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IL BLOG DI PIERO VERNI
Author: Piero Verni Created: 08/06/2007 18.21
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Piero Verni, giornalista, scrittore e documentarista, vive tra Milano e la Bretagna.
Da molti anni dedica la maggior parte del suo lavoro alla conoscenza della civiltà tibetana e delle culture indo-himalayane, a cui ha dedicato numerosi reportages, libri e documentari.

Piero Verni collabora con alcune prestigiose riviste di viaggi e geografia, con la Rai TV e la Radio Televisione Svizzera; per la casa editrice Sperling&Kupfer ha diretto per circa un decennio la collana “Tibet”.
E' stato presidente dell’Associazione Italia-Tibet dalla fondazione di questo organismo (aprile 1988) al 2003.

Diario della Marcia sul Tibet -9
società & politica By Piero Verni on 26/03/2008 19.36

Dal Punjab verso Delhi, 25 marzo 2008 (ore 12.30, locali)

Allora la prima parte della "Marcia Verso il Tibet" è terminata ieri. Oggi prosegue sotto una nuova forma e con nuovi contenuti verso Delhi, guidata dal "Comitato di Solidarietà". Le cinque NGO organizzatrici dicono che la "Marcia Verso il Tibet" è solamente sospesa per un mese e che poi riprenderà. Spero con tutte le mie forze che sia vero. Ritengo che molto dipenderà anche dal sostegno internazionale, chiaro ed esplicito, che arriverà loro dalla comunità tibetana e dai gruppi di sostegno al Tibet. Penso che si tratti della più importante iniziativa mai messa in piedi dai tibetani e sarebbe una tragedia che non riprendesse fra un mese più determinata e decisa di prima. Il mio compito è quindi terminato e torno a Delhi tra pochi minuti. Vorrei inviare un sentito ringraziamento a tutti i siti e i gruppi a nome dei quali ho inviato questi mie brevi corrispondenze e che mi hanno consentito di seguire questa prima parte della "Marcia Verso il Tibet". Grazie veramente di cuore a tutti.
Pö Gyalo!


Ahmedpur, Punjab, 25 marzo 2008 (ore 07.00, locali)

E' ripartita la "Marcia" in direzione di Delhi, guidata dal "Comitato di Solidarietà" (Tibetan Solidariety Committee). I marciatori hanno ricevuto le notizie degli ulteriori scontri in Tibet avvenuti nella regione dell'Amdo (ora Sichuan) e delle manifestazioni di Katmandu brutalmente represse dalla polizia nepalese e sono più che mai decisi ad arrivare prima a Delhi e poi riprendere la "Marcia" verso il Tibet.


Ahmedpur, Punjab, 24 marzo 2008 (ore 20.00, locali)

E' arrivata adesso la notizia che tutti gli arrestati del primo gruppo di marciatori sono stati rilasciati in anticipo tranne Tenzin Tsundue, Lobsang Yeshi e Tenzin Choeying, i tre leader della "Marcia".


Ahmedpur, Punjab, 24 marzo 2008 (ore 15.30, locali)

E' arrivato il presidente del Parlamento tibetano in esilio che ha spiegato le ragioni alla base della decisione del Governo tibetano in esilio di dare vita ad un "Comitato di Solidarietà" (il nuovo nome dell'Emergency Committee) costituito da sette membri tra esponenti del Kashag e del Parlamento. I marciatori avevano espresso la volontà di continuare la "Marcia" fino a Nuova Delhi o, almeno, di tenere il primo e il secondo gruppo di marciatori uniti e disponibili a mettere in pratica qualsiasi azione che possa venire programmata dal "Comitato di Solidarietà". Alla fine è stato annunciato che la "Marcia" continuerà fino a Delhi sotto la direzione del "Comitato di Solidarietà" con i nuovi slogan stabiliti dal "Comitato di Solidarietà" stesso, vale a dire: 1) rilascio immediato di tutti i tibetani arrestati in Tibet; 2) stop alle torture a cui sono sottoposti i tibetani detenuti nelle carceri cinesi; 3) possibilità di assistenza medica e di un trattamento umano per gli arrestati; 4) invio di una missione indipendente in Tibet per accertare come sia ora la situazione e come si siano svolti i fatti.


Ahmedpur, Punjab, 24 marzo 2008 (ore 09.30, locali)

I marciatori stanno attendendo l'arrivo del Presidente del Parlamento tibetano in esilio che dovrà spiegare loro i programmi e gli obiettivi dell'Emergency Committee che sembra siano focalizzati sulla situazione in Tibet. Qui tutti stanno discutendo animatamente delle scelte politiche da fare e sono consapevoli di avere molte domande da rivolgere al presidente del Parlamento tibetano in esilio.


Ahmedpur, Punjab, 23 marzo 2008 (ore 20.30, locali)

Alle 21,00 di questa sera Shingza Rinpoche, del monastero di Sera je, è venuto a trovare i marciatori al campo di Ahmedpur dove ci troviamo da ieri. Il religioso ha chiesto ai marciatori di continuare la loro "Marcia Verso il Tibet" proprio a causa delle gravissima situazione in cui si trova il Tibet. Un rappresentante del comitato organizzatore ha poi spiegato i motivi che hanno portato alla sospensione per un mese della "Marcia". Tutti i marciatori presenti hanno ascoltato con molta attenzione entrambi gli interventi.


Punjab, 23 marzo 2008 (ore 09.30, locali)

Purtroppo le voci che circolavano ieri si sono dimostrate vere. Questa mattina alle 08,30 i presidenti della Tibetan Women Associations e del Democratic Party of Tibet hanno radunato i marciatori e spiegato loro che il Dalai Lama in persona aveva chiesto agli organizzatori di fermare la "Marcia" alla luce di quanto successo in Tibet. Ai marciatori è stato comunicato che dopo una lunga serie di incontri tra i dirigenti delle cinque organizzazioni non governative responsabili della "Marcia Verso il Tibet" e i rappresentanti di un "Emergency Committee" formato dal governo tibetano in esilio, è stato deciso di sospendere la "Marcia" almeno per un mese e di unirsi all' "Emergency Committee" per vedere se effettivamente questo organismo potrà funzionare e in che modo. Unanimamente i marciatori, che non hanno accolto bene la notizia, hanno richiesto l'immediata presenza qui al campo dove siamo di uno o più rappresentanti dell'"Emergency Committee" per poterci parlare. E' stato anche spiegato che ci sono state forti pressioni del governo indiano sul Dalai Lama perché usasse tutta la sua influenza per fermare la "Marcia Verso il Tibet". Come potete immaginare la situazione è molto complessa. Vedremo cosa accadrà se e quando i rappresentanti dell'"Emergency Committee" arriveranno al campo.


In Punjab verso Delhi, 22 marzo 2008 (ore 23.30, locali)

La "Marcia Verso il Tibet" si è accampata per la seconda notte consecutiva in Punjab. C'è però una strana situazione. Le voci di un arresto prematuro della "Marcia" si sono ormai diffuse e diversi marciatori cominciano a sospettare che il Dalai Lama voglia che si fermino. Ma in parecchi mi hanno detto che se anche questo fosse vero loro, che hanno dato via tutto quanto avevano e che sono pronti a donare la vita per liberare il Tibet, non torneranno indietro, non si fermeranno. Ma, ripeto, si tratta di voci che circolano tra i marciatori, di ufficiale non è stato ancora comunicato nulla. Certo sarebbe una tragedia per questa gente così motivata e ispirata se questa iniziativa dovesse naufragare nel nulla. Io credo che in questo momento tutte le organizzazioni di sostegno al Tibet che appoggiano e credono in questa "Marcia Verso il Tibet" non dovrebbero lasciare soli questi marciatori e scrivere al Kashag di non ostacolare la loro lotta. Peraltro qui ha suscitato un incredibile entusiasmo la notizia che l'altro gruppo di 300 marciatori, tibetani e non tibetani che si è mosso l'altro ieri da Siliguri (Bengala Occidentale), dopo aver raggiunto la regione di Darjeeling domani varcherà il confine dello stato indiano del Sikkim e cercherà di entrare nei prossimi giorni in Tibet attraverso il passo Nathula.    


In Punjab verso Delhi 22 marzo 2008 (ore 15.15, locali)

La "Marcia" procede il suo cammino in Punjab puntando verso Delhi. L'entusiasmo è il solito ma stanno iniziando a circolare voci non confermate che il governo tibetano in esilio e lo stesso Dalai Lama stiano facendo fortissime pressioni sulle cinque organizzazioni politiche responsabili della "Marcia" perché vi pongano fine e inizino a lavorare in una sorta di "unità di crisi" creata dal governo tibetano a Dharamsala sotto il diretto controllo di Sandhong Rinpoche. Sempre secondo queste voci, ripeto non confermate, sembrerebbe anche che la sola Tibetan Youth Congress vorrebbere continuare l'iniziativa anche contro il parere (o volere) del Kashag. Vedremo tra non molto se si tratta di semplici rumors senza fondamento o di un anticipo della verità. Ove fossero vere, ritengo che questa decisione non verrebbe presa bene dai marciatori e li getterebbe nello sconforto più totale. Non credo che sarebbero in molti qui a comprendere i motivi di una simile scelta. Comunque anche io personalmente spero che si tratti di voci infondate. Però inizio a temere che una certa fondatezza invece ce l'abbiano. Vedremo a breve. Restate in contatto.


