Questo è un tipo di olografia, un' ologramma, e anche un punto collegato ad altri punti. Questo concetto della coerenza è rivoluzionario.

Il terzo punto è l’informazione, che nel ventesimo secolo era considerato appartenente alla sfera umana. Poi si è visto che è presente nel mondo del quantistico. Non si può descrivere completamente un sistema solo come flusso di energia, ma abbiamo bisogno anche dell’informazione. Ad esempio in un computer, l’hardware è l’energia, il software è l’informazione. Allo stesso modo il nostro corpo, il nostro cervello, contengono cellule, molecole biochimiche, ma c’è anche informazione nella sua totalità, un’informazione che fa integrare il tutto.

Il grande fisico John Wheeler ha detto che “l’informazione è più importante dell’energia”. Credo che i concetti di energia e informazione siano fondamentali, molto più fondamentali del concetto di materia, che in ultima analisi è solament ...
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