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Inviato da:
Piero Verni
17/06/2007 19.41
Guardando la scena politica francese da una finestra sull'Oceano Atlantico in Bretagna
Allora una destra guidata da un leader (Nicolas Sarkozy) intelligente, moderno, dinamico ed aperto ha vinto, dopo quelle presidenziali, anche le elezioni legislative e può quindi governare, avendo ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi all'Assemblea Nazionale, e dimostrare se quella "rupture" di cui tanto si è vantata durante la campagna elettore resterà confinata al ruolo di un suggestivo slogan elettorale o invece segnerà concretamente il tempo della nuova era Sarkozy che oggi inizia in Francia. La sinistra, sconfitta alle presidenziali, annichilita al primo turno delle legislative (su 110 eletti ben 109 erano di destra) è riuscita al secondo turno ad evitare l'umiliazione e a impedire che la "vague blue" della destra diventasse un vero e proprio "tsunami". La notizia migliore che viene da questi quattro turni elettorali succedutisi in meno di due mesi (i due presidenziali e i due legislativi) è la quasi scomparsa di Le Pen e del suo Fronte Nazionale (il minaccioso protagonista delle elezioni presidenziali del 2002 di cui parla l'articolo che scrissi per "Re Nudo" cinque anni or sono e che alcuni amici mi hanno chiesto di ripubblicare in questo Blog); i voti che questo demagogo razzista ed antisemita era riuscito a catturare per oltre un ventennio sono finalmente tornati nelle più presentabili case da cui erano arrivati e il Fronte Nazionale, dopo essere sceso sotto il 10% alle presidenziali, non è riuscito a mandare nemmeno un deputato nel nuovo parlamento francese. Il numero attualmente in edicola de "Le Nouvel Observateur" giustamente titola: "La fin des années Le Pen". Quindi, adieu monsieur Le Pen, non rimpiangeremo la vostra retorica, il vostro antisemitismo, il vostro odio per ogni "diverso". Rimane solo il dispiacere che l'uscita di scena di questo personaggio non sia stata opera di una sinistra in grado di comprendere come la risposta sbagliata rappresentata dal voto lepenista poggiasse in larga misura su un disagio reale ed effettivo di tanti ceti popolari che sceglievano Le Pen come estrema protesta nei confronti di un mondo politico sempre più distante dai loro problemi. Chi invece è riuscito a svuotare il serbatoio elettorale del Fronte Nazionale è stata la destra di Sarkozy e lo ha fatto senza scendere a compromessi, senza patteggiamenti più o meno occulti, senza rincorrere Le Pen sul terreno della retorica e della demagogia. Il FN è stato sconfitto da una destra che ha saputo riconoscere i motivi che spingevano milioni di francesi, non razzisti, non fascisti, non antisemiti, a protestare turandosi il naso e votando l'impresentabile Le Pen; una destra che ha avuto l'intelligenza di nominare, su un totale di quindici ministri, ben sette donne e di affidare loro i principali dicasteri (interni, giustizia, agricoltura) e una di queste donne, Rachida Dati, è figlia di immigrati magrebini nata e cresciuta nei più degradati quartieri della periferia parigina; una destra che ha dato il ministero degli esteri al socialista Bernard Kouchner, fondatore dell'organizzazione Medici Senza Frontiere ed uno dei personaggi più impegnati sul fronte della solidarietà internazionale (e spiace veramente che, ricorrendo a riflessi pavloviani da Terza Internazionale, il Partito Socialista abbia espulso Kouchner reo di aver accettato la nomina a ministro). Non nascondo che seguo con curiosità e simpatia Nicolas Sarkozy, attendendolo ovviamente alla prova dei fatti. E se fossi francese probabilmente lo avrei votato. Vedremo se a questo inizio promettente seguirà un'azione di governo positiva, dinamica, concreta come la sua campagna elettorale. Non ci metterei la mano sul fuoco ma confesso che ci spero. E ancor più spero che questa sconfitta non umiliante possa servire al Partito Socialista per rifondarsi, per tornare ad essere quella forza propulsiva, vivace e stimolante che era all'inizio dell'era Mitterand nei primissimi anni '80. Ritengo che all'interno del PS ci siano le energie, le intelligenze, le potenzialità per rispondere creativamente alla sfida posta dalla "vague bleu" di Sarkò e dar vita ad un confronto serrato tra due distinte proposte politiche che non potrà fare che bene alla Francia.
P.V.
