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Autore: Re Nudo Creato: 05/06/2007 17.36
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Storica rivista della controcultura italiana negli anni settanta. Rinacque grazie allo stesso fondatore (Andrea Majid Valcarenghi) e a Giorgio Gaber negli anni novanta.
Si è sempre presentata come punto d'incontro tra ricercatori spirituali interessati alle discipline olistiche, all’ecologia e ad una politica trasversale incentrata sulle piccole scelte.
Alla rivista collaborano e hanno collaborato in questi anni personalità del calibro di: Michele Serra, Giorgio Gaber e Sandro Luporini, Franco Battiato, Barbara Alberti, Lidia Ravera, Vasco Rossi, Claudio Rocchi, Gabriele La porta.

Da Re Nudo il 27/10/2009 22.19

(di Luigi De Marchi)

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Sono stato io stesso il pioniere italiano della "coppia aperta" (45 anni fa pubblicai per la Laterza, Sesso e civiltà) quindi, provo grande simpatia e rispetto per l’amico Carlo Consiglio e per le molte argomentazioni biologiche e antropologiche a favore del superamento della gelosia e
della ossessività amorosa da lui presentate in questa sua opera documentata e godibilissima.
Per parte mia, invece, ho avuto un percorso esperienziale ed emozionale che mi ha portato ad una conclusione ben diversa, anche se, beninteso, essa non pretende di essere da tutti condivisa e rivendica il diritto di ciascuno non solo alle opinioni ma anche ai comportamenti più congeniali in questo campo.
Ebbene la mia conclusione, su questo scabroso tema, è che tanto i nemici quanto i fautori della "coppia aperta" restano, ciascuno a suo modo, prigionieri dell’illusione di poter ignorare o negare l’intrinseca contraddittorietà dei nostri bisogni: una contraddittorietà, a mio parere, evidente in ogni sfera della nostra esperienza. Prendiamo ed esempio il bisogno di avventura e il bisogno di sicurezza: in ogni campo, la soddisfazione del primo riduce la soddisfazione del secondo. Così, in campo lavorativo, che intraprende la carriera burocratica ottiene il massimo di sicurezza sacrificando quasi totalmente la sua indipendenza decisionale; chi fa l’imprenditore o il libero professionista cerca la massima indipendenza personale e decisionale e deve rinunciare a gran parte della sua sicurezza. E anche il matrimonio monogamico può essere visto come un mezzo per acquistare sicurezza affettiva od economica rinunciando alla propria libertà sessuale. Ma nella vita di coppia si annida un’altra e più fondamentale contraddizione, e cioè quella tra la parabola potenzialmente ascendente del desiderio e della passione. Questa conflittualità tendenziale tra affettività e desiderio è stata acutamente descritta nel film di Polansky "Luna di Fiele". E’ la storia di due amanti che, dopo aver invano tentato ogni variante più o meno perversa per ravvivare la loro passione declinante, alla fine sembrano trovare il modo per perpetuare il loro legame affettivo solo in una escalation di crudeltà e di reciproco massacro.



Ma, al di là dell’immaginario artistico, ciascuno di noi ha vissuto questa contraddizione: sentire che il desiderio per il nostro compagno o la nostra compagna è calato rispetto alla stagione dell’innamoramento, mentre il nostro attaccamento affettivo non è calato affatto, e magari si è molto rafforzato. A questa contraddizione di fondo, tanto i paladini del matrimonio tradizionale quanto quelli della libertà poligamica hanno tentato di rispondere privilegiando il rapporto affettivo, gli uni reprimendo, gli altri legittimando il bisogno di varietà e novità sessuale. Ma tra i tradizionalisti e i “novatori” la differenza è assai minore di quanto appaia a prima vista: gli uni e gli altri sacrificano la totalità dell’esperienza amorosa sull’altare della stabilità affettiva col partner. Intendiamoci, è un’operazione perfettamente legittima, purché si sia coscienti del fatto che si tratta di un compromesso, e non si pretenda, come gli uni e gli altri fanno, di trasformarlo in un modello di perfezione e in una ricetta di felicità. Del resto, anche nella tradizione la repressione, almeno per l’uomo, non era affatto totale come si voleva dare a credere. Anche dopo il matrimonio l’uomo poteva avere tutti i rapporti che voleva con le "donnine allegre" purché non commettesse l’errore, fatale e ridicolo, di innamorarsi. E anche la cosiddetta rivoluzione sessuale del ‘68 aveva inconsapevolmente adottato la stessa ricetta (Sex Without Love, "Sesso senza Amore!" proclamavano i manifesti di quegli anni), anche per le donne.