Bharat Ghar, Punjab, 22 marzo 2008 (ore 10.00, locali)

Alle 07 di mattina la " ...
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Diario della Marcia sul Tibet -8
società & politica By Piero Verni on 23/03/2008 11.12

Bharat Ghar, Punjab, 21 marzo 2008 (ore 22.00, locali)

Cinque marciatori tibetani si sono rasati la testa per solidarietà con il massacro di monaci e monache avvenuto a Lhasa. Ci è stato detto che hanno fatto lo stesso, nel luogo di detenzione dove si trovano, anche il poeta attivista Tenzin Tsundue, Lobsang Yeshi, coordinatore della "Marcia Verso il Tibet" e Tenzin Choeying presidente della sezione indiana di Students for Free Tibet. Questo pomeriggio hanno raggiunto i marciatori due uomini e due donne rilasciati in anticipo dal luogo di detenzione del primo gurppo di marciatori. Alle 20,15 sono venuti qui a Bharat Ghar per unirsi alla "Marcia", diciotto monaci del monastero di Sera je (India del sud). Poco fa altri tre marciatori hanno deciso di rasarsi il capo in segno di protesta. L'atmosfera è molto carica anche se cominciano a circolare voci di pressioni molto forti del governo tibetano in esilio e dello stesso Dalai Lama per indurre gli organizzatori a sospendere la "Marcia" in favore di iniziative congiunte con una sorta di unità di crisi messa in piedi nei giorni scorsi dallo stesso governo tibetano in esilio. Ove fosse confermata, non si tratterebbe certo di una buona notizia per i marciatori che sono veramente intenzionati ad andare avanti e arrivare in Tibet. Comunque vedremo nelle prossime ore se non nei prossimi minuti.


Bharat Ghar, Punjab, 21 marzo 2008 (ore 15.30, locali)

Ieri i marciatori hanno raggiunto il villaggio di Bharat Ghar, dopo aver percorso altri 15 chilometri. Questa mattina è arrivata la notizia che la "Marcia Verso il Tibet" si sarebbe fermata per un giorno per dare modo ai marciatori di concedersi un po' di riposo. Già ieri aveva rallentato rispetto al normale avendo avanzato solo di 15 chilometri e alcuni marciatori con cui ho parlato mi hanno detto che preferirebbero camminare più velocemente, magari facendo anche 25-30 chilometri in modo che se ci saranno altri stop imposti dalla polizia sarebbero comunque più vicini al Tibet. Il morale è molto alto e tutti vogliono assolutamente andare avanti però qualcuno si comincia a chiedere i motivi di questa sosta non prevista.


Punjab, 20 marzo 2008 (ore 06.15, locali)

La "Marcia Verso il Tibet" è ripresa in Punjab e sembra che anche oggi non ci dovrebbero essere problemi con la polizia. I marciatori sono determinati e gli organizzatori anche a procedere con questa iniziativa che tanto entusiasmo sta suscitando tra i tibetani e i loro sostenitori internazionali. Con gioia i marciatori hanno accolto la notizia che ieri sei donne e quattro marciatori anziani facenti parte del gruppo arrestato a Dehra, sono stati rilasciati per motivi umanitari e non hanno dovuto scontare per intero la condanna a 14 giorni di detenzione.


Baddal, Punjab, 19 marzo 2008 (ore 16.30, locali)

La "Marcia Verso il Tibet" ha raggiunto il villaggio di Baddal senza trovare alcun ostacolo da parte della polizia. Anzi, un sub ispettore e quattro agenti scortano i marciatori con il compito di proteggerli se si presentasse l'eventualità di contestazioni. Hanno detto che, a causa della incredibile copertura mediatica internazionale, il Governo indiano non vuole che si verifichino incidenti di sorta. Quindi rinnovo l'appello a tutti i sostenitori del Tibet a tenere più che mai desta l'attenzione su questa "Marcia" e su quello che significa per la causa tibetana. Siamo a circa una trentina di chilometri dopo il confine e tutto sta procedendo bene, passeremo qui la notte.


Naya Nangal, 19 marzo 2008 (ore, 12.00, locali)

Questa mattina alle 8 la "Marcia Verso il Tibet" è ripresa. Siamo in Punjab e speriamo che le autorità di questo stato ci creino meno problemi di quelle dell'Himachal Pradesh. Uno dei marciatori, un monaco, si è sentito male e ieri è stato ricoverato in un ospedale locale dove gli hanno riscontrato gravi problemi di fegato e quindi è stato rimandato a curarsi a Dharamsala.
la "Marcia" dunque prosegue con occhi ed orecchi sintonizzati su quanto sta accadendo in Tibet e nel mondo.  


Naya Nangal, 18 marzo 2008 (ore 16.00, locali)

Alle due di oggi pomeriggio una delegazione di parlamentari del Parlamento Tibetano in esilio è venuta qui a visitare i marciatori. Lo speaker del Parlamento tibetano in esilio, Mr. Karma Chophel, ha detto che attraverso i parlamentari il Governo tibetano in esilio portava i propri ringraziamenti ai marciatori per la loro coraggiosa iniziativa. Karma Chophel ha anche aggiunto che a causa della drammatica situazione in Tibet, il Governo tibetano e le organizzazioni non governative dovrebbero mettere da parte le loro differenze politiche sul problema dell'indipendenza o dell'autonomia e concentrare i loro sforzi su quanto sta accadendo in Tibet e procedere uniti. Da domani l'intero parlamento tibetano inizierà a Delhi uno sciopero della fame e Karma Chophel si è detto convinto che alcuni parlamentari indiani si uniranno a questo sciopero della fame. Verrà anche lanciato un appello ad aderire allo sciopero ai parlamentari del mondo. Qui tra i Naya Nangal marciatori, soprattutto quelli che hanno parenti a Lhasa, c'è una grandissima preoccupazione per l'ordine di sparare ad altezza d'uomo contro qualsiasi assembramento, emesso dal governo di Pechino. E' ovvio che, nonostante la fatica di ieri notte si faccia sentire, la determinazione dei marciatori è sempre più rafforzata da quanto sta accadendo in Tibet.


Naya Nangal, 18 marzo 2008 (ore 11.00, locali)

Ieri notte la situazione si è improvvisamente aggravata. Alle 22,20 il sovraintendente di polizia del distretto di Una ha chiamato al telefono Chimi Yungdrung minacciando di arrestare lui e tutti i marciatori se la "Marcia" non avesse lasciato lo stato dell'Himachal Pradesh entro le 10 di oggi. Quindi i marciatori, in un clima di grande tensione, hanno dovuto muoversi immediatamente e, di notte, hanno percorso ben 28 chilometri raggiungendo esausti il confine tra l'Himachal Pradesh con il Punjab verso le 8 di questa mattina fermandosi solo per rifocillarsi con una tazza di tè in un chail shop lungo la strada. Adesso, esausti, si sono accampati nel villaggio di Naya Nangal, due chilometri e mezzo oltre il confine, dove contano di fermarsi a riposare fino a domani. Non si conoscono le intenzioni della polizia del Punjab. Certo questo insieme di posizioni contraddittorie dimostra chiaramente l'imbarazzo e l'indecisione delle autorità indiane, sia a livello locale sia nazionale, di fronte alla "Marcia Verso il Tibet" e all'entusiasmo che sta suscitando tra i tibetani e tra i loro sostenitori internazionali.  E' dunque importantissimo mantenere l'attenzione internazionale su questa "Marcia" e premere sulle autorità indiane perché ne consentano lo svolgimento. Rimanete sintonizzati.


Sarah, pressi di Bhera Village, 17 marzo 2008 (ore 18.30, locali)

La "Marcia Verso il Tibet" ha raggiunto il piccolo villaggio di Sarah  che si trova a soli 25 chilometri dal confine dell'Himachal Pradesh. I marciatori sono galvanizzati dalle notizie delle centinaia manifestazioni pro Tibet che si stanno tenendo in ogni parte del mondo ma anche molto preoccupati dalle notizie di quanto sta succedendo in Tibet. Nel corso di una telefonata in diretta con una manifestazione in Amdo hanno ascoltato slogans che intimavano alle autorità cinesi di rilasciare immediatamente il Panchen Lama riconosciuto dal Dalai Lama. Si teme questa notte, alla scadenza dell'ultimatum cinese, un bagno di sangue peggiore di quello dei giorni scorsi.