Sinistra al caviale e sinistra auspicabile (Re Nudo, maggio 2002)
Cominciamo con un’ovvietà (anche se il buon
Ronald Laing ci metteva sempre in guardia sulla pericolosità dell’Ovvio). Le Pen è un personaggio spregevole. Un politico che porta avanti una visione del mondo xenofoba, rozza, “tranchant”, che fa apparire i leader di destra che governano l’Italia, quasi dei bravi ragazzi. Le Pen, lo si è ricordato innumerevoli volte in queste ultime settimane, ha potuto dire che l’Olocausto ebraico è stato un fatto incidentale della storia del secolo scorso. O anche, che crede fermamente nell’ineguaglianza delle razze umane. Eppure, un personaggio del genere, è riuscito ad andare al ballottaggio alle elezioni presidenziali francesi e prendere, nonostante un fronte repubblicano che ha unito tutti (nel voto e nella campagna antifascista) dall’estrema sinistra alla destra moderata, quasi il 20% dei voti. Vale a dire che, pur nel clima da “Union sacrèè” portato avanti in Francia senza incrinature, in modo particolare nel sistema mediatico, Le Pen ha raccolto quasi sei milioni di voti. Vale a dire che circa un francese su cinque ha inviato un segnale inquietante all’establishment politico. A me sembra che l’enormità di questo dato numerico sia stata estremamente sottovalutata, quasi cancellata, dalla schiacciante vittoria di Chirac. Invece credo che quel 18% ottenuto nelle condizioni che ricordavo prima, sia un dato angosciante e rappresenti un problema che è destinato a durare molto al di là del risultato di maggio. Ritengo che quanto accaduto nelle scorse settimane, non sia soltanto una storia francese ma riguardi da vicino tutta l’Europa in particolare noi italiani da sempre “cugini” storici dei francesi. Mi pare inoltre che la corsa all’Eliseo abbia soprattutto messo in evidenza una drammatica situazione della “sinistra”. Una situazione forse ancora più drammatica culturalmente che politicamente. Certo la sinistra francese è stata esclusa, per la prima volta da non so quanti anni, dal ballottaggio. Il suo candidato, l’ex primo ministro Jospin, si è addirittura ritirato dalla vita politica e non è andato nemmeno a votare al secondo turno. E, “last but not least” è stata costretta a votare in massa l’odiato Chirac per paura di Le Pen. Situazione poco invidiabile riassunta magistralmente dal cartello che portava una dimostrante durante il corteo del 1 maggio, “Preferisco scoparmi controvoglia Chirac piuttosto che farmi stuprare da Le Pen”. Ma se la “gauche plurielle” sta male sotto il profilo politico, sotto quello culturale, almeno a mio avviso, sta anche peggio. L’impressione che mi da è quella di non essere “psicologicamente” attrezzata a comprendere le dimensioni della crisi epocale che sta scuotendo le società europee. Crisi epocale che si accentuerà ancor più nei prossimi anni. Di fronte a problemi immensi come quelli rappresentati dalla migrazione di decine di milioni di persone dal cosiddetto Terzo Mondo, dal passaggio all’economia globale, dalla convivenza di etnie e civiltà diversissime tra loro, dall’ingresso di antropologie profondamente segnate dalla dimensione spirituale -o addirittura dall’identificazione di religione e stato- in società ormai (per fortuna) ampiamente laicizzate... di fronte a tutto questo, la sinistra ha forti difficoltà a rispondere. O meglio, risponde ma con le tradizionali liturgie, i soliti tic, il consueto aristocratico snobismo. E’ la “gauche caviar”, la sinistra al caviale, incapace di vedere al di là dei suoi circoli letterari, dei suoi salotti raffinati, della sua retorica repubblicana, dei suoi cinguettii trotzkisti. Di fronte allo shock dell’eliminazione di Jospin che pure, sia detto per inciso, durante cinque anni aveva governato la Francia tutt’altro che male, la sinistra ha reagito con il consueto riflesso condizionato: le manifestazioni contro il “fachù” Le Pen. Dopo essere rimasta sostanzialmente zitta di fronte ad oltre 450 attentati avvenuti nell’ultimo anno contro istituzioni ebraiche (rogo di sinagoghe, profanazioni di cimiteri, attentati a negozi di ebrei, etc.), la sinistra scende in piazza contro un risultato elettorale che la vede perdente, parcellizzata ed espulsa dal ballottaggio presidenziale. Non sarebbe stato meglio se avesse cercato di capire i motivi di quella sconfitta, invece di farsi travolgere da riflessi pavloviani e da reazioni viscerali? Ora, a meno di non essersi bevuti completamente il cervello e ritenere che quasi sei milioni di francesi, ripeto uno su cinque, siano diventati nazisti e razzisti, si dovrebbe pensare a come recuperare alla ragione quelle elettrici e quegli elettori. Considerando anche il fatto che, nella grande maggioranza, sono persone appartenenti a ceti popolari che vivono nelle zone più degradate della Francia e vengono da esperienze elettorali (e a volte persino di militanza politica) comuniste e socialiste. In un bel programma andato in onda ai primi di maggio sull’emittente