Ma non è così facile perché mentre per gli uomini, proprio in quanto educati dall’etica maschilista ad una sistematica dissociazione tra sesso e sentimento, possono meglio accettare e gustare l’esperienza poligamica, la donna ha conservato (forse per la maggior repressione) una profonda unità e consonanza tra sesso e amore, talché se una donna ama desidera e se desidera ama, lontana anni luce dalla schizofrenia maschile così bene descritta da Freud con la celebre e tragica battuta: "Gli uomini amano le donne che non desiderano e desiderano le donne che non amano"…

INTRODUZIONE
Perché "amore con più partner", e non "sesso con più partner"?
Perché qui si parla soprattutto di relazioni durature, impegnate e responsabili, e quindi amorose. Non si parla, o si parla solo marginalmente, di relazioni sessuali occasionali. Nella nostra società si tende a pensare che prima viene l’amore, e poi il sesso. Nella nostra società il sesso è considerato un peccato, che però viene scusato, o anche giustificato, se il sesso è accompagnato dall’amore. Allora il sesso non precedere l’amore, altrimenti sarebbe ingiustificato. In tutti i romanzi, in tutti i film, i protagonisti prima si amano, poi fanno sesso. Eppure spesso è vero il contrario: facendo il sesso, nasce l’amore. Infatti l’eccitazione sessuale causa la secrezione di ossitocina, la quale causa l’innamoramento. In questo caso, l’amore e il sesso sono due aspetti della stessa realtà. In questo senso, l’attività sessuale è un’attività spirituale, perché produce l’amore, che è un sentimento e quindi un’attività dello spirito. Fare il sesso con la persona amata dà grandissimo piacere, e fare il sesso con più persone amate e ricettive può dare un piacere ancora più grande.
Anche Easton & Liszt (1997) pensano che fare il sesso sia un’attività spirituale: "Un momento di perfetta completezza… di coscienza espansa che trascende la divisione tra mente e corpo ed integra tutte le parti di una persona in consapevolezza estatica…. Quando tu porti la coscienza spirituale nella tua pratica sessuale, diventi direttamente conscio della divinità che fluisce sempre attraverso te, e connesso con essa".


[da Re Nudo N° 06, autunno 2009 - acquista questo numero di Re Nudo]

(di Luigi De Marchi)

Da Re Nudo il 02/09/2009 13.53


E’ in uscita il libro di Guido Viale Prove di un mondo diverso, itinerari di lavoro dentro la crisi, per le edizioni NDA. Abbiamo chiesto all’autore di presentare il suo lavoro per i lettori di Re Nudo.

guido viale Il mio libro affronta il problema della conversione ecologica del sistema economico e produttivo, partendo ovviamente dalla situazione italiana, ma con un occhio di riguardo per la dimensione globale, nel contesto creato dalla crisi economica, ambientale e culturale in corso. Tre i punti di questo libro che meritano una riflessione.
Il primo è un approccio storico all’attuale crisi, riconnessa direttamente agli eventi degli oltre sessant’anni che ci separano dalla fine della seconda guerra mondiale e, in particolare, all’esplosione planetaria del movimento del ’68, di oltre quarant’anni fa: “Per una consolidata convenzione, il periodo tra la fine della seconda guerra mondiale e la metà degli anni ’70 viene contrassegnata dagli economisti con l’espressione “i trenta gloriosi” (sottinteso: anni)… Applicando uno schematismo analogo, il periodo che ci separa dalla metà degli anni ’70 dovrebbe meritarsi il titolo di “i trenta vergognosi”.
In mezzo, a segnare lo spartiacque tra di esse, c’è “il Sessantotto”… il Sessantotto è stato il primo movimento globale della storia; ma soprattutto la critica pratica dei modelli di vita e di consumo proposti o imposti dall’onda vincente dello “sviluppo economico” e delle sue priorità: quelle promosse dal dirigismo occidentale e quelle realizzate dalla pianificazione sovietica.
Non è quindi difficile leggere “i trenta vergognosi” come reazione globale alle aspirazioni e alle aspettative create dal Sessantotto: una reazione a volte violenta; più spesso sottotraccia; e capace di piegare suo vantaggio larga parte delle conoscenze e delle competenze sociali e culturali che il Sessantotto aveva sviluppato. Lo strumento vincente di quella reazione – l’ideologia della fine di tutte le ideologie, che ha poi preso il nome di “pensiero unico”, cioè il liberismo – si è alimentato e al tempo stesso ha attinto la sua forza dalle debolezze culturali che il Sessantotto aveva mostrato. I tratti costitutivi del Sessantotto a livello globale erano stati soprattutto uno spirito di rivolta e una temperie antiautoritaria: nella scuola e nelle università, nelle fabbriche e negli uffici, nei laboratori di ricerca e negli ospedali, nei tribunali e nelle libere professioni; fin dentro le carceri e le strutture militari di polizie ed eserciti: il tentativo di disarticolare le linee del comando gerarchico – e non solo quelle del sistema di fabbrica – attraverso la messa in questione del proprio ruolo e dei propri compiti.
La reazione del pensiero unico e del suo assolutismo liberista avrebbe affidato questo stesso obiettivo non al lavorio consapevole dei collettivi che si formavano nelle squadre, nelle aule, nei reparti, nelle assemblee di quartiere, di caseggiato, di categoria, ma ai meccanismi anonimi e automatici – o presunti tali – del mercato e della competizione: il massimo della affermazione e della realizzazione di ciascuno sarebbe stata garantita non dall’azione consapevole di individui collegati tra loro da legami di solidarietà liberamente costruiti, ma dal meccanismo eminentemente selettivo, e per questo “meritocratico”, della competizione a tutti i livelli”.