Dopo Nandur, 17 marzo 2008 (ore 12.45, locali)

La "Marcia Verso il Tibet" si avvicina al confine dell'Himachal Pradesh senza alcuna novità di rilievo. La polizia indiana non sembra intenzionata -almeno per ora- a intervenire per bloccarla. Grande tensione invece a Nuova Delhi, dove oltre duemila tibetani si sono riuniti dalle 10,30 (ora locale) di questa mattina di fronte all'edificio dello Jantar Mantar gridando slogans e iniziando uno sciopero della fame di massa contro i massacri della polizia e dell'esercito cinesi. Per il momento la situazione si mantiene pacifica ...
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Diario della Marcia sul Tibet -7
società & politica By Piero Verni on 15/03/2008 13.20

Dopo Kangra verso Delhi, 15 marzo 2008 (ore, 15.00, locali)

Abbiamo passato da pochi minuti il confine con il distretto di Kangra e ci dirigiamo verso Delhi. Per il momento la polizia indiana non è intervenuta per fermarci nonostante fosse il limite oltre il quale la "Marcia" non sarebbe potuta procedere.


Sulla strada per Kangra, 15 marzo 2008 (ore 12.45, locali)

Siamo ormai nelle vicinanze di Kangra, dovrebbero mancare solo 4 chilometri. Due uomini dei servizi segreti indiani sono venuti a controllare lo svolgimento della "Marcia". Potrebbe non essere un buon segno. Lo vedremo fra pochi minuti. Rimanete sintonizzati, io cercherò di informarvi tempestivamente degli sviluppi.


Sulla strada per Kangra, 15 marzo 2008 (ore 11.30, locali)


La "Marcia Verso il Tibet" procede senza intoppi, almeno per ora. Abbiamo già percorso diversi chilometri da quando siamo partiti e dovremmo essere a circa 11 chilometri dal confine di Kangra. Quello potrebbe essere un altro punto critico per quanto riguarda possibili interventi polizieschi. Comunque tutti i marciatori sono consapevoli dell'importanza di quanto stanno facendo e pronti anche ad essere arrestati se il governo indiano dovesse continuare a voler impedire al popolo tibetano di esprimersi liberamente tramite una protesta civile, pacifica, non violenta,  che non infrange alcuna legge indiana. In questo momento sono presenti diverse testate giornalistiche. A parte alcuni rappresentanti di piccoli giornali locali, ci sono gli inviati di "Voice of America", "Voice of Tibet", "Radio Free Asia", "NDTV" e "Associated Press".


Dehra, 15 marzo 2008 (ore 10.45, locali)

Due turisti giapponesi si sono uniti alla "Marcia Verso il Tibet" per esprimere la loro solidarietà al popolo tibetano. Hanno visto in televisione quanto sta succedendo in Tibet e hanno detto di voler fare qualcosa di concreto. Per il momento non sembra che la polizia voglia intervenire ma è impossibile prevedere cosa possa succedere. Tutto può cambiare da un momento all'altro.


Dehra, 14 marzo 2008 (ore 20.45, locali)


Qui è tutto smobilitato e le persone incaricate della logistica con le loro attrezzature sono dovute ripartire per Dharamsala. Circolano notizie piuttosto attendibili di manifestazioni spontanee di tibetani a Nuova Delhi. Majnukatilla, il quartiere tibetano situato alla periferia della capitale indiana, è circondato da ingenti forze di polizia incaricate di impedire l'afflusso di altri tibetani a Nuova Delhi ma sembra che numerosi abitanti di Majnukatilla siano riusciti lo stesso superare di nascosto il blocco e si siano ricongiunti con i manifestanti nel centro di Nuova Delhi. C'è un'enorme tensione, rabbia e voglia di lottare in tutta la comunità tibetana. Attendiamo domani per sapere se, come e dove la "Marcia" riprenderà. Se ci saranno altre notizie importanti vi terrò aggiornati anche questa notte.


Dehra, 14 marzo 2008 (ore 19.00, locali)

Ecco il testo della dichiarazione appena rilasciata dagli organizzatori della "Marcia Verso il Tibet". Diffondetelo immediatamente!


Dehra, 14 marzo 2008 (ore 18.30, locali)


Jampa, il tibetano incaricato della copertura logistica della "Marcia", mi ha detto che il Sotto Ispettore della polizia di Dehra ha dichiarato che l'ordine di sgombero era stato emesso nell'interesse dei tibetani dal momento che vi sono animali selvaggi nelle vicinanze. Ovviamente una scusa patetica tanto che Jampa ha fatto presente che c'è una famiglia di indiani accampata nella medesima zona senza che nessun poliziotto si sia preoccupato della loro sicurezza. Solo dopo le preghiere dei tibetani l'ordine di sgombero immediato è stato prolungato ad un'ora dai 30 minuti iniziali. Adesso ci sono cinque poliziotti che controllano che tutti i tibetani responsabili della copertura logistica tornino a Dharamsala da cui hanno l'ordine tassativo di non muoversi.


Dehra, 14 marzo 2008 (ore 18.00, locali)

Il sig. VK Jaswal, accompagnato da quattro poliziotti in borghese, è venuto adesso al luogo dove ci sono i tibetani che rappresentano le strutture logistiche di aiuto alla marcia (tende, sacchi a pelo, cucine da campo, etc.) e ha intimato di impacchettare il tutto ed andarsene entro un'ora pena l'arresto immediato di tutte le persone presenti. Gli organizzatori stanno preparando una risposta ufficiale, nel frattempo fate circolare sulla Rete e ovunque possiate la notizia. Io vi terrò informati, nei limiti del possibile, in tempo reale. Aiutate tutti la "Marcia Verso il Tibet" a non morire!


Dehra, 14 marzo 2008 (ore 16.25, locali)

Ancora nessuna novità per la ripresa della "Marcia". Comunque la situazione è piuttosto tesa tra i tibetani (organizzatori e i responsabili dell'apparato logistico) perché continuano ad arrivare voci che parlano di manifestazioni a Lhasa con scontri, roghi di macchine della polizia, sparatorie. Sembra che ci siano diversi feriti dal fuoco cinese e che sia stata uccisa una ragazza. Purtroppo è difficile da qui verificare l'attendibilità di queste notizie anche perché probabilmente abbiamo i telefonini controllati dalla polizia e le comunicazioni a volte sono molto disturbate. Difficile dire se per il pessimo stato delle linee telefoniche o per un deliberato intervento della polizia indiana. Difficile anche prevedere se entro questa sera sarà comunicato il luogo dove la "Marcia"  riprenderà e cosa risponderanno le cinque organizzazioni (che comunque non hanno ancora ricevuto alcuna informazione ufficiale in merito) alla richiesta del Primo ministro del Governo tibetano in esilio, di porre fine alla "Marcia".

Karma C. (corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: Il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Dossier Tibet (www.dossiertibet.it); Associazione Italia-Tibet (www.italiatibet.org); Il Sentiero del Tibet (www.ilsentierodeltibet.it); Giotibet (www.giotibet.com)

P.S.: è possibile aiutare il Tibetan People's Uprising Movement facendo una donazione a partire da questa pagina web: www.tibetanuprising.org

Per approfondire:

Guarda i video di Olistica.tv:

> Diritti umani (free Tibet)

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Diario della Marcia sul Tibet -6
società & politica By Piero Verni on 14/03/2008 13.09

Dehra, 14 marzo 2008 (ore 12.30, locali)

La situazione è calma e restiamo in attesa che gli organizzatori annuncino se e dove la "Marcia Verso il Tibet" riprenderà. Circolano i nomi di alcuni luoghi ma non vi è stato alcun annuncio ufficiale. Appena lo saprò lo comunicherò immediatamente. E' stato comunque reso noto un comunicato del Primo Ministro del Governo tibetano in esilio, Ven. Samdhong Rinpoche, che dopo aver sottolineato come il Dalai Lama si sia espresso più volte e con chiarezza riguardo al diritto della Cina di ospitare i Giochi olimpici 2008, ricorda che l'iniziativa della "Marcia Verso il Tibet" non riguardi il Kashag (l'Amministrazione tibetana in esilio) ma cinque organizzazioni tibetane non governative. Ed esprime anche la speranza che la "Marcia" possa terminare al più presto in accordo con il rispetto delle leggi indiane. Non è stata data ancora una risposta a questo comunicato da parte degli organizzatori della "Marcia Verso il Tibet".


