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| Autore: |
Piero Verni |
Creato: |
08/06/2007 18.23 |
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| società & politica |
Da Piero Verni il
01/10/2008 10.46
E’ rientrata, speriamo definitivamente, l’assurda, stolta, demenziale ordinanza di Trenitalia di impedire ai cani di taglia medio-grande di salire sui vagoni ferroviari e di consentire a quelli piccoli di poter viaggiare solo all’interno di vere e proprie celle ambulanti con tanto di certificato medico (di validità massimo trimestrale) attestante la condizione igienica dell’animale. Ora va bene che l’attuale gestione di Trenitalia ci ha abituato al peggio ma una norma così stupida e iniqua come quella che era stata ventilata, è difficile da immaginare. Non a caso ha suscitato immediatamente una tale ondata di proteste che ha convinto il governo, che ringrazio vivamente per la sensibilità dimostrata, ad intervenire. E che ha permesso alla benemerita associazione “dogwelcome” (www.dogwelcome.it) di raccogliere on line in poche ore oltre diecimila firme in calce ad una petizione di protesta contro l’ordinanza. Ora sembrerebbe che l’allarme sia rientrato (con gente del genere il condizionale è sempre d’obbligo), ma credo che sia bene rimanere vigili e attenti perché l’inalienabile diritto dei possessori di animali domestici a potersi spostare in compagnia dei loro amici in treno sia garantito. Anzi, viste le drammatiche condizioni igieniche di gran parte delle carrozze di Trenitalia, credo che dovrebbero essere proprio i padroni di cani e gatti a chiedere all’ineffabile amministratore delegato di Trenitalia, tale Vincenzo Soprano, l’assicurazione che viaggiando sui convogli dell’azienda da questo signore amministrata, non siano gli animali -saliti intonsi sul vagone- a essere vittime dell’assalto di parassiti vari. Credo che, per umani ed animali, la condizione igienica di tante carrozze ferroviarie sia veramente intollerabile e vorrei sperare che Trenitalia sia una buona volta obbligata a fornire alla clientela condizioni di viaggio civili. Per il momento abbiamo le seguenti: prezzi da primissimo mondo e servizi da Terzo Mondo (e chiedo scusa a quest’ultimo per averlo tirato in ballo, forse a sproposito, visto che in tanti viaggi in treno fatti in India non ho mai avuto i problemi igienici dei viaggiatori italiani).
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Da Piero Verni il
29/09/2008 10.44
Divulgo volentieri il comunicato stampa di Dogwelcome sulla recente decisione di Trenitalia di escludere i cani dai luridi treni italiani:

 | "NON DATE LA COLPA AI CANI PER IL DEGRADO NEI VAGONI" - ASSURDA LA DECISIONE DI TRENITALIA
L'“Associazione Dogwelcome per i Diritti di tutti gli Animali e di chi conduce un Animale domestico” condanna con forza la decisione presa dai vertici di Trenitalia. |
“Da inizio ottobre non sarà più possibile per tutti noi che conduciamo uno o più cani oltre i 6 kg di peso usufruire di un importante trasporto pubblico” - dice la presidente, Annalaura Sagramora - “Siamo nuovamente e fortemente discriminati e la cosa è intollerabile, anche viste le pessime condizioni igieniche che da tempo mostrano gli ambienti gestiti da Trenitalia ed il servizio che continua ad essere scadente. Per favore, non date la colpa ai cani.”
Quanto alla dichiarazione dell'amministratore delegato di Trenitalia Vincenzo Soprano, che avrebbe affermato di avere elaborato una norma simile a quella vigente in Spagna, L'Associazione Dogwelcome fa presente che in Spagna (Paese che di certo non è noto per essere amico degli animali) i treni e le stazioni sono molto puliti, i convogli viaggiano in orario, e se vi è un ritardo viene rimborsato all'utente il biglietto. Continua Sagramora: “Crediamo sia opportuno prendere spunto dalla Spagna per queste qualità nell'erogare il servizio, e non per il divieto di accesso dei cani che, peraltro, non vige sulla totalità dei treni spagnoli. Nella maggior parte degli stati UE, al contrario, i viaggiatori con animali al seguito possono viaggiare senza grossi problemi”.
Oltre a rendere cittadini di serie B centinaia di migliaia di persone, la nuova norma sarà un ennesimo, ulteriore incentivo per gli abbandoni causati dall'impossibilità di poter vivere una vita “normale” con un animale in famiglia, nonché un disincentivo alle adozioni, pratica di cui il nostro Paese ha assolutamente bisogno, viste le condizioni dei nostri rifugi.
L'Associazione Dogwelcome ha messo online una petizione diretta a Trenitalia, all'indirizzo http://firmiamo.it/trenitaliadiscriminachiconduceuncane, petizione che in un giorno ha già raggiunto oltre 3000 firme.
Un emblematico estratto dai commenti allegati alle sottoscrizioni della petizione: “In passato ho viaggiato spesso in treno con il mio cane di 22 kg di peso. Poiché il mio cane è bianco, dovevo fargli il bagno appena giunto a destinazione perché all'arrivo era, nei migliori dei casi, GRIGIO !!!”
