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| Autore: |
Piero Verni |
Creato: |
08/06/2007 18.21 |
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Piero Verni, giornalista, scrittore e documentarista, vive tra Milano e la Bretagna.
Da molti anni dedica la maggior parte del suo lavoro alla conoscenza della civiltà tibetana e delle culture indo-himalayane, a cui ha dedicato numerosi reportages, libri e documentari.
Piero Verni collabora con alcune prestigiose riviste di viaggi e geografia, con la Rai TV e la Radio Televisione Svizzera; per la casa editrice Sperling&Kupfer ha diretto per circa un decennio la collana “Tibet”. E' stato presidente dell’Associazione Italia-Tibet dalla fondazione di questo organismo (aprile 1988) al 2003.
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Da Piero Verni il
25/08/2008 19.52
La notizia è di quelle destinate a lasciare il segno. In una intervista concessa al quotidiano “Le Monde”, il Dalai Lama ha rivelato che il 18 agosto, nella regione tibetana del Kham, l’esercito cinese avrebbe sparato sulla folla che manifestava pacificamente per la libertà del Tibet, uccidendo 140 persone e ferendone molte altre. A solo pochi giorni dalla fine delle Olimpiadi si tratta di un vero sasso tirato nello stagno della propaganda olimpica di Pechino. Mentre nella capitale si celebrano i fasti della competizione sportiva, alla periferia dell’Impero il massacro dei tibetani continua inesorabile. Altri 140 civili inermi si vanno ad aggiungere alle centinaia di morti dell’insurrezione di Lhasa della scorsa primavera. Forse anche i tetragoni burocrati del Comitato Olimpico Internazionale dovrebbero accorgersi delle macchie di sangue che deturpano le scintillanti facciate della loro cinica retorica riguardo all’intoccabilità dello Sport.
Quasi in concomitanza con l’uscita del quotidiano parigino nelle edicole ieri pomeriggio, l’Ufficio del Dalai Lama rilasciava però una dichiarazione in cui sottolineava come il Dalai Lama fosse stato mal interpretato riguardo al numero preciso delle vittime. Infatti, secondo Tseten Samdup rappresentante in Francia del Dalai Lama, questi avrebbe riportato una notizia che gli era stata fatta pervenire dal Tibet, ma che non aveva avuto comunque modo di poter effettivamente controllare. Claudio Tecchio è il direttore di www.dossiertibet.it, uno dei più interessanti ed aggiornati portali italiani sul Tibet e la Cina Popolare. Il suo sito si avvale delle corrispondenze di un contatto locale, ovviamente clandestino. “Nei territori del Kham da settimane è in vigore la legge marziale” ha dichiarato Tecchio al “Riformista”, “Nonostante questo, si svolgono con una certa continuità manifestazioni anticinesi organizzate per lo più da piccoli gruppi di persone. Proprio in queste ore il nostro corrispondente a Lhasa sta cercando di fornirci notizie più precise sull’episodio denunciato dal Dalai Lama e ricostruirne l’esatta dinamica”.
Comunque, quale che sia il numero preciso delle vittime, resta il fatto che la chiarificazione sembrerebbe non alterare il tono complessivo dell’intervista in cui, tra l’altro, il Dalai Lama ammette che i suoi emissari, nel corso dei colloqui con esponenti del governo cinese, “si sono trovati di fronte a un muro e che non hanno potuto registrare alcuna apertura”. Parrebbe, il condizionale è d’obbligo, trattarsi dunque di un notevole cambiamento nella politica del Dalai Lama, che solo poche settimane or sono aveva reso pubblico un caloroso messaggio di auguri per l’apertura della kermesse di Pechino. Messaggio in cui, tra l’altro, ricordava di non essere mai stato contrario all’assegnazione delle Olimpiadi 2008 alla Cina Popolare. In molti in queste ore si stanno chiedendo se veramente l’Oceano di Saggezza stia pensando di abbandonare quella politica di concessioni unilaterali che, come ha ammesso lui stesso, non ha prodotto alcun risultato. Secondo Claudio Cardelli, vicepresidente dell’Associazione Italia-Tibet, “Se il Dalai Lama ha deciso di essere il primo a rendere pubblica, e con questi toni decisi, una notizia del genere è possibile sperare che la linea conciliante e improduttiva del dialogo a tutti i costi con il ‘muro’ cinese stia per essere accantonata”. Potrebbe essere che il Dalai Lama sia rimasto impressionato dalla determinazione con cui gran parte del suo popolo ha manifestato in questi ultimi mesi, dentro e fuori il Tibet, contro l’occupazione cinese. La disperazione, la frustrazione e il dolore dei tibetani sono sotto gli occhi di tutti ed hanno ormai raggiunto livelli di guardia. Sembra difficile che possano essere placate da una linea di condotta, certamente elevata e nobile sul piano morale, ma assolutamente fallimentare su quello concreto. E’ palese che si è ormai creato uno scollamento profondo tra la politica del Dalai Lama e settori importanti e significativi della società civile tibetana. Non è da escludere che l’Oceano di Saggezza ritenga di essersi spinto troppo avanti nelle sue aperture senza contropartita. Potrebbe temere che qualcuno, avendo perso la speranza in un cambiamento positivo, possa lasciarsi andare a gesti inconsulti. Infatti è vero che oggi nessuna organizzazione tibetana pensa di rinunciare ai metodi di lotta non violenti, ma è altrettanto vero che la pazienza dei tibetani potrebbe non essere eterna. E se fino ad ora anche le correnti più radicali, quelle che continuano a rivendicare l’indipendenza del Tibet, si sono dimostrate fedeli agli ideali gandhiani, potrebbe non essere più così in futuro. E in quel malaugurato caso sarebbe bene che il Dalai Lama fosse ancora in grado di godere della fiducia di tutto il suo popolo.