Dehra, 13 marzo 2008 (ore 23.00, locali)

Secondo voci arrivate dal Tibet, a Lhasa la situazione sarebbe estremamente tesa con l'esercito e la polizia cinese che pattugliano le strade del quartiere tibetano della città. Parrebbe anche che i tre principali monasteri della capitale tibetana, Sera, Drepung e Ganden, siano praticamente sotto assedio e circondati da un ingente spiegamento di poliziotti armati pronti ad intervenire duramente per impedire con la forza ogni tentativo dei monaci di uscire in corteo per manifestare a Lhasa. Parrebbe anche che numerosi monaci abbiano iniziato uno sciopero della fame ad oltranza. E giungono notizie di altri monasteri in stato di agitazione, come quello di Lutsang nell'Amdo e di Myera nella provincia tibetana del Gansu. Sembrerebbero voci molto attendibili e confermate da più fonti. Secondo tutti i presenti qui, si tratta di un positivo effetto dei primi giorni della "Marcia" e si crede che continuando potrebbe suscitare in Tibet un'ondata di proteste senza precedenti, almeno negli ultimi anni.


Dehra, 13 marzo 2008 (ore 21.00, locali)

La Corte di Giustizia di Dehra ha stabilito che i cento marciatori arrestati, dovranno rimanere per 14 giorni in stato di fermo di polizia presso lo stabilimento Yatri niwas della cittadina di Jawalaji. Tutti i fermati non tibetani sono stati rilasciati. E' giunta la conferma ufficiale che del gruppo degli arrestati fanno parte anche  Mr. Choeying coordinatore nazionale della sezione indiana di "Students for a Free Tibet" e Mr. Lobsang Yeshi, uno dei tre coordinatori della "Marcia Verso il Tibet". Gli arrestati hanno rinunciato a portare avanti lo sciopero della fame, sembrerebbe su richiesta del Governo tibetano in esilio. Comunque tutti i rappresentanti e i militanti delle cinque organizzazioni che hanno indetto la "Marcia" continuano a riaffermare la loro volontà di andare avanti con la lotta fino a quando il Tibet non tornerà libero e indipendente. Probabilmente già dalle prossime ore ci saranno nuove iniziative. E' terminata la detenzione individuale del poeta militante Tenzin Tsundue che si è potuto ricongiungere con il gruppo degli arrestati. Non si hanno notizie precise sulla possibilità di movimento dei tibetani nella zona di Dharamsala che sembrano però costretti a pesanti restrizioni nei loro spostamenti.

Karma C. (corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: Il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Dossier Tibet (www.dossiertibet.it); Associazione Italia-Tibet (www.italiatibet.org)

P.S.: è possibile aiutare il Tibetan People's Uprising Movement facendo una donazione a partire da questa pagina web: www.tibetanuprising.org

Per approfondire:

Guarda i video di Olistica.tv:

> Diritti umani (free Tibet): Cinesi ammazzano tibetani

Leggi i blog di Olistica.tv:
> Il blog di Piero Verni
: Il Tibet, il satyagraha e l'insurrezione del Dalai Lama in Italia

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- Diario della Marcia sul Tibet -5
società & politica By Piero Verni on 13/03/2008 13.47

Dehra, 13 marzo 2008 (ore 17.00, locali)

Tutte le connessioni Internet delle cinque organizzazioni che hanno dato vita alla "Marcia Verso il Tibet" sono state disattivate e bloccate dalle autorità indiane. Per cui è per loro praticamente impossibile comunicare via rete. E' quindi fondamentale l'uso di Internet da parte di tutti coloro che sostengono la "Marcia" e che devono farsi carico della comunicazione. Tutti gli arrestati sono ancora in stato di detenzione nella stazione di polizia di Jawalaji e Tenzin Tsundue continua ad essere detenuto in una località sconosciuta che sembrerebbe però esere situata in questa stessa area.



Dehra, 13 marzo 2008 (ore 12.00, locali)

La polizia indiana ha chiuso a Dharamsala la sede nazionale della Tibetan Youth Congress ed è proibito a tutti i tibetani lasciare la zona di Dharamsala per impedire la ripresa della "Marcia Verso il Tibet", però sembrerebbe che gli organizzatori abbiano già pronto un altro gruppo di marciatori che attende in una località che, ovviamente, non ci è dato rivelare. I sostenitori non tibetani della "Marcia" sono ancora riuniti davanti alla stazione di polizia di Jawalaji e confermano la decisione di andare avanti con uno sciopero della fame fino a quando non saranno rilasciati i detenuti e la "Marcia Vero il Tibet" potrà riprendere. Si moltiplicano gli appelli a non lasciare sole le cinque organizzazioni promotrici della "Marcia" e soprattutto ad amplificare le informazioni su quanto sta accadendo. 


Dehra, 13 marzo 2008 (ore 10.37, locali)

Tenzin Tsundue, il noto poeta e attivista tibetano che aveva da tempo dichiarato la sua volontà di tornare in Tibet ed era tra i partecipanti alla "Marcia" è stato arrestato per primo e viene detenuto in un luogo sconosciuto mentre gli altri marciatori tibetani sono agli arresti in tre celle della stazione di polizia della cittadina di Jawalaji dopo essere stati portati via su cinque cellulari. I partecipanti alla "Marcia" non tibetani si trovano adesso all'esterno della stazione di polizia e hanno dichiarato uno sciopero della fame indefinito, chiedendo a tutti i tibetani -dentro e fuori il Tibet- così come agli amici del Tibet ovunque nel mondo di mobilitarsi immediatamente affinché gli arrestati siano subito rilasciati e la "Marcia Verso il Tibet" possa riprendere. Tutti qui sottolineano la grande importanza della mobilitazione e, soprattutto, della circolazione più estesa possibile delle immagini e delle notizie di quanto sta succedendo. La determinazione di tibetani e sostenitori è fortissima e gli avvenimenti di questi giorni stanno suscitando un'emozione e una volontà di lottare per la liberazione del Tibet che da tempo non si vedeva all'interno della comunità dei rifugiati. Giungono messaggi di solidarietà da tutto l'universo dei profughi, sia in India sia all'estero, e grazie ai telefoni portatili, alle trasmissioni radio e al passaparola, le notizie della "Marcia" riescono ad arrivare in Tibet dove sono accolte con entusiasmo come provano le manifestazioni di questi giorni. Adesso è importantissimo che continui, e se possibile cresca ancora di più, la capacità di far circolare il maggior numero di informazioni possibili sugli avvenimenti di questi giorni. Così come è fondamentale che nascano ovunque sia possibile, iniziative di appoggio e sostegno alla lotta dei marciatori e si chieda alle autorità indiane di consentire che una manifestazione pacifica, non violenta e che si ispira alla tradizione gandhiana possa continuare nella democratica India.


Dhera, distretto di Kangra, 13 marzo 2008 (ore 08.30, locali)

Tra gli arrestati ci sono Lobsang Yeshi, uno dei tre coordinatori nazionali della "Marcia Verso il Tibet" e Choeying, coordinatore nazionale della sezione indiana di Students for Free Tibet.


Dhera, distretto di Kangra, 13 marzo 2008 (ore 07.30, locali)


E' arrivata adesso la polizia in forze e ha arrestato tutti e cento i marciatori tibetani più una decina di sostenitori stranieri tra cui diverse donne. L'azione della polizia è stata molto decisa e ferma ma non ci sono state violenze contro i manifestanti. Al momento non abbiamo notizie su dove siano stati portati. I manifestanti si sono incatenati gli uni agli altri e non hanno opposto resistenza ma si sono limitati a gridere slogan inneggianti al Tibet e alla non violenza gandhiana. Mentre la marcia stava procedendo lungo la via che porta alla cittadina di Kangra, oltre un centinaio di poliziotti scesi da quattro pulmann hanno bloccato la strada e proceduto agli arresti. Ripeto, tutti e cento i marciatori tibetani sono stati portati via insieme ad oltre dieci sostenitori stranieri. Le cinque organizzazioni non governative hanno comunque fatto sapere che in località che non possiamo rivelare ci sono già altri volontari pronti a riprendere la "Marcia Verso il Tibet" che quindi non dovrebbe fermarsi ma riprendere. Mentre i marciatori venivano arrestati e portati via gridavano ai giornalisti presenti di scrivere la verità sulla situazione in Tibet e sulle condizioni di vita dei tibetani e continuare a informare il mondo di quanto sta succedendo.  

Karma C. (corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: Il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Dossier Tibet (www.dossiertibet.it); Associazione Italia-Tibet (www.italiatibet.org)

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- Diario della Marcia sul Tibet -4
società & politica By Piero Verni on 12/03/2008 18.08

Sulla strada per Kangra, 12 marzo 2008 (ore 20.15 locali)

Mano a mano che ci avviciniamo al confine con il distretto di Kangra aumenta la tensione tra i marciatori. L'ordine di arresto dovrebbe essere operativo a partire dal distretto di Janisa che si trova a circa 20 chilometri da dove siamo attualmente. In previsione dell'intervento della polizia si sono uniti da poche ore ai marciatori numerosi giornalisti. Secondo alcune voci che stanno circolando, la situazione potrebbe precipitare nelle prossime ore o domani alla ripresa della terza giornata della "Marcia". Non sempre mi è possibile inviare SMS perché sovente attraversiamo aree non coperte dal segnale telefonico. Comunque adesso la situazione è piuttosto tesa in previsione di un possibile intervento poliziesco. Appena ci saranno novità invierò immediatamente una nuova corrispondenza.