televisiva “Antenne 2”, oltre il 50% degli intervistati che dichiaravano di aver scelto Le Pen, aggiungevano di aver dato in precedenza il loro voto al PCF o al PS. C’era anche un ex vice sindaco comunista che confessava la sua preferenza elettorale lepenista con le lacrime agli occhi. E il motivo con cui tutti spiegavano il loro voto era sempre lo stesso, una protesta contro il degrado urbano, le violenze, le sopraffazioni che dovevano subire quotidianamente. In molti sostengono, e a ragione secondo me, che solo un’infima minoranza di quei sei milioni di francesi assomigli a Le Pen, vale a dire sia autenticamente razzista, xenofoba, grettamente ultra nazionalista. Quindi mi chiedo se sia più antifascista consegnare stabilmente questi elettori (e magari tanti altri negli anni a venire) alla sirena lepenista o cercare di recuperarli, parlando con loro, ascoltandoli, aiutandoli a capire che ci rendiamo conto del profondo disagio che vivono, ma che riteniamo la loro risposta profondamente sbagliata. Come si devono essere sentiti quanti, magari con vergogna, avevano votato per il Fronte Nazionale sperando così di essere presi in considerazione, vedendo sfilare per le piazze francesi centinaia di migliaia di “antifascisti” che non si erano mai sognati di farsi carico dei loro reali, realissimi, problemi? Penso che si saranno incazzati ancora di più e ancora di più si saranno convinti che, sia pure impresentabile, sia pure orrido, sia pure repellente, Le Pen rimane pur sempre l’unico con la voglia di ascoltarli. Potrà anche essere che quel quasi venti per cento di francesi non troverà voce, a causa del sistema elettorale, nel prossimo parlamento parigino che verrà votato da qui a poco. Forse potrà anche essere che sempre a causa di quel sistema elettorale una sinistra, magari minoritaria numericamente, potrà vincere contro una destra divisa tra quella potabile di Chirac e quella avvelenata di Le Pen. Ma questo possibile, se non probabile, scenario non servirà a cambiare le cose. Dopo tutto, questi quasi sei milioni di elettori hanno scelto Le Pen dopo che la sinistra aveva governato più che dignitosamente la Francia. Decine di migliaia di operai (ricordo ancora che nelle “banlieue” i voti lepenisti vengono in gran parte da ex elettori comunisti) hanno preferito Le Pen nonostante Jospin e il suo governo avessero dato loro un’avanzatissima legge sulle 35 ore. E questo è terribile. E’ terribile che la sinistra dia l’impressione di essere assolutamente incapace di poter governare tematiche come la sicurezza, l’immigrazione, la convivenza di culture differenti. Io mi sento di sinistra perchè credo che la difesa del territorio e dell’ecosistema sia un valore prioritario e vada difeso contro le logiche dello sfruttamento, del profitto selvaggio, della devastazione attuata in nome di un progresso “insostenibile”. Mi sento di sinistra perchè cerco di oppormi ad una globalizzazione che vuole costringere questo Pianeta dentro il sudario di un’unica cultura totalizzante che distrugge le identità e le culture particolari. Mi sento di sinistra perchè credo nei valori del dialogo, della tolleranza, del confronto civile, e della solidarietà. Mi sento di sinistra perchè, contro le ingerenze clericali di ogni provenienza, voglio una società laica che tenga ben distinti i ruoli di stato e chiesa e difenda con forza le conquiste civili del divorzio, dell’aborto, dei diritti delle donne, degli omosessuali e delle lesbiche. Mi sento di sinistra perché voglio lottare con convinzione per la legalizzazione della “droga” e il diritto degli individui a scegliersi una morte dignitosa e consapevole. Allo stesso tempo però, credo che essere di sinistra voglia anche dire farsi carico del diritto ad un’esistenza sicura per quanti vivono nelle zone devastate di casa nostra. Che essere di sinistra mi debba aiutare ad ascoltare una protesta che, come diceva Mitterand, dà risposte sbagliate ma solleva problemi reali. Che essere di sinistra non mi faccia rinchiudere all’interno dei recinti più o meno di massa delle nostre manifestazioni ma mi permetta di parlare a tutti quelli, e sono tantissimi, che ne stanno fuori per convincerli della bontà delle nostre posizioni. Purtroppo questa è una sinistra che al momento non c’è. Non esiste in Francia e nemmeno in Italia, nonostante il turbinio di girotondi, registi barricadieri e giudici resistenti, resistenti, resistenti. Peccato, perchè sarebbe l’unica sinistra capace di gestire un cambiamento positivo in questi e nei prossimi decenni. Senza chiudere gli occhi di fronte ai problemi che riguardano settori sempre più consistenti della popolazione e allo stesso tempo senza dimenticare i valori dell’impegno solidale e delle garanzie sociali. Ho la sommessa impressione che solo questa sinistra che non c’è, potrebbe fugare quelle nuvole scure che sembrano addensarsi sempre più numerose sui cieli d’Europa. Per questo dovrebbe essere una sinistra auspicabile.
