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Re Nudo
19/10/2007 6.23
di Prembodhi dr. Mario Montano
Le carte
dei Tarocchi sono
visibilmente delle icone, cioè delle immagini - della stessa natura delle immagini sacre e degli
idoli. Partecipano dunque del mondo psichico e immaginale e rimandano in questo alle due culture che si sono
contrapposte nei secoli - quella della religione monoteista e quella della
magia naturale - tutte e due grandi produttrici di icone, dalle icone dei santi
a quelle dei segni zodiacali.
Nei Tarocchi queste immagini sono chiamate Arcani. ‘Arcano’ è ciò che è riposto nell’’Arca’, in
greco ‘custodia’. Sono dunque immagini da custodire, da trattare con cura, da salvare dal diluvio e
tramandare ai posteri.
Perché? Cosa vi è stato
riposto con cura? Quali messaggi rivelano? Da quali mondi provengono? Chi è’
che ha ‘inventato’ i Tarocchi? Dal Settecento ai giorni nostri queste domande
hanno stimolato una varietà di studiosi, storici, esoteristi a produrre
un’abbondanza di ipotesi.
Ma i Tarocchi sono anche
ostentatamente delle carte
da gioco - lo
stesso nome ‘Tarot’, ‘tarocco’, ‘tarock’, è stato dato in Francia Italia e
Germania fino a molto recentemente ad un vero e proprio gioco di carte giocato
alle fiere paesane.
I Tarocchi sono dunque la
sintesi ardita di due mondi - il mondo della religione-magia da un lato e
quello del ludico, del gioco, dall’altro - come si vede semplicemente
osservando la struttura del mazzo: ventidue ‘Arcani Maggiori’ dalle immagini
intense e dai nomi altisonanti (Il Matto, Il Mago, La Morte…) più cinquantasei
‘Arcani Minori’ che ricalcano le tradizionali carte da gioco (l’Asso di
Bastoni, il Due di Spade, il Tre di Coppe…).
Di certo
i Tarocchi fanno la loro comparsa in Europa durante il XV secolo e c’è chi dice
che provengano dall’India o dalla Cina, chi dalla Spagna dove sarebbero stati
introdotti durante l’occupazione araba; c’è chi li dice diffusi dagli zingari,
chi importati dai Crociati; chi parla di una loro ricostruzione intorno al XIII
secolo ad opera di cabalisti spagnoli. Ma aldilà del problema della loro
origine storica ciò che più importa è la loro corrispondenza coi simboli delle
cosmogonie e mitologie più antiche di tutti i popoli, il loro affondare le
radici nelle profondità senza tempo dell’inconscio collettivo. (1)
Opus diaboli
‘E proprio per via di
questa natura ludica, di gioco, che i Tarocchi vengono subito
condannati dalla Chiesa come un vizio - il vizio del gioco! Per non dire poi
che i sistemi simbolici, quello dei Tarocchi come quello dello Zodiaco,
sembrano riproporre un pantheon di Dei e questo non piace al monoteismo
dominante.
Nei “Sermones de Ludo cum Aliis” del 1480, uno dei primissimi testi che
documenta con figure l’esistenza in Italia del gioco dei Tarocchi, l’autore, un
anonimo predicatore domenicano, li definisce “opus diaboli”. |
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E malgrado ci fosse chi, quasi un secolo più tardi, (1570), un anonimo autore
di un “Discorso perché fosse trovato il gioco del tarocco” attribuisse
al Tarocco intenti opposti - avvicinarsi a Dio meditando sulle miserie della
vita - quel primo marchio di infamia ha continuato in qualche modo a prevalere.
Cartomanzia popolare e
Tarocco esoterico
La diffusione dei Tarocchi
è caratterizzata perciò, successivamente, da una sorta di schizofrenia: da una
parte una vasta cartomanzia al femminile, zingaresca e popolare, che attinge
alla tradizione delle streghe e che viene osteggiata dalla cultura istituzionale
come ciarlataneria e magia, dall’altra uno studio ed una valorizzazione
degli arcani dei Tarocchi in ambiti di cultura raffinata e di ristretti gruppi
esoterici prevalentemente maschili.
Nel 1781 l’archeologo francese Antoine Curt de Gobelin sostiene l’ipotesi che
gli Arcani dei Tarocchi non sarebbero altro che le pagine del leggendario libro
di Thot, il dio egizio della magia. Nel 1856 Eliphas Levi nel suo “Dogme et
rituel de la Magie”
critica questa tesi e le oppone quella dell’origine cabalistica dei Tarocchi.