Karma C. (corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: Il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Dossier Tibet (www.dossiertibet.it); Associazione Italia-Tibet (www.italiatibet.org)

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Diario della Marcia sul Tibet -3
società & politica By Piero Verni on 11/03/2008 17.27

Takipur Village, Kangra Dstrict, 12 marzo 2008 (ore 09,00 locali)

Questa mattina, verso le 08,30 i marciatori hanno cantato l'inno nazionale tibetano e poi si sono preparati a muoversi. Prima che potessero partire sono arrivati sei poliziotti in borghese che volevano controllare i documenti dei tibetani. Gli organizzatori hanno rifiutato questo controllo e i poliziotti hanno lasciato perdere quindi la "Marcia Verso il Tibet" ha iniziato il suo terzo giorno e il cammino verso Kangra dove dovremmo arrivare in giornata e dove sembra che la polizia dovrebbe intervenire per impedire la continuazione verso Delhi. Comunque per adesso tutto procede bene e in maniera assolutamente pacifica. Le notizie delle manifestazioni di Lhasa hanno reso, se possibile, ancora più determinati i marciatori.



Takipur Village (Kangra Dstrict), 11 marzo 2008 (ore 19,46, locali)

Siamo arrivati nel villaggio di Takipur nella Valle di Kangra per passarvi la seconda notte della "Marcia"; siamo arrivati che era già buio e subito è arrivato l'ufficiale di polizia Baldev Singh, accompagnato da altri cinque poliziotti in borghese, che ha chiesto ai tibetani di esibire uno speciale permesso di uscita che ogni tibetano deve portare con sé quando lascia la sua residenza. Hanno spiegato che questo controllo era per la protezione degli stessi tibetani. Io ho chiesto da cosa avrebbero dovuto essere protetti e l'ufficiale di polizia mi ha risposto, "Dai seguaci della divinità Shugden" e perché in un luogo buio ed isolato come quello in cui ci siamo accampati può accadere di tutto. Per questo, ha spiegato ancora, è necessaria la presenza dei poliziotti. Comunque adesso la situazione è calma e ci prepariamo a trascorrere la seconda notte della "Marcia Verso il Tibet". Se ci saranno novità invierò altri SMS altrimenti scriverò domani mattina (ora indiana, ovviamente).



Sulla via per Kangra, 11 marzo 2008 (ore 17,00 locali)


La "Marcia" sta procedendo tranquilla verso Kangra. Oltre ai 100 marciatori tibetani, oggi ce ne sono circa altrettanti stranieri quindi in questo momento il totale dei manifestanti dovrebbe aggirarsi sui 200. Moltissime donne tra i marciatori non tibetani, una di esse ha portato con sé il figlio di 4 anni. La "Marcia" sta avendo una eccezionale copertura mediatica in India e in genere gli indiani che incontriamo lungo la strada esprimono solidarietà nei nostri confronti. Per adesso quindi tutto bene e ci stiamo avvicinando alla sosta di questa sera. Poco fa il presidente della Tibetan Youth Congress ha dato la notizia ai marciatori che anche oggi sembra ci siano state a Lhasa altre manifestazioni, questa volta ad opera dei monaci del monastero di Sera. Ovviamente queste notizie accrescono la determinazione dei marciatori e dei loro sostenitori ad andare avanti con l'iniziativa non violenta per la liberazione del Tibet.


Dharamsala, 11 marzo 2008 (ore 12,30 locali)

La "Marcia Verso il Tibet" è partita regolarmente un paio di ore fa. La decisione di andare avanti è stata unanime. L'ordine di arresto sembrerebbe diventare operativo solo dopo la cittadina di Kangra che dovremmo raggiungere dopodomani. Per il momento la polizia non sembra avere intenzione di intervenire ma comunque non si può mai dire, sembra esserci una certa confusione. Probabilmente anche a Delhi non sanno bene cosa fare. Le notizie degli incidenti di Katmandu e delle manifestazioni di Lhasa hanno reso i marciatori ancora più determinati e consapevoli dell'importanza della loro azione. Sicuramente l'intera comunità tibetana è unita e solidale con le modalità e gli obiettivi di questa "Marcia Verso il Tibet".


Dharamsala, 11 marzo 2008 (ore 08,45 locali)

E' stato deciso che la "Marcia" continuerà. I marciatori si stanno preparando a muoversi. Partiranno dalla Sarah School tra pochi minuti in direzione di Kangra il capoluogo distrettuale che dista qualche chilometro da qui e dove, è praticamente certo, la polizia cercherà di fermarli e interrompere la "Marcia".


Karma C. (corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: Il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Dossier Tibet (www.dossiertibet.it); Associazione Italia-Tibet (www.italiatibet.org)

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Diario della Marcia sul Tibet -2
società & politica By Piero Verni on 10/03/2008 14.43

Dharamsala, 10 marzo 2008 (ore 22.40, locali)


E' stato deciso che la "Marcia" domani continuerà in direzione di Kangra.  In questo momento gli organizzatori sono riuniti perché hanno saputo che c'è un ordine di bloccarli qualsiasi strada prendano. Ma la volontà è di andare avanti e si sta decidendo quale piano seguire. C'è molta determinazione tra i marciatori e in genere tra tutti i tibetani che appoggiano con entusiasmo la "Marcia" e gli scopi che si prefigge.


Dharamsala, 10 marzo 2008 (ore 21.00, locali)

La trattativa con la polizia continua e in molti vogliono sfidare l'arresto e riprendere a marciare domani mattina. L'accordo tra Governo indiano e Dalai Lama a cui fa riferimento l'ordine di arresto è quello molto vecchio che risale ai primi anni della concessione dell'asilo politico ai tibetani da parte delle autorità di Nuova Delhi.

Di seguito il testo esatto del "Detention Order".

Karma C. (corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: Il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Dossier Tibet (www.dossiertibet.it); Associazione Italia-Tibet (www.italiatibet.org)


OFFICE OF THE SUPERINTENDENTR OF POLICE
DISTRICT KANGRA AT DHARAMSHALA (HIMACHAL PRADESH)
No     _______________/CB                        dated 10.3.08
 
                ORDER
 
You, Mr._____________ , a Tibetan national holder of R/C no.______________ at present __________ are participating in the Peache March from Dharamshala to tibet via Delhi on 10/03/2008 in connection with the forthecoming Beijing Olympics 2008 in China and 49th commemoration of the march 1959 uprising against China's occupation of Tibet.  As per instruction of govt of India, "the Stated intention of the organizers is to cross over into the Tibet autonomous Region of China.  This action is in clear violation of understanding between the Govt of India and His Holiness the Dalai Lama that there will be no anti China political activities on Indian Soil".  Your activities have been found indulging which are prejudicial to the public safety, which may culminate into endangering public tranquility and breach of public peace.
Therefore, I, Dr. Atul Fulzele (IPS) Superindtendent of Police cum Foreigners Registration Officer, District Kangra at dharamshala (HP) (Civil authority) in exercise of the power vested in me under section 3 (2) (e) (ii) of the Foreigners Act 1946 hereby order you not to leave the territorial jurisdection of Kangra Distt till further order from the date of issuance of this order i.e 10/03/2008, failing which suitable legal action shall be taken under the relevant provisions of law.
 
                                                              Dr. Atul Fulzele (IPS)
                                                              superintendent of Police cum foreigners
                                                              registration officer, kangra at dharamshala (HP)
 
Endst. N. 3078 - 3107/CB  dated 10.3.08
Copy to:
1. Sh. P.K. Misra, Director, (IS-II) Home to the Govt of India, New Delhi for information please
2.The chief Secretary to the Govt. of HP Shimla for information please
3. The Principal Secretary (Home) to the Govt of H.P Shimla for information please
4. The Director General of Police, HP shimla for information please
5. The Addl Director General of Police, State CID HP shimla for information please
6. The Dy. inspr. General of Police, N.R.Dharamshala for information please
7. All SP's in Himachal Pradesh for necessary action please
8.  All SHO and I/C's PP in Kangra District for information and necessary action
9. Mr. _________ a Tibetan national, for necessary action
 
 
                                                                           Superintendent of Police cum
                                                                           Foreigners Registration Officer
                                                                           Kangra at Dharamshala (HP)



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Diario della Marcia sul Tibet -1
società & politica By Piero Verni on 09/03/2008 16.39

Dharamsala, 10 marzo 2008 (ore 20.00, locali)

In questo momento gli organizzatori della "Marcia Verso il Tibet" stanno discutendo con i capi della polizia. Sembrerebbe che debbano firmare una lettera in cui si impegnano a mettere fine alla "Marcia" sulla base di un accordo che sarebbe intervenuto tra il Sovraintendente di Polizia di Dharamsala e lo stesso Dalai Lama. C'è molta confusione e si è anche sparsa la notizia che ci siano stati incidenti a Lhasa. Molti non vogliono fermare la protesta e non intendono firmare la lettera. La situazione sta diventando piuttosto tesa e non si sa bene cosa potrà succedere domani. Sembrerebbe confermato l'ordine di arresto per i marciatori emanato dal Governo centrale di Delhi.