L'Associazione Dogwelcome (www.dogwelcome.it) chiede anche a tutti gli amici dei cani di recarsi in una stazione Trenitalia con il volantino di protesta scaricabile dal sito dell'associazione e con il proprio cane, farsi fotografare e inviare la foto all'indirizzo info@dogwelcome.it: le fotografie saranno pubblicate in un'apposita sezione che raccoglierà le immagini dei viaggiatori che non potranno più usufruire del servizio a cui hanno diritto.
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Da Piero Verni il
25/08/2008 19.52
La notizia è di quelle destinate a lasciare il segno. In una intervista concessa al quotidiano “Le Monde”, il Dalai Lama ha rivelato che il 18 agosto, nella regione tibetana del Kham, l’esercito cinese avrebbe sparato sulla folla che manifestava pacificamente per la libertà del Tibet, uccidendo 140 persone e ferendone molte altre. A solo pochi giorni dalla fine delle Olimpiadi si tratta di un vero sasso tirato nello stagno della propaganda olimpica di Pechino. Mentre nella capitale si celebrano i fasti della competizione sportiva, alla periferia dell’Impero il massacro dei tibetani continua inesorabile. Altri 140 civili inermi si vanno ad aggiungere alle centinaia di morti dell’insurrezione di Lhasa della scorsa primavera. Forse anche i tetragoni burocrati del Comitato Olimpico Internazionale dovrebbero accorgersi delle macchie di sangue che deturpano le scintillanti facciate della loro cinica retorica riguardo all’intoccabilità dello Sport.
Quasi in concomitanza con l’uscita del quotidiano parigino nelle edicole ieri pomeriggio, l’Ufficio del Dalai Lama rilasciava però una dichiarazione in cui sottolineava come il Dalai Lama fosse stato mal interpretato riguardo al numero preciso delle vittime. Infatti, secondo Tseten Samdup rappresentante in Francia del Dalai Lama, questi avrebbe riportato una notizia che gli era stata fatta pervenire dal Tibet, ma che non aveva avuto comunque modo di poter effettivamente controllare. Claudio Tecchio è il direttore di www.dossiertibet.it, uno dei più interessanti ed aggiornati portali italiani sul Tibet e la Cina Popolare. Il suo sito si avvale delle corrispondenze di un contatto locale, ovviamente clandestino. “Nei territori del Kham da settimane è in vigore la legge marziale” ha dichiarato Tecchio al “Riformista”, “Nonostante questo, si svolgono con una certa continuità manifestazioni anticinesi organizzate per lo più da piccoli gruppi di persone. Proprio in queste ore il nostro corrispondente a Lhasa sta cercando di fornirci notizie più precise sull’episodio denunciato dal Dalai Lama e ricostruirne l’esatta dinamica”.
Comunque, quale che sia il numero preciso delle vittime, resta il fatto che la chiarificazione sembrerebbe non alterare il tono complessivo dell’intervista in cui, tra l’altro, il Dalai Lama ammette che i suoi emissari, nel corso dei colloqui con esponenti del governo cinese, “si sono trovati di fronte a un muro e che non hanno potuto registrare alcuna apertura”. Parrebbe, il condizionale è d’obbligo, trattarsi dunque di un notevole cambiamento nella politica del Dalai Lama, che solo poche settimane or sono aveva reso pubblico un caloroso messaggio di auguri per l’apertura della kermesse di Pechino. Messaggio in cui, tra l’altro, ricordava di non essere mai stato contrario all’assegnazione delle Olimpiadi 2008 alla Cina Popolare. In molti in queste ore si stanno chiedendo se veramente l’Oceano di Saggezza stia pensando di abbandonare quella politica di concessioni unilaterali che, come ha ammesso lui stesso, non ha prodotto alcun risultato. Secondo Claudio Cardelli, vicepresidente dell’Associazione Italia-Tibet, “Se il Dalai Lama ha deciso di essere il primo a rendere pubblica, e con questi toni decisi, una notizia del genere è possibile sperare che la linea conciliante e improduttiva del dialogo a tutti i costi con il ‘muro’ cinese stia per essere accantonata”. Potrebbe essere che il Dalai Lama sia rimasto impressionato dalla determinazione con cui gran parte del suo popolo ha manifestato in questi ultimi mesi, dentro e fuori il Tibet, contro l’occupazione cinese. La disperazione, la frustrazione e il dolore dei tibetani sono sotto gli occhi di tutti ed hanno ormai raggiunto livelli di guardia. Sembra difficile che possano essere placate da una linea di condotta, certamente elevata e nobile sul piano morale, ma assolutamente fallimentare su quello concreto. E’ palese che si è ormai creato uno scollamento profondo tra la politica del Dalai Lama e settori importanti e significativi della società civile tibetana. Non è da escludere che l’Oceano di Saggezza ritenga di essersi spinto troppo avanti nelle sue aperture senza contropartita. Potrebbe temere che qualcuno, avendo perso la speranza in un cambiamento positivo, possa lasciarsi andare a gesti inconsulti. Infatti è vero che oggi nessuna organizzazione tibetana pensa di rinunciare ai metodi di lotta non violenti, ma è altrettanto vero che la pazienza dei tibetani potrebbe non essere eterna. E se fino ad ora anche le correnti più radicali, quelle che continuano a rivendicare l’indipendenza del Tibet, si sono dimostrate fedeli agli ideali gandhiani, potrebbe non essere più così in futuro. E in quel malaugurato caso sarebbe bene che il Dalai Lama fosse ancora in grado di godere della fiducia di tutto il suo popolo.
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