Il secondo punto è costituito dall’esplicitazione delle caratteristiche degli indirizzi e degli interventi che concorrono a costituire il programma della riconversione ecologica: “Tutte le misure indicate – le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, la dematerializzazione dei consumi, l’agricoltura biologica, la mobilità flessibile, la cultura della manutenzione, l’educazione permanente, ecc. - sono l’esatto contrario delle “grandi opere” e delle produzioni di massa fordiste – come quelle dell’industria automobilistica - a cui i governi vorrebbero affidare le speranze di una “ripresa”. Le misure indicate richiedono tutte un diverso tipo di regia: sono interventi distribuiti e diffusi sul territorio, altamente differenziati, legati alla specificità degli ambienti e dei contesti sociali; per essere efficaci richiedono sì risorse cognitive specialistiche – ormai largamente diffuse in segmenti specifici di ogni comunità – ma soprattutto conoscenze pratiche del contesti sociali: conoscenze che solo chi vive e opera al loro interno può avere. Tutti gli interventi indicati richiedono informazioni e tecnologie disponibili a livello globale, ma sono tanto più efficaci quanto più sanno adeguarsi alla dimensione locale della produzione e del consumo. Si tratta di misure che riportano l’attenzione sul territorio, sulle sue esigenze, sulla sua salvaguardia, sulla sua autonomia; e che concorrono a promuovere legami sociali, affezione per il patrimonio naturale ed edilizio, per l’eredità storica, per la culturale locale, per la cooperazione e la condivisione di beni e obiettivi comuni. Inoltre corrispondono meglio anche ai caratteri di flessibilità, diffusione territoriale, adattamento e inventiva nelle applicazioni”.

Il terzo punto è costituito dalle forme di consultazione. partecipazione e deliberazione – già sperimentate in alcuni contesti di queste “Prove” - che vengono proposte per promuovere la riconversione ambientale: “L’efficacia della riconversione ambientale richiede contributi - alla progettazione, alla gestione degli interventi, al controllo dei processi – inediti; fondati sulla partecipazione di tutte le componenti potenzialmente interessate al cambiamento: l’associazionismo civico e ambientalista, le organizzazioni di base dei lavoratori, i centri sociali e i movimenti che hanno animato il panorama dello scorso decennio, le associazioni dei migranti; ma anche gli esponenti più impegnati della amministrazioni locali – soprattutto dei centri piccoli e medi – che sono spesso l’ultimo residuo istituzionale di autonomia dallo strapotere degli apparati statali e dei grandi gruppi economici e finanziari; il mondo della formazione e della ricerca e l’imprenditoria, attiva o potenziale, interessata a intraprendere nei settori orientati alla sostenibilità. Tutte queste componenti sono indispensabili: non si riconverte l’economia senza imprese e imprenditoria – pubblica, privata o sociale – né senza avallo e coinvolgimento dei governi locali, né senza i saperi e l’impegno che solo gli strumenti partecipativi possono attivare. Questo non significa mettere da parte la conflittualità tra le diverse componenti di questa aggregazione (tra lavoratori e imprese; tra comunità e governi locali; tra imprenditoria e amministrazioni pubbliche), che è sempre la radice ultima di ogni trasformazione. Tuttavia, al di là - o al di qua - di questa conflittualità, esisterà quasi sempre un tratto di strada condiviso che può essere percorso insieme”.


[da Re Nudo N° 05, estate 20009 - acquista questo numero di Re Nudo]



Da Re Nudo il 23/05/2009 13.21


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La sfera dell’essere: la mappa dell’unità
L’esperienza del sé, come coscienza globale di tutto il proprio essere è sempre alla base dei modelli olistici antichi. Come potete vedere nell’immagine 1 il cerchio come icona essenziale del corpo immobile e della sfera della coscienza silenziosa e vuota tipica della meditazione Zen. Nell’immagine 2 vediamo invece un classico uovo spirituale, il campo energetico che circonda spesso le divinità dei panteon antichi. Nei seminari di meditazione dell’Accademia Olistica da decenni osserviamo persone fare disegni spontanei di questo tipo, come: sfere luminose, cerchi, spirali di colori leggeri. Partendo da queste considerazioni abbiamo creato la struttura sferica del modello Cyber.