Dharamsala, 10 marzo 2008 (ore 19.29, locali)

Urgentissimo!
Purtroppo  le preoccupazioni di quanti temevano che la polizia non facesse partire la "Marcia Verso il Tibet" non erano così infondate come sembrava fino a pochi minuti fa.
Intorno alle 19,00 (ora locale) la polizia indiana, sembra su ordine del governo centrale, è entrata nella Sarah School dove si sono fermati i marciatori per fare la loro prima sosta e sta chiedendo a tutti i documenti per identificarli. I poliziotti locali dicono che c'è ordine di arresto per tutti coloro che hanno intenzione di proseguire la "Marcia" emanato dal governo di Nuova Delhi. Io sono alla Sarah School insieme ai marciatori e vi terrò informati tramite SMS perché non dispongo qui di una postazione informatica.


Dharamsala, 10 marzo 2008 (ore 18,00 locali)

Questa mattina alle 10 e 45, di fronte al tempio Tsuklagkhang è iniziata la "Marcia Verso il Tibet". In precedenza c'era stato il tradizionale messaggio di Sua Santità il Dalai Lama e di altri esponenti politici tibetani. I marciatori sono partiti alla testa di numerose migliaia di tibetani, sventolando decine e decine di bandiere del Tibet indipendente e scandendo slogan inneggianti alla liberazione e all'indipendenza del Tibet. Molti tibetani residenti a Dharamsala si sono assiepati lungo la strada augurando ai marciatori buona fortuna e pregandoli di prendersi cura della loro salute. La polizia indiana non è minimamente intervenuta e le preoccupazioni che alcuni osservatori avevano espresso riguardo alla possibilità che la "Marcia" non potesse partire da Dharamsala si sono rivelate del tutto prive di fondamento. I marciatori hanno raggiunto verso le tre del pomeriggio la Sarah School dove si sono fermati per mangiare. Qui rimarranno per la notte e domani mattina ripartiranno. Il clima emotivo della protesta è molto intenso ma tutti i marciatori ribadiscono di continuo che la loro iniziativa, per quanto determinata, è assolutamente non violenta. I marciatori sembrano essere molto disciplinati e ben organizzati. Pare quindi che le cinque organizzazioni non governative che hanno indetto la manifestazione abbiano proprio fatto un buon lavoro.


Dharamsala, 9 marzo 2008

Alle 15 si è tenuta, presso i locali della Club House di McLeod Gang-Upper Dharamsala, una affollata conferenza stampa in cui sono state illustrate le ragioni e le modalità della Marcia Verso il Tibet. Erano presenti numerosi giornalisti indiani, in rappresentanza di testate sia nazionali sia locali. Presenti anche diversi giornalisti esteri tra cui quelli della CNN.
E' stato confermato che la Marcia inizierà il 10 mattina dal Tempio Tsuklagkhang di Mcleod Ganj non appena sarà terminata l'annuale cerimonia che ricorda l'insurrezione di Lhasa del 1959. Si tratterà di una Marcia assolutamente non violenta nel più puro spirito gandhiano e si prevede la partecipazione di migliaia di tibetani e amici internazionali della causa del Tibet. La durata approssimativa della Marcia dovrebbe essere di circa sei mesi in modo di arrivare a varcare il confine con il Tibet (in punti ovviamente non ancora resi noti) in concomitanza con l'apertura dei Giochi Olimpici di Pechino.


Dharamsala, 8 marzo 2008

Grande attesa per la Marcia Verso il Tibet che inizierà il 10 marzo. Oggi i marciatori sono stati visitati da un medico che li ha informati sugli eventuali rischi per la loro salute che potrebbe comportare la partecipazione alla Marcia. Quindi gli avvocati indiani, dott. Anand Sharma, che esercita presso l'Alta Corte di Giustizia di Shimla e il dottor Jitendar Rana, che esercita presso la corte di Dharamsala, hanno partecipato ad una sessione di domande e risposte riguardo agli aspetti legali che potrà comportare la partecipazione alla marcia. Entrambi gli avvocati fanno parte di un network di legali specializzati nella difesa dei diritti umani ed un membro di questa organizzazione prenderà parte alla Marcia per aiutare partecipanti e organizzatori nel caso si presentassero problemi legali con la polizia e le autorità indiane.



Karma C. (corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet" per: Il Blog di Piero Verni (www.olistica.tv); Dossier Tibet (www.dossiertibet.it); Associazione Italia-Tibet (www.italiatibet.org)


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Il Tibet, il satyagraha, l’insurrezione e il Dalai Lama in Italia
società & politica By Piero Verni on 18/02/2008 17.27

Nella prima settimana di gennaio, cinque movimenti politici dell’esilio tibetano (il Tibetan Youth Congress, la Tibetan Women’s Association, il Gu-Chu-Sum, il National Democratic Party of Tibet e gli Students for a Free Tibet-India), hanno dato vita al “Tibetan People’s Uprising Movement”, che tradotto letteralmente significa “Il movimento del popolo tibetano per l’insurrezione”. Nome drammatico quanto impegnativo che ben fotografa lo stato di frustrazione dei tibetani per la condizione terribile in cui ancora oggi, a quasi sessant’anni dall’illegale occupazione cinese, versa il Tibet. Costretti a prendere atto che le autorità di Pechino non hanno alcuna intenzione di avviare seriamente alcuna trattativa sullo stato del Tibet (lo stesso Dalai Lama, in una lunga intervista concessa a fine gennaio al settimanale francese Nouvel Observaterur, ha dovuto ammettere che per i cinesi non esiste alcuna questione tibetana di cui dover parlare), i rappresentanti delle cinque organizzazioni sembrano decisi a prendere sulle proprie spalle il peso della lotta politica per tentare di porre termine a quella che considerano una vera e propria dominazione coloniale. Chiedono infatti, in ultima sintesi, che siano rimossi gli ostacoli per il ritorno senza alcuna condizione del Dalai Lama in Tibet, che tutti i prigionieri politici siano rilasciati e che inizi un’effettiva decolonizzazione del Paese delle Nevi da parte della Cina Popolare.  Gli obiettivi del “Tibetan People’s Uprising Movement” (il cui slogan è Rise Up, Resist, Return: Insorgi, Resisti, Ritorna) possono sembrare irrealistici ed utopici e non dubito che questo sia il parere delle diplomazie e degli algidi commentatori politici alla Sergio Romano. Ma chi da anni si occupa del problema tibetano la pensa diversamente.

Si tratta di un disperato tentativo di uscire dalla attuale fase di stallo, dovuta anche al sostanziale fallimento del cosiddetto dialogo tra gli emissari del Dalai Lama ed i gerarchi cinesi e dare un segnale di speranza ai tibetani, dentro e fuori i confini del Tibet” ha dichiarato a Re Nudo, Claudio Tecchio coordinatore della Campagna di Solidarietà con il Popolo Tibetano della CISL, una delle organizzazioni più impegnate in Italia in questo ambito. “I sostenitori della causa tibetana non possono quindi che rallegrarsi di una iniziativa che vede per la prima volta uniti, con una piattaforma chiara e condivisa, tutti i gruppi più rappresentativi dell’opposizione tibetana. Un primo e significativo passo verso l’unificazione di tutta l’opposizione politica e sociale al regime comunista cinese. Dobbiamo solo augurarci che l’azione trovi tutto il sostegno, l’attenzione e la partecipazione che merita”.