Con Levi prende piede l’attribuzione degli Arcani Maggiori ai ‘sentieri’ che
collegano tra di loro i vari centri dell’Albero della Vita cabalistico, i
‘sefiroth’.
Nel corso dell’800 e della
prima metà del 900 l’uso iniziatico e magico dei Tarocchi si diffonde nei
gruppi occultisti, soprattutto fra quelli di ispirazione massonica e
rosacrociana. Ai nomi di due esponenti dell’inglese “Hermetic order of
the Golden Dawn”, di derivazione rosacrociana, Arthur E. Waite e Aleister
Crowley, sono legati due dei più bei mazzi di Tarocchi esistenti - il mazzo di
Waite, appunto, e il mazzo di Crowley - profondamente innovativi rispetto ai
tradizionali “Tarocchi Marsigliesi” e loro derivati, sia per grafica che
per ricchezza simbolica.
I mazzi di Waite e di
Crowley
In questi mazzi non sono
solo gli Arcani Maggiori a venire illustrati. Anche gli Arcani Minori
diventano oggetto di una reinvenzione grafica e simbolica che li libera
dall’astrattezza dell’icona tradizionale (più adatta ad una significazione fissa
e rigida) e li soffonde di una vitalità ed un’apparente ‘concretezza’ che
stimola la fantasia e libera l’immaginazione.
Il mazzo di Waite e quello di Crowley sono oggi tra i mazzi più diffusi nel
mondo occidentale. Ironicamente i nomi delle due donne che hanno dipinto le
carte - le artiste che hanno saputo render vive le carte dei Tarocchi
alla sensibilità psichica ed estetica del Novecento ed oltre - sono raramente
ricordati: Pamela Coleman Smith, che dipinse il mazzo di Waite coi colori della
pittura ‘pre-elisabettiana’ a partire dalla propria esperienza di scenografa e
quindi pone il corpo e le sue posture al centro del messaggio e Frieda
Harris, la poliedrica artista-esoterista che lavorò per trent’anni al
mazzo ‘di Crowley’ producendo un’opera che sintetizza la tradizione esoterica
occidentale e l’avanguardia estetica del Novecento dagli impressionisti, ai
cubisti, agli espressionisti.
I Tarocchi e la Psicologia del profondo
Contemporaneamente, sempre
nella prima metà del ‘900 la “Psicologia del profondo” di un ricercatore
appassionato e spregiudicato come C.G. Jung ha consentito che i simboli dei
Tarocchi e dello Zodiaco diventassero oggetto di studio in ambito
psicanalitico, come appunto ‘archetipi’ dell’Inconscio Collettivo da
riconoscere nella psicopatologia e psicosomatica tanto quanto nei sogni, nelle
mitologie, nelle fiabe.
Sorgono così - nella seconda metà del Novecento - un Tarocco e un’Astrologia
‘junghiani’ diffusi soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra. Attraverso
questi canali psicoanalitici e ‘laici’, i due sistemi simbolici diventano, a
partire dagli anni Settanta, oggetto di ricerca e strumento terapeutico da parte
di gruppi sempre più ampi di ricercatori e terapisti di impostazione
psicosomatica e olistica.
Si assiste così alla
nascita di una nuova sperimentazione e una nuova pratica dei Tarocchi
sia a livello individuale che di gruppo. Mentre a Poona si introduce l’uso del
mazzo di Waite nei gruppi di psicoterapia e nel lavoro sui sogni (il mio primo
’Intuitive Tarot Group’ è del 1978), a Parigi Jodorowski li pone alla base del
proprio lavoro terapeutico poetico e teatrale.
Il Tarocco Intuitivo
Questo tipo di impostazione
ha consentito di spostare l’attenzione dal significato del simbolo alla sua
azione su di noi - a come l’archetipo ‘suggestiona’ (su-gestiona) la
psiche di ognuno di noi. Da ciò la necessità di uno sguardo interiore, intuitivo,
capace di cogliere la multidimensionalità del simbolo ed il suo effetto sulla
nostra immaginazione creativa e di una mente capace di farsi
‘suggestionare’ dal simbolo, piuttosto che di un’interpretazione del simbolo
basata su significati fissi e prestabiliti.
Il primo libro che si
occupa in questo modo dei Tarocchi si intitola appunto ‘Il Tarocco
Intuitivo’ di Prembodhi e Rajendra (Re Nudo,1979) ed è basato sul
mazzo di Waite al quale introduce per la prima volta i lettori italiani fino a
quel momento assai più familiari con le carte Marsigliesi.