I livelli dell’essere e la mappa della complessità
Nelle antiche medicine sacre l’essere umano era percepito come unità psicosomatica, e lo stesso concetto di energia vitale (bio elettromagnetica) era inscindibilmente legato all’aspetto cognitivo-spirituale ossia all’informazione psichica.
Il Prana indiano, il Ci taoista, lo R’lung tibetano, il Mana dei Kahuna non erano concetti di energia cosciente. Tutto il corpo era visto come flusso di energia psichica, intelligente e sacra. Nell’immagine vicino al titolo troviamo una antica raffigurazione rupestre di quello che potremmo chiamare gli strati o livelli dell’essere. Nell’immagine 4 vediamo la complessità dei nadi i canali psicoenergetici e, in colori progressivi, i sette chakra: centri psicoenergetici profondi della tradizioni logica indiana che posseggono specifiche caratteristiche psicoenergetiche. Nell’immagine 5 una simile, ma più dettagliata, rete dei “meridiani” psicoenergetici di un’antica mappa di agopuntura cinese e nella 6 lo schema dei tan tien i principali centri psicoenergetici del taoismo, che corrispondo perfettamente al 2°, 4° e 6° chakra. Nell’immagine 7 vediamo invece la mappa psicoenergetica tantrica della tradizione medica buddista tibetana. In questa mappa, che riteniamo di grande importanza, emergono molti punti comuni tra la tradizione yogica e taoista. In particolare sono utilizzati canali più essenziali, ma comunque molto simili  a quelli cinesi e sono descritti cinque chakra principali, anche se sono contemplati come centri minori, gli altri due della tradizione yogica.

La mappa psicosomatica unificata
Ricordando che l’essere umano è uno in ogni tradizione e tempo, il gruppo di ricerca dell’Accademia Olistica ha studiato i punti comuni delle tradizioni medico-spirituali cercando di scremare le parti teoriche non essenziali, focalizzandosi sugli aspetti più funzionali ed efficaci delle stesse, riunendoli in una Mappa Energetica Unitaria più funzionale per la cura dell’essere umano del nostro tempo (immagine 8). Tra gli aspetti più importanti di questa mappa ci sono i percorsi energetici che confluiscono nei tre i centri psicofisici fondamentali della pancia, del cuore e della testa (i tre tan tien).   
1) Pancia: il centro vitale-metabolico principale, il tan-tien inferiore sede di Ming: la vita, e P’o: l’anima yin, inconscia e oscura, il 2° chakra dello yoga, sede della vitalità, l’hara dei giapponesi, sede del senso fisico dell’essere. Vi confluiscono i canali energetici yin della parte bassa del corpo (punti 4-6 di Vaso Concezione).
2) Cuore: il centro del sé, dell’identità profonda, che corrisponde al tan-tien medio, sede di Hsing: la coscienza personale, l’essere, il senso dell’io, e al 4° chakra dello yoga. Il centro più importante da risvegliare in questo momento storico! Vi confluiscono i canali energetici yin e yang (punti 17-18-19 Vaso Concezione).
3) Testa: il centro della coscienza dell’essere, il centro luminoso che governa il sistema. Corrisponde al tan-tienHui: la coscienza primordiale, il sé spirituale, e al 6° chakra il cosiddetto terzo occhio. Vi confluiscono i canali energetici yang (punti 19-22 Vaso Governatore).


Il concetto di squilibrio e di blocco psicosomatico
Mentre la medicina ufficiale ha sviluppato un concetto di malattia estremamente analitico, come è la patologia d'organo o di sistema; la medicina olistica ha sviluppato il concetto di squilibrio e blocco energetico-psicosomatico. Il concetto di blocco è un concetto dinamico, che concepisce la vita come circolazione globale dell'energia-informata all’interno di un sistema psicoenergetico fluido di essere umano (mappe energetiche). Il blocco è una interruzione di questo flusso di energia cosciente, quindi ogni blocco produrrà un eccesso o un difetto della carica psichica ed energetica degli organi, dei canali e dei centri. Tutta la medicina tradizionale cinese e indotibetana si basa su questo concetto. Se ad una persona viene inibita la possibilità di comunicare certe emozioni, il blocco che ne scaturisce sarà tanto più grave quanta più energia emozionale avrà la persona in questione o tanto più essa sarà sensibile. Le principali malattie che si manifestano a livello d'organo, nascono molto tempo prima a livello dei centri energetici (i chakra), che, da millenni, sono ritenuti gerarchicamente superiori agli organi e ai sistemi.

Nella mappa unificata abbiamo anche riportato alcuni centri minori de ...
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