E molto simile è anche l’opinione del giornalista e scrittore Carlo Buldrini che segue da oltre trent’anni la situazione tibetana a cui ha dedicato il suo ultimo libro, Lontano dal Tibet.
Non si può non salutare con soddisfazione la recente decisione del Tibetan Youth Congress e di altre quattro organizzazioni di tibetani in esilio”, ci ha detto Buldrini, “di dar vita a un ‘Tibetan People’s Uprising Movement’. E’ ancora presto per poter giudicare il programma di questo movimento ma non si può non vedere un’analogia tra la marcia che i tibetani intendono compiere, partendo da Dharamsala il prossimo 10 marzo, per raggiungere il Tibet sfidando le autorità di Pechino, e la storica ‘Marcia del sale’ che, a partire dal 12 marzo 1930, portò il Mahatma Gandhi e i suoi 78 satyagrahi fino al villaggio di Dandi, sulle rive del Mare Arabico. Qui il Mahatma, raccogliendo una manciata di sale, lanciò quella sfida all’Impero che condurrà il popolo indiano a conquistare la propria libertà. C’è da sperare che anche la marcia dei tibetani possa, un giorno, portare buoni frutti”.
Certo. Buoni frutti per la causa tibetana. Ma quali sarebbero questi buoni frutti? L’apertura di un dialogo con le autorità di Pechino vagheggiata, come abbiamo visto senza alcun successo, da venti anni dal Dalai Lama e dal suo governo in esilio oppure la riapertura di una stagione di lotte civili, non violente, democratiche dentro e fuori il Tibet per reclamare con forza l’inalienabile diritto del popolo tibetano alla libertà e all’autodeterminazione? Una stagione di lotte che potrebbe sfruttare con efficacia e creatività le armi della comunicazione che l’epoca di Internet e del villaggio globale mette nelle mani anche di popoli privi di mezzi e finanziamenti da parte di governi e istituzioni pubbliche internazionali. Molto più che agli obsoleti, nefandi, spesso suicidi strumenti della violenza rivoluzionaria, il movimento dell’insurrezione tibetano potrebbe ricorrere invece ad una sorta di guerriglia e sabotaggio mediatico magari iniziando proprio dalla formidabile opportunità costituita dalle imminenti Olimpiadi di Pechino quando tutti riflettori mondiali saranno puntati sulla Cina Popolare. Ovviamente integrando questa “resistenza informatica” con le armi classiche della disubbidienza civile, della lotta non violenta, del satyagraha di gandhiana memoria.
Si fa spesso riferimento al Satyagraha di Gandhi quando si tenta di dare una soluzione al problema tibetano”, ricorda ancora Carlo Buldrini, “lo fa ad esempio Samdong Rinpoche il primo ministro del governo tibetano in esilio, per spiegare la scelta di un approccio moderato nelle rivendicazioni nei confronti della Repubblica popolare cinese. E altrettanto fa il Partito Radicale italiano che intende nientemeno lanciare in un prossimo futuro il “Primo Satyagraha mondiale per la pace, la democrazia, la giustizia e la libertà” all’interno del quale intende inserire anche la questione tibetana. Ma quando si parla di Satyagraha non ci si dovrebbe mai dimenticare che Gandhi non si piegò mai di fronte all’oppressione e, per combatterla, rifiutò sia la violenza sia la semplice obiezione di coscienza. La risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo, la mediazione, il compromesso è utile quando ci si trova di fronte a problemi di secondaria importanza. Ma Gandhi ci ha insegnato che quando i problemi hanno a che fare con i diritti umani, la giustizia, la libertà, allora il compromesso non è più possibile. In questi casi gli oppressi, con il Satyagraha, e cioè con la lotta non violenta, devono spezzare le proprie catene. Citare il Satyagraha di Gandhi per giustificare la rinuncia all’obiettivo dell’indipendenza del Tibet vuol dire dunque falsificare la figura storica del Mahatma Gandhi nonché il suo messaggio politico e morale. Forse è bene ricordare alcune parole di Gandhi a questo proposito. Il 23 gennaio 1930, in un manifesto divenuto poi famoso, il Mahatma scriveva: ‘Il governo britannico dell’India ha privato il popolo indiano della sua libertà, si fonda sullo sfruttamento della gente, ha rovinato il paese dal punto di vista economico, politico, culturale e spirituale. Crediamo perciò che l’India debba recidere ogni legame con l’Inghilterra e conquistare il Purna Swaraj e cioè la completa indipendenza’. I tibetani che autenticamente si ispirano all’insegnamento del Mahatma Gandhi hanno da tempo capito che ‘Purna Swaraj’ e ‘Rangzen’ (termine tibetano per ‘indipendenza’, N.d.R.) sono sinonimi”.
Da tutto questo si evince chiaramente come in questo delicato momento della vicenda politica tibetana sia di estrema importanza che i tibetani si rendano ben conto che non potranno contare altro che sull’aiuto delle organizzazioni internazionali che li sostengono. Nessun governo muoverà un dito per venire  in aiuto della lotta del popolo tibetano e nessun presidente o primo ministro rischierà di mettere a repentaglio i rapporti economico-politici del proprio Paese con la Cina Popolare. Paradigma di questo stato di cose è la recente  (dicembre 2007) visita in Italia del Dalai Lama. Presidente del Consiglio Romano Prodi, una compagine ministeriale al cui interno erano presenti alcuni esponenti politici che in passato si erano distinti per le loro posizioni a favore del Tibet. Nomi come Emma Bonino, Gianni Vernetti ed altri sono ben noti a quanti si occupano da anni del problema tibetano. Eppure nessuno si è sentito in dovere di incontrare il Dalai Lama nella sua veste di ministro o sottosegretario. Chi ha visto il leader tibetano lo ha fatto in veste privata e dando poca pubblicità alla faccenda. E nessuno che si sia sentito in dovere di insistere perché Prodi ricevesse il leader tibetano. La più spudorata di tutte è stata proprio la Bonino che quando finalmente è riuscita, interpellata da  Radio Radicale, a trovare la forza di rivolgere una pallida critica a Prodi per non aver voluto vedere il Dalai Lama, ha sentito il bisogno di sottolineare “l’onestà” del presidente del consiglio per aver ammesso apertamente di non aver potuto ricevere il Premio Nobel per la Pace, causa “motivi inerenti la ragion di stato”! Eppure per almeno tre giorni il buon Romano Prodi aveva fatto dire dai suoi portavoce che non avrebbe potuto vedere il Dalai Lama in quanto non sarebbe stato a Roma in quei giorni. E solo alla fine si è degnato di ammettere che il motivo del mancato incontro era da imputare alla “ragion di stato”. Ma andiamo signora Bonino, va bene che lei aveva più volte dichiarato che sarebbe stata la giapponese di Prodi ma era proprio necessario esserne anche “la cinesina”? Dio mio, se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere.

Comunque non c’è niente di cui stupirsi come ricorda a Re Nudo Claudio Tecchio, “Chi ha finto stupore per il mancato incontro con Prodi evidentemente non conosce bene il ‘teorico della nuova via della seta’, quello che i cinesi c ...
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Tibet: Rise Up, Resist, Return
società & politica By Piero Verni on 11/01/2008 19.47


Alcune delle principali organizzazioni politiche tibetane (Tibetan Youth Congress, Tibetan Women’s Association, Gu-Chu-Sum Movement of Tibet, National Democratic Party of Tibet, Students for a Free Tibet, India) alla vigilia dei Giochi Olimpici di Pechino hanno lanciato il Tibetan People's Uprising Movement (Il Movimento dell'Insurrezione del Popolo Tibetano) il cui slogan, Rise Up, Resist, Return (Insorgi, Resisti, Ritorna) ben mostra come l'iniziativa abbia come scopo ultimo la liberazione del Tibet dall'illegale e crudele occupazione cinese.
Saluto con gioia la nascita di questo movimento, che finalmente torna a mettere all'ordine del giorno il problema della liberazione del Tibet e dell'inalienabile diritto delle donne e degli uomini del Paese delle Nevi all'autodeterminazione e all'indipendenza dal giogo coloniale di Pechino.
Per quel poco che conta, il mio blog è a disposizione del Tibetan People's Uprising Movement, di cui seguirà con attenzione e puntualità l'azione.

Piero Verni

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Leggi nell'Antologia olistica:
> Tibet oggi (di associazione Italia-Tibet)

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La vergogna olimpica
società & politica By Piero Verni on 07/12/2007 11.53

(articolo pubblicato in Re Nudo n°102 - dicembre 2007)


Sento ancora il coro ipocrita di tutti coloro che, quando venne stabilito che le Olimpiadi 2008 si sarebbero tenute a Pechino, cercavano di tacitare le voci che protestavano contro questa decisione affermando che, proprio a causa della responsabilità di ospitare i Giochi Olimpici, la Cina sarebbe stata costretta ad aprirsi ed allentare in qualche modo il controllo ferreo che il Governo e il Partito Comunista esercitano sulla società. Bene, adesso che solo una manciata di mesi ci separano dall’8 agosto del prossimo anno, possiamo tentare di verificare la bontà di quelle parole e il livello dei cambiamenti positivi che “la responsabilità olimpica” ha prodotto all’interno della Repubblica Popolare Cinese.