Piero Verni
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6 commenti...
Re: Guardando la scena politica francese da...
Questi sono valori più di destra (non liberista) che di sinistra: "mi sento di sinistra perchè credo che la difesa del territorio e dell’ecosistema sia un valore prioritario e vada difeso contro le logiche dello sfruttamento, del profitto selvaggio, della devastazione attuata in nome di un progresso “insostenibile”. Mi sento di sinistra perchè cerco di oppormi ad una globalizzazione che vuole costringere questo Pianeta dentro il sudario di un’unica cultura totalizzante che distrugge le identità e le culture particolari."
Da Bon Ton a
19/06/2007 18.56
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Re: Guardando la scena politica francese da...
è vero che una parte, purtroppo molto minoritaria, della destra -soprattutto francese, penso in particolare all'interessantissima esperienza culturale di De Benoist- possa riconoscersi nei valori che tu citi dal mio articolo. Però non dimenticarti che continuavo con: "Mi sento di sinistra perchè, contro le ingerenze clericali di ogni provenienza, voglio una società laica che tenga ben distinti i ruoli di stato e chiesa e difenda con forza le conquiste civili del divorzio, dell’aborto, dei diritti delle donne, degli omosessuali e delle lesbiche. Mi sento di sinistra perché voglio lottare con convinzione per la legalizzazione della “droga” e il diritto degli individui a scegliersi una morte dignitosa e consapevole." E su questo, e lo dico senza alcuna polemica ma perché mi sembra che le cose stiano proprio così, la destra ha qualche difficoltà a riconoscersi. Ove mi sbagliassi ne sarei solo che felice.
Da piero verni a
20/06/2007 10.02
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Re: Guardando la scena politica francese da...
Personalmente credo che il "dimmi qualcosa di sinistra" è veramente il prototipo del burlesco stereotipo dal quale le dinamiche sociali si sono completamente estraniate. I giovani hanno mandato al potere una figura di dx perchè nelle società evolute non ci sono connotati politici buoni o cattivi. Ci sono idee progressive e idee conservative. I problemi delle società moderne, se vengono visti attraverso gli occhiali della ideologia, non verranno mai affrontati ma saranno sempre e solo etichettati.
Da Marioz a
20/06/2007 13.27
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Re: Guardando la scena politica francese da...