In questo approccio il
Tarocco si presta ad una lettura dell’anima, della psiche come si
manifesta nel qui-e-ora dell’interazione e comunicazione creativa
tra individui e gruppi e non dai 'significati' fissi delle carte; un
approccio che non si chiede che-cosa-vuol-dire una carta ma che
cosa-ci-riesco-a-vedere, cosa ci proietto consapevolmente, come posso viverla,
esprimerla e integrarla.
Sulla base di questo modo di avvicinare il Tarocco parte dagli anni Ottanta una
vasta sperimentazione a livello terapeutico, divinatorio ed artistico
documentata da un’accelerata pubblicazione di libri (soprattutto in Europa) e
di nuovi mazzi (soprattutto negli Stati Uniti).
Nel 1981 apre a Berlino la prima ‘Scuola di Tarocco Intuitivo’ dello
psicoterapeuta Hartmut Müller. Nel 1985 escono in Germania i due bestseller del
Tarocco Intuitivo: Tarot - Spiegel des Lebens (Tarocchi - Specchio
della vita) di Prembodhi M. Montano e Tarot - Spiegel des Seele
(Tarocchi - Specchio dell’anima) di Gerd Ziegler, rispettivamente basati sul
mazzo di Waite e su quello di Crowley e destinati a venir tradotti in cinque
lingue. Nel 1987 Eric Bauer pubblica Tarot - Quelle deiner Intuition
(Tarocchi - Fonte della tua intuizione). Contemporaneamente appaiono una serie
di nuovi mazzi con poche eccezioni ispirati alle nuove figurazioni del mazzo di
Waite, ciascuno proponente una sua grafica ed un suo gusto particolare: i Tarocchi
di Morgan-Greer e il Tarot of Love sono tra i più interessanti.
Ma è forse in Italia e nel mondo italofono che il Tarocco ha più profondamente
infiltrato il mondo della psicoterapia e dei gruppi di crescita personale.
Notiamo tra gli altri il ‘lavoro sul campo’ di Giovambattista Camia,
psicoterapeuta di Gestalt a Roma, di Dario Distefano, terapeuta di psicodramma
moreniano a Ragusa, di Ferdinando Alaimo erborista, tarocchista e creatore
della Erboristeria Archetipica a Pistoia.
(1) Nella sua forma attuale
codificata dai ‘Tarocchi di Marsiglia’, un mazzo di Tarocchi e’ composto di
settantotto carte – l’apparente unione di due mazzi. Il primo e’ identico
nella struttura al mazzo da gioco della tradizione italiana, quello della Scopa
per intenderci, composto di quaranta carte: dall’Asso al Dieci per quattro semi
(Spade, Bastoni, Coppe e Denari) e di sedici ‘figure’ (Paggio, Cavaliere,
Regina e Re per ciascuno dei quattro semi). L’insieme di queste carte si
denomina ‘Arcani Minori’. A queste cinquantasei carte si aggiunge il mazzo dei
ventidue ‘Arcani Maggiori’ (dallo 0 del Matto al XXI del Mondo passando
attraverso il Mago, gli Amanti, la
Morte, il Diavolo e via dicendo). Nei mazzi fino a
tutto l’Ottocento solo gli Arcani Maggiori ricevono una vera e propria
espressione ‘figurativa’ secondo un’iconografia abbastanza precisa nei suoi
canoni. Gli Arcani Minori ripetono sostanzialmente la figurazione delle normali
carte da gioco.
di Prembodhi dr. Mario Montano
(da Re Nudo di marzo 2007)
Per approfondire:
Il Tarocco Intutivo (di Swami Prembodhi - Swami Anand Rajendra)
Tarocchi Rider Waite
I Tarocchi di Aleister Crowley
Altri libri sui tarocchi e mazzi di tarocchi
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1 commenti...
Re: Tarocco esoterico e tarocco intuitivo
A chi fosse interessato vi comunico che A. Jodorowsky terrà un seminario a Padova il 18 - 19 ottobre 2008 organizzato dall’Associazione Madreterra. il titolo è “La via iniziatica” e gli argomenti saranno la psicogenealogia e il tarocco curativo e creativo. per informazioni visitate il sito: www.madreterraitalia.it o tel. 049660184 - 3389161574 mailto: info@madreterraitalia.it
Da Mauro a
01/09/2008 23.44
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