E cominciamo dalla libertà di stampa. E’ di pochi giorni fa, la notizia che in Cina tutti i giornali e le televisioni hanno ricevuto un decalogo virtuoso a cui ogni operatore della comunicazione è tenuto ad attenersi se non vuole avere noie con la legge. E’ una breve lista di cose che si devono o non si devono fare. Ad esempio non si devono pubblicare notizie che potrebbero nuocere all’immagine della Cina. Non si devono commentare fatti sui quali c’è già un comunicato ufficiale del governo e dunque è superfluo inviare giornalisti a seguire conferenze, eventi o congressi per i quali basta ed avanza la posizione ufficiale del Partito. Non si devono inoltre pubblicare notizie senza il preventivo permesso delle autorità. E così via. Insomma dieci comandamenti per il perfetto giornalista che non può informare sugli scandali, riportare di sua iniziativa le critiche e le proteste (ormai sempre più numerose soprattutto nelle campagne) ma parlarne solo quando la propaganda del regime lo ritiene utile, vale a dire in occasione del lancio di una determinata campagna repressiva diretta contro il “nemico del popolo” di turno. Grande spazio invece alla vertiginosa crescita dell’economia, alle imponenti realizzazioni del socialismo di mercato, al boom edilizio, ai successi sportivi e cose del genere. Ecco l’informazione pretesa dalla Pechino che si appresta a celebrare i Giochi Olimpici 2008.

E le immancabili aperture politiche che tanti ottimisti a buon mercato avevano previsto o addirittura date per sicure? Guardiamo insieme qualche breve istantanea scattata da uno dei più attenti osservatori della realtà cinese, l’agenzia di stampa Asia News in un suo recente numero.
Sichuan: nella parte della regione con maggioranza etnica tibetana, le autorità hanno stroncato con la violenza e gli arresti le proteste contro lo sfruttamento minerario della montagna Yala (contea di Dafou), una delle nove considerate sacre dai buddisti tibetani.
Zhejiang: il 20 giugno la polizia in tenuta antisommossa si è scontrata con oltre 30mila dimostranti contro la demolizione forzata di una casa a Shaoqing, con un bilancio di decine di feriti e almeno due arresti, uno per “occupazione di strada pubblica”. Testimoni oculari dicono che la polizia ha provocato gli scontri aggredendo due persone isolate e provocando la reazione della folla. I dimostranti, che si oppongono alla demolizione forzata di un’abitazione di 4 piani nella città bassa di Shengzhou, hanno presidiato la zona per ore. Il governo ha già demolito le altre abitazioni della zona e questa casa ne ostacola i progetti. Sempre nel Zhejiang a Dongtou, contea di Wenzhou, la settimana scorsa funzionari pubblici hanno pestato due residenti che si sono opposti al tentativo di sbriciolare con mine una montagna per creare una spianata di 284 ettari per una vicina spiaggia, nonostante il 28 dicembre il tribunale provinciale abbia dichiarato “illegale” l’ambizioso progetto urbanistico.
Sichuan: A maggio la popolazione è dovuta scendere in piazza per ottenere giustizia per il probabile assassinio di Wang Qiang, studente di 15 anni, da parte di due persone rimaste impunite, una delle quali è nipote del capo della polizia locale.
Guangzhou: Nel distretto di Haizhu il 20 giugno centinaia di poliziotti hanno caricato e pestato a sangue soldati in pensione scesi in piazza da giorni in modo pacifico per chiedere un aumento della pensione. Molti dei dimostranti sono stati decorati come eroi di guerra nella guerra civile dei tardi anni ‘40 o in quella con la Corea negli anni ’50 e hanno manifestato indossando l’uniforme con le medaglie ricevute. Xie Suqing, 52 anni, racconta al South China Morning Post che la polizia lo ha portato presso la stazione di Chigang e lo ha percosso fino a farlo svenire, rompendogli una vertebra. Il giorno dopo un ufficiale di polizia lo ha visitato in ospedale intimandogli di non parlare con i media. Le pensioni sono di circa 1.000 yuan mensili (circa 100 euro), mentre ufficiali di pari grado in servizio sono pagati fino a 9mila yuan.
Un lavoratore migrante si dà fuoco in piazza Tiananmen: Non era pagato da mesi. Oltre il 90% dei lavoratori migranti non riceve regolarmente una paga. Molti di essi tentano il suicidio. Un migrante del Jiangsu si è dato fuoco sulla piazza Tiananmen per protestare contro il governo e i capi della sua ditta, che non gli pagano il salario. Così Wang Congan, 53 anni, del Jiangsu, si è cosparso di benzina e si è dato fuoco trasformandosi in una torcia umana, mentre la piazza Tiananmen, nel cuore della capitale, era piena di turisti.”

Per ovvi motivi di spazio fermiamoci qui ma si potrebbe continuare a lungo in questo elenco che parla della realtà di quella nazione quanto è più del sofisticato profilo dei grattacieli del lungomare di Shangai o delle statistiche sulla crescita del PIL. Così come ci parla della “vera Cina” l’annuale rapporto dell’Associazione “Nessuno Tocchi Caino” che, pur sottolineando una certa diminuzione del numero delle esecuzioni capitali, ricorda che nel 2006 su un totale di 5.628 condanne a morte eseguite nel mondo, ben 5.000 hanno avuto luogo sul territorio cinese, vale a dire oltre il 90%.
E inoltre va tenuto presente che quelle di cui si parla sono le sentenze ufficialmente ammesse da Pechino ma in molti ritengono che il numero reale sia notevolmente più elevato.


Uno dei vanti del presente governo cinese è quello di essere in prima linea nella lotta al terrorismo. Peccato che mentre taccia di “terroristi” tutti coloro che cercano (nella stragrande maggioranza dei casi in modo assolutamente pacifico) di rivendicare spazi di libertà politica, sindacale o religiosa, secondo attendibili fonti riportate dalla stampa internazionale, Pechino fornirebbe armi ai terroristi iracheni e alle milizie talebane in Afghanistan. Anche se l’amministrazione Bush ha cercato di minimizzare la cosa per non aprire un imbarazzante contenzioso politico, appare evidente la gravità della vicenda.

E poi abbiamo Internet dove la censura è ferrea e le condanne per chi trasgredisce pesantissime. Il 27 agosto 2007 il governo ha bloccato 8.808 indirizzi web, e 9.593 siti. Gli oltre 137 milioni di utenti cinesi possono “navigare” solo all’interno degli angusti confini stabiliti dalle autorità e una lunga serie di argomenti sono ufficialmente dichiarati proibiti e chi cerca di affrontarli rischia di pagare un prezzo elevato per la sua curiosità. Viceversa Pechino alleva e finanzia un buon numero di esperti informatici che conducono una spregiudicata guerra virtuale contro i siti e i networks delle organizzazioni del dissenso. La rete TSG (Tibet Support Groups ) ad esempio, è continuamente bombardata da virus provenienti da siti cinesi. Ma l’aggressività della Cina comunista non si ferma qui e investe anche gli stati stranieri. Questa silenziosa guerriglia informatica è condotta infatti anche contro le reti governative, industriali e perfino militari di nazioni come la Gran Bretagna, la Germania, la Francia e gli Stati Uniti. Ha fatto particolarmente scalpore a fine agosto, un massiccio attacco elettronico portato contro le reti del Pentagono e la scoperta di un piano per mettere fuori uso e paralizzare i computer delle principali navi da guerra statunitensi.

Altro punto drammatico sono le ricorrenti, capillari e brutali campagne contro la libertà religiosa. Tutto quanto si muove fuori dai confini delle cosiddette “Chiese Patriottiche” (le organizzazioni religiose controllate direttamente dal Partito) è represso senza misericordia. Che si tratti di monaci buddhisti tibetani, di preti e suore cattolici, militanti della Falun Gong, esponenti islamici di etnia uigura, ha poca importanza. Tutti coloro che vogliono esprimere la propria spiritualità liberi dallo stretto controllo governativo vengono duramente perseguitati.

Insomma una situazione ben poco “olimpica”. A questo punto il quadro è piuttosto chiaro. Pechino si appresta ad usare la suggestiva cornice delle Olimpiadi per celebrare il suo regime e lanciare all’interno e all’esterno della Cina un messaggio di forza, stabilità, potenza. Un messaggio che vuole al medesimo tempo affascinare e incutere timore. Un messaggio che intende chiarire bene a tutti come sia molto più conveniente essere amici della Cina che suoi nemici. E’ un copione che il mondo ha già visto messo in scena a Berlino nel 1936 (e immortalato poeticamente e sciaguratamente dalla più grande regista tedesca del Novecento, Leni Riefensthal, nel suo film Apoteosi di Olympia) quando un trionfante Adolf Hitler aprì i giochi in una Berlino trasformatasi per l’occasione nella principale vetrina propagandistica del nazional-socia ...
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