Credo che abbiate tutti e tre ragione. Butto sul tavolo alcune questioni per sviluppare meglio il discorso. Alla radice ci sono due posizioni fondamentali: il progresso e la tradizione. Il primo è di sinistra e il secondo è di destra. La cosa si complica in quanto "il progresso", vittorioso sulla "tradizione", si divide tra liberisti e socialisti (che poi assumono le parti della destra e della sinistra per cui votiamo). Sul fatto che il progresso sia "insostenibile" e che la globalizzazione stia annientando e distruggendo le identità e le culture particolari è nato un movimento che troppo presto è stato monopolizzato da una sinistra radicale che dimentica se stessa. Faccio un esempio: quando una ferriera inquinante deve essere chiusa. i primi ad insorgere sono i sindacati: meglio far morire la gente che non farla lavorare. L'economia, il PIL, i salari, in ultima analisi "sua maestà il denaro" come lo chiamava Gurdjieff, vince su tutto il resto ed è il motore della destra quanto della sinsitra. Intanto le risorse cominciano a mancare, ma l'umanitarismo di destra e sinistra vuole progresso per i popoli del terzo mondo (anche portandolo a forza). Per opporsi a ciò bisognerebbe controbilanciare ai progressisti un movimento di tradizionalisti, ma questi sono già inglobati nella destra liberista e in ultima analisi progressista. I cattolici più integralisti del centro destra italiano sono liberisti e un movimento localista come la Lega è finito nell'area liberista da subito. Ma non dimentichiamo che battaglie come quelle che infiammano Piero non sono solo socialsite. A parte quelle individuate da Bon Ton, i diritti civili e la legalizzazione delle droghe sono battaglie liberali e liberali come Martino, Biondi, Benedetto Della Vedova e altri siedono a destra. Viceversa a sinistra si trovano esponenti dell'Opus Dei col cilicio. Insomma, caro Piero, smettiamola con il "di sinistra" e parliamo di "intelligenza". Massimo Fini lo ha fatto, ci ha provato, ha creato un movimento trasversale che si riconosce nelle tue idee. Spesso tra gli anatemi della sinistra è stato ospitato in vari centri culturali di estrema destra. Basta col "destra e sinistra", che poi sono due facce del progressismo e dell'industrialismo. Esistono valori da riscoprire e le ingerenze clericali di cui parli sono solo caricature di ciò. Esiste un problema sicurezza ed è inutile solo "ascoltare il cittadino"; bisogna agire e senza "buonismo col culo degli altri", esiste un'emergenza ambientale ed un'esplosione demografica a cui bisogna far fronte mettendo l'ambiente al di sopra dell'economia. Di destra e di sinistra che siano questi punti, chi se ne frega, si tratta di intelligenza.
Da Fabrizio Ponzetta a
20/06/2007 14.48
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Re: Guardando la scena politica francese da...
Caro Fabrizio, intervento condivisibile il tuo per molti punti; per quanto riguarda il discorso tra destra e sinistra, ricordo che lo avevo fatto nel contesto di un articolo del 2002 e per evidenziare certi tic, nevrosi e difetti propri di certa sinistra che per nulla al mondo rinuncerebbe a definirsi come tale. Faccio mio il richiamo a Massimo Fini, altro autore che trovo interessante proprio perché fuori dagli schemi e sensibile invece al cuore delle questioni che stiamo qui sollevando. E il discorso sulla difficoltà di usare nomi che un tempo erano estremamente utili per definire aree politiche e culturali ma adesso lo sono molto meno o non lo sono affatto, lo estenderei anche a "progressista" e "conservatore". Ad esempio, tornando alla politica francese da cui siamo partiti, il nuovo governo di Sarkozy, che ingloba anche la presidentessa della più interessante associazione femminista francese (Ni putes ni soumises) Fadela Amara, il sindaco socialista di Mulhouse Jean-Marie Bockel e Rama Yade, una giovane trentenne di origine senegalese in prima fila in molte delle più recenti battaglie contro il razzismo e la discriminazione, questo governo -dicevo- dove cavolo lo collochiamo secondo i vecchi schemi? Solo, come ben recita l'editoriale di questa mattina del quotidiano bretone Ouest France "sous le signe de la diversité". Ripeto, lo vedremo poi alla prova dei fatti però mi sembra che Nicolas Sarkozy stia cominciando proprio bene e meriti tutta la nostra attenzione.
Da Piero Verni a
20/06/2007 18.21
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Re: Guardando la scena politica francese da...
sono di sinistra ma profondamente delusa dalla mia parte politica sia in Italia che, almeno per quanto posso vedere, in Francia. Anche se condivido alcune cose dette sul superamento di concetti quqli destra e sinistra non penso si possa considerare del tutto superata auesta contrapposizione. Quello che Verni (che seguo da tempo con grande interesse su Re Nudo) dice su Francia e Sarkozy mi trova concorde. Mi pare un tentativo intelligente di rompere con le gabbie delle ideologie e dei preconcetti per concentrarsi sui problemi veri della gente e degli stati e cercare di risolverli. Spero che non sia solo fumo negli occhi o un'operazione di facciata. Staremo a vedere, per il momento, come dice Verni, con simpatia.
Da Ilaria a
21/06/2007 10.18
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