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Da Piero Verni il
11/08/2008 15.48
Delhi, 09 agosto 2008, Nuova Delhi, ore 12.30 (locali)
Il secondo gruppo di militanti della Tibetan Youth Congress, che ha preso il posto dei sei che nei giorni scorsi erano stati condotti a forza in ospedale, è arrivato al 4° giorno di sciopero della fame e della sete. Le loro condizioni cominciano ad aggravarsi. Ieri, sotto una torrenziale pioggia monsonica, c'è stata una manifestazione molto intensa e toccante seguita da sessione di preghiera e "candle vigil". 150 tibetani sono stati arrestati dalla polizia indiana perché manifestavano davanti all'ambasciata cinese che è stata trasformata in un vero e proprio bunker, completamente circondata da filo spinato e presidiata da tantissimi poliziotti. Oggi tutti i tibetani donano il sangue in solidarietà con i tibetani in Tibet. Il poeta e attivista Tenzin Tsundue è ancora agli arresti nel carcere di Mandi, il suo avvocato spera di poterlo fare rilasciare nei primi giorni della prossima settimana.
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Da Piero Verni il
06/08/2008 15.18
Manali, Himachal Pradesh, 5 agosto 2008, ore 13.30 (locali)
Grande tensione tra i profughi tibetani qui in India. Mentre circolano voci voci ricorrenti che Lhasa sarebbe sotto una sorta di stato d'assedio tanto è massiccio il controllo poliziesco in queste ore, non si hanno notizie sicure su quale sia la condizione del poeta e attivista Tenzin Tsundue, arrestato l'altro ieri all'aereoporto di Bhuntar (distretto di Kullu) mentre cercava di unirsi alla settantina di tibetani che volevano entrare in Tibet dallo Spiti. Sembra invece certo che il fermo dei sessanta marciatori avvenuto ieri sia stato trasformato in arresto e siano detenuti o a Manali o a Bhuntar. Tra di loro c'è il lama Shingza Rinpoche, originario dell'Amdo, e attualmente uno dei principali maestri spirituali del monastero di Sera (India meridionale). E' la prima volta nella storia dell'esilio indiano che un lama di tale importanza viene imprigionato e tradotto in carcere. Tutti gli arrestati hanno iniziato uno sciopero della fame e della sete. C'è un forte malcontento sia tra i tibetani sia tra la popolazione locale dello Spiti (di etnia tibetana) che ha cercato in tutti i modi di convincere la polizia indiana di non arrestare i marciatori. Purtroppo senza successo. Intanto a Delhi si sono aggravate le condizioni di salute dei sei militanti della Tibetan Youth Congress giunti al 9° giorno di sciopero della fame e della sete. E nella capitale indiana stanno convergendo centinaia di profughi sia per rendere omaggio ai digiunatori sia per partecipare alla grande manifestazione indetta per il 7 agosto dalla TYC per l'indipendenza del Tibet e contro i Giochi Olimpici della vergogna. In molti qui sperano in gesti concreti di solidarietà da parte dei sostenitori internazionali della causa tibetana e anche per questo vi chiedo di far circolare queste informazioni il più rapidamente possibile e nel modo più ampio. Io cercherò, nei limiti della mia possibilità di comunicare via telefonino, di tenervi puntualmente informati.
Tabo, Spiti, 4 agosto 2008, ore 13.45 (locali)
Il gruppo di oltre 70 tibetani che cercava di entrare in Tibet clandestinamente attraverso il confine situato nella regione indiana dello Spiti, è stato scoperto pochi minuti fa dalla polizia di Nuova Delhi. Oltre sessanta marciatori sono stati fermati anche se per il momento il numero di poliziotti è ancora limitato. E' confermata la notizia dell'arresto ieri pomeriggio del poeta e attivista tibetano Tenzin Tsundue. Ancora una volta è stato negato ai tibetani il diritto a tornare nella loro terra. Non sappiamo bene cosa potrà succedere nelle prossime ore, se il fermo dei catturati verrà tramutato in arresto e se anche i rimanenti marciatori verranno fermati o arrestati. E' però importante che la notizia di questo nuovo tentativo dei tibetani di entrare in Tibet venga fatto conoscere ai media e all'opinione pubblica internazionale per cui vi prego di diffondere al meglio e al più presto questa notizia e le altre che spero di riuscire ad inviarvi non appena ne avrò la possibilità.
Delhi, 05 agosto 2008, Nuova Delhi, ore 23.06 (locali)
I sei digiunatori della Tibetan Youth Congress sono stati portati adesso in ospedale. Le loro condizioni di salute si erano progressivamente aggravate e da alcune ore erano in immediato pericolo di vita. Appena avrò notizie più precise ve le invierò.
Delhi, 05 agosto 2008, Nuova Delhi, ore 23.30 (locali)
Il ricovero in ospedale dei sei digiunatori della Tibetan Youth Congress è stato fatto forzosamente, contro la volontà degli stessi, dalle forze di polizia indiane che sono intervenute alla tenda di Jantar Mantar dove si trova il presidio della Tibetan Youth Congress. La polizia ha arrestato circa 150 tibetani che si opponevano all'intervento repressivo. La situazione è estremamente tesa anche in vista della manifestazione del 7 agosto e per le notizie relative all'arresto del poeta e attivista Tenzin Tsundue e dei sessanta marciatori bloccati in Spiti tra cui l'importante lama Shingza Rimpoche.
Stefy - corrispondente da Nuova Delhi per: il Blog di Piero